L’imperialismo UE all’assalto dell’Ucraina

2013-11-29T195424Z_2_CBRE9AS170900_RTROPTP_2_UKRAINE-EUdi Valerij Kulikov*

Nove anni or sono, la rivoluzione arancione (il nome del colore deriva della bandiera di Viktor Jushenko) nacque in Ucraina con il sostegno finanziario e politico del governo e degli strateghi USA, con la partecipazione attiva dell’intelligence USA e diverse ONG e di ricerca come la Open Society Institute del miliardario George Soros, Harvard University, Albert Einstein Institute, International Republican Institute, National Democratic Institute, tra gli altri.

Tale rivoluzione fu la logica conseguenza dell’operazione realizzata da Washington e dai suoi alleati UE, alla fine del secolo XX, avente per obiettivo il “rinnovamento politico” dell’Est Europa e dell’ex URSS, portando al potere propri regimi fantoccio. Tali regimi tendono a cancellare dalla memoria dei popoli di questa regione il sentimento di amicizia per la Russia e la collaborazione dalla Seconda guerra mondiale e la ripresa successiva delle loro economie. Ciò furono la “rivoluzione delle rose” in Georgia (2003), la “rivoluzione arancione” in Ucraina (2004), la “rivoluzione dei tulipani” in Kirghizistan (2005), come i tentativi di attivare la “rivoluzione dei fiordaliso” in Bielorussia (2006), e le rivoluzioni colorate in Armenia (2008) e in Moldavia (2009). Imponenti fondi per l’organizzazione di tali “rivoluzioni colorate” furono stanziati con l’appoggio della Fondazione targata USA, per la Democrazia in Est-Europa (SEED), finanziata dal dipartimento di Stato USA.

Seguendo l’esempio di tali “rivoluzioni” e delle matrici già collaudate, la Casa Bianca lanciò la “primavera araba” dopo pochi anni, ma le similitudini della matrice e della “guida” di tali processi da parte di Washington risultano palesi. Ciò vale per il ruolo “leader” di Washington nella destabilizzazione di queste nazioni, in un primo momento, e successivamente nell’erogazione dei finanziamenti alle autorità dell’opposizione attraverso “organizzazioni pubbliche di ricerca” internazionali, per comprarne volontà e discorsi, per mettere al potere burattini ed opportunisti ed avere l’accesso assicurato alle risorse naturali.

Inizialmente, la Casa Bianca ebbe gioco facile in Ucraina attraverso la “rivoluzione arancione”, l’ascesa al potere di Janukovich, che guardava alla Russia, fu ostacolata e fu piazzato il loro uomo Viktor Jushenko alla presidenza grazie all’opposizione promossa da Washington (2004). Nonostante ciò, durante gli otto anni della “presidenza arancione” gli strateghi politici d’oltreoceano non riuscirono a cambiare del tutto la mentalità della popolazione ucraina, non riuscendo a farla diventare anti-russa. Nel 2012, così come nel 2004, il popolo dell’Ucraina rielesse presidente a maggioranza Janukovich. Ma tale esito della lotta per il controllo dell’ex-repubblica sovietica, granaio dell’impero russo del XIX secolo, ovviamente, non andò a genio alla Casa Bianca. In queste condizioni, gli strateghi politici stranieri si affidarono allo slogan di presunti “fantastici benefici” per il Paese grazie all’alleanza con la UE e a detrimento delle relazioni commerciali ed economiche con la Russia; ulteriore strumento per destabilizzare la società ucraina e inimicarla alla Russia. In realtà, le “condizioni dell’alleanza” proposte dall’UE portano al chiaro peggioramento della situazione sociale ed economica ucraina: limitando le retribuzioni dei dipendenti del settore pubblico, aumentando le tariffe del gas per le famiglie e le società, vietando di partecipare all’Unione doganale. L’ultimo di questi aspetti è il più problematico per l’economia ucraina, incentrata sulla cooperazione con la Russia da decenni, la cui rottura porterebbe inevitabilmente al collasso della maggioranza delle aziende e accrescendo la disoccupazione nel Paese. Per aderire alle norme tecniche dell’UE, per essere competitivi e vendere i suoi prodotti sul mercato UE, l’Ucraina, secondo le stime del Premier Azarov, necessita di circa 160 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. L’UE è pronta a stanziarne solo una piccola parte, 1 miliardo, palesemente insufficiente, così si spiega la resistenza di Kiev verso tale falsa integrazione europea.

