50 verità sulla Rivoluzione Cubana

di Salim Lamrani*

da Opera Mundi

 

1. Il trionfo della Rivoluzione Cubana, il 1° gennaio 1959, è l’avvenimento più rilevante della storia dell’America Latina nel XX secolo.

 

2. Le radici della Rivoluzione Cubana risalgono al XIX secolo e alle guerre per l’indipendenza.

 

3. Durante la Prima Guerra d’Indipendenza, dal 1868 al 1878, l’esercito spagnolo sconfisse gli insorti cubani, vittime di profonde divisioni interne. Gli Stati Uniti fornirono il loro aiuto alla Spagna vendendole le armi più moderne, e si opposero agli indipendentisti perseguitando gli esiliati cubani che cercavano di portare il loro contributo alla lotta armata. Il 29 ottobre 1872 il Segretario di Stato Hamilton Fish fece partecipe Sickles, allora ambasciatore statunitense a Madrid,  dei suoi «auspici di un successo spagnolo nel sopprimere la ribellione». Washington, che si opponeva all’indipendenza di Cuba, desiderava impadronirsi dell’isola.

4. Cuba è effettivamente una delle più antiche ragioni di inquietudine della politica estera degli Stati Uniti. Nel 1805, Thomas Jefferson fece notare l’importanza dell’isola, sottolineando che il suo «dominio [era] necessario per assicurare la difesa della Louisiana e della Florida, essendo la chiave per controllare il Golfo del Messico. Per gli Stati Uniti sarebbe una facile conquista». Nel 1823, John Quincy Adams, allora Segretario di Stato e futuro presidente degli Stati Uniti, alluse al tema dell’annessione di Cuba ed elaborò la teoria della «frutta matura». «Cuba, sottrattasi con la forza al suo rapporto ormai innaturale con la Spagna, e incapace di sopravvivere autonomamente, dovrà necessariamente gravitare intorno all’Unione nordamericana, e unicamente intorno ad essa». Così, durante il secolo XIX, gli Stati Uniti provarono sei volte a comprare Cuba dalla Spagna.

5. Durante la Seconda Guerra d’Indipendenza, fra il 1895 e il 1898, i rivoluzionari cubani, uniti intorno al loro leader José  Martí, dovettero di nuovo far fronte all’ostilità degli Stati Uniti, che offrirono appoggio alla Spagna vendendole armi e arrestando gli esiliati cubani che cercavano di appoggiare gli indipendentisti.

6. José  Martí, in una profetica lettera al suo amico Gonzalo de Quesada scritta il 14 dicembre 1889, avvertì della possibilità di un intervento statunitense: «Per la nostra terra, Gonzalo, c’è un altro piano più tenebroso […]: costringere l’isola, farla precipitare nella guerra, per avere così il pretesto di intervenirvi e, in qualità di mediatore e garante, appropriarsene».

7. Nel 1898, nonostante la sua superiorità materiale, la Spagna si trovava sull’orlo di un abisso, vinta sul campo di battaglia dagli indipendentisti cubani. In una lettera al presidente statunitense William McKinley, in data 9 marzo 1898, l’ambasciatore Woodford avvertì da Madrid che «la sconfitta» della Spagna era «sicura». [Gli Spagnoli] sanno che Cuba è persa. Secondo la sua opinione, «se gli Stati Uniti desiderano Cuba, devono ottenerla mediante la conquista».

8. Nell’aprile del 1898, dopo la misteriosa esplosione della nave da guerra statunitense The Maine nella baia dell’Avana, il presidente McKinley chiese l’autorizzazione del congresso per intervenire militarmente a Cuba e impedire che l’isola ottenesse la sua indipendenza.

9. Diversi membri del Congresso denunciarono una guerra di conquista. John W. Daniel, senatore democratico della Virginia, accusò il Governo di intervenire per evitare una sconfitta degli Spagnoli: «Nel momento in cui è giunta l’ora più favorevole per un successo rivoluzionario e più svantaggiosa per la Spagna, […] si esige che il Congresso degli Stati Uniti consegni l’Esercito degli Stati Uniti al Presidente per andare a imporre un armistizio con la forza a entrambe le parti, mentre una di quelle ha già deposto le armi».

