Weisbrot: «L’Argentina non deve pagare i fondi-avvoltoio»

da Pagina ½, del 15 settembre 2013

Intervista all’economista statunitense “eterodosso” M. Weisbrot

A cura di Natalia Aruguete

Mark Weisbrot , direttore del Center for Economic and Policy Research (U.S.A.), ha visitato Buenos Aires, invitato dal CNV, la Cemop e il CEFID -AR. Weisbrot mantiene una posizione politica critica costante nei confronti delle organizzazioni finanziarie internazionali e delle strategie dei Paesi centrali per superare la crisi economica, nello stesso tempo in cui sostiene i governi latino-americani, che hanno promosso politiche economiche non ortodosse. Parlando con Cash (rubrica di Pagina ½), l’economista statutinitense ha rimarcato la sua enfatica posizione contro i fondi-avvoltoio, che reclamano il pagamento del debito dell’Argentina, ha analizzato l’economia del Venezuela e le cause degli aumenti dei prezzi.

 

Quali implicazioni crede che avrà la ratifica della sentenza del giudice Thomas Griesa da parte della Camera di New York? Può immaginare quale sarà la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti riguardo questa sentenza?

 

Non so che cosa deciderà la Corte Suprema… è difficile da prevedere. Ma penso che non sia tanto importante quanto molti affermano nei media.

 

Perché?

 

– Perché l’Argentina può continuare a “gestire la questione”: seguire coi pagamenti ai creditori che sono entrati nel canje [ri-negoziazione del debito da parte del governo] e non pagare gli avvoltoi.

 

Anche se la Corte Suprema decidesse di non prendere in considerazione il caso?

 

Penso di sì, perché ci sono meccanismi attraverso i quali si può continuare a pagare gli altri creditori.

 

Come valuta la decisione del governo argentino di inviare al Congresso un progetto di legge per aprire la ri-negoziazione del debito per la terza volta?

 

È una buona decisione. Anche se i detentori dei buoni hold-outs non si avvaleranno di questa riapertura per ri-negoziare il loro debito, il governo argentino guadagnerà tempo per adottare le misure necessarie al fine di continuare a pagare il 92,4 per cento degli obbligazionisti che hanno accettato la ristrutturazione del debito.

 

Che precedenti potrebbe costituire una sentenza contro l’Argentina, in relazione ad altri paesi indebitati?

 

Questo è importante. Per questo motivo, il Fondo Monetario Internazionale, il governo francese e la maggior parte di coloro che compongono il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti vogliono che sia l’Argentina a vincere. Se la Corte Suprema degli Stati Uniti dovesse avere una sentenza a favore dei fondi-avvoltoio, sarebbe un problema per il sistema finanziario globale. Può diventare più difficile ristrutturare i debiti. Che è il problema principale.

 

Quanto forte è il potere di lobbying dei fondi-avvoltoio sulla Giustizia e i poteri dello Stato U.S.A.?

 

Ci sono molte lobbies, si “comprano” i parlamentari, ma fino ad ora, gli avvoltoi e le loro lobbies non hanno avuto molto successo. Solo marginalmente. Nel caso dell’ultima richiesta fatta dalla Camera dei Rappresentanti, richiedendo l’intervento del Dipartimento del Tesoro, avevano ottenuto solo il supporto di dieci o dodici deputati, investendo milioni di dollari.

 

VENEZUELA

 

Lei ha affermato di recente che il Venezuela sta seguendo la strada giusta in campo economico. Perché?

 

Il Venezuela è stato molto bene economicamente dal 2003 fino all’inizio di quest’anno. Non dovremmo includere i primi quattro anni di Chávez in quest’analisi, tra il 1999 e il 2003. Sarebbe ingiusto includerli, perché in quel periodo il governo di Chávez non aveva alcun controllo sul petrolio. È meglio iniziare dal 2003 o addirittura dal 2004. Da quest’anno al 2012 il reddito pro-capite è cresciuto del 2,5 per anno. Questo è un bene per qualsiasi economia del mondo, ed è una prestazione molto buona, in termini storici, per il Venezuela.

 

Perché?

