Evo Morales: «Un pretesto umanitario per una guerra devastante»

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

6set2013.- «Usano pretesti umanitari per mascherare i loro veri obiettivi e preparare in Siria una guerra dalle conseguenze devastanti», dice Evo Morales rispondendo a una domanda del manifesto. Il primo presidente indigeno della Bolivia sta concludendo in Italia un giro di incontri che lo ha portato in Spagna e in Bielorussia. Ieri mattina, prima di recarsi in visita dal suo omologo Giorgio Napolitano, ha incontrato movimenti sociali, sindacati e rappresentanze politiche della sinistra italiana, e ha dialogato anche con il nostro giornale.

In una successiva conferenza stampa, Morales ha poi ripreso alcuni temi su cui si era soffermato, alternando le sue riflessioni con quelle del ministro degli Esteri David Choquehuanca Cespes. Insieme a lui, il presidente ha gestito le ore difficili del sequestro, il 2 luglio, al rientro da un vertice sul gas in Russia. Allora, diversi paesi europei – Francia, Spagna, Portogallo e Italia – gli avevano negato il transito nei propri spazi aerei, obbligandolo ad atterrare a Vienna e a rimanere bloccato lì per 11 ore.

Sul numero di agosto di Le Monde diplomatique/ilmanifesto, Morales ha raccontato i particolari della vicenda, il tentativo di perquisizione dell’aereo presidenziale organizzato dalla diplomazia spagnola, la sua decisa resistenza, il supporto degli altri presidenti socialisti dell’America latina. In quei giorni, la Cia cercava il suo ex consulente Edward Snowden, in fuga coi documenti segreti del Datagate. Ecuador, Venezuela, Bolivia e Nicaragua si erano detti disposti ad accoglierlo e Washington intendeva dare un avvertimento, incurante delle norme internazionali. Morales aveva denunciato la subalternità a Washington dei paesi europei, esigendo da loro delle scuse, poi arrivate. Ieri è tornato sul tema, ritenendo «totalmente superata» la crisi con l’Europa dopo gli incontri con Francia, Spagna e ora Italia: «Il problema – ha ripetuto – non è con i paesi europei, ma con chi li ha ispirati, con le agenzie di intelligence da cui erano a loro volta controllati. In America latina, gli Stati uniti hanno spiato sia Dilma Rousseff che il presidente del Messico Peña Nieto, loro alleato, e la Colombia. Quelle dettate dal mercato capitalista sono alleanze senza principi e senza valori».

Il Brasile non ha offerto asilo a Snowden, ma ieri la commissione che indaga sullo spionaggio illegale organizzato dall’Agenzia nazionale per la sicurezza Usa (Nsa) ha deciso di mettere in campo una protezione speciale verso Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian che per primo ha diffuso le rivelazioni sul Datagate. Sarà protetto anche il suo compagno, il brasiliano David Miranda, che a metà agosto venne fermato all’aeroporto di Londra e interrogato in base alla legge antiterrorismo. «Snowden merita gratitudine – ha detto ieri Morales – perché ha mostrato i veri interessi degli Stati uniti. Il petrolio e il controllo geopolitico della regione sono il vero obiettivo della Guerra contro la Siria. Quello delle armi chimiche è la giustificazione di cui hanno bisogno per ripetere quanto hanno fatto in Iraq usando il pretesto delle armi di distruzioni di massa, che non c’erano». E per illustrare il concetto, Morales ha raccontato un episodio: «Durante una riunione internazionale, ho chiesto di chi fosse oggi il petrolio libico e mi è stato risposto: per questo devi chiedere a lui, riferito a un alto rappresentante europeo. Come ieri hanno ucciso Gheddafi, oggi vogliono eliminare Assad. Quello richiesto al Congresso Usa è un voto per uccidere». L’alternativa? «Dar retta alle parole di papa Francesco quando dice no alla guerra. Organizzare un’opposizione di massa chiamando i movimenti e la sinistra. Chiedere agli organismi internazionali che intervengano per scongiurare la catastrofe. Un detto lakota dice: quando sei sull’orlo del baratro può sorgere l’arcobaleno». Chiediamo a Evo come si stanno muovendo gli organismi regionali latinoamericani. Risponde: «L’Alba è nata su principi antimperialisti e di giustizia sociale e chiede con forza la pace. Ma anche all’interno di Unasur e Mercosur vigono i criteri della mediazione e della solidarietà. Così cerchiamo di risolvere i nostri conflitti. La ex presidente cilena Bachelet mi ha detto all’epoca: dì a Chávez che non si preoccupi, parlo io con Uribe. E Dilma ha mediato ora tra Colombia e Ecuador e tra Santos e Maduro. L’importante è che non venga un paese potente dall’esterno a dettar legge».