10. In tre mesi, gli Stati Uniti presero il controllo del paese. Nel dicembre del 1898, Stati Uniti e Spagna firmarono un trattato di pace a Parigi senza la presenza dei cubani, distruggendo così il loro sogno di indipendenza.

11. Dal 1898 al 1902, gli Stati Uniti occuparono Cuba e obbligarono l’Assemblea Costituente  a inserire l’emendamento Platt nella nuova Costituzione, pena il prorogarsi dell’occupazione militare.

12. L’emendamento Platt proibiva che Cuba firmasse qualsiasi accordo con un paese terzo o che contraesse un debito con un’altra nazione. Dava anche il diritto agli Stati Uniti di intervenire in qualsiasi momento negli affari interni di Cuba e obbligava la presenza sull’isola a tempo indefinito la base navale di Guantánamo agli Stati Uniti.

13. In una lettera del 1901 il generale Wood, allora governatore militare di Cuba, si congratulò con il Presidente McKinley: «Naturalmente l’emendamento Platt lascia poca o nessuna indipendenza a Cuba, e l’unica cosa che conta ora è cercare l’annessione».

14. Dal 1902 al 1958 Cuba ha avuto lo status di repubblica neocoloniale, politicamente ed economicamente dipendente, nonostante abrogazione dell’emendamento Platt nel 1934, quando era ormai diventata obsoleta.

15. Gli Stati Uniti sono intervenuti militarmente a Cuba nel 1906, 1912, 1917 e 1933, dopo la caduta del generale Gerardo Machado, ogni volta che un movimento rivoluzionario minacciava lo status quo.

16. La Rivoluzione del 1933, capeggiata da Antonio Guiteras, fu sventata dal tradimento di un sergente di nome Fulgencio Batista, che si fece generale e collaborò con l’ambasciata degli Stati Uniti per mantenere l’ordine stabilito. Diresse il paese dietro le quinte fino alla sua elezione come presidente nel 1940.

17. Dopo le presidenze di Ramón Grau San Martín (1944-1948) e Carlos Prío Socarrás (1948-1952), incancrenite dalla violenza e dalla corruzione, Fulgencio Batista mise fine all’ordine costituzionale il 10 marzo 1952 orchestrando un colpo di stato militare.

18. Il 26 luglio 1953 un giovane avvocato di nome Fidel Castro, membro del Partito Ortodosso fondato da Eduardo Chibás, si mise a capo di una spedizione di 131 uomini e assaltò la caserma Moncada nella città di Santiago, seconda roccaforte militare del paese, come anche la caserma Carlos Manuel de Céspedes nella città di Bayamo. L’obiettivo era prendere il controllo della città, culla storica di tutte le rivoluzioni, e lanciare un appello alla ribellione in tutto il paese per far cadere il dittatore Batista.

19. L’operazione fu un fallimento e numerosi combattenti, 55 in totale, furono assassinati dopo essere stati brutalmente torturati dall’esercito. In effetti solo sei di loro morirono in combattimento. Alcuni riuscirono a scappare grazie all’aiuto della popolazione.

20. Fidel Castro, catturato alcuni giorni dopo, deve la vita al sergente Pedro Sarría, che si rifiutò di eseguire gli ordini dei suoi superiori di giustiziare il leader della Moncada. «Non sparate! Non sparate! Le idee non si uccidono!», esclamò davanti ai suoi soldati.

21. Durante la sua storica arringa difensiva intitolata «La storia mi assolverà» Fidel Castro, che si incaricò lui stesso della propria difesa, denunciò i crimini di Batista e la miseria in cui si trovava il popolo cubano, e presentò il suo programma per una Cuba libera.

22. Condannato a 15 anni di carcere, Fidel Castro fu liberato nel 1955, in seguito all’amnistia concessagli dal regime di Batista e si autoesiliò in Messico, dove organizzò la spedizione del Granma con un medico argentino di nome Ernesto Guevara.

