Internet e la post-modernità

di Nicola Nardella*

«Davanti a lui il traffico era un lungo bagliore liquido di torbido metallo». Dove avrò letto questa frase. Forse in un libro di Don DeLillo. Sto lavorando e lo schermo mostra codici alfanumerici a cascata. «Penso al tempo in altre totalità, adesso. Penso alla durata della mia esistenza in confronto a quei numeri immensi, l’età della terra, delle stelle, gli incoerenti anni luce, l’età dell’universo. Si pensa che il mondo sia qualche cosa di autosufficiente, ma ogni cosa fa parte di qualcos’altro. I miei piccoli giorni si riversano negli anni luce. Ecco perchè posso solo fingere di essere qualcuno». DeLillo ritorna ed io guardando in  strada vedo la marea umana e le sue appendici tecnologiche. Scie umane codificate in un silenzio molle ed avvolgente.

Ho sentito di alcune storie processuali come la causa Nasa  vs AT & T. Mark Klein è un tecnico del gigante delle telecomunicazioni AT & T. Le sue dichiarazioni scottano. La Nasa in maniera segretata aveva accesso ai cavi backbone internet rendendo possibile la sorveglianza di tutto il traffico. Nel processo l’ufficiale Nasa, Binney spara fuori  che tutto il traffico intercettato viene stoccato a tempo indeterminato. La spinosa materia è disciplinata dal Foreign Intelligence Survellaince Act del 1978 (FISA). 

Nel 2008 tale legge è stata modificata. Nel 2009 Obama che pur avava toccato in campagna elettorale questi argomenti, torna su i suoi passi. Nello stesso anno la causa intentata contro la Nasa fu archiviata. Dopo l’11 settembre 2001 la Fisa diventa  carta straccia. Grazie al Patrioct Act è stata resa possibile l’ambigua procedura giuridica delle National Security Letter.

In concreto delle “ordinanze” inviate dalle Agenzie Federali, impongono di cedere dati, senza poter informare i terzi fruitori dei servizi internet o di telefonia mobile (cd. componente bavaglio). Sembra che il mercato dei sistemi di intercettazione e stoccaggio di informazioni sia alquanto fiorente, e ne è esempio il sistema Eagle, commercializzato dalla francese Amesys, venduto alla Libia, o i sistemi della Siemens. Hey amico, ti ricordi della tizia con cui hai flirtato tre anni, due minuti e quaranta secondi fa? Bene Facebook e Twitter lo ricordano, mentre il gps che hai sul tuo mobile ricorda esattamente dove eri, le memorie degli sportelli bancomat ricordano quanto hai prelevato e quanto avevi in tasca per offrirle la cena, ed i dati che avevi nella tua casella di posta gmail forniscono un’immagine alquanto precisa di come te la passavi. Aziende come la sudafricana VASTech vendono sistemi per lo stoccaggio ed il filtraggio di tutti questi dati.

Qualcuno a quanto pare ha la memoria più lunga della tua. Roba che farebbe impallidire i vecchi metodi dell’Ovra. Torno alle pagine di Don DeLillo: «Ma c’era qualcosa nell’idea di asimmetria. Nel mondo esterno era affascinate, una forza contraria all’equilibrio ed alla calma. La piccola, misteriosa, anomalia subatomica che ha dato inizio alla creazione. La parola stessa era sinuosa, leggermente fuori uso. Ma quando la spostava dal registro cosmologico, per applicarla al corpo di un mammifero, cominciava ad impallidire e spaventarsi»Piccolo esercizio per la comprensione di quanto si è afferrato del termine post-modernità: provare ad individuare la parola.

Nota: http://www.spiegel.de/international/world/how-the-nsa-spies-on-smartphones-including-the-blackberry-a-921161.html

* da Il Filo di Arianna – nicolanardella.blogspot.it

La situazione egiziana vista dal Venezuela

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da resistencialibia.info*

La sconfitta dei “Fratelli Musulmani”, attraverso l’azione combinata di un’ampia mobilitazione di massa con l’esercito Egiziano, costituisce un atto necessario e comprensibile.

Morsi, che aveva ottenuto la vittoria attraverso elezioni democratiche [anche se ampiamente contestate a causa di brogli fortemente denunciati da intellettuali, organizzazioni sociali, sindacali e politiche che si definiscono progressiste, comuniste, generalmente di sinistra e non, NdT], stava commettendo abusi inaccettabili da governante, violentando in flagranza le leggi di quel paese e seppellendo la legittimità che aveva conquistato con i voti.

Inoltre, la gestione sociale, economica e politica del presidente Morsi ha costituito una catastrofe così evidente, che il paese si incamminava rapidamente verso una crisi molto più grave rispetto a quella che ha vissuto nel recente passato.

Morsi è il rappresentante di una corrente politica profondamente reazionaria ed anticomunista [possiamo considerarlo sinonimo di ‘fascismo’ anche se in senso lato?, NdT], che incarna le posizioni sociali più primitive dell’attualità, di profondo disprezzo per il popolo, allo stesso modo per valori inalienabili come la libertà e l’uguaglianza.

