(VIDEO) Direzione socialismo XXI: intervista alla Banda Bassotti

“Direzione socialismo XXI”: intervista alla Banda Bassottida contropiano.org

Durante gli anni avete spesso suonato fuori dall’Italia, e molte volte in America Latina. Recentemente avete realizzato un concerto a Quito, in che occasione?

Effettivamente abbiamo suonato e visitato molte volte l’America Latina. Nel 94 ad esempio siamo stati in Salvador per sostenere l’FMLN (Fronte Farabundo Martì di Liberazione Nazionale) nella campagna elettorale subito dopo la guerra, poi a Cuba, in Messico, in Venezuela e Argentina. Strano a dirsi ma abbiamo un grande seguito in latinoamerica, il gruppo è molto apprezzato. Ci scrivono spesso anche dal Cile, dalla Colombia e ci chiedono di andare a suonare anche là, forse perchè le tematiche che affrontiamo nelle nostre canzoni sono particolarmente attuali da quelle parti. Anche noi pensiamo che, sebbene non sia tutto perfetto, in paesi come il Venezuela e l’Ecuador, ad esempio, si stiano facendo grandi passi e si stia realizzando un tentativo di creare delle società piu giuste, dove non ci siano le disparità che per esempio vediamo aumentare sempre di più qui da noi in Europa.

Con l’ecuador abbiamo un rapporto particolare, specialmente dopo che abbiamo scritto la canzone “Rumbo al socialismo XXI”, abbiamo trovato grandi consensi. Abbiamo realizzato a settembre un tour italiano per sostenere la “Revolución Ciudadana” di Correa insieme agli Assalti Frontali, a Zulù dei 99 posse e ai gang. Dopo di che ci hanno proposto di partecipare al XVII Festival mundial de la juventud y de los estudiantes (Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti), alla quale abbiamo partecipato avendo così l’opportunità di vedere con i nostri occhi quello che stanno facendo i compagni ecuadoriani e ci è piaciuto molto. Abbiamo trovato un Paese in grande crescita dove si stanno creando delle grandi opportunità per tutti. Siamo rimasti impressionati positivamente.

 

Quali erano gli altri gruppi musicali che hanno partecipato al Festival? Prima di noi ha fatto uno spettacolo una rappresentativa della Corea del Nord e dopo di noi c’erano gruppi locali. Il 13 dicembre eravamo noi il gruppo principale della serata essendo la band internazionale chiamata a chiudere il festival. L’apertura del festival, la settimana prima, avrebbero dovuto farla i “Reincidentes” (band punk rock radicale andalusa), ma purtroppo mentre si dirigevano a Quito, durante lo scalo a Miami, il cantante è stato “casualmente” messo in stato di fermo dalla polizia nordamericana e rilasciato dopo 3 giorni facendo così saltare la data della band al Festival. Un esempio questo della democrazia yankee che conosciamo bene. Fortunatamente noi abbiamo fatto scalo ad Amsterdam, altrimenti forse anche qualcuno di noi avrebbe fatto “casualmente” la stessa fine.

Ci potete spiegare che cos’è il festival della gioventù e degli studenti? Come si è articolato? Il ‘festival mondiale della gioventù e degli studenti’ è un evento che esiste dal lontano 1947 ed è orientato sin dalla prima edizione verso un dibattito e una rappresentazione di valori antimperialisti e pacifisti. Questi festival si caratterizzano per essere uno spazio a disposizione del movimento studentesco e giovanile di tutto il mondo (da questo punto di vista la Banda Bassotti poco c’entra in entrambi le categorie, hehehehe) dove si promuovono la solidarietà, l’amicizia, l’interscambio culturale, lo sport tra i giovani di diverse ideologie e nazionalità del mondo che comunque lottano contro l’imperialismo, il fascismo, il razzismo, il sionismo e contro tutte le forme di sfruttamento. Questo per spiegare in poche parole gli obiettivi che si propone un festival del genere. Quella di quest’anno era la diciottesima edizione dal 1947 ad oggi, il festival non ha una cadenza annuale e non sappiamo ancora quando faranno il prossimo e dove.