23. Il 2 dicembre 1956 Fidel Castro sbarcò nella provincia orientale di Cuba alla testa di 81 rivoluzionari con l’obiettivo di scatenare una guerra di guerriglia nelle montagne della Sierra Maestra.

24. Contrariamente a un’idea preconcetta, gli Stati Uniti non hanno mai fornito appoggio al Movimento 26 luglio, organizzazione politico-militare diretta da Fidel Castro, durante tutta la guerra d’insurrezione, dal 2 dicembre 1956 al 1 gennaio 1959.

25. Al contrario, Washington perseguitò rabbiosamente tutti i simpatizzanti del Movimento 26 luglio esiliati negli Stati Uniti, che cercavano di fornire armi ai ribelli.

26. Allo stesso tempo, il Presidente Dwight D. Eisenhower continuò a fornire armi all’esercito di Batista, anche dopo l’instaurazione di un embargo di facciata nel 1958.

27. Il 23 dicembre 1958, a una settimana dal trionfo della Rivoluzione, quando l’esercito di Fulgencio Batista era in pieno sbandamento nonostante la sua superiorità in termini di uomini e armamenti, ebbe luogo la trecentonovantaduesima riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, alla presenza del Presidente Eisenhower. Allen Dulles, allora direttore della CIA, espresse chiaramente la posizione degli Stati Uniti: «Dobbiamo impedire la vittoria di Castro».

28. Come nel 1898, il Presidente Eisenhower era a favore di un intervento armato per impedire il trionfo di Fidel Castro. Chiese se il Dipartimento della Difesa fosse disposto ad «un’azione militare che potrebbe essere necessaria a Cuba». I suoi consiglieri riuscirono a dissuaderlo.

29. Così, l’ostilità degli Stati Uniti verso la Rivoluzione Cubana non ha niente a che vedere con la Guerra Fredda. È iniziata prima dell’arrivo al potere di Fidel Castro, prima dell’alleanza con Mosca nel maggio del 1960, ed è continuata dopo la scomparsa del blocco sovietico nel 1991.

30. Il 1 gennaio 1959, cinque anni, cinque mesi e cinque giorni dopo l’assalto alla caserma Moncada del 26 luglio 1953, la Rivoluzione Cubana trionfò.

31. Nel gennaio del 1959, gli Stati Uniti accolsero a braccia aperte i sostenitori del vecchio regime, compresi i criminali di guerra, che avevano rubato 424 milioni di dollari al Tesoro cubano.

32. Fin dall’inizio, la Rivoluzione Cubana ha dovuto edificare il suo progetto di società nel contesto di uno stato d’assedio permanente, di fronte alla crescente ostilità degli Stati Uniti. Dal 1959 in poi, Cuba non ha mai goduto di un clima di pace per costruire il suo futuro. Nell’aprile del 1961, Cuba ha dovuto affrontare l’invasione armata della Baia dei Porci organizzata dalla CIA, e nell’ottobre del 1962 l’isola fu minacciata di annientamento nucleare durante la crisi dei missili.

33. Dal 1959 gli Stati Uniti, decisi ad abbattere Castro, conducono una campagna terroristica contro Cuba con oltre 6.000 attentati, che sono costati la vita a 3.478 civili e hanno rese invalide 2.009 persone. I danni materiali si valutano in varie migliaia di milioni di dollari e Cuba ha dovuto spendere cifre astronomiche per la sua sicurezza nazionale, cosa che ha limitato lo sviluppo dei programmi sociali. Lo stesso leader della Rivoluzione è stato vittima di 637 tentativi di omicidio.

34. Dal 1960, Washington impone sanzioni economiche estremamente severe, illegali in base al Diritto Internazionale, che si ripercuotono sulle categorie più vulnerabili della popolazione, ovvero le donne, i bambini e gli anziani. Questo stato di assedio, condannato dall’immensa maggioranza della comunità internazionale (188 paesi su 192), che costituisce il principale ostacolo allo sviluppo dell’isola, è costato più di un miliardo di dollari a Cuba.

