Lettera del Presidente Bashar Al-Assad al 18° FMGS

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Da Damasco, la più antica città abitata della storia, dalla Siria portatrice di una civiltà di oltre 7000 anni, mi rivolgo a voi in Ecuador, questo paese erede di generazioni successive che hanno arricchito e migliorato il suo popolo con la cultura e la diversità.

Io scrivo a nome mio personale e a nome del popolo arabo siriano, attraverso la delegazione giovanile e studentesca che è la base del presente e il baluardo del futuro, che partecipa con voi in questo festival internazionale, l’evento più importante al mondo nella vita dei giovani, e dico:

Nessun paese è costruito senza le braccia della sua gioventù, nessun paese progredisce senza gli obiettivi dei loro studenti e giovani… Questo è stato sperimentato dalla Siria in più generazioni… La Siria ha garantito l’educazione e la cultura alla sua gioventù e alle sue capacità, affinché emergesse per la scienza, il lavoro, il pensiero e la lotta… e in casi di bisogno i giovani rispondono al meglio come difensori della loro terra, come i migliori protettori dei loro valori, dei principi, della storia e della civiltà, questo è… ciò che è accaduto e sta accadendo in Siria.

Giovani e studenti…

La Siria, come sapete e come si sa in tutto il mondo, affronta da oltre due anni e mezzo una lotta contro il terrorismo takfiro… Un terrorismo che cerca di minare la sua identità e la sua diversità, la sua vera storia di civiltà radicata, e il suo presente ricco di tolleranza e di affetto…

Dico questo mentre siete riuniti in Ecuador, un paese che conosce molto bene il significato della diversità culturale, il senso della storia e della civiltà. L’Ecuador conosce anche il significato del colonialismo e della lotta per la liberazione, l’indipendenza e la sovranità.

In Siria, ragazzi, ci sono quelli che uccidono i bambini sotto la bandiera della libertà, uomini che uccidono sotto la bandiera della religione, che violentano le donne sotto la bandiera della jihad… In Siria, ci sono quelli che cercano di ristabilire un ordine di centinaia di anni fa, e schiavizzano le persone che sono nate libere.

In Siria ci sono quelli che saccheggiano le chiese, devastano le moschee e distruggono statue di letterati e pensatori. In Siria ci sono quelli che cercano di cancellare il nostro passato, di seppellire il nostro patrimonio, di uccidere i giovani per uccidere la gioventù dentro di noi, e così uccidere il nostro futuro a cui aspiriamo.

Abbiamo affrontato e resistito a tutto questo appoggiandoci all’edificio della nostra storia e del nostro presente potente in cui i nostri giovani, uomini e donne con la loro cultura e la consapevolezza di ciò che sta accadendo, sono state le sue fondamenta.

Giovani, siamo il paese della pace, della giustizia e delle cause giuste e siamo anche quelli che ora difendono questi principi con il nostro sangue, con il cibo della nostra gente e la vita dei nostri giovani, donne e bambini.

Siamo il paese dei giusti, poiché possiamo garantire i nostri diritti e il nostro territorio e la sovranità. Siamo uno stato che non si arrese alle pressioni, all’egemonia e all’occupazione, dall’esterno o dall’interno.

Hanno introdotto il terrorismo nella terra di pace, hanno introdotto l’estremismo nella terra della tolleranza, hanno introdotto la morte nel paese del gelsomino, ma non sono riusciti a introdurre la disperazione nelle nostre anime, la resa o la sottomissione del nostro pensiero e dei nostra principi.

Più intensificano il loro terrorismo, più aumenta la nostra determinazione a resistere. Più aumenta l’ estremismo, più aumentano i sacrifici della nostra gente e del nostro esercito… La Siria sarà meglio di prima… e questo non accadrà senza le braccia della sua gioventù e dei suoi confratelli dei paesi amici.

A voi, giovani del mondo, affidiamo le nostre speranze e le nostre mani tendono a voi… Siate la miglior generazione per il futuro dei vostri paesi. Che le vostre armi siano l’istruzione e il lavoro… come i giovani e gli studenti siriani che hanno difeso il loro paese, ognuno dal suo posto: gli studenti con i loro libri, il medico con il bisturi e gli ingegneri con le loro matite… e il soldato con la sua pistola, tutti hanno sostenuto e difeso la patria… si vede e sente ciò che sta accadendo in Siria, soprattutto negli ultimi mesi, la resistenza conduce alla vittoria, i grandi sacrifici sono degni dei nobili obiettivi e abbiamo resistito, abbiamo sofferto, e noi ancora lo faremo, perché la Siria è il nostro obiettivo nobile.

Gioventù del mondo,

la celebrazione di questa festa è in Ecuador. Indirizzo un cordiale saluto al presidente e al popolo dell’Ecuador, che si continuino i progressi, la prosperità e il successo nella vostra politica basata sulla democrazia e il rispetto dei popoli e l’autodeterminazione, e non nell’ interferenza negli affari interni degli Stati.

Questo è ciò che raccogliamo e che sui libri di storia si leggerà nelle future generazioni su di noi e voi, e perché siamo i proprietari del primo alfabeto della storia, sarà dall’altezza di Ugarit, che ha dato le lettere al mondo per scrivere con loro la loro storia e della civiltà, e la civiltà del Regno di Ebla, che ha arricchito la storia con le sue Tavole e ha dato una nuova dimensione alla civiltà della regione e del mondo.