Inoltre, Obama contava su Morsi per l’aggressione militare contro la Siria, qualcosa che l’Esercito né il popolo (che considerano la Siria come la propria sorella araba e musulmana) non accettano in nessun modo. Il rifiuto del nuovo governo a questa aggressione e la sua decisione di chiudere il Canale di Suez alle navi da guerra nordamericane, è più che eloquente [decisione che era stata ventilata nell’eventualità di un attacco diretto degli USA alla Siria e che, per adesso, non è ancora avvenuto, NdT].

Si profila all’orizzonte prossimo la possibilità di portare a termine elezioni democratiche con il controllo popolare e delle istituzioni sugli eletti, che non potranno considerare la vittoria elettorale come il via libera per instaurare una dittatura fondamentalista. Frenare l’ondata di violenza scatenata dai Fratelli Musulmani è un compito prioritario per il governo egiziano.

Nel futuro di questo paese, è possibile la formazione di una alleanza governativa progressista che stabilizzi il paese, lo ri-orienti verso il suo ambito naturale che è quello arabo e affronti la soluzione dei suoi gravi problemi sociali.

In questo momento il destino della Siria e dell’Egitto sono uniti e gli USA ed Israele tentano di impedire con la guerra che si trasformino nuovamente in un asse di resistenza a carattere antimperialista, come lo è stato sotto la direzione dell’immortale leader arabo Gamal Abdel Nasser.

In questo sensoè altamente positiva la decisione del Presidente Maduro di ristabilire l’ambasciatore venezuelano al Cairo per dialogare con l’attuale governo provvisorio, comprendendo che la politica è un processo profondamente diverso, dove non c’è spazio per le visioni manichee, per le quali azioni che possono considerarsi come colpi di Stato e loro rispettive conseguenze, devono essere analizzate dettagliatamente in ognuno dei casi, nelle condizioni concrete dei momenti storici dati.

*L’analisi congiunturale completa è consultabile su formacion.psuv.org.ve, Scuola Quadri del Partito Socialista Unito del Venezuela

[Si ringrazia per la segnalazione e traduzione per ALBAinFormazione Leonardo Landi]

Deindustrializzazione, disoccupazione e povertà incombono sull’Italia

di Achille Lollo*    

Roma, Martedì, 10set2013.- Per gli operai della Firem di Modena, della Dometic di Forli, della Hydronic-Lift di Milano e di altre 22 piccole fabbriche metalmeccaniche sparse nel nord Italia, la fine delle vacanze estive ha loro riservato una tragica realtà: i padroni, al calar del giorno, hanno mandato a smontare i macchinari per spedirli in Cina, Polonia, Serbia, Slovenia, Marocco e Vietnam. Paesi dove il costo della manodopera è inferiore di quattro volte rispetto a quella dell italiana.

La maggioranza delle fabbriche italiane che hanno optato per la delocalizzazione delle proprie fabbriche sono filiali di multinazionali europee che sono al bordo del fallimento, a causa del ritiro dei loro prodotti dal mercato italiano, o sono piccole industrie che, dal 2010, non sono mai state pagate dagli enti locali, o dai governi regionali ed enti governativi con i quali hanno firmato contratti. Inoltre, sono minacciate dalla “pressione giudiziaria” dell’Agenzia delle Entrate non avendo pagato le dovute imposte.

In Italia, lo strozzamento delle industrie è una conseguenza negativa del modello industriale che è stato imposto, prima di tutto, dai governi della Democrazia Cristiana e, poi, legittimato, durante un decennio, dalla destra guidata da Silvio Berlusconi. Di fatto, la prima ondata di deindustrializzazione è avvenuta nel sud e nel centro-sud italiano, tra il 1992 e il 2003, quando le mafie (Cosa Nostra in Sicilia, N’Drangheta in Calabria e Camorra in Campania) hanno moltiplicato i loro tentacoli sul sistema bancario e nella pubblica amministrazione.

La seconda ondata, realizzata a partire dal 2008, è stata preceduta dalla fuga di capitali, che, secondo le stime della Guardia di Finanza, ha raggiunto la cifra dei 610 milioni di euro. Nella loro maggioranza sono stati depositati nei paradisi fiscali delle Cayman, delle Isole Vergini, Jersey, Liechtenstein, Monte Carlo, Bahamas e Qatar, per sostenere operazioni finanziarie speculative.

Un cotesto che è degenerato quando l’opposizione ha accusato il governo Berlusconi di tentare di coprire gli scandalosi buchi del gruppo Parmalat e del Banco di Roma, tra gli altri, e quando il periodico l’Espresso ha pubblicato un reportage sui loschi affari e le proprietà acquisite dal primo ministro, Silvio Berlusconi, e dell’allora presidente del Parlamento Gianfranco Fini, nelle Isole Vergini e a Monte Carlo. Esempi che hanno ulteriormente incentivato l’esportazione clandestina di capitali e, soprattutto, la corruzione e l’evasione fiscale.