 

35. Nonostante tutti questi ostacoli, la Rivoluzione Cubana è un innegabile successo sociale. Nel dare la priorità ai più diseredati con la riforma agraria e la riforma urbana, nello sradicare l’analfabetismo, nello sviluppare l’istruzione, la salute, la cultura e lo sport, Cuba ha creato la società più egalitaria del continente latinoamericano e del Terzo Mondo.

 

36. Secondo l’UNESCO, Cuba dispone del tasso di analfabetismo più basso e del tasso di scolarizzazione più alto dell’America Latina. L’organismo delle Nazioni  Unite segnala che «l’istruzione è la priorità a Cuba da [oltre] 40 anni. È una vera società dell’istruzione». Il suo rapporto sull’istruzione in 13 paesi dell’America Latina classifica Cuba come prima in tutti gli indici. Secondo l’UNESCO, Cuba è la nazione del mondo che dedica la parte più consistente del bilancio all’istruzione, ovvero quasi il 13% del PIL.

 

37. Cuba ha un tasso di mortalità infantile del 4,6 per mille, ovvero il più basso del continente americano, più basso di quello del Canada o degli Stati Uniti.

 

38. Cuba è la nazione che dispone di più medici al mondo in rapporto agli abitanti, con 85.000 professionisti per 11,1 milioni di abitanti. Secondo il New England Journal od Medicine, la rivista medica più prestigiosa del pianeta, «il sistema sanitario [di Cuba] ha risolto problemi che il nostro [quello degli Stati Uniti] non è ancora riuscito a risolvere». La rivista sottolinea che «Cuba dispone adesso del doppio di medici per abitante rispetto agli Stati Uniti».

 

39. Secondo l’UNICEF, «Cuba è un esempio di protezione dell’infanzia», e «un paradiso dell’infanzia in America Latina», ed enfatizza il fatto che Cuba è l’unico paese dell’America Latina e del Terzo Mondo che abbia eliminato la denutrizione infantile.

 

40. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, Cuba è l’unico paese dell’America Latina e del Terzo Mondo a trovarsi fra le dieci nazioni del mondo con il miglior indice di Sviluppo Umano secondo i tre criteri di «aspettativa di vita, istruzione e tenore di vita» durante l’ultimo decennio.

 

41. La Rivoluzione Cubana ha fatto della solidarietà internazionalista un pilastro fondamentale della sua politica estera. Cuba accoglie decine di migliaia di studenti provenienti dai paesi poveri, offre loro formazione universitaria gratuita di alto livello e si fa carico di tutti i costi. La Scuola Latinoamericana di Medicina dell’Avana è una delle più famose del continente americano e ha formato migliaia di professionisti della salute provenienti da oltre 123 paesi.

 

42. Dal 1963, anno della prima missione internazionalista in Algeria, circa 132.000 medici cubani e altro personale sanitario hanno lavorato volontariamente in 102 paesi. Attualmente, 38.868 collaboratori sanitari, fra cui 15.407 medici, offrono i propri servizi a 66 nazioni del Terzo Mondo.

 

43. Grazie all’Operazione Milagro, lanciata da Cuba nel 2004, che consiste nell’operare gratuitamente pazienti poveri che soffrono di patologie oculari, circa 2,5 milioni di persone in 28 paesi hanno recuperato la vista.

 

44. Il programma cubano di alfabetizzazione «Yo, sí puedo» (Io sì, che posso), lanciato nel 2003, ha permesso a sette milioni di persone in cinque continenti di imparare a leggere, scrivere e far di conto.

 

45. Secondo il World Wild Fund for Nature (WWF), la più importante organizzazione in difesa della natura, Cuba è l’unico paese al mondo ad aver raggiunto uno sviluppo sostenibile.

