Evo Morales e il calcio popolare a Bergamo

Evo Morales in versione calciatore (Foto by Bedolis Foto)
Quando una cholita, una donna con la tipica gonna a palloncino, si è avvicinata e gli ha offerto il fazzoletto bianco per ballare, lui ha rotto qualsiasi protocollo ufficiale e mandato in tilt la sicurezza, ha abbandonato il palchetto d’onore allestito all’oratorio di Colognola e ha danzato sui ritmi della cueca e del hauyno, alcuni balli tipici boliviani. 
In jeans neri e camicia bianca, una ghirlanda di fiori al collo, si è lasciato travolgere dalle danze, ha concesso foto ricordo, e per concludere, con la maglia della Nazionale boliviana, ha anche fatto gol in campo durante un’amichevole con la squadra di calcio dei connazionali che vivono a Bergamo. 
È con il desiderio di incontrare la comunità boliviana più grande d’Italia – 12 mila persone almeno – che Evo Morales, presidente della Stato plurinazionale della Bolivia, giovedì 5 settembre è stato a Bergamo. Una comunità che, se paragonata al numero di abitanti della nostra città, è più numerosa di quella presente in grandi metropoli come Barcellona e Madrid. 
Il volto è stanco per il tour de force a cui si è sottoposto per inserire anche la tappa orobica tra la visita ieri in mattinata a Roma con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il ministro degli Esteri, Emma Bonino, e l’incontro con Papa Francesco oggi in Vaticano.  
È arrivato a Bergamo con l’aereo presidenziale all’aeroporto di Orio al Serio intorno alle 16 accolto dalla Prefettura. Ha poi raggiunto Palazzo Frizzoni, per un saluto e un incontro privato con il sindaco Franco Tentorio. «Ho chiesto al sindaco di Bergamo – ha dichiarato poi in un breve incontro con una delegazione di boliviani in sala consiliare – come vi comportate qui a Bergamo, e il sindaco mi ha detto che siete dei grandi lavoratori. Questo mi rende orgoglioso».

Chávez: impetuoso fiume di energia per lottare mille anni

di Nathali Gómez

da www.avn.info

Caracas, 27 luglio. AVN.- In una notte di pioggia a Sabaneta de Barinas, in una umile casa di palma con il pavimento di terra battuta, nel bel mezzo dell’acquazzone, nacque il figlio che partorì la Patria, il gigante dalle cui mani sgorgò una pioggia di vita che colmò di vigore e speranza i popoli del mondo sprofondati nelle tenebre e nell’aridità.

Quando Hugo Chávez parlava della sua nascita, l’alba del 28 luglio 1954, si riferiva a quella pioggia. «Sarà che per questa ragione mi piace tanto l’acqua… per me un fiume è una magia», affermava in un’occasione mentre conversava con sua madre Elena sul ricordo di quella notte sabanera.

La portata di quella magia lo avvolgeva e sempre l’ha accompagnato. Fiumi di sguardi, di braccia, di sorrisi, di lacrime e di cuori che fluivano quasi senza alcun controllo in ogni luogo dove arrivava. La sorgente di quella corrente rivoluzionaria che Chávez ha generato si trovava in Venezuela, ma è andata crescendo e si è fatta sempre più copiosa fino a esondare con la sua forza nei diversi paesi dell’America latina e dei Caraibi.

Il giubilo con il quale il popolo haitiano ricevette il leader bolivariano, tra i salti e le urla di “Viva Chávez”, quel 12 marzo 2007 sconvolse anche lo stesso presidente venezuelano, il quale tre anni più tardi, davanti all’Assemblea Nazionale, nella sua relazione ricordò quella visita: «Quel popolo riversato per la strada con un’allegria, con una speranza, con una magia, con quella miseria».

La moltitudine euforica accompagnò il loro amico Chávez dalla discesa dall’aereo fino alla fine del percorso, circa quarantacinque minuti dopo, a Porto Principe. Era tanta la magia che sprigionava da quella portata debordante di folla che il presidente venezuelano decise di scendere dalla macchina che lo trasportava e cominciò a trottare, gomito a gomito, con il popolo haitiano.

«Come sempre c’è la massa del popolo e io mi tuffo su di essa, la stringo in un abbraccio, sudo con essa, piango con essa e mi ritrovo. Perché è lì che si vede il dramma, è lì che alberga il dolore, e io voglio sentire quel dolore, perché solo quel dolore, unito all’amore che uno sente, ci darà le forze necessarie per lottare mille anni…» racconta lo stesso Chávez in una delle storie raccolte nel libro Cuentos del arañero.