 

Perché prima di Chávez il PIL pro-capite non è cresciuto per 20 anni. È anche un buon livello rispetto al resto dell’America Latina o altri paesi, in termini di sviluppo. Inoltre, si può vedere che ci sono state solo due recessioni. La prima, causata dallo sciopero del settore del petrolio organizzato dall’opposizione nel 2002. La seconda, vissuta dalla maggior parte dei paesi, è stato causato dalla recessione globale e ha avuto luogo tra il 2009 e la prima metà del 2010. A metà del 2010, l’economia (venezuelana) ha cominciato a recuperare ed è cresciuta molto bene per più di due anni. Allo stesso tempo, l’inflazione ha cominciato a scendere nonostante la crescita economica sia stata sempre più veloce, raggiungendo il 5,7 per cento nel 2012.

 

Perché, dopo questo calo, è aumentato di nuovo il livello di inflazione?

 

Nel mese di ottobre, dopo le elezioni in Venezuela, il governo ha smesso di emettere moneta, il che ha causato il problema. Il che ha prodotto molti problemi, soprattutto perché ci sono stati tagli all’offerta. La scarsità nella catena dell’offerta di prodotti ha creato molti ostacoli. Questo tende anche a portare a inflazione, allo stesso tempo produce un enorme divario tra il tasso di cambio parallelo e il tasso ufficiale. La svalutazione è stata anche un errore, perché non era necessaria. Non è stata il prodotto di una carenza di dollari. Il governo del Venezuela ha molte riserve, molte delle quali in oro, ma non importa, perché questo si può vendere, e ha anche altre risorse. Quindi non riesco a spiegare perché hanno svalutato improvvisamente e hanno interrotto l’afflusso di dollari nel mercato.

 

Pensa che sia stato un errore?

 

– Sì, certo. È stato un errore del governo.

 

INFLAZIONE

 

È possibile stabilire un denominatore comune nella regione, come causa dell’inflazione? L’ortodossia di solito presenta l’immissione di moneta come la causa principale.

 

No! questo è un mito. È vero che molti lo possono credere. Anche la sinistra in Venezuela crede che l’inflazione sia data dalla stampa di denaro da parte della Banca Centrale, il che è ridicolo. L’inflazione persiste dall’autunno dello scorso anno a causa della carenza di valuta estera.

 

E in altri paesi latino-americani ? Quali sono le ragioni dell’inflazione?

 

– In altri paesi, non c’è tanta inflazione, solo in Argentina e in Venezuela. In Argentina, la causa è molto più complessa, ci sono molteplici cause.

 

Per esempio?

 

Il deprezzamento del cambio contribuisce all’inflazione. Ci sono anche problemi di concorrenza, anche i monopoli contribuiscono ad aumentare l’inflazione. Ma è una spirale che si espande. Penso che il governo possa contenerla e fermarla. Esistono anche altre cause esterne.

 

Quali?

 

L’Inflazione del prezzo dei prodotti importati e il contributo della crisi alimentare. C’è inflazione in altri paesi. Il Brasile ha un tasso di inflazione del 6,5 per cento. Per la Banca Centrale questo livello è troppo alto. I media sono contro il governo e cercano di creare una “minaccia inflazione” che può portare a cambiare le tasse lì, così inducono tanti a credere che l’inflazione è molto grave quando, in realtà, il livello attuale è normale. Allo stesso tempo, il governo argentino non vuole sacrificare la generazione dell’occupazione, la riduzione della povertà e la crescita economica, al fine di ridurre l’inflazione drasticamente e rapidamente. Non vuole tornare alle ricette del passato, su cui si basavano i governi latino-americani quando hanno avuto l’inflazione, e quello degli Stati Uniti.

 

Vuole dire l’aumento del tasso di interesse?

 

Certo. Tutte le recessioni statunitensi dalla seconda guerra mondiale fino al 2000, sono state causate dalla Federal Reserve (Banca Centrale degli Stati Uniti), che aumentava i tassi di interesse intenzionalmente per ridurre l’inflazione e causava recessione. E questa non è una teoria del complotto, ma una conoscenza che tutti gli economisti posseggono: le recessioni tra gli anni 1946 e 2000 sono state causate. L’ultima, nel dicembre del 2007, è stata causata dallo scoppio della bolla immobiliare e la recessione del 2001 è stata causata dallo scoppio della bolla del mercato azionario. È ciò che al governo (argentino) non va bene, e penso che sia giusto.

 

Perché?

 

Perché è possibile contenere l’inflazione gradualmente. È meglio, soprattutto per un paese in via di sviluppo o di reddito medio, non causare una nuova recessione per ridurre l’inflazione.

 

Come valuta la politica dei redditi implementata dal governo argentino? Pensa che contribuisca a ridurre l’inflazione o meccanismi alternativi sono necessari?