L’interesse dell’UE nei confronti dell’Ucraina è di facile comprensione. Stabilire rapporti solidi di alleanza e allontanarla dall’Unione doganale aiuterebbe non poco, commercialmente ed economicamente, l’UE rispetto alla Russia. L’Ucraina anche, con le sue risorse naturali, con terreni agricoli importanti e 46 milioni di abitanti, risulta essere di grande interesse per l’Europa, in primis per la Germania, in quanto obiettivo allettante per installare imprese tedesche che potrebbero produrre prodotti a prezzi più competitivi che in Cina. Un interesse che è stato più volte sottolineato dallo storico tentativo di occupare il territorio durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

La Germania, l’Unione europea e gli Stati Uniti, quindi, perseguono obiettivi non solo economici, ma anche geopolitici, nella lotta per l’Ucraina. Alla luce della perdita di potere della Russia nell’Europa dell’est a causa del crollo dell’URSS, l’integrazione dell’Ucraina nell’UE contribuirebbe a un ulteriore indebolimento della Russia economicamente e politicamente in Europa. Per mettere in pratica questi piani, Washington e l’UE si sono concentrati sulla popolazione usando tre partiti ucraini “addomesticati”, che sono:

– l’Unione panucraina “Batkivshyna”, guidata dall’ex-primo ministro Julija Tymoshenko, oggi in carcere. A tal fine l’Unione ha anche ricevuto lo status di membro del Consiglio di Sorveglianza del Partito Popolare Europeo, Associazione dei partiti cristiano-democratici europei;

– Alleanza Democratica per la Riforma Ucraina (UDAR), guidato dal peso massimo del pugilato Vitalij Klitschko che vive in Germania da anni. Non essendo portavoce della popolazione ucraina, il partito che nel 2010 contava con quasi 10.000 aderenti, fu creato con l’aiuto del Partito democratico cristiano della cancelliera tedesca Angela Merkel e del suo centro di analisi, la Fondazione Konrad Adenauer che ha attuato una evidente interferenza negli affari interni dell’Ucraina, organizzando seminari per “addestrare gli attivisti” dell’alleanza utilizzando le reti sociali e internet;

– l’Unione panucraina “Svoboda”. Secondo le conclusioni del tedesco Friedrich Ebert Stiftung, “Svoboda” è un partito radicale dell’estrema destra nazionalista ucraina, che in precedenza utilizzava un simbolo simile alla svastica come logo. Le dichiarazioni antisemite e xenofobe dei leader di “Svoboda” sono state fortemente criticate in Ucraina come all’estero, evidenziando l’ideologia del partito, le cui dichiarazioni pubbliche e la retorica sono di chiara matrice neofascista e neonazista. In tutta evidenza la Casa Bianca non si vergogna di tali “servizi” da siffatti alleati per raggiungere i suoi obiettivi, in tal modo dimostrando di essere complice di xenofobi e nazisti.

Il governo come il Presidente dell’Ucraina non hanno accettato i termini palesemente sfavorevoli dell’integrazione UE; Washington e Bruxelles hanno inserito forze sempre più grandi per controllare tale repubblica, calpenstando il diritto internazionale che condanna l’ingenreza negli affari interni di uno Stato straniero. Leader politici USA ed UE sono stati inviati a sostenere gli oppositori che si scontrano con il legittimo presidente e con il governo ucraino. L’ex primo ministro e capo del partito conservatore polacco “Legge e Giustizia”, Jaroslaw Kaczynski ha in prima persona partecipato alle manifestazioni dell’opposizione a Kiev. I manifestanti di Maydan Nezalezhnosti si sono incontrati con la sottosegretaria di Stato USA, Victoria Nuland, che in tutta evidenza, dimentica che la sua agenzia avrebbe il compito di proteggere il diritto internazionale e non interferire negli affari interni di un Paese straniero! L’opposizione ucraina e, in primis, i neonazisti di “Svoboda”, sono sostenuti dal governo tedesco che aveva recentemente dichiarato la sua disapprovazione verso le attività neonaziste del Partito Nazionale Democratico di Germania. Mettendo a confronto la reazione dei politici europei e statunitensi alle misure di ripristino dell’ordine pubblico nel Paese da parte delle autorità ucraine, in assenza di qualsiasi reazione dei regimi politici occidentali alle recenti repressioni contro le manifestazioni in Grecia, Spagna e Portogallo, la loro faziosità politica e i loro pregiudizi risultano palesi. Ciò che accade intorno all’Ucraina, oggi, non rappresenta una mobilitazione per la democrazia e lo Stato di diritto come i media europei e statunitensi venduti a Washington cercano di far apparire. Si tratta di un palese attacco per la conquista dell’Ucraina, rivolto principalmente contro la Russia. Non è difficile comprendere le fasi seguenti degli strateghi in tale attacco, aumentare la destabilizzazione della società ucraina, maggiore corruzione e sostegno finanziario all’opposizione. E, come estrema opzione, Washington ha una buona esperienza nell’imporre soluzioni ai conflitti interni, come in Iraq, in Libia o in Siria…