Quando apparve il comandante Chávez, la prima cosa che affermammo fu: «Finalmente Haiti avrà nel mondo un vero amico sul quale contare. Grazie a lui noi stiamo sopravvivendo. Lui ha cambiato il nostro modo di vivere e ci ha fatto provare il piacere della vita. Lo consideriamo come il nostro salvatore», ha affermato Jean Dorisca, haitiano appartenente al Club degli Amici di Cuba di Léogâne, il quale ha partecipato al IV Incontro di Solidarietà con Cuba che si è tenuto recentemente nella città di Caracas.

Quando Jean afferma che ora «Haiti è un’altra Haiti», si riferisce alla cooperazione e alla solidarietà, incoraggiata dal Venezuela, che esiste tra il suo paese e i popoli dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), Mercato Comune del Sud (MERCOSUR) e Petrocaribe.

Per le strade di Porto Principe, devastate dal terremoto del 12 gennaio 2010, si edificano strutture abitative e socio-produttive con l’appoggio del governo venezuelano. Inoltre, mediante Petrocaribe-Alba si è incrementata la produzione di energia elettrica e Jean fa anche riferimento ai suoi compatrioti che studiano Medicina Integrale Comunitaria in Venezuela.

Quando parla della Rivoluzione bolivariana come alternativa per i popoli della regione, Jean sostiene: «Il mondo capitalista porta con se la morte, la povertà, la fame. Una vita vissuta nella sua pienezza è possibile solo nel socialismo, perché uno può parlare di condivisione e non di quello che avanza, ma di quello che possiede. Cuba e il Venezuela non si limitano a dare l’eccedente, danno quello che hanno».

Chávez del popolo

«Del presidente Hugo Chávez uno ricorda sempre quel sorriso che lo caratterizzava. Quando siamo arrivati nella baraccopoli, avevo la sensazione di averlo conosciuto da sempre. E in quel posto ho potuto osservare l’amore del popolo, la devozione con la quale lo salutavano, una devozione molto intima, amica, compagna, militante, complice di molte strade percorse», ha scritto la giornalista argentina Stella Calloni in un articolo che ha intitolato “Quando il popolo si sveglia”, pubblicato nel mese di marzo di quest’anno.

Ciononostante quelle acque tumultuose e colme di amore non solo straripavano sulle terre venezuelane. La portata del corso d’acqua Chávez si rovesciò in ciascuno dei paesi in cui è stato. Ogni visita era accompagnata da un popolo vivo che lo riconosceva come leader regionale, ma anche come un caro amico al quale si poteva stringere la mano, toccarlo, baciarlo, abbracciarlo e condividere la sua fatica.

«Sento un grande piacere quando la gente non si rivolge a me chiamandomi presidente, ma Chávez. All’improvviso mi chiedono: “Come va Chávez?”. Così me lo chiedono e io rispondo nella stessa maniera, come quando qualcuno mi chiamava urlando da un estremo a un altro nei llanos [pianura dell’entroterra venezuelano, NdT] del mio paese», afferma nel libro Cuentos del arañero.

Persino in luoghi così lontani come Teheran, la capitale dell’Iran, un gruppo di giornalisti del Kazakistan, venuti a sapere che alcuni compagni erano venezuelani, alzano immediatamente il pugno sinistro e dicono: “Chávez”. Non importa la lingua, il suo cognome risuona letteralmente fino in Cina da parte di chi lo ammira, scrive Sergio Rodríguez nell’articolo “Chávez, uomo universale”. Allo stesso modo si ritrova nel nome di una baraccopoli di Bogotá, nell’aeroporto che si sta costruendo a Porto Principe e in una strada di Mosca, solo per citare alcuni luoghi.

Chávez e l’integrazione

Chávez non solo ha conosciuto la povertà in Venezuela, poiché per un breve periodo, negli anni Ottanta, ha anche vissuto nelle baraccopoli di Santo Domingo, in quelle di Los Mina e Los Tres Ojos, secondo quanto ha manifestato durante una visita in quel paese.

Iván Rodríguez, appartenente alla corrente dominicana dei movimenti sociali verso l’Alba, recentemente presente a Caracas, spiega che l’affetto manifestato dal suo popolo verso il leader latinoamericano cominciò a germogliare sin da quegli anni quando soggiornò nell’isola.

