Colombia: le Farc-Ep verso l’accordo di pace

FORO PARTICIPACIÓN POLÍTICA - 28, 29 y 30 de abril - 2013 Bogotáda tribunodelpopolo.it

Storica svolta in Colombia con il governo e le Farc che hanno raggiunto un accordo che dovrebbe garantire al gruppo ribelle un ruolo nella vita politica del Paese. Potrebbe quindi venire scritta la parola “fine” a un conflitto armato che insanguina il Paese da oltre cinquant’anni. 

Storico accordo tra il governo colombiano e la guerriglia delle FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo), un accordo atteso da mezzo secolo che potrebbe seriamente porre fine a un conflitto armato che ha provocato negli anni migliaia di morti. In base a tale accordo le Farc dovrebbero aver garantito la partecipazione alla vita politica del Paese, un sostanziale compromesso che dovrebbe accontentare entrambe le parti in causa.

Ci sono voluti quasi cinque mesi per elaborare l’accordo per la partecipazione politica delle Farc, che da movimento di guerriglia dovrebbero cominciare un processo di reinserimento nella società, diventando così un movimento politico a tutti gli effetti. “Abbiamo raggiunto un accordo fondamentale sul secondo punto dell’agenda contenuta nell’Accordo Generale per la fine del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura chiamata Partecipazione Politica”, recitava il comunicato congiunto diffuso ieri.

Ci è voluto un anno di negoziati tra Farc e governo per depennare dalla lista le questioni della riforma agraria e della partecipazione politica delle Farc, ma sono ancora tanti i nodi sul tavolo che devono essere sciolti: fine delle ostilità, lotta al narcotraffico e compensazione delle vittime del conflitto. Nella ricerca dell’accordo ha sicuramente pesato l’uscita di scena di qualche anno fa di Alvaro Uribe, discutibile ex presidente della Colombia che aveva rinfocolato il conflitto con le Farc.

L’accordo invece è stato raggiunto dal presidente Santos, probabilmente alla ricerca di popolarità in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, che si annunciano turbolente. La premessa dei  colloqui  era che “nulla è definitivamente concordato fino a quando non si troverà un accordo per l’ultimo punto”, questo il messaggio delle due delegazioni lanciato agli inizi delle trattative un anno fa. Le trattative cominciarono un anno fa a Hurdal, piccola località a 80 chilometri da Oslo, in Norvegia, poi da qui i colloqui di pace si sono spostati all’Avana, divenuta sede permanente. Ai negoziati infatti partecipano Norvegia e Cuba in veste di paesi garanti, e Cile e Venezuela come osservatori.

[Si ringrazia Leonardo Landi per la segnalazione]

L’INPS ed i pensionati italiani a Caracas

Ci giunge dal signor Ugo Biheller, pensionato italiano che vive a Caracas questa lettera con preghiera di pubblicazione. Il signor Biheller afferma che ha provato a scrivere ad un giornale italiano, La Repubblica, ma non ha avuto risposta, cosa che non ci meraviglia di certo. Ci potremmo fare parecchie domande, una di queste, per esempio, può essere la seguente: perché un pensionato italiano residente in Venezuela deve rivolgersi ad una banca londinese? Oppure, perché risulta così difficile recuperare le mensilità arretrate quando non si è responsabili degli errori altrui? “Quante vicende, tante domande”.

…dal mese di giugno 2012 ricevo dall’Italia la pensione di anzianità di lavoro, ossia al compimento dei 66 anni. La pensione arriva regolarmente in un conto che ho aperto a Puerto Rico, dal momento che, essendo residente all’estero ed iscritto all’A.I.R.E. non posso aprire alcun conto nelle banche in Italia. La pensione arriva da Citibank di Londra, istituto incaricato dall’INPS a gestire le pensioni degli italiani residenti all’estero.

Per la normativa vigente ogni anno, devo ovviamente inviare la documentazione relativa all’esistenza in vita, soltanto che per un disguido di Citibank, senza alcun preavviso, mi hanno chiesto la documentazione di esistenza in vita già per il mese di settembre 2012 ossia dopo 3 mesi dall’erogazione della pensione.

Pertanto, essendo arrivata in ritardo, mi hanno sospeso la pensione dei mesi di ottobre e novembre 2012, devolvendo i due importi all’INPS per un complessivo totale di 3.281.Euro.

Nel mese di maggio 2013 mi hanno richiesto l’esistenza in vita che è arrivata regolarmente a destinazione e pertanto non ho più avuto alcun problema nella riscossione mensile della pensione.