*analista politico, esclusiva per la rivista on-line New Eastern Outlook
, 17.12.2013

[Trad. dall’inglese a cura di ALBAinformazione]

Por que os EUA e a União Européia sustentam a rebelião na Ucrânia?

https://i0.wp.com/www.voyagesphotosmanu.com/Complet/images/cartina_ucraina.gifNas últimas duas semanas o centro da capital, Kiev, permaneceu ocupado pela polícia para impedir que os manifestantes invadissem o Parlamento e o palácio da presidência. Por isso a oposição prometeu realizar a “Marcha” com um milhão de pessoas, que com a participação dos ultra-nacionalistas do partido Svoboda , não conseguiu mobilizar que 200.000 pessoas, em maioria vindas do interior do país.   

Achille Lollo (ROMA) — Os dois principais partidos da oposição, nomeadamente Bloco Nossa Ucrânia/Autodefesa Popular de Viktor Juscenko e o Partido da Pátria/Bloco Eleitoral de Julia Tymosenko decidiram enfrentar diretamente o presidente Viktor Jankovic e o primeiro ministro Mykola Azarov, após o presidente anunciar na televisão que o governo havia finalizado as negociações com a União Européia, postergando, mais uma vez, a eventual entrada no bloco dos países europeus. Além disso, Viktor Jankovic, ressaltava que era mais conveniente em termos econômicos e geoestratégicos para a Ucrânia reforçar o relacionamento com a Rússia.

Para os líderes da oposição, Viktor Juscenko e a riquerrima Julia Tymosenko – que, oficialmente, continua presa por fraude à receita —  esta foi a grande ocasião para obrigar o presidente Viktor Jankovic a demitir o primeiro-ministro, Mykola Azarov e, conseqüentemente, promover novas eleições.

De fato, a oposição alimentou nos jovens pobres o mito da riqueza dos países da União Européia, que qualquer um deles podia adquirir ao conseguir emigrar com um passaporte europeu. No mesmo tempo, as mesmas fontes manipulavam os jovens dizendo que Jankovic e Azarov haveriam rejeitado a proposta de entrar a fazer parte da União Européia, antes de tudo, para vetar a imigração dos jovens ucraínos na Europa. Além disso, para  acirrar ainda mais os  ânimos dos manifestantes, as lideranças da oposição diziam que o presidente Jankovic havia dito não a União Européia por imposição do presidente russo Vladimir Putim.

Argumentos que provocaram uma dura reação popular e que foi muito bem aproveitada pelos canais de televisão europeus e estadunidenses para pressionar o governo da Ucrânia em libertar Julia Tymosenko, condenada por crimes financeiros quando era presidente da Companhia Geral de Energia.

Nesse contexto a manipulação do clima político foi excepcional, conseguindo empolgar os eleitores dos dois partidos da oposição e, assim, construir facilmente uma rebelião popular, que ao juntar um milhão de pessoas nas ruas de Kiev, pretendia exigir a demissão do presidente Viktor Jankovic.

Uma espécie de ruptura institucional que deveria repetir o golpe branco de 2004, chamado de “revolução laranja”, que se deu com a direita sustentação dos serviços secretos dos EUA e dos principais países da União Européia, nomeadamente: Alemanha, França, Grã Bretanha e Países Baixos. Aliás, a estreita ligação da Cia com a líder do Partido da Pátria/Bloco Eleitoral, Julia Tymosenko e o envolvimento da Freedom House na campanha dela, bem como o uso de fundos secretos para comprar os votos em favor de seu partido, foi um dos argumentos explorados pelo jornalista Georgij Gongadze, cujo assassinado, aos 17 de setembro de 2000, permitiu a Julia Tymosenko, ao então presidente Leonid Kuchma e a outros oligarcas – escandalosamente  enriquecidos com as privatizações das  empresas públicas – de livrar-se das pesadas acusações que o jornalista havia gravado em suas reportagens.

A importância da Ucrânia   

Depois da Rússia, a Ucrânia é a nação mais densamente povoada – com cerca de 46 milhões de habitantes, dos quais um terço de etnia russa – e com mais centrais nucleares (11) construídas pela então União Soviética. De fato, o atual presidente Viktor Jankovic, assinou com a Rússia um novo protocolo para a construção de mais doze centrais nucleares, além de ampliar o acordo para o fornecimento do urânio enriquecido.