«Chávez stabilì rapporti con la gente perché era una persona umile». La simpatia che ha il popolo dominicano verso di lui si accentua ulteriormente nel 1992 dopo la ribellione civico-militare. «Avevamo seguito molto da vicino quello che stava accadendo, i mezzi di comunicazione dominicani lo intervistarono mentre era in carcere e quando divenne presidente godeva già di una grande simpatia da parte del nostro popolo», ha affermato.

Iván ricorda quando nel 2002 il presidente venezuelano inaugurò la Piazza Bolívar nel suo paese, fu l’anno in cui il mandatario partecipò al Vertice Iberoamericano dei Capi di Stato e di Governo che si svolse a Punta Cana: «Arrivò e infranse il protocollo di sicurezza, perché sapeva che eravamo lì presenti e ci disse: ‘solo un minuto, sono venuto a salutarvi’, e tutti quanti si precipitarono verso di lui per abbracciarlo, una cosa davvero emozionante, la gente in un abbraccio sincero, in un momento eccezionale come quello. Era la sua una maniera semplice di entrare in contatto con il popolo», ricordò con emozione.

Iván è segretario generale di Alternativa Rivoluzionaria, osserva che Chávez aveva compreso molto bene che doveva colpire l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA), la quale definisce come una organizzazione saccheggiatrice dell’impero e propone, nel 2001, nel III Vertice dei Capi di Stato dell’Associazione degli Stati dei Caraibi, l’ALBA, come alternativa per garantire «la maggiore felicità possibile, la maggiore sicurezza sociale e la maggiore stabilità politica».

Il messicano Gilberto López y Rivas nel suo libro “Il seme di Hugo Chávez”, dichiara che il leader venezuelano ha reso fattibile «l’integrazione latinoamericana come garanzia d’indipendenza e sovranità di fronte all’imperialismo e, particolarmente, con l’Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) (…) il suo lascito politico regionale comprende anche Telesur, Petrosur, Petrocaribe, l’incipiente Celac, Banco del Sur e altre iniziative che, proprie o congiunte, attualmente non potrebbero pensarsi senza la partecipazione del Comandante presidente».

Dall’Argentina, Fernando Vicente, integrante del Fronte Popolare Darío Santillán, quando parla d’integrazione ricorda che Chávez in un’occasione riferì che questa non solo doveva partire dagli Stati e dai governi «ma che doveva dimorare anche nei movimenti popolari» ed è per questa ragione che insieme ad altre organizzazioni popolari si è stimolato questo spazio dei popoli dell’Alba.

Chávez trascende Chávez

Questo giovane argentino racconta che il 2 aprile nel suo paese ci fu una importante inondazione a Città de La Plata, la quale provocò un saldo di più di 50 vittime. Subito dopo scattato il piano di emergenza, il movimento al quale egli appartiene convocò i meno colpiti della tragedia con il proposito di dare aiuto ai più bisognosi.

«Si organizzò uno spazio politico che diede l’avvio alle Brigate di Solidarietà Hugo Chávez, mediante le quali furono convocati tutti quelli che non erano stati particolarmente danneggiati in modo da aiutare i più umili e i più colpiti. Questa iniziativa riuscì a raggruppare più di mille persone per somministrare cibo, acqua potabile e cure sanitarie. Il suo impatto fu straordinario, infatti dopo tre mesi dall’accaduto continuano a lavorare e a organizzare il popolo», ha spiegato.

Quando gli viene chiesto il motivo del nome delle brigate, ha voluto ricordare il leader latinoamericano nella sua essenza, così come lo ha conosciuto il popolo dal quale si è lasciato amare, trascendendo il tempo e lo spazio: «Pensiamo che Chávez significa solidarietà di fronte alla contingenza, essere uniti nei momenti negativi con l’idea che il popolo non è un soggetto passivo, perché si organizza, perché costruisce potere popolare».

Questo 28 luglio, quel fiume di magia che trasporta vita e speranza ai popoli del mondo continuerà irreversibilmente con il suo grande corso, perché come afferma Pablo Neruda nel poema Il fiume: «Non so / quello che dicono i quadri e i libri / (ma non tutti i quadri e tutti i libri, / solo alcuni), ma so cosa dicono / tutti i fiumi»: Viva Chávez!.

 

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Vincenzo Paglione]

Siria: le armi chimiche usate dai mercenari non dall’esercito

da actualidad.rt.com

In un’intervista rilasciata dagli insorgenti siriani confermano, a un’inviata dell’AP che ha svolto delle indagini sull’uso delle armi chimiche, la loro responsabilità nell’attacco con armi chimiche avvenuto nella periferia di Damasco lo scorso 21 agosto, il quale giudicano come un “incidente”.

