Il caso Bahar Kimyongür e l’oscuro ruolo dell’Interpol

Bahar Kimyongür
«Dopo il Belgio, l’Olanda e la Spagna, questa volta è in Italia che Bahar Kimyongur – giornalista e militante per la pace – si è fatto arrestare, malgrado sia ogni volta innocente. Dietro questo accanimento c’è la Turchia democratica del Signor Erdogan che imprigiona e tortura i giornalisti. Ma com’è possibile? Bahar sarà arrestato in tutti i Paesi in cui si recherà? Teoricamente potrebbe accadere per ben 188 volte, dato che l’arresto viene operato per mezzo di INTERPOL – organizzazione internazionale dedita alla cooperazione di polizia – che mente al suo statuto operando un arresto per ragioni politiche. In più, ciò è possibile perché il governo belga chiude gli occhi.» (Michel Collon)
26 novembre 2013

Intervista all’avvocato Selma Benkhelifa, specializzata in diritto degli stranieri. Un avvocato che combatte per i più deboli e recentemente ha difeso gli scioperanti della fame afghani, curdi e iraniani.


Che cos’è l’INTERPOL e che ruolo gioca questa organizzazione internazionale?

L’INTERPOL è un’organizzazione intergovernativa di cooperazione di polizia e di contrasto del crimine internazionale. Quando un Paese vuole arrestare un sospetto o una persona condannata in contumacia – che quindi non si trova sul suo territorio – l’INTERPOL spicca un mandato di arresto internazionale e si incarica di diffonderlo in 190 Paesi diversi. Tutti i servizi di polizia del mondo – o quasi – possono arrestare colui o colei che è oggetto del mandato. La politica dell’INTERPOL è molto opaca e poco democratica. L’organizzazione si vanta – cito : «di facilitare la cooperazione internazionale di polizia, anche se non esiste alcuna relazione diplomatica tra i Paesi interessati». Ora, in generale, è con i Paesi non democratici che non si ha alcuna relazione diplomatica.

L’organizzazione è quasi inaccessibile alle persone e non esiste una procedura per far annullare il mandato, né esiste la possibilità di accedere al dossier. I diritti della difesa sono inesistenti. Tutt’al più, si può leggere sul sito dell’INTERPOL, che essa agisce nel rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, di cui tutti sanno che questa non consacra che dei diritti teorici.

Per quanto riguarda il caso Bahar, si assiste ad un curioso funzionamento dell’organizzazione. Perché INTERRPOL continua a far circolare un mandato d’arresto contrario a decisioni giudiziarie già prese in diversi Paesi europei?

Bahar è un cittadino belga e il Belgio non estrada i suoi nazionali. Questo è quello che lo protegge sul territorio belga. Al contrario, in tutti gli altri 188 Paesi del mondo, questi può essere arrestato su richiesta della Turchia. I Paesi Bassi hanno preso una decisione giudiziaria indicando molto chiaramente che il mandato turco era fondato su accuse di carattere politico, escluse da tutte le legislazioni relative all’estradizione e dallo stesso statuto dell’INTERPOL. Tuttavia, se il giudice olandese poteva rifiutarsi di eseguire il mandato d’arresto nei Paesi Bassi, non aveva alcun potere in relazione al mandato stesso. In Spagna, allo stesso modo, il giudice ha compreso immediatamente che l’istituzione si era allontanata dal suo scopo, al fine di perseguire un oppositore politico. Ad ogni modo, fino a quando l’INTERPOL non elimina il mandato, Bahar continuerà ad essere arrestato ogni volta che passerà una frontiera.

C’è una vera possibilità di estradizione verso la Turchia da parte delle autorità italiane?

Io non penso. Tuttavia il rischio esiste. Immagino che l’obiettivo della Turchia non è soltanto quello di ottenere la sua estradizione – cosa che è poco probabile – ma è anche quello di servirsi di questo mandato per farne un bersaglio. Sottolineo, allo stesso modo, che Bahar non è l’unico, e che in Turchia ciò rappresenta una consuetudine. Tutti gli oppositori curdi sono oggetto di questi mandati.

C’è una base legale per questa estradizione? Di principio, l’estradizione non è esclusa per motivi politici?

In Europa si applica la Convenzione europea per l’estradizione. L’articolo 3 prevede chiaramente che le infrazioni politiche ne sono escluse. È anche previsto che, se ci sono delle serie ragioni di credere che le accuse sono motivate da « considerazioni di razza, di religione, di nazionalità o di opinione politica», lo Stato non darà luogo all’estradizione. È per questo motivo che Bahar, in linea di principio, non può essere estradato, ma può essere arrestato in modo permanente.

In questa storia, che ruolo gioca il governo belga? Si pensi ai ministri Milquet (Interno) e Reynders (Esteri). Cosa potrebbero fare?

Bahar è belga. Il ruolo del Belgio è di impedire che un cittadino belga sia oggetto di abusi per fini politici. Non c’è quasi alcuna possibilità, per una semplice persona, di esigere la cancellazione di un mandato d’arresto internazionale. Al contrario, questo è quello che gli Stati possono – e devono – fare.

Il governo belga e il ministro degli Affari Esteri hanno il dovere di contattare l’INTERPOL e di esigere che questo mandato, manifestamente motivato da una volontà di persecuzione politica, sia annullato.

Il suo parere su questa situazione che sembra “assurda”?

La situazione è ingiusta. I diritti della difesa di fronte all’INTERPOL sono ridotti a niente. L’INTERPOL si rivolge soltanto agli Stati; il semplice cittadino non è un interlocutore. È per questo, che bisogna esigere che il governo belga faccia il necessario per far cancellare questo mandato – e in modo più generale – i mandati i cui caratteri politici siano già stati giudicati da un tribunale. Per altro, penso che bisogni anche considerare di perseguire l’INTERPOL per colpa. Il suo statuto vieta di diffondere un mandato di carattere politico. Facendo questo, nonostante la decisione del giudice olandese, l’INTERPOL deve farsi carico della sua responsabilità.

Maïté Cardon il 23 novembre 2013

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1 Commento

  1. Perchè non Mussalaha a Ginevra II ? – Pacifisti turchi testi moni – Libertà per Bahar Kimyongur – Lettera No War a Bonino | L'angolo dei cittadini

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