Invece per il recupero dei due mesi di ottobre e novembre 2012, nonostante i numerosi solleciti inviati via direzione elettronica dal Patronato Italiano di Caracas che ha gestito la mia pratica, dopo un anno dalla sospensione non mi hanno più accreditato nel mio conto i due importi di ottobre e novembre 2012.

É incomprensibile che l’INPS gestisca in questo modo le relazioni con i pensionati, una vera e propria vergogna nazionale delle tante che ci sono là in Italia.

Vorrei soltanto ricordare che in Venezuela, tante volte accusata dalla stampa perbenista italiana di “dittatura, regime” ecc. l’IVVS venezuelano è molto solerte e rapido nelle pratiche delle pensioni, a differenza del nostro INPS che è uno dei tanti enti burocratici e che dovrebbero essere radicalmente cambiati.

cordiali saluti.

Ugo Biheller

(VIDEO) La presentazione dell’ANROS-Italia a Roma e Berlino

di Emilio Lambiase*

Venerdì, 25 ottobre a Roma presso la sede del M.A.C. (Movimento Apostolico Ciechi) è stata presentata l’Associazione ANROS Italia, presente Germán Ferrer (El Chino), deputato all’Assemblea Nazionale del Venezuela accompagnato dal Console Generale di Napoli, Bernardo Borges che ora prosegue ad Amburgo la sua missione diplomatica. E’ stata riportata in sintesi la proposta fatta dal Presidente del Venezuela Nicolás Maduro in visita da Papa Francesco, di continuare in Africa la Mision Milagro che a oggi ha ridato la vista a oltre un milione e seicentomila persone in tutta l’America latina e Caribe con l’aiuto di decine di migliaia di medici cubani.

La discussione ha coinvolto numerosi esponenti del M.A.C. che a loro volta hanno illustrato le attività di solidarietà e di sviluppo sostenibile, realizzate in alcuni paesi africani da oltre quarant’anni e, miracolo nel miracolo, c’è stata l’intesa di proseguire l’esperienza congiuntamente nel progetto Mision Milagro Negro. Bernardo Borges ha precisato che, contrariamente a quanto affermato dai media mainstream mondiali – che dipingono Chávez come il solito “comunista ateo, cattivo e mangia-bambini” – la Costituzione Bolivariana del Venezuela riconosce tutti i diritti democratici ed umani, riconosce la proprietà privata, riconosce la libertà di parola e di opinione e che lo stesso Chávez si è sempre dichiarato profondamente cristiano. All’incontro oltre al Presidente ANROS Italia, Emilio Lambiase, hanno partecipato anche: Alvaro Utzcategui e Ciro Brescia (consiglieri), Fabio Gargano dell’Associazione Figli del Bronx che ha ripreso l’evento per raccogliere materiale al fine di realizzare un documentario sull’attualità venezuelana nel nuovo contesto latinoamericano.

Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti nella sede della Casa del Popolo di Torpignattara per i previsti incontri della giornata. Presenti in sala numerosi rappresentanti di comunità latinoamericane, dal Cile a Cuba, dal Venezuela all’Ecuador e Siria. Presente anche Indira Pineda Daudinot (consigliere di ANROS Italia) l’ecoattivista contro le guerre, Marinella Correggia, Gianmarco Pisa dei Corpi Civili di Pace, l’Ambasciatore della RBdV presso la Santa Sede e il personale dell’Ambasciata della RBdV a Roma. Fabio Alberti, segretario del PRC di Roma ha rimarcato l’importanza dell’interscambio tra le esperienze dei movimenti latinoamericani e venezuelani e di quelli italiani e della necessità di costruire questo ponte tra le due sponde dell’oceano.

Emilio Lambiase ha presentato le ragioni di ANROS Italia, ne ha delineato la storia e la nascita in Venezuela e ha presentato il profilo storico del compagno Germán Ferrer e la sua traiettoria di militante rivoluzionario. L’occasione è stata utile per presentare anche il libro di Geraldina Colotti (presente all’incontro) “Talpe a Caracas”, nonché invitare i presenti a partecipare agli incontri con Ricardo Patiño del 4 e del 5 novembre a Roma. Nella giornata del 27 presso il salone dell’Ambasciata del Venezuela a Berlino, presenti gli attivisti dei movimenti di solidarietà al processo bolivariano provenienti dall’Italia, Svizzera, Spagna, Svezia, Cile, Colombia, Perù, Honduras, Iraq, Iran, Kazakistan, in collegamento anche con la Bolivia, Cuba, Argentina, Brasile e Francia, siamo stati ricevuti dall’Ambasciatore della RBdV in Germania, Rodrigo Chaves Samudio. E’ stato costituito un coordinamento internazionale nominato Rete Internazionale con l’America Latina ed i Caraibi.