Il festival è durato una settimana e si è svolto nell’ex aereoporto di Quito, uno spazio immenso ormai in disuso che per l’occasione è stato trasformato in un’area di musica, dibattiti e stands dove si poteva trovare materiale interessantissimo proveniente da tutto il mondo, da Vietnam, Corea del nord, Angola, Venezuela, Cuba, Messico, Bolivia per dirne solo alcuni paesi. Abbiamo assistito ad un’iniziativa davvero differente dalle solite feste che si vedono in giro, dove diverse culture con un’idea comune si sono confrontate. Ci ha ricordato un po’ il festival dell’Avante, quello organizzato ogni anno dal Partito Comunista Portoghese al quale abbiamo partecipato una decina di anni fa a Lisbona.


Prima e dopo il concerto avete potuto farvi un’idea del processo democratico in corso nel paese tramite incontri politici, visite ecc. Ci potete fare un bilancio?

Abbiamo avuto occasione di andare a visitare l’Asamblea nacional (l’equivalente del nostro parlamento) e siamo stati ricevuti dalla vice presidente e dalla presidente dell’asamblea, entrambi donne e per giunta giovanissime, persone di grande spessore umano e politico. Diciamo che già il fatto stesso che due donne giovani (la presidente non ha neanche 30 anni) occupino dei posti di tale importanza la dice lunga sul processo democratico che è in corso in Ecuador. Abbiamo anche avuto l’occasione di conoscere il ministro degli esteri Ricardo Patiño che, come tutti i politici ecuadoriani che abbiamo conosciuto, è una persona alla mano che parla in modo semplice ed esaustiva, che si ferma tranquillamente a parlare con la gente e che, pensate un po’… risponde pure alle domande che la gente gli pone. Vogliamo però dire che, in questo caso come negli altri, non esiste la perfezione e che ci sono posizioni del governo di Quito che non ci trovano d’accordo e che comunque anche all’interno della politica ecuadoriana sono motivo di dibattito. Ma il bilancio è comunque positivo, abbiamo visto un Paese in crescita, un Paese accogliente e non arrogante (iniziando dalla polizia), un Paese dove tutti possono sognare di avere un futuro, cosa che qua da noi è praticamente impossibile. La grandissima differenza che noi abbiamo potuto osservare tra qua e là è che la politica in Ecuador è vicina ai bisogni della gente e i politici rendono partecipi le persone nelle attività di governo del paese, esattamente l’opposto di quanto succede da noi. Pensate che in Ecuador ogni sabato il presidente Correa (Chávez lo faceva la domenica in Venezuela) va in una località diversa dell’Ecuador e spiega tutto ciò che ha fatto il governo nella settimana precedente e va in onda sulla televisione nazionale in diretta.

Vorremmo approfittare di questa intervista per informare chi già non lo sapesse del fatto che è in atto un contenzioso giudiziario tra la Chevron Texaco e la popolazione amazzonica ecuadoriana. La Chevron Texaco infatti ha inquinato una buona parte dell’Amazzonia ecuadoriana lasciando delle pozze contaminate dopo aver estratto petrolio per anni sotto l’avallo dei precedenti governi; la multinazionale è stata condannata a pagare la somma di 19 milioni di dollari alle popolazioni colpite.. somma che la multinazionale yankee non vuole pagare tentando di far passare il governo dell’Ecuador come responsabile del disastro ambientale. Una cosa vergognosa, un tentativo di golpe bianco che metterebbe in ginocchio il sogno ecuadoriano. La guerra sporca che il governo di Washington ha per anni perpetrato contro governi socialisti latinoamericani, usando mercenari e generali golpisti adesso si è rifatta il vestito e nel caso ecuadoriano si chiama Chevron Texaco.

Per saperne di piu potete andare su questo link: cancilleria.gob.ec
Inoltre, per chi non lo sapesse, esistono vari collettivi sparsi in Europa ed anche in Italia che si occupano di diffondere i valori della ‘Revolución Ciudadana’, se ne volete saperne di più e volete essere messi a conoscenza delle prossime iniziative potete andare a questo link: http://buenvivirecuador.org/
[Si ringrazia Federica Zaccagnini per la segnalazione]
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