Ribelli siriani di Guta, nei sobborghi di Damasco, hanno dichiarato alla giornalista dell’Associated Press, Dale Gavlak, che sono stati loro gli autori dell’incidente con armi chimiche del 21 agosto scorso e che i paesi occidentali attribuiscono al Governo di Basahr Al-Assad. I ribelli hanno assicurato che l’incidente con le armi chimiche è stato causato da un impiego errato delle stesse e che l’Arabia Saudita è stata a somministrarle.

“In svariate interviste effettuate ai medici, ai residenti di Guta, ai ribelli e alle loro famiglie (…) molti sono del parere che alcuni ribelli hanno ricevuto armi chimiche dal capo d’intelligenza saudita, il principe Bandar bin Sultan, e che sono stati i ribelli i diretti responsabili di portare a termine l’attacco con gas (mortale), scrive la Gavlak.

I ribelli hanno dichiarato alla Gavlak che non sono sufficientemente allenati sul maneggio delle armi chimiche e che addirittura non sapevano nemmeno di avere tra le mani armi di quel genere. Secondo quanto affermano i ribelli, le armi erano destinate al Fronte Al Nursa, gruppo associato ad Al Qaeda.

Nel frattempo decine di ribelli hanno confermato alla Gavlak che li finanzia il governo saudita.

L’informazione raccolta da Dale Gavlak contraddice in toto le giustificazioni spiattellate dagli USA quando, lo scorso venerdì, hanno rivelato “l’estrema attendibilità” che meritano le prove di cui affermano avere in possesso e che –aggiunge- coinvolgono ad Al Assad nell’attacco con armi chimiche.

Dale Gavlak è stata corrispondente in Medio Oriente per l’Associated Press durante due decenni. Ha anche lavorato per la Radio Pubblica Nazionale (NPR) e ha scritto articoli per la BBC.

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Vincenzo Paglione]

Il Cile a Napoli, a 40 anni dal golpe

Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo è già presente da tempo negli attentati terroristici, facendo saltare ponti, interrompendo le vie ferroviarie, distruggendo oleodotti e gasdotti. Di fronte al silenzio di quelli che avevano l’obbligo di intervenire, la storia li giudicherà. Sicuramente radio Magallanes sarà fatta tacere ed il suono tranquillo della mia voce non vi giungerà. Non importa, continuerete ad ascoltarmi. Sarò sempre vicino a voi, per lo meno il ricordo che avrete di me sarà quello di un uomo degno che fu leale con la patria.

L’11 settembre del 1973 l’esercito cileno, istigato dall’opposizione di destra e dagli USA di Nixon e Kissinger, assaltarono il palazzo presidenziale, La Moneda, dove si trovava Salvador Allende, presidente eletto nel 1970, e i suoi ministri.

Gli attacchi, effettuati anche bombardando dal cielo il palazzo, spinsero Allende ad invitare i ministri ad uscire dal palazzo.
Allende scelse per se la via del suicidio pagando con la vita la colpa di aver voluto costruire un paese più giusto sottraendolo allo sfruttamento delle aziende statunitensi.

L’anno prima, in un suo storico intervento all’ONU, Allende aveva previsto lo strapotere che avrebbero assunto le multinazionali sui governi individuando nel suo presente le radici di quella che è diventata la nostra realtà

A 40 anni da quell’evento che segnò la vita della popolazione cilena ed ebbe ripercussioni politiche anche sul nostro paese vogliamo dedicare a Salvator Allende una serata in cui la sua voce si intrecci con quella di quanti hanno vissuto e condiviso con lui il sogno di una società giusta.

In apertura i Finti Illimani presenteranno un loro lavoro su quei terribili giorni.
Sarà poi la volta della proiezione del documentario “Allende” (100′ Argentina, 2004) di Patricio Guzman regista che aveva documentato la campagna elettorale del 1970 e i successivi eventi.

La musica dei Finti Illimani si intreccerà, quindi, con la voce e le parole di Allende.

La cena a base di cibi della tradizione cilena chiuderà l’evento lasciando aperto, nella convivialità della condivisione del cibo, lo spazio alle riflessioni di ognuno.

La serata organizzata da Fantasmatica e da Vodisca Teatro si svolgerà presso il TAN Teatro Area Nord, Via Nuova Dietro la Vigna 20, Napoli.

Ingresso con sottoscrizione obbligatoria di 10 euro.

Per informazioni e prenotazioni scrivere a assfantasmatica@gmail.com o telefonare al 3201550781 (Alfonso)

[Si ringrazia Alfonso Gentile per la segnalazione]

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: