C’era una volta…

di Gian Giacomo Girona

C’era una volta un uomo che amava tanto la sua Patria da non dormire la notte pensando ai parassiti e agli stupratori che la stavano violentando. 

Decise, allora, di ribellarsi contro di essi, ma gli stupratori della sua Patria non potevano accettare un simile oltraggio ed una simile insubordinazione; iniziarono a perseguirlo con ogni mezzo, chi lo insultava dicendogli che era un sovversivo, un eversivo, un populista, chi un pericoloso estremista di destra e lo paragonava a Mussolini, chi di sinistra e lo paragonava a Lenin, chi addirittura diceva che era entrambi allo stesso tempo! 

Ma lui non demordeva, pensò e pensò a come avrebbe potuto liberare il suo paese dall’oppressione – dopo tante battaglie – e decise allora di presentarsi alle elezioni politiche per far interessare alle sorti del paese tanti onesti cittadini a che potessero finalmente diventare anche loro deputati!

Il suo paese era ostaggio di due partiti che si erano accordati per spartirsi le ricchezze sottratte ai più ed alternarsi così al potere, facendo tutti e due sempre le stesse promesse, ma facendo anche finta di litigare ogni tanto; così per essere più credibili agli occhi degli onesti, pensando che fossero cronicamente fessi e che avrebbero potuto credere, per sempre, che il loro teatrino fosse vero!

Gli esponenti di questi due partiti in realtà erano anch’essi dei burattini, come quelli per far divertire i bambini, solo che questi non facevano più tanto ridere e la gente iniziò a non poterne più di loro, si cominciavano a vedere i fili, e molti mangiarono la foglia!

L’uomo che amava tanto la sua Patria cominciò ad andare in giro per il suo paese, in lungo ed in largo, nelle piazze a parlare con la gente, a mangiare insieme a loro, ad arrabbiarsi insieme a loro, a discutere, anche a cantare e a scherzare con loro!

Più girava il suo paese, più gente accorreva ad ascoltarlo, a salutarlo, ad abbracciarlo, a chiedergli aiuto e anche a fargli regali!

Lui diceva che tutti dovevano partecipare alla vita del paese, nessuno escluso. 

Le oligarchie del paese che obbedivano a quelle fuori dal paese, non erano d’accordo, e facevano di tutto per screditarlo!

Non sapevano più cosa inventarsi: dicevano le cose più assurde e incomprensibili pur di denigrarlo. Come dire che era un pazzo, un pagliaccio, che mangiava i bambini, che non si lavava, qualcuno persino che aveva la forfora!

Ma molta gente, nonostante tutto, non volle credere a quelle storie, e quando fu il giorno delle elezioni andò a votare in massa e i più votarono per il suo Movimento!

Il Movimento diceva che quei politicanti dovevano andarsene a casa loro, e quegli oligarchi che volevano venire da un altro paese, a dettare legge, se ne dovevano andare a quel paese e che non sarebbero dovuti tornare mai più!

Il Movimento spingeva a che i cittadini partecipassero direttamente alla vita del paese, tutti, in maniera inclusiva, l’esatto contrario di ciò che facevano e volevano i pochi. 

Il Movimento diceva che in giro c’era troppa corruzione, alimentata e voluta ad arte da questi pochi potenti che dicevano «me ne frego! Se non ci sono i soldi vendiamo le ricchezze pubbliche a quelli che vengono da fuori!». 

A loro non interessava nulla della loro Patria, anzi, ogni giorno ne vendevano un pezzo e svendevano la loro stessa dignità, se ne era rimasto qualcosa. L’unica patria che conoscevano era quella dei profitti.

Il Movimento invece diceva che le imprese più importanti del paese dovevano rimanere nel paese e dovevano essere nazionalizzate. 

Il Movimento diceva che le Piccole e Medie Imprese dovevano essere aiutate e non strozzate dall’economia finanziarizzata e che il popolo, quelli che vivevano del loro lavoro, doveva riprendersi la propria sovranità e quelli che non avevano lavoro non dovevano essere abbandonati a se stessi.

Il Movimento diceva che le burocrazie di partito e dei sindacati a loro venduti dovevano essere spazzate via, perché non si occupavano più degli interessi del popolo ma solo dei loro interessi privati e personali, dei corrotti e dei mafiosi.

Quel Movimento, che aveva questi 5 obiettivi e una grande “V” rossa nel suo simbolo, ormai aveva già vinto, e quell’uomo che amava tanto la sua Patria e il suo popolo era entrato nel cuore e nella mente del suo popolo e da quel grande cuore e da quella grande mente collettiva, non sarebbe mai più uscito.

Quell’uomo si chiamava Hugo Rafael Chávez Frías!

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