Dichiarazione di Berlino:

(la prima dichiarazione di impegno e di solidarietà assunta dalla Rete Internazionale con l’America latina e i Caraibi)

Solidarietà con il Popolo dell’Ecuador, vittima della Chevron e con il Popolo Venezuelano Rete di Solidarietà con l’America latina ed i Caraibi Manifestiamo la nostra solidarietà con il governo nazionale dell’Ecuador ed il Fronte Amazzonico, lo stesso che richiede l’indennizzo per i danni ambientali storici causati dalla Chevron-Texaco nella selva Ecuadoriana. Chevron deve riconoscere l’indennizzo di 19 miliardi di dollari, secondo la sentenza di una corte ecuadoriana del 2011.

La multinazionale statunitense spende milioni di dollari in ricorsi e campagne sporche contro lo Stato ecuadoriano, invece di attenersi alla sentenza. L’Ecuador non è più il patio trasero degli USA. Perciò, il governo informa il mondo sull’attualità di questo caso. Per tanto, come rete di reti di solidarietà tanto con la Revolución Bolivariana come con la Revolución Ciudadana e gli altri popoli latinoamericani e caraibici, membri o meno della Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA), ci impegniamo a diffondere le informazioni sul caso della Chevron e l’esempio da seguire che costituisce l’ALBA per i popoli della Unione Europea. La prossima occasione di incontro sarà per la serie di eventi che organizzerà la sezione distrettuale della Die Linke a partire dalla fine del 2013. In questo modo, ci impegniamo a cooperare con questa serie di eventi e presentare i nostri suggerimenti ed iniziative, nell’ambito dell’incontro che si terrà il 22 novembre 2013 nella galleria Freies Museum, Berlino-Schöneberg (evento sull’ALBA vs. UE, organizzato dalla Fondazione Rosa Luxemburg).

Dichiariamo la nostra solidarietà con il Popolo della Repubblica Bolivariana del Venezuela di fronte alla guerra mediatica ed economica da parte dei settori antidemocratici appoggiati dall’imperialismo che si sono intensificati alla vigilia delle elezioni municipali dell’8 dicembre 2013. Compagne e compagni, siamo al vostro fianco e vi appoggiamo in questa lotta di resistenza!! Ci dichiariamo solidali con i Cinque Eroi Antiterroristi Cubani che sono stati imprigionati negli USA per la loro instancabile lotta contro il terrorismo imperialista degli USA. Manifestiamo la nostra solidarietà con Julián Conrado, Ilich Ramírez Sánchez, Asier Guridi Zaloña e sollecitiamo il Governo Rivoluzionario del Venezuela, il Presidente Operaio e Chavista Nicolás Maduro affinché intraprenda tutte le azioni necessarie a che possano essi recuperare presto la propria libertà.

Berlino, 27 ottobre 2013

Dall’intervento di Emilio Lambiase (estratto):

«Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che amano e costruiscono, quelli che odiano e distruggono» (José Martí)

Il “Socialismo del XXI secolo” cui s’ispira il Presidente Chávez, risponde al fallimento di un’economia basata sulla rendita, da sostituire con un’economia di tipo produttivo. Questo permette oggi di migliorare la qualità della vita per la maggior parte dei cittadini venezuelani. Il modello proposto è vincolato a un sistema produttivo diversificato, competitivo, aperto ai mercati internazionali, basato sull’iniziativa privata e che prevede il controllo dello Stato nelle industrie strategiche, ma con un’apertura nei confronti degli investimenti privati. Con questo proposito è stata inaugurata la fitta agenda sociale denominata “misiones bilivarianas” come la “misión Cultura”, la “misión Milagro”, la “misión Robinson”, la “misión Vivienda” solo per citarne alcune e attraverso le quali l’azione governativa e la politica della spesa pubblica, è incentrata sui settori sociali più bisognosi.

Una “dittatura” che chiama il popolo a decidere, che garantisce la salute e l’istruzione a tutti con atto costituzionale, che riconosce la popolazione dei nativi e li rappresenta in parlamento, che adotta un sistema di votazioni cablato definito il migliore al mondo e che ho avuto l’onore di verificare come osservatore internazionale alle presidenziali dell’8 ottobre 2012, è proprio strana! A tale proposito mi piace riportare un’analisi lucida del Presidente della Bolivia Evo Morales che definisce la crisi mondiale come conseguenza della fine della rapina da parte delle lobby statunitense delle risorse energetiche, minerarie e naturali del continente latinoamericano, che, per ultimo, ha denunciato il Governo di Obama per crimini contro l’umanità in risposta alla proibizione del volo presidenziale del Venezuela nello spazio aereo di Porto Rico.

