Bahar può essere estradato in Turchia. La sua vita è in pericolo!

baharIL CASO KIMYONGÜR (Qui per firmare la petizione. Diffondete questo sito web multilingue (francese, inglese, olandese, castigliano, italiano e turco) ai vostri contatti: www.freebahar.com
Oltre alla petizione da firmare, l’elenco dei firmatari e dei pilastri di questa iniziativa internazionale, troverete una spiegazione chiara della situazione di Bahar Kimyongür, le azioni concrete per aiutare e i link per seguire le notizia di questo caso.

Bahar Kimyongür è un cittadino belga che denuncia senza tregua le violazioni dei diritti umani in Turchia. Salvo considerare il fatto che esprimere un parere critico sia un delitto, il sig. Kimyongür non ha infranto la legge. Eppure la Turchia si ostina a criminalizzare il suo impegno civico e richiede la sua estradizione.

Da più di un decennio, Bahar Kimyongür è sottoposto ad un vero e proprio accanimento giudiziario. Prima, in Belgio, dopo quattro processi e tre cassazioni, è stato totalmente assolto dalla giustizia belga. Dopo, in Olanda, i giudici olandesi hanno rifiutato di dare risposta ad un mandato di estradizione rilasciato dalla Turchia e l’hanno assolto da tutte le accuse portate contro di lui.
Eppure questo stesso mandato turco di estradizione ha fatto sì che, nel 2013, il sig. Kimyongür sia stato chiamato in tribunale ed incarcerato in Spagna, e poi in Italia. Rimane quindi sempre sotto la minaccia di estradizione verso la Turchia.

Questa situazione è intollerabile. Rifiutiamo l’estradizione di Bahar Kimyongür e chiediamo la fine di ogni accusa contro di lui. La sua vita è in pericolo, e si tratta anche della libertà di espressione di tutti noi..

Il 21 novembre 2013 su mandato di estradizione emesso dalla Turchia, Bahar Kimyongür viene arrestato in Italia, dove avrebbe dovuto partecipare a una conferenza internazionale sulla Siria. In carcere per tredici giorni, al cittadino belga è stato quindi assegnato l’obbligo di dimora in una località toscana, il tempo necessario alla giustizia italiana per pronunciarsi sul suo destino.

17 Giugno 2013, sulla base dello stesso mandato turco, il signor Kimyongür era già stato arrestato in Spagna, dove era in vacanza con la sua famiglia, poi lasciato libero su cauzione in attesa di giudizio. In questo paese, come in Italia, il cittadino belga è dunque sempre minacciato dalla possibilità di estradizione in Turchia. Al momento del suo arresto in Spagna, un centinaio di rappresentanti della società civile belga avevano anche firmato una Carta bianca, smontando una ad una le argomentazioni addotte dalle autorità di Ankara.
Un testo che permette di vedere le sfaccettature di un caso ricco di sviluppi…

ALLA MERCÉ DELLO STATO TURCO… ? (Carta bianca, 27 Agosto 2013)

Il cittadino belga Bahar Kimyongür è – nuovamente – oggetto di un mandato di estradizione emesso dalla Turchia. Questo mandato di cattura internazionale gli è stato notificato in Spagna (dove stava trascorrendo qualche giorno di vacanza). Arrestato dalla polizia a Cordova il 17 giugno, il Tribunale Nazionale spagnolo ha, tuttavia, rimesso il nostro concittadino in libertà, in cambio di una cauzione di 10.000 euro e lo ha autorizzato a rientrare in Belgio.

Deve comunque rimanere a disposizione dell’autorità giudiziaria spagnola, che deciderà il suo destino nelle prossime settimane.

Una situazione semplicemente scandalosa: le incriminazioni avanzate dallo Stato turco per giustificare questa estradizione sono già state dichiarate inconsistenti e nulle sette anni fa. Infatti, nel mese di aprile del 2006, per gli stessi motivi, un primo mandato di cattura internazionale (rilasciato da Ankara) aveva già causato l’arresto di Kimyongür – in quel caso nei Paesi Bassi.