Dalla Siria, da questa terra, io dico: “Dal cuore della sofferenza nasce la vita”, e qui siamo, attraverso i nostri giovani e i nostri studenti che aspiravano e continuare ad aspirare alla giustizia e alla pace nel mondo, e a tendere le nostre mani ad ogni persona libera, onesta e indipendente nel mondo per costruire un domani più bello insieme, per una generazione che merita…

Spero che il vostro Festival abbia successo. Sono sicuro che voi, insieme con i vostri colleghi giovani e studenti siriani che partecipano a questo evento, lavorerete duro per raggiungere il successo di quello che è stato proposto quando avete deciso di incontrarvi e scelto il titolo del convegno: “Giovani uniti contro l’imperialismo, per un mondo in cui prevalga la pace, la solidarietà e il cambiamento sociale”, che è quello dove voglio arrivare tutti.

Bachar Al Assad

Presidente della Repubblica Araba di Siria

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

I dieci comandamenti della comunicazione rivoluzionaria

Luis Britto Garcíadi Luis Britto García

1. Rivoluzione vuol dire innovazione: un mezzo rivoluzionario innova nella sostanza e nella forma. Esempio: Il cinema sovietico, il muralismo messicano, la trova cubana.

2. La comunicazione rivoluzionaria è il sistema educativo di tutta la società. Esempio: Così come l’apparato della comunicazione privata sostiene il capitalismo promuovendo falsità, vizi, avidità, consumismo, globalizzazione e superstizione, il rivoluzionario promuoverà il socialismo trasmettendo conoscenza, valori, solidarietà, produttività, identità e scienza.

3. Non ripeteremo nei mezzi di comunicazione rivoluzionari calunnie e menzogne della destra. Esempio: Nel commentare questo precetto non abbiamo menzionato nessuna delle falsità dell’opposizione.

4. Non daremo rilievo né risonanza a figure insignificanti polemizzando con loro, né menzionandole fino alla noia. Esempio: Nel pugilato il campione si batte con lo sfidante, e non con il secondo. La propaganda di Colacola non dice “non bevete Sevenseven”, ma “bevete Colacola”. Alcune pubblicazioni culturali sono un Pantheon dei Denti Rotti delle Reputazioni Consacrate e delle Nullità Insuperbite della destra. Eduardo Galeano sostiene che i compagni cubani hanno trasformato una insignificante dissidente in una figura di caratura mondiale a forza di menzionarla nei loro mezzi di comunicazione soggetti a censure.

5. Un sistema di comunicazione rivoluzionaria deve essere fonte continua di dati concreti, obiettivi, opportuni e di effettiva attualità. Esempio: Quattro giorni dopo le elezioni dell’8 dicembre la pagina Web del CNE non include ancora il secondo bollettino, se mai sia stato redatto, né i totali a livello nazionale. A un anno dall’inizio della Guerra Economica, non sappiamo ancora i nomi delle imprese e degli imprenditori che hanno ottenuto 60.000 milioni di dollari per importazioni che non hanno mai realizzato. Quattro anni dopo il 2009 ancora non abbiamo cifre reali sul numero di omicidi in Venezuela, bensì un’assurda inchiesta sulla Percezione dell’Insicurezza, secondo la quale in quell’anno 21.132 omicidi produssero 19.113 vittime! Un inconcepibile strafalcione grazie al quale ci percepiscono come il secondo paese più insicuro del mondo.

6. Non copieremo i tratti peggiori dei mezzi di comunicazione dell’ultradestra. Esempio: L’interruzione ripetuta, il martellamento di una propaganda sempre uguale, l’aumento del volume quando si trasmette pubblicità, l’autosabotaggio del riempire lo schermo di logo, scritte, titoli, finestre e finestrelle che impediscono di sapere cosa si sta trasmettendo, l’interruzione dell’interruzione dell’interruzione.  Non si può trasmettere un messaggio diverso da quello dei media commerciali utilizzando i suoi stessi codici.

7. Non lasceremo che la programmazione sia sabotata da pagliacci presenzialisti in competizione fra loro per un’apparizione nei programmi di maggiore successo. Esempi: Ce ne sono anche troppi.

8. Non imiteremo la destra nel credere che la presenza nei mezzi di comunicazione possa sostituire il lavoro politico. Esempi: Ce ne sono anche troppi.

9. Comunicazione rivoluzionaria deve essere sinonimo di eccellenza. Esempio: La sinistra dispone della schiacciante maggioranza dei poeti, narratori, drammaturghi, sceneggiatori, attori, cineasti, registi, documentaristi, musicisti, saggisti, pittori, muralisti, scultori, architetti e analisti critici del paese. Perché non utilizzarli?

10. Useremo appieno i mezzi di cui disponiamo. Esempio: Il popolo, sprovvisto di mezzi, improvvisò nel giro di minuti una rete di notizie comunicate a voce o al cellulare che fece fallire in poche ore il golpe del 2002. Il sistema dei mezzi di comunicazione pubblici deve articolare in qualche settimana una stretta cooperazione e collaborazione con quello dei mezzi alternativi e comunitari. Il bolivarianismo potrà usare i satelliti di cui dispone per articolare nel giro di qualche mese una rete nazionale, latinoamericana e mondiale di contenuti progressisti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Pier Paolo Palermo]

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