 

46. Cuba ha svolto un ruolo chiave nella lotta contro l’apartheid, con la partecipazione di 300.000 soldati in Angola fra il 1975 e il 1988, per far fronte all’invasione dell’esercito ‘supremazista’ sudafricano. L’elemento decisivo che ha posto fine all’apartheid è stata la strepitosa sconfitta militare che le truppe cubane hanno inflitto all’esercito sudafricano a Cuito Cuanavale, nel sud-est dell’Angola, nel gennaio del 1988. In un discorso, Nelson Mandela rese omaggio a Cuba: «Senza la vittoria di Cuito Cuanavale le nostre organizzazioni non sarebbero state legalizzate! La sconfitta dell’esercito razzista a Cuito Cuanavale ha reso possibile che oggi io sia qui con voi. Cuito Cuanavale è una pietra miliare nella storia della lotta per la liberazione dell’Africa australe!».

 

47. Contrariamente al preconcetto, la Rivoluzione Cubana ha avuto quattro diversi presidenti: Manuel Urrutia dal gennaio al luglio del 1959 e Oswaldo Dorticós dal luglio del 1959 al gennaio del 1976 sotto il vecchio regime della Costituzione del 1940; Fidel Castro dal febbraio del 1976 al luglio del 2006 e Raúl Castro dal 2006 a oggi, dopo l’adozione della Costituzione del 1976.

 

48. I mezzi di informazione occidentali, proprietà di conglomerati economici e finanziari, vilipendono la Rivoluzione Cubana per una ragione molto precisa, una ragione che non ha niente a che fare con la democrazia e i diritti umani: il processo di trasformazione sociale iniziato nel 1959 ha scosso l’ordine e le strutture sociali costituite, ha messo in discussione il potere dei dominanti, e propone un’alternativa sociale in cui le risorse sono destinate alla maggioranza, non a una minoranza.

 

49. La principale conquista della Rivoluzione è aver fatto di Cuba una nazione sovrana e indipendente.

 

50. La Rivoluzione Cubana, edificata da generazioni di cubani, possiede tutte le virtù e i difetti della condizione umana, e mai ha avuto la pretesa di ergersi a modello. Continua ad essere, nonostante le difficoltà, un simbolo di dignità e resistenza in tutto il mondo.

— 

*Dottore in Studi Iberici e Latinoamericani dell’Università Paris IV-Sorbone, Salim Lamrani è un cattedratico dell’Universidad del Reunión e giornalista, specializzato in rapporti fra Cuba e Stati Uniti. Il suo ultimo libro si intitola Etat de siège. Les sanctios économiques des Etats-Inis contre Cuba, Parigi, Ediciones Estrella, 2011, con prologo di Wayne S. Smith e prefazione di Paul Estrade.

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Pier Paolo Palermo]

Contatti: lamranisalim@yahoo.fr – Salim.Lamrani@univ-reunion.fr
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/SalimLamraniOfficiel

Siria: rapporto armi chimiche, utile solo a essere manipolato

Siria: rapporto armi chimiche, utile solo a essere manipolato

di Marinella Correggia

Una doppia manipolazione sembra caratterizzare il rapporto degli ispettori dell’Onu sull’uso di armi chimiche in Siria il 21 agosto. 

Intanto i paesi e i media interessati hanno subito dichiarato che la pistola fuma: il rapporto proverebbe che Assad ha davvero passato la linea rossa di Obama oltre alla quale bombe e stridor di denti: insomma come ha detto l’ambasciatrice Usa e come ripetono i francesi, il gas è stato trasportato da un missile certamente sparato dall’esercito ufficiale per via della tipologia, dei caratteri in cirillico e della traiettoria. 

Niente

In realtà gli ispettori, dopo una velocissima visita alle aree colpite dall’attacco “al gas sarin”, hanno semplicemente concluso – con deboli argomenti basati – che sì, il gas sarin è stato usato in quantità nelle aree di Est e West Goutha, vicino a Damasco. Perché lo hanno trovato sui resti dei missili e nel sangue e nelle urine di alcuni sopravvissuti. 

Niente sui colpevoli né sulle dinamiche. I reperti potrebbero essere stati manipolati, i pezzi di missili ritrovati (guarda caso con la scritta in cirillico) potrebbero essere stati portati lì dall’opposizione che controlla l’area, le traiettorie sono solo state ipotizzate, e solo per due dei siti ispezionati (quanto dice uno degli ispettori, Barbeschi, allaStampa contraddice il rapporto stesso). 