 

Penso che questa politica dei redditi possa funzionare. la politica dei redditi. È difficile, ma penso che possa funzionare. È senza dubbio meglio che l’alternativa neoliberista, che prevede la riduzione dell’economia e il licenziamento di milioni di persone. Questo è ciò che fanno: abbassano i salari, perché hanno creato tanta disoccupazione che l’inflazione si tiene molto bassa. Questa non è un’esagerazione, è la politica esplicita delle banche centrali di tutto il mondo, questo è il modo in cui lottano contro l’inflazione. Penso che valga la pena cercare un’alternativa.

[trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Marco Nieli]

Un terzo degli spagnoli scommette sul ritorno della Peseta come moneta nazionale

da RT 

Il 30% degli spagnoli crede che l’Euro sia stato negativo per l’economia del proprio paese e considera che la Spagna dovrebbe tornare alla peseta, secondo i risultati di uno studio

 

Secondo la ricerca «Transatlantic Trends 2013» diffusa dalla fondazione BBVA, gli spagnoli sono gli europei che più scommettono sul ritorno alla vecchia valuta nazionale superando paesi come la Francia ed il Portogallo, dove il 27% della popolazione abbandonerebbe l’Euro.

 

Ciò è conseguenza, secondo l’indagine, di un aumento della valutazione negativa dell’utilizzo dell’Euro nell’economia, che nel caso della Spagna è passata dal 54% nel 2011 al 63% di quest’anno, collocandosi sopra la media europea che quest’anno raggiunge il 60% di valutazione negativa

tra gli intervistati.

 

Si osserva inoltre un’evoluzione «significativamente sfavorevole» dell’immagine dell’Unione Europea tra gli spagnoli.

 

In questo senso, il parere che l’adesione all’Unione Europea sia stata positiva per l’economia della Spagna è passato dal 68% del 2011 all’attuale 49%.

 

Aumenta anche il rifiuto a delegare ulteriore autorità all’Ue per quanto riguarda la politica economica e il bilancio nazionale, mentre aumenta l’appoggio affinché sia ogni stato membro a definire autonomamente tali politiche.

 

Lo studio sottolinea che la Spagna si trova in quel gruppo di paesi maggiormente colpiti dalla crisi economica, con l’82% degli spagnoli che si sentono «molto o abbastanza colpiti» rispetto al 65% della media europea.

[Tra. dal castigliano per ALBAinFormazione a cura di Fabrizio Verde]

Il PCV condanna l’aggressione al popolo venezuelano del governo imperialista degli Stati Uniti

da correodelorinoco.gob.ve

Oscar Figuera, segretario generale del PCV, ha segnalato che il partito respinge «fermamente questa nuova aggressione imperialista contro il popolo venezuelano ed esprime appoggio incondizionato al Presidente»

 

Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) ha respinto questo venerdì la nuova aggressione realizzata dal governo imperialista americano contro il popolo venezuelano, che ha negato l’autorizzazione al sorvolo dello spazio aereo di Porto Rico all’aereo presidenziale che era pronto a trasportare il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, verso la Cina.

 

Oscar Figuera, segretario generale del PCV, ha affermato che il partito respinge «fermamente questa nuova aggressione imperialista contro il popolo venezuelano ed esprime appoggio incondizionato al Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, compagno Nicolás Maduro».

 

Figuera ha inoltre sottolineato la necessità che le forze patriottiche antimperaliste si costituiscano in un fronte organico di direzione del processo rivoluzionario, per affrontare l’aggressione che viene sviluppata dall’imperialismo contro la rivoluzione bolivariana.

 

«I fatti dimostrano che non possiamo continuare a sviluppare istanze congiunturali di carattere esclusivamente elettoralista di fronte all’avanzare dell’aggressione imperialista contro la rivoluzione.  É urgente che il Grande Polo Patriottico Símon Bolívar, con i movimenti sociali e i partiti politici, si trasformi nella direzione politica e collettiva della rivoluzione», ha precisato.

 

«Non facendolo – ha indicato Figuera – stiamo correndo il rischio di bloccarci e questo significherebbe un arretramento per il processo rivoluzionario iniziato dal presidente Chávez».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]  

Dal Cile a Scampia: un ponte di resistenza e murales

di  ‘A67 – ilfattoquotidiano.it

Ieri, 20 settembre 2013, è stata dedicata la fermata, Piscinola-Scampia, della metropolitana di Napoli, all’artista Felice Pignataro. Ci sono volute 800 firme e quasi dieci anni, ma alla fine Scampia c’è riuscita e ora chiunque si troverà nella metro di Scampia potrà ammirare 25 murales dell’artista che ha dato colore e dignità a questo quartiere. A Felice Pignataro abbiamo dedicato il nostro primo Eponimo, ‘A67 (Polosud, 2004), la canzone “Felice” (SUBURB, 2008) e con le sue opere abbiamo realizzato le copertine di diversi progetti.