Povertà assoluta e relativa

Damiano Zecchinato, sindaco di Vigonovo – piccola città della regione Veneto, che conta appena 10.078 abitanti (3.875 famiglie) – ha deciso di combattere la povertà assoluta nella sua città, informando i responsabili dei supermercati e dei negozi di alimentari che il comune di Vigonovo pagherà gli alimenti rubati dagli anziani, i giovani e gli stranieri che se ne appropriavano per non avere nulla da mangiare. L’iniziativa del sindaco Zecchinato ha scandalizzato gran parte dei media, che lo ha definito un “opportunista alpinista mediatico”, ma è riuscito finalmente ha dare visibilità ad un aspetto della crisi socioeconomica che oggi – anche se il governo tenta di dissimulare – presenta l’evidenza del problema della fame in Italia.

Secondo le statistiche dell’ISTAT, nel gennaio del 2013, l’Italia aveva una popolazione pari a 59.685.227 di abitanti, tra i quali 4.300.760 (7,4%) di nazionalità straniera. Di questa oggi, 1.725.766 (6,8% delle famiglie) vivono in “povertà assoluta”, avendo un mensile inferiore ai 400 euro, invece 3.232.564 (12,7% delle famiglie)  vive in “povertà relativa”, contando su un mensile inferiore ai 950,oo euro. Se consideriamo che: un alloggio definito “casa popolare” (cucina, bagno, una stanza ed un salone) nella periferia di Roma o di Milano non si trova  a meno di 400 euro; un biglietto della metro o del bus costa 1,5o euro; un chilo di carne bovina di secondo taglio costa 10,oo euro; e che la benzina è aumentata fino ad 1,95 euro al litro, è evidente che una famiglia operaia o di impiegati pubblici con due o tre figli,  anche con un salario da 1200,oo euro, vivono in “povertà relativa”, a causa dell’alto costo della vita che penalizza, soprattutto, i lavoratori.

Risulta quindi necessario dire che nel 2003 c’erano poche migliaia di individui considerati “indigenti”. Invece, la crescita della povertà assoluta si è avuta con la crescita della disoccupazione, che nel settore privato è stata violenta, soprattutto a partire dal 2009. Di fatto, nel luglio del 2013 c’erano 22.509.000 lavoratori con posto fisso. In questo periodo, 433.000 lavoratori (1,9%) sono stati licenziati e nessuno di loro è stato reintegrato in fabbrica. Per questo, l’esercito dei disoccupati è arrivato a 3.076.430 e il 39,5% di questo contingente è composto da giovani (uomini e donne) tra i 18 e i 30 anni. Oltre a questo, le statistiche ufficiali non considerano la categoria dei “disoccupati cronici”, formata dai lavoratori o dagli impiegati “vecchi”, tra i 50 e i 62 anni, e coloro che, nonostante si trovino nella fascia d’età dei 40, non cercano più lavoro.

Disoccupati che sempre più frequentemente cercano occupazione nell’economia sommersa lavorando insieme agli immigrati stranieri (inclusi i clandestini), senza alcuna garanzia contrattuale e con salario che non superano i 500 euro. Una situazione che testimonia in maniera drammatica come la legge del mercato e la logica politica dei governi neo-liberali imbarbariscano il mondo del lavoro, spingendo gran parte della società italiana ai limiti dell’indigenza e della miseria. Di fatto, ciò che è cresciuto di più negli ultimi tre anni è stata l’economia sommersa ed una economia illegale, entrambe sotto controllo dei circoli mafiosi che oggi controllano la maggioranza delle periferie e degli hinterland delle grandi città italiane.

Uno scenario inquietante che ‘obbliga’ la classe politica italiana a farsi ogni volta più “europeista”, più dipendente dalla politica economica della UE e sempre più imbrigliata dalle scelte finanziarie della Troika (Banca Centrale Europea, FMI, Banca Mondiale). Per questo, il governo del ‘riformista’ Enrico Letta (PD), dopo aver cancellato la tassa sulla casa, l’IMU, su ogni tipo di residenza (includendo le case o gli edifici dei ricchi), per incassare il sostegno del PDL di Berlusconi e dei centristi di Mario Monti, deve, urgentemente, trovare 9,2 miliardi di euro per evitare così il default.

Prima di questo problema, il “democratico” Giampiero D’Alia, ministro della Pubblica Amministrazione, ha avuto la brillante idea di licenziare 108.000 impiegati pubblici e, di conseguenza, di non rinnovare i contratti temporanei ai 150.000 professionisti, che nella loro maggioranza lavorano nel settore della salute e dell’educazione. Una soluzione che, a Bruxelles, sarà applaudita da Angela Merkel e David Cameron, ma che allargherà ancora di più lo scenario della povertà e delle differenze sociali in Italia.

[Trad. dal portoghese per ALBAinFormazione di Ciro Brescia]

*giornalista italiano, corrispondente di “Brasil de Fato” in Italia, editore del programma TV  “Quadrante Informativo” e editorialista del periodico brasiliano “Correio da Cidadania”, testata per il quale è stato scritto il presente articolo. 

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