Ma dopo 68 giorni di prigionia, la giustizia olandese aveva alla fine giudicato prive di sostanza, infamanti e anticostituzionali le pretese avanzate dalla Corte di sicurezza turca contro B. Kimyongür. Di conseguenza i giudici dell’Aia avevano ordinato la sua piena liberazione.

Quali sono dunque le così “gravi” accuse riattivate oggi contro Kimyongür? “Essere il leader di un’organizzazione terroristica DHKP – C”, “aver minacciato e attaccato il ministro degli Esteri Ismail Cem, durante la sua audizione davanti al Parlamento europeo; “aver preso parte a uno sciopero della fame in solidarietà con un prigioniero del DHKC “…

Le autorità turche accusano dunque Bahar Kimyongür di “essere un leader del DHKP – C” (un movimento dichiarato “terrorista” dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea)… Ora, in Belgio, due tribunali hanno affermato – per ben due volte – il contrario (in particolare la Corte d’Appello di Anversa – il 7 Febbraio 2008 -, e poi la Corte d’Appello di Bruxelles – in una sentenza definitiva del 23 dicembre 2009 – ).

Secondo elemento “a carico “? Kimyongür avrebbe “minacciato e attaccato il ministro degli Esteri turco Ismail Cem”… Ora, una ripresa video, girata il 28 novembre 2000 nel grande auditorium del Parlamento europeo, dimostra il carattere totalmente menzognero di queste affermazioni. Sicuramente Bahar Kimyongür interrompe per pochi istanti il ministro turco – il quale stava negando un qualsiasi genocidio del popolo armeno. Sicuramente Kimyongür lancia ai parlamentari decine di volantini gridando la propria solidarietà con le centinaia di prigionieri politici in Turchia, che da settimane stanno portando avanti uno sciopero della fame per denunciare le loro atroci condizioni di reclusione. Sicuramente. Ma queste azioni ribelli non costituivano in alcun modo, né minacce né attacchi contro la persona del Ministro degli Affari Esteri.

Ciò è quanto d’altra parte ha formalmente convenuto il 4 luglio 2006, la Camera di Estradizione dell’Aia. A proposito del capo d’accusa principale, avanzato dal mandato internazionale, il giudice Van Rossum preciserà che al Parlamento europeo si trattava di una “dimostrazione” (nel senso di “protesta non criminale”), in nessun caso una minaccia o un’aggressione contro il ministro turco. Nelle loro conclusioni, i giudici olandesi si prenderanno la briga di insistere: no, “interpellare un ministro sulle condizioni di detenzione nelle carceri non è un atto colpevole.” Oppure ultima accusa sollevata, “mostrare solidarietà con un detenuto in sciopero della fame” in questo caso Ilhan Yelkovan che aveva iniziato uno sciopero della fame fino alla morte per protestare contro il perdurare del suo isolamento nel carcere di Amburgo. Grazie alla solidarietà di migliaia di persone in tutta Europa, Yelkovan aveva finalmente ottenuto “giustizia” dopo dieci settimane di deprivazione. Di che cosa ci si sarebbe potuti lamentare per questa solidarietà dal punto di vista penale? Assolutamente di niente.

È evidente: nonostante la sentenza pronunciata dalla Giustizia dei Paesi Bassi e i giudizi pronunciati in Belgio, le autorità turche hanno deciso di sbarazzarsi di qualsiasi tipo di giurisprudenza. Anche a costo di violare i requisiti costituzionali riconosciuti ad ogni cittadino in uno Stato di diritto.