E rimangono in piedi tutti i dubbi sui video diffusi il 21 agosto, le cui contraddizioni fanno pensare a una false flag a beneficio dell’opposizione armata (una delle spiegazioni è che a Goutha un ridotto numero di persone è rimasto ucciso da gas, non sarin, sprigionatosi da un tunnel nel quale i “ribelli” costruivano i loro artigianali ordigni chimici). 

I Virgilio degli ispettori

Va ricordato anche che l’attacco chimico tuttora oscuro del 21 agosto ha completamente dirottato, anche in senso geografico, il lavoro degli ispettori appena arrivati nel paese per indagare su una denuncia del governo siriano, circa l’uso di sarin da parte di terroristi  a Khan el Assal (Aleppo), uccise decine di persone, soldati e civili. Grazie al 21 agosto, gli ispettori a Khan el Assal non sono andati e tutto passerà nel dimenticatoio. Cui prodest?

La seconda manipolazione è a monte: riguarda le fonti e i referenti degli ispettori in quell’area controllata dall’opposizione armata. I Virgilio degli ispettori sono stati gli oppositori armati che controllano l’area ( “un leader delle forze di opposizione locali – che è stato ritenuto preminente nella zona da visitare – è stato identificato e ha chiesto di prendere la ‘custodia’ della missione”). Quindi questi hanno fornito le indicazioni dei siti da visitare per il ritrovamento dei resti dei missili contaminati dal sarin; e hanno indicato i pazienti (sopravvissuti) e i testimoni (medici e infermieri). La quantità di lavoro svolta in poche ore (due a Moadamya – ovest Goutha – e 5 e mezza a Ain Tarma e Zamalka – est Goutha) sarebbe stata, ammettono, impossibile se non fosse stata definita e organizzata con la gente del luogo.  

Dunque, il rapporto degli ispettori che dovrebbe essere asettico e neutro soffre dello stesso vizio metodologico fondamentale di altri rapporti dell’Onu (e anche di Ong internazionali) sulla Siria, come i trimestrali rapporti della Commissione Coi, stabilita dal Consiglio dei diritti umani di Ginevra e che influenza moltissimo  quasi tutti i paesi membri del Consiglio stesso.  

Peraltro il rapporto stesso  ammette che i luoghi del presunto attacco e i reperti possono essere stati manipolati (e contaminati?), visto il gran traffico di persone prima e durante la loro visita.

I contaminati e alcune stranezze 

I “sopravvissuti” esaminati dai medici del team sono stati selezionati da medici del posto, probabilmente di centri medici controllati dall’opposizione. Delle 80 persone segnalate, ne sono state esaminate 36. Il 70% sono uomini intorno ai trent’anni: combattenti? L’ospedale – o centro medico – di Zamalka (anch’esso controllato dall’opposizione) ha fornito campioni di otto casi studiati: tutti uomini giovani. 

I sintomi tuttora osservabili (a parte quelli “dichiarati”) erano la miosi delle pupille e una certa “confusione”… Significativo anche che fra i sintomi dichiarati dai sopravvissuti non ci fosse quello tipico del sarin, ovvero la perdita di feci e urine. 

Sulla base dei campioni di sangue e urine, la metà degli esaminati è stata trovata positiva al sarin. Ma solo tre campioni di capelli sono stati esaminati e nessuno è stato trovato positivo al sarin. Quanto ai campioni delle urine: il 100% è stato trovato positivo, ma i campioni erano solo 4. Non sono state trovate tracce di contaminazione nei letti e nelle case o negli abiti.  

Interviste: sono state  intervistate solo 28 persone, anch’esse indicate dai referenti in loco, e medici e infermiere. I sanitari dichiarano anche di aver trattato con atropina e altro…ma non hanno saputo segnalare in quali dosi…

I morti, questi sconosciuti. E insepolti

Il rapporto dice che i sopravvissuti hanno dichiarato di aver avuto vari familiari morti. Nient’altro, non una cifra

Perché gli ispettori non hanno chiesto quanti sono stati i morti e i feriti? Eppure le denunce erano state apocalittiche: parlano di oltre 1.300 morti (la cifra data per buona da Kerry), oppure di 355, e di migliaia di contaminati.  Uno degli ispettori intervistato dalla Stampa ricorda la cifra dei mille morti, e dunque diecimila colpiti; possibile che non abbiano chiesto dove sono finiti?