Un mondo Felice

«Felì’ t’ho dedicato ‘na canzone».

«A chi a me? E perché?».

Eravamo in piazza del Plebiscito durante uno dei tanti cortei per il lavoro. Come sempre Felice era lì a manifestare la sua indignazione con tamburello e fischietto, quando gli confidai che gli avevo dedicato una canzone, allora lui mi sorrise e sorpreso come un bambino mi chiese: perché? 

Quel perché lo si trova facilmente in tutti i ricordi di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

Ero abituato a vedere la sua sagoma spigolosa in giro per il quartiere. Lo avevo visto pitturare i muri grigi del rione e sfrecciare per le strade su di una strana vespa dipinta da lui. Quando domandavo in giro chi fosse, tutti mi rispondevano che era un pazzo e che stava sempre nel Gridas, il centro sociale del quartiere. La pazzia di cui parlava la gente non era altro che la naturale risposta alla loro indifferenza, all’assurdità di un quartiere in cui ogni giorno diventa normale ciò che non lo è mai stato. Quel posto, il Gridas, quasi mi chiamava, ero incuriosito da quel mondo misterioso ed emarginato dal quartiere. Ma la mia timidezza mi impediva di entrare.

Era la metà degli anni novanta e la musica e il vento del tanto decantato rinascimento napoletano arrivava anche alle orecchie distratte dei ragazzini della periferia nord di Napoli. Potevo avere 16 anni e fu allora che nacque in me l’interesse per la musica e la politica. Il coraggio di oltrepassare il cancello del centro sociale mi venne quando ebbi l’idea di occupare una vecchia fabbrica di guanti abbandonata, in via limitone di Arzano. Speravo che quel pazzo, che aveva creato un centro sociale nel buco nero del mondo, fosse disposto ad aiutarmi. Entrai senza far rumore, la sua figura mi affascinava e allo stesso tempo mi intimoriva. Stava lavorando ad una maschera del carnevale di quartiere quando trovai la forza di presentarmi: “Ciao Felice, mi chiamo Daniele, abito qui di fronte e volevo chiederti una mano per creare un centro sociale ad Arzano”. Si voltò e mi fece una risata in faccia. Da quel momento divenne un punto di riferimento costante nella mia vita.

L’arte di Felice si pone inevitabilmente l’obiettivo di cambiare il mondo. L’utopia sui muri è appunto l’utopia di un mondo migliore, il modello al quale ispirarsi per costruire quello reale. E nel mondo reale la periferia si caratterizza non solo per la sua posizione rispetto al centro, ma anche per un inferiore valore delle cose e delle persone rispetto a quest’ultimo. Il suo modo di concepire l’arte al servizio del riscatto sociale è ciò che forse più ha condizionato il mio modo di vedere e fare musica. Felice mi ha insegnato cosa significano le parole coerenza, libertà e lo ha fatto col suo esserci sempre e comunque, con la sua arte, con la spontaneità dei suoi gesti e la grandezza di una vita spesa a dar voce a chi voce non ha, ridando in questo modo nuovo valore a questo quartiere. Proprio come ci ha insegnato l’esperienza del movimento Unidad Popular di Salvador Allende in Cile che usava i murales per far crescere la coscienza sociale dei cittadini analfabeti. Per Felice l’arte appartiene al popolo ed è una forma di conoscenza e di socializzazione, una comunicazione “altra” fatta di immagini e colori che può e deve avere il compito di far riflettere chi l’ammira. Con Felice non è scomparso solo un autentico artista, ma la voce vera e mai rassegnata di Scampia, la voce del riscatto e della dignità di una periferia che è stanca della camorra e delle tante promesse di un governo che la ricorda solo in campagna elettorale. Non mi stancherò mai di ringraziarlo per avermi dimostrato col suo esserci che un altro mondo non solo è possibile, ma che lottare per esso è l’unico modo che abbiamo per continuare a (r)esistere.