Il Presidente della Bolivia, Evo Morales, ci sbalordisce sempre. Lunedì scorso ha promulgato la legge “Difesa della Madre Terra” che dettaglia la maniera di vivere in armonia ed equilibrio con la natura. La nuova legge considera che la Madre Terra è un “sistema vivente e dinamico”. La norma include il concetto di “giustizia climatica” per riconoscere il diritto delle persone colpite dal cambio climatico ad essere risarcite. Richiede la costituzione di un Fondo Plurinazionale per amministrare le risorse economiche per mitigare il rischio del cambio climatico. La stessa legge prevede la ridistribuzione della terra in maniera equa con priorità alle donne, al popolo indigeno e alle comunità interculturali e afro-boliviane che non la possiedono. Per chiudere questo argomento, penso non sia blasfemia accostare la Rivoluzione Bolivariana a quella, Etica e Morale, di Papa Francesco che ha pronunciato: «Si un cristiano no es revolucionario en estos tiempos, no es cristiano».

Giova ricordare, ed essere onesti, che gli Stati uniti con una storia di appena 238 anni iniziata nel 1775, ben 215 della propria esistenza li ha trascorsi in guerre e attacchi, passando per l’annientamento d’intere etnie fino all’atomica, e persino attaccando il proprio popolo l’11 settembre 2001 per avere mano libera di invadere chiunque sull’intero pianeta, raggiungendo il risultato di mille milioni di vittime e vi risparmio il lungo elenco di popoli e nazioni represse. Gli Stati uniti in tutto hanno sperimentato solamente 23 anni di Pace. Grazie al Venezuela, a Cuba, e ai Paesi dell’ALBA, per dare ancora speranza e dignità all’essere umano! Stiamo vivendo in questi giorni il dramma dei flussi migratori di disperati che provengono dall’Africa e dal Medio Oriente! Non la tiro per le lunghe… ma qualcuno dovrà pure dire alla Boldrini, a proposito di Lampedusa, che si deve interrogare su chi provoca i flussi migratori nel nostro pianeta! Penso che la pressione del moribondo neo imperialismo americano (per questo ancora più pericoloso), figlio della crisi irreversibile del sistema capitalistico, sia la causa della tempesta migratoria, conseguenza degli attacchi alle nazioni che possiedono risorse energetiche e materie prime, che se non sono in affari con gli Stati Uniti rientra a far parte della lista dell’asse del male e primo o poi saranno aggredite.

La Libia di Gheddafi richiamava forza lavoro dai paesi africani più poveri! L’Iraq di Saddam con un primo ministro di fede cristiana era un altro esempio di nazione sovrana aggredita per spartirsi le risorse petrolifere. Pare che la cosiddetta rivoluzione arancione prima, e la primavera araba poi, siano una strategia usamericana dettata dalle lobby industriali degli armamenti per alimentare il fuoco dei disordini e il conseguente fuggi-fuggi drammatico. La nostra epoca è caratterizzata da una nuova lotta di classe: dagli anni ottanta, la lotta che era stata condotta dal basso per migliorare il proprio destino, ha ceduto il posto a una lotta condotta dall’alto per recuperare i privilegi, i profitti e soprattutto il potere che erano stati in qualche misura erosi nel trentennio precedente.

Questo è il mondo del lavoro nel XXI secolo, così è cambiata la fisionomia delle classi sociali, queste sono le norme e le leggi volute dalla classe dominante per rafforzare la propria posizione e difendere i propri interessi. L’armatura ideologica che sta dietro queste politiche è quella del neoliberalismo. La competitività che tale teoria invoca e i costi che impone ai lavoratori costituisce una delle forme assunte dalla lotta di classe ai giorni nostri. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, marcata redistribuzione del reddito dal basso verso l’alto, politiche di austerità che minano alla base il modello sociale europeo. Aggiungo un nostro detto popolare: “la pazienza ha un limite”. Ebbene, quel limite oggi è stato oltrepassato e non basta più la pazienza, e neppure indignarsi. E’ l’ora di ribellarsi! Nel mese di ottobre, in Italia, si celebra la Giornata della Cultura cubana.

Il pensiero va ad Ernesto Guevara de la Serna, detto el Che, morto a 39 anni fucilato in una scuola elementare, è la prova vivente dell’esistenza d’una cosa. Una cosa magnifica, assurda. Una cosa impossibile, e perciò assolutamente necessaria. L’utopia!