Um negócio que, juntamente ao fornecimento do gás, é o cherne das opções geoestratégicas do atual governo da Ucrânia, do momento em que foi a empresa russa Gazprom que construiu na Ucrânia todos os terminais de distribuição para abastecer os países europeus e por isso o governo de Kiev paga, ainda hoje, o gás à preço de favor (50 U$D no lugar de 230U$D).

Por outro lado, na Ucrânia há muitas empresas russas de aviação, metalúrgicas e mineração que os oligarcas ucrainos pretendem nacionalizar para depois privatizar com a ajuda de transnacionais ocidentais. Um processo que iniciou, em 1996, para depois expandir-se em 2000 quando Viktor Jankovic, foi presidente e Julia Tymosenko se assenhoreou o cargo de primeiro-ministro – até ser demitida por extrema incompetência .

Por outro lado, a azarada decisão do Departamento de Estado de apoiar a fraudulenta aventureira Julia Tymosenko, foi uma conseqüência política da necessidade dos EUA de ampliar sua influencia geoestratégica na Ucrânia e portanto estar cada vez mais perto da região do Cáucaso, onde a Geórgia, a Ossezia, a Inguscezia e a Abcasia querem romper com o protecionismo da Rússia para negociar com as multinacionais do Ocidente seu potencial de gás e de petróleo. Nesse contexto, somente um governo filo-ocidental, tal como Viktor Jankovic e Julia Tymosenko propõem, pode exigir da Rússia a saída da base naval de Sebastopoli e entregá-la à OTAN.

É claro que para realizar todas essas mudanças institucionais e geoestratégicas a Ucrânia deve, antes de tudo, sair pacificamente da orbita da Rússia. Por isso a oposição – graças ao dinheiro da ricaça Julia Tymosenko –  está arrastando para a capital Kiev dezenas de milhares de ucraínos para manifestar em favor da assinatura do protocolo de  adesão à União Européia. De fato, uma vez, dentro do bloco europeu, será mais fácil separar a Ucrânia da Rússia, sempre que o presidente Putim e o governo russo aceitem em silencio as jogadas políticas que os EUA e a União Européia estão fazendo na Ucrânia com Viktor Jankovic e Julia Tymosenko.

 Achille Lollo é jornalista italiano, correspondente do Brasil de Fato na Itália e editor do programa TV “Quadrante Informativo”.

Uruguay: Pepe Mujica, i ragazzi poveri e una scuola di campagna

Lara B. Vargas – «L’idea è di prendere 30 o 40 giovani poveri e portarli a vivere con me… Quando mi toglierò questo abito». Incontrando la scorsa fine settimana a Punta Cala un gruppo di imprenditori, il presidente uruguayano José ‘Pepe’ Mujica, 78 anni, ha di nuovo stupito tutti. Una volta concluso il suo mandato, all’inizio del 2015, ha intenzione di adottare almeno una trentina di ragazzi senza mezzi: il desiderio, coltivato da anni, è quello di aprire una «scuola agraria» nella sua umile ‘granja’, la sua fattoria a Rincón del Cerro, a pochi chilometri da Montevideo, dove vive ‘snobbando’ i fasti del palazzo presidenziale.
Già nel 2006, quando era ministro dell’Allevamento nel governo del suo storico predecessore Tabaré Vázquez, Mujica non aveva nascosto il suo ‘sogno’: «Ho già 71 anni – aveva detto – e devo pensare alla mia successione. I miei parenti sono i figli dei poveri che hanno voglia di lavorare. Per questo mi sono impegnato a creare una scuola del lavoro rurale». Mujica, nella sua ‘granja’ di 26 ettari, vive con la moglie, la senatrice del suo Frente Amplio di sinistra, Lucía Topolansky, con cui si è sposato nel 2005 dopo 20 anni di amore, se si comincia a contare da quando l’ex guerrigliero uscì di prigione, nel 1985, alla fine della dittatura. I due, che si conoscevano dagli anni Sessanta, cominciarono il loro rapporto ‘ufficiale’ a 50 anni lui, 41 lei. Non hanno avuto figli. Il desiderio svelato di Mujica, secondo alcuni, potrebbe essere strettamente collegato a quanto annunciato l’estate scorsa da Jorge Ferrando, vice-presidente dell’Istituto del bambino e dell’adolescente dell’Uruguay, l’Inau. Ferrando ha dichiarato che sono almeno 25 i bambini e giovani sotto la custodia dell’Istituto che nessuno vuole adottare. Alcuni sono fratelli, altri già maggiorenni, altri malati, in alcuni casi sieropositivi.
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