In questo contesto patologico (che testimonia una sorta di continuità tra ciò che ieri era il dispotismo dell’esercito e oggi la repressione istigata dall’AKP contro le proteste democratiche di Istanbul, Izmir o Antakya), noi ci dichiariamo solidali con tutti coloro che non accettano questa tirannia recidiva. Kimyongür – è suo diritto, è il suo coraggio – non ha mai smesso di denunciare gli abusi che hanno afflitto e continuano ad affliggere tragicamente la società turca: gli omicidi degli oppositori, l’incarcerazione di sindacalisti coraggiosi, la detenzione di giornalisti e avvocati onesti. In realtà, è questa denuncia argomentata e troppo chiarificante che i procuratori di Ankara – attraverso l’arresto di un cittadino belga – vogliono definitivamente imbavagliare. Questo non lo possiamo accettare.

Per tutte queste ragioni, noi ci appelliamo alle autorità del nostro paese. Esse devono fare di tutto per impedire l’estradizione di Bahar Kimyongür verso le prigioni “ottomane”, dove chiunque può immaginare che cosa lo attende: il peggio.

FIRMATARI DELLA CARTA BIANCA (Carta bianca, 27 Agosto 2013):

Jacques Aghion (Professeur émérite de l’Université de Liège), Tomas Armas (Enseignant), Laurent Arnauts (Avocat), Danielle Bajomée (Professeure à l’Université de Liège), Selma Benkhalifa (Avocate), Jean-Louis Berwart (Avocat), Jan Blommaert (Professeur à l’Université de Tilburg, Pays-Bas), Thierry Bodson (Secrétaire général de la FGTB wallonne), Sarah Bracke (Sociologue à la Katholieke Universiteit Leuven), Didier Brissa (Formateur au «Centre d’Education Populaire André Genot»), Jean Bricmont (Professeur à l’Université Catholique de Louvain), Jean-Marie Chauvier (Ecrivain), Marie-France Collard (Réalisatrice), Michel Collon (Ecrivain, journaliste), Jean Cornil (Ancien parlementaire PS), Carlos Crespo (Président de la «Coordination Nationale d’Action pour la Paix et la Démocratie»), Jacques Debatty (Vice-Président du «Mouvement Ouvrier Chrétien»-Bruxelles), An de Bisschop (Directrice de l’association flamande «Demos»), Patrick Deboosere (Professeur à la Vrije Universiteit Brussel), Ludo De Brabander (Porte-parole de l’association «VREDE»), Lieven De Cauter (Philosophe à la Katholieke Universiteit Leuven / RITS), Vincent Decroly (Ancien député indépendant), Jean-Claude Defossé (Député ECOLO), Séverine de Laveleye (Secrétaire générale de l’association «Quinoa»), Herman De Ley (Professeur à l’Université de Gand), Céline Delforge (Députée ECOLO), Chloé Deligne (Chercheuse FNRS / Université Libre de Bruxelles), Jean-Marie Dermagne (Avocat / Ancien Bâtonnier), Serge Deruette (Professeur à l’Université de Mons), Gérard de Sélys (Ecrivain), Alexis Deswaef (Président de la «Ligue des droits de l’Homme»), Jean-Philippe de Wind (Avocat), Koen Dille (Membre du «Masereelfonds»), Anne Dister (Professeure aux Facultés Saint-Louis), Josy Dubié (Sénateur honoraire ECOLO), Anne Dufresne (Sociologue, FNRS-FRS), Xavier Dumay (Professeur à l’Université de Liège), Albert Dupage (Professeur émérite de l’Université de Liège), Vincent Dupriez (Directeur du GIRSEF de l’Université Catholique de Louvain), Jean-Claude Englebert (Echevin Ecolo de Forest), Stephan Galon (Organisateur de concerts), José Garcia (Syndicaliste pour le Droit au logement), Michel Genet (Directeur de «Greenpeace-Belgique»), Geoffrey Geuens (professeur à l’Université de Liège), Corinne Gobin (Professeure à l’Université Libre de Bruxelles), Eric