* Presidente ANROS Italia (Associazione Nazionale delle Reti e delle Organizzazioni Sociali – Italia) – 

frontisterion@alice.it cell. 335-6421227

http://www.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&idioma=1&id=1995531&Itemid=1

http://amerika21.de/2013/10/92424/solidaritaet‐alba‐europa

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[Si ringrazia Fabio Gargano della Figli del Bronx produzioni per la realizzazione del video]

Napoli: mostra fotografica sul Cile di Allende

di Ilaria Urbani

repubblica.it.-«LA RIVOLUZIONE non implica distruggere, ma costruire, non implica demolire ma edificare; e in quest’ora cruciale della nostra vita il popolo cileno è pronto per il grande compito che ci attende». Settembre 1970, il candidato presidente Salvador Allende pronuncia queste parole il giorno della vittoria della coalizione di sinistra Unidad Popolar. Il popolo cileno amerà ben presto quello che soprannominerà “compañero Presidente”, la classe imprenditoriale lo detesterà invece per la sua politica di nazionalizzazione delle miniere di rame, delle industrie e dei latifondi stranieri. E per l’aumento dei salari.

Il megastore Feltrinelli in piazza dei Martiri omaggia con una mostra quella figura centrale per la storia del Sudamerica, dall’elezione alla morte avvenuta in circostanze misteriose durante il golpe militare con l’assedio e poi la successiva presa del Palacio de La Moneda da parte del dittatore Pinochet, fino ai giorni del referendum nel 1988 per impedire a quest’ultimo di rimanere al governo per altri otto anni. Lo slogan è rimasto nella storia: «L’allegria, la felicità stanno arrivando». L’esposizione itinerante “Cile1973″. Da Allende alla dittatura nei documenti della Fondazione Feltrinelli”, inaugurata ieri e visitabile nel megastore di Chiaia fino al 27 novembre, espone documenti, immagini, riviste e opuscoli tratti dal Fondo Murillo, costituito dal giornalista Fernando Murillo Viaña che dopo il golpe di Pinochet del 1973 fu costretto all’esilio in Italia, poi in Spagna. Il fondo Murillo fa parte del patrimonio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. La mostra, a cura del professor Raffaele Nocera, è realizzata in collaborazione con l’università L’Orientale, la Fundación Salvador Allende e l’associazione AlpiAndes. A quarant’anni da quel golpe che portò al potere il dittatore sanguinario Augusto Pinochet, la mostra ripercorre le tappe del sogno di un uomo e del suo paese in cerca del cambiamento con la rivoluzione non violenta.

Allende denunciava già lo strapotere delle multinazionali che stavano togliendo potere alle democrazie nel mondo: leggendario il suo discorso alle Nazioni Unite nel 1972. Tra le immagini esposte in piazza dei Martiri c’è quella di Allende che tiene un comizio davanti ai lavoratori o con Fidel Castro nel 1973 nella foto tratta dalla centenaria rivista “Bohemia” e lo scatto che lo ritrae durante il discorso alla nazione poche ore prima di morire, trasmesso da Radio Magallanes. Allende aveva capito che stava per essere ucciso: «Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile. Viva il popolo».

Carlo Feltrinelli racconta l’interesse che nel Bel Paese suscitò il “compañero Presidente”: «La stampa, il mondo culturale, la politica italiana hanno seguito i fatti cileni con grande slancio ai tempi del trionfo di Unidad Popular, come con grande sgomento ai tempi del golpe militare che ha piegato con la violenza la democrazia cilena – spiega l’editore – un rapporto, quello tra Italia e Cile, che allora era quasi una partecipazione all’utopia di governo, un sostegno al coraggio e all’onestà di un presidente che inaugurava la via del dialogo con il suo popolo in un continente e in un momento storico caratterizzati da ben altre esperienze e modalità». Info www. lafeltrinelli. it

[Si ringrazia Fabrizio Greco per la segnalazione]

Napoli: ciclo di letture alla Biblioteca Nazionale, Eduardo Galeano

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli 

 

 

Invita alla seconda parte del reading:

 

MEMORIA DEL FUEGO

(I volti e le maschere)

 

di

 

EDUARDO GALEANO

 

 

La lettura riprende il racconto  di personaggi del Settecento e dell’Ottocento: santi e assasini, carnefici e martiri, liberatori e oppresori.

 

 

 

 

I testi selezionati, letti in spagnolo, saranno disponibili per i presenti anche nella traduzione italiana  

 

 

 

Mercoledì 13 novembre 2013

Ore 16.00 – 18.00

Sala di lettura Simón Bolívar

Sezione Venezuelana

Biblioteca Nazionale di Napoli

 

Info: 331. 6075389  –  e-mail: convenap.cultura@gmail.com 

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