Perché gli ispettori non hanno chiesto di vedere i corpi o almeno sapere dove sono sepolti? Eppure non sono stati mostrati nemmeno i funerali. 

Perché gli ispettori non hanno chiesto, e allegato i nomi dei morti con età e genere? 

Perché gli ispettori non hanno pensato di condurre le analisi sui morti?

Perché gli ispettori non hanno chiesto come mai il 70% degli intervistati e analizzati fossero uomini giovani mentre nei video si mostravano tanti bambini? No.

Perché gli ispettori non sono andati a incontrare i 50 soldati feriti ricoverati nell’ospedale di Mezzeh a Damasco? 

È vero che il rapporto doveva solo indagare sul fatto se il sarin fosse stato usato, ma cercare di rispondere a questi altri aspetti avrebbe illuminato sulle manipolazioni contenute nei video realizzati all’opposizione il 21 agosto stesso e nelle dichiarazioni di medici e altre figure, e avrebbe forse indicato possibili responsabili: chi manipola, probabilmente lo fa per  nascondere qualcosa o per accusare altri.

Le contraddizioni irrisolte dei video “prova” e i bambini rapiti

Rimangono così tutte in piedi le contraddizioni dei video del 21 agosto, realizzati dall’opposizione, diffusi da tutti i media del mondo a poche ore dall’attacco chimico e considerati validi dai paesi cosiddetti “Amici della Siria” per giustificare un attacco militare, benché il colpevole rimanga indefinito. Ecco alcuni fra i tanti dubbi indicati nel lungo rapporto “The chemical attacks on east Ghouta to justify military right to protect interventi in Syria” curato da Isteam, gruppo di appoggio alla Mussalaha in Siria – il rapporto è stato distribuito a Parigi dalla Ong International Institute for Peace, Justice and Human Rights

Come mai non ci sono familiari accanto ai numerosi bambini feriti o morti? Come mai i genitori avrebbero dovuto portare i corpi dei bambini morti in non meglio identificate “strutture ospedaliere” e poi abbandonarli lì? Come mai questi corpi sono sventolati di fronte alle videocamere da maschi adulti che non appaiono per nulla commossi? Come mai i soccorritori non hanno protezione? Se fosse sarin sarebbero già morti. Come mai il “personale impegnato nei soccorsi” sostiene di aver potuto somministrare 25.000 dosi di atropina e 7.000 di idrocortisone nel ristretto lasso di tempo necessario al gas sarin per agire? Come mai si afferma che molte delle vittime sono state soccorse nelle cantine delle abitazioni (l’attacco è avvenuto in piena notte, le persone stavano dormendo nei loro letti, si presume)? Come mai ci sono persone che compaiono in contesti diversi, come figuranti? Come mai nelle “strutture sanitarie”, decine di persone mostrano di essere indaffarate davanti a un bambino già morto mentre decine di persone, lì a fianco, presumibilmente “agonizzano” senza alcuna assistenza? Come mai il bambino agonizzante (il video è stato fra gli undici inseriti da Obama come prova) è ripreso in diversi luoghi e date? Come mai si indicano come “non identificati” i morti (in un quartiere o un’area le persone vengono identificate facilmente). Per non parlare della foto emblematica che raffigurerebbe i morti da gas sarin in Siria ma che si riferisce alla rivolta in Egitto due anni fa

C’è invece un elenco di nomi…

A questo si aggiunga che secondo l’Isteam sarebbero stati riconosciuti fra i bambini nei video alcuni dei tanti piccoli rapiti settimane fa da gruppi armati nei villaggi alauiti della zona di Lattakia. 

E i loro nomi sono tutti elencati, con l’età. Insieme ai nomi degli adulti  anziani, donne e uomini uccisi o rapiti appunto a Lattakia.

Immagine liberamente tratta da www.alarabiya.net

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