Il ricordo è tratto dall’antologia: “Sulle tracce di Felice Pignataro” (Marotta &Cafiero Editori, 2010) di Francesco Di Martino e il Gridas


Napoli e i murales di Felice Pignataro

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di Deborah Divertito*

Ci sono voluti circa dieci anni, tante corse tra uffici vari per convincere chi di dovere che era una cosa “buona e giusta”, chiacchierate di sostegno tra chi ci aveva sempre creduto, chi stava mollando e chi aveva l’entusiasmo dei primi giorni, tante pacche sulle spalle quando sembrava tutto arenato e tanti abbracci quando si sono rincorse telefonate di vittoria, tanti sorrisi compiacenti quando era il caso di praticare la sottile arma della diplomazia e voce grossa quando c’era da ottenere cose che, ai più, potevano sembrare di normale amministrazione.Insomma, il cammino è stato lungo e tortuoso, ma la tenacia di chi credeva nei colori della periferia ha vinto. E, allora, oggi, 20 settembre alle ore 14 è stato ufficiale: Piscinola-Scampia è diventata una delle stazioni dell’arte della metropolitana di Napoli. E non di un’arte qualunque. Dell’arte di Felice Pignataro. Colui che, romano di nascita, barese di crescita, ma assolutamente napoletano nell’anima, ha osato portare la voce del disagio sui muri. Spesso, dando il pennello e i colori a chi il disagio lo viveva in prima persona.

L’avvenimento è molto importante per il quartiere, gli abbracci degli abitanti, delle associazioni, delle maestre di scuola che mi circondano appena arrivo nella metro lo testimoniano. E lo testimoniano anche le camionette dei Carabinieri e le auto della Polizia Municipale che stazionano all’ingresso. Perché ad inaugurare la Felimetrò c’è anche il sindaco, che ha fatto un giro e parlato con chi ha approfittato di averlo lì a portata di mano per chiedergli la grazia del giorno. Come, ad esempio, una scala mobile o un ascensore funzionante.

995490_10202084566175028_637161896_nEbbene sì, la metro dedicata a Felice Pignataro, il “pazzo del rione”, è una grande vittoria. I cittadini della periferia nord possono finalmente arrivare in centro attraversando corridoi arricchiti dalla bellezza di alcuni dei murales di Felice. E, in questo modo, si spera che la bellezza possa contagiarli e fare in modo che la si porti anche fuori dalla metro. Anche perché, se si ha la pessima idea di entrare dall’ingresso lato Scampia, quello di fronte al quale c’è un cartello addirittura in doppia lingua, italiano e inglese, che dice “Benvenuti! Basta crederci e trovi un mare di bene a Scampia”, in realtà, di bellezza ne vedi ben poca. Calcinacci, muri incompiuti, scale mobili che finiscono nel nulla, senza copertura, come se fosse ancora tutto un lavoro in corso ma dimenticato, abbandonato, brutto e, immagino, di sera, anche abbastanza pericoloso o, comunque, poco rassicurante. Eppure Felice, ne sono sicura, avrebbe già ingaggiato un po’ di associazioni del territorio, un po’ di ragazzini delle scuole, avrebbe già disegnato i suoi contorni neri e fatti riempire di colori vivi. Come lo è lui ancora adesso attraverso le sue opere e il suo Carnevale del GRIDAS. Avrebbe fatto tutto ciò perché le coscienze si risvegliano anche con tratti semplici e colorati, sobbarcandosi ancora una volta un onere non solo suo, ma delle istituzioni, nello specifico della Regione, anche se per i cittadini l’una vale l’altra.

Ebbene sì, la metro è una grande vittoria. Ma sarebbe una grandissima vittoria se potesse portare i riflettori su una delle tante belle follie di Felice e della moglie Mirella: la Casa delle Culture. Un luogo di condivisione, di opportunità, di scambio e di rinascita in cui la periferia si possa finalmente sentire al centro del mondo. Di un mondo bello. Come il sorriso contagioso di Felice. Un sorriso che chi ha conosciuto Felice, e, purtroppo, io non sono una di questi, non potrà più dimenticare. Ecco perché era importante riconoscere la sua genialità e la sua abnegazione per l’altro. Felice disegnava, riuscendoci perfettamente, l’utopia sui muri e Galeano ha scritto che “l’utopia serve a camminare”: ecco perché, da oggi in poi, dal capolinea di Piscinola-Scampia partirà una periferia un po’ più colorata, un po’ più bella e con un po’ più di vita per poter camminare sempre in avanti.

* da nuovevoci.it

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