Goeman (Président de «Democratie 2000» et d’«Attac Vlaanderen»), Paul Goossens (Journaliste), José Gotovitch (Professeur honoraire de l’Université Libre de Bruxelles), Philippe Hambye (Professeur à l’Université Catholique de Louvain), Raoul Hedebouw (Porte-parole du Parti du Travail de Belgique), Benoit Hellings (Sénateur ECOLO), Anne Herscovici (Députée ECOLO), Jean-Luc Hornick (Professeur à l’Université de Liège), Patric Jean (Cinéaste), Jean-Jacques Jespers (Journaliste / Professeur à l’Université Libre de Bruxelles), Jean-Pierre Kerckhofs (Président de «l’Appel Pour une Ecole Démocratique»), Jean-Marie Klinkenberg (Professeur émérite de l’Université de Liège / Membre de «l’Académie royale de Belgique»), Fouad Lahssaini (Député Ecolo), Hughes Le Paige (Journaliste / Réalisateur), Vincent Letellier (Avocat), Roland Libois (Professeur à l’Université de Liège), Arnaud Lismond (Président du «Collectif Solidarité contre les Exclusions»), Ico Maly (Coordinateur de l’association «Kif Kif»-Anvers), Zoé Maus (Présidente de l’association «Quinoa»), Francine Mestrum (membre de «Global Social Justice»), Jacky Morael (Sénateur ECOLO / Ministre d’Etat), Anne Morelli (Professeure à l’Université Libre de Bruxelles), Caroline Nieberding (Professeure à l’Université de Liège), Dogan Özgüden (Rédacteur en chef d’«Info-Türk»), Christine Pagnoulle (Chargée de cours à l’Université de Liège), Jorge Palma (Chargé de recherches à l’Université de Liège), Paul Pataer (Ancien sénateur SPa / Vice-Président de «la Ligue flamande des droits de l’Homme»), Julien Perrez (professeur à l’Université de Liège), Daniel Piron (Secrétaire régional de la FGTB-Charleroi), Min Reuchamps (Professeur à l’Université Catholique de Louvain), Pierre Robert (Président du «Syndicat des Avocats pour la Démocratie»), Nadine Rosa Rosso (Enseignante), Laurence Rosier (Professeure à l’Université Libre de Bruxelles), Jean-Louis Siroux (Professeur à l’Université Catholique de Louvain), Isabelle Stengers (Enseignante en philosophie des sciences à l’Université Libre de Bruxelles), Simone Susskind (Présidente d’«Actions in the Mediterranean»), Erik Swyngedouw (Professeur à l’Université de Manchester), Olivier Taymans (Journaliste), Eric Therer (Avocat), Titom (Dessinateur), Barbara Trachte (Députée régionale et communautaire ECOLO), Frédéric Ureel (Président des «Avocats Européens Démocrates»), Nicolas Vandenhemel (Co-Président de la «Coordination Nationale d’Action pour la Paix et la Démocratie»), Yannick Vanderborght (Professeur aux Facultés Saint-Louis et à l’Université Catholique de Louvain), Johan Van Hoorde (Membre du groupe «Vooruit»), Felipe Van Keirsbilck (Secrétaire général de la CNE), Philippe Van Muylder (Secrétaire général de la FGTB-Bruxelles), Philippe Van Parijs (Professeur à l’Université Catholique de Louvain et à l’Université d’Oxford), Dan Van Raemdonck (Secrétaire général de la «Fédération Internationale des Ligues des droits de l’Homme»), Marie Verhoeven (Professeure à l’Université Catholique de Louvain), Luk Vervaet (Enseignant dans les prisons), Bernard Wesphael (Député du «Mouvement de gauche» au Parlement wallon), Dominique Willaert (Coordinateur de l’association gantoise «Victoria Deluxe»), Martin Willems (Secrétaire permanent à la CNE), Karim Zahidi (Professeur à l’Université d’Anvers), Marc Zune (Professeur à l’Université Catholique de Louvain).

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