Oggi Morales incontra Bergoglio. Gli chiediamo: ma questo pontefice è davvero il «primo papa bolivariano» come alcuni vorrebbero? «In Bolivia – risponde – abbiamo molti problemi coi vescovi: appena ce n’è uno vicino alla Teologia della liberazione e alla sinistra viene rimosso in favore di un altro vicino alla destra. Di questo papa mi convince il suo discorso sul francescanesimo, che può diventare rivoluzionario e camminarci a fianco. Vado a sentire, poi vedremo».

 

La lettera del Papa a Vladimir Putin

papa francesco

da cambiailmondo.org

A Sua Eccellenza

Il Sig. Vladimir PUTIN
Presidente della Federazione Russa

Nell’anno in corso, Ella ha l’onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali.

Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008.

Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un’abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria. La Sua presidenza del G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne. Ciononostante, l’economia mondiale potrà svilupparsi realmente nella misura in cui sarà in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani, dai più anziani ai bambini ancora nel grembo materno, non solo ai cittadini dei Paesi membri del G20, ma ad ogni abitante della Terra, persino a coloro che si trovano nelle situazioni sociali più difficili o nei luoghi più sperduti.

In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data, quali sono, per esempio, i Millennium Development Goals. Purtroppo, i molti conflitti armati che ancora oggi affliggono il mondo ci presentano, ogni giorno, una drammatica immagine di miseria, fame, malattie e morte. Infatti, senza pace non c’è alcun tipo di sviluppo economico. La violenza non porta mai alla pace condizione necessaria per tale sviluppo.

L’incontro dei Capi di Stato e di Governo delle venti maggiori economie, che rappresentano due terzi della popolazione e il 90% del PIL mondiale, non ha la sicurezza internazionale come suo scopo principale. Tuttavia, non potrà far a meno di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria. Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo. I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare. Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale. Inoltre, è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese.

Signor Presidente, sperando che queste riflessioni possano costituire un valido contributo spirituale al vostro incontro, prego per un esito fruttuoso dei lavori del G20. Invoco abbondanti benedizioni sul Vertice di San Pietroburgo, su tutti i partecipanti, sui cittadini di tutti gli Stati membri e su tutte le attività e gli impegni della Presidenza Russa del G20 nell’anno 2013.

Nel chiederLe di pregare per me, profitto dell’opportunità per esprimere, Signor Presidente, i miei più alti sentimenti di stima.

Dal Vaticano, 4 settembre 2013

Hugo Chávez ed il discorso dell’Unità

In Occasione dei sei mesi dalla ‘siembra’ del Comandante eterno pubblichiamo qui di seguito alcuni passaggi dell’ultimo discorso di Chávez prima di partire per l’ultima volta per Cuba, l’8 dicembre del 2012

«Appena venti anni fa non avevamo Patria; qui non c’era popolo perché il popolo non è solo la somma della gente, come diceva Jean Jeacques Rousseau. Per far sì che esista un popolo deve esistere una moltitudine, o un insieme di esseri umani che bevano dalla stessa fonte storica, con coscienza e, inoltre, che abbiano un comune progetto. Quello di prima non era un popolo, piuttosto un ammasso di gente, un paese caotico, senza direzione, senza forza armata, in conflitto… ci uccidevamo fra noi stessi, militari contro civili, mentre la borghesia portava via i soldi e l’impero faceva ciò che voleva. In 20 anni è cambiato tutto, non è poca cosa ciò che abbiamo fatto, ma è ancora più grande ciò che dobbiamo fare».

«In Venezuela si è scatenata l’ultima Rivoluzione del XX secolo e la prima del XXI secolo, Rivoluzione che, chi lo può dubitare, ha avuto e continuerà ad avere effetti in America latina, nei Caraibi ed oltre».

«Fortunatamente, questa Rivoluzione non dipende da un solo uomo; abbiamo portato a termine diverse tappe e oggi abbiamo una direzione collettiva che si è diffusa ovunque …».

«Vi dirò, anche se vi può apparire duro… voglio e devo dirlo: così come prevede la Costituzione, nel caso si presentasse qualche circostanza sopravvenuta che non mi consenta di continuare a ricoprire il ruolo di Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela … Nicolás Maduro, non solo deve concludere il presente periodo elettorale, come prevede la Costituzione, ma anche, secondo la mia ferma opinione, piena come la luna piena, irrevocabile, assoluta e totale, in uno scenario che renderebbe necessario indire nuove elezioni presidenziali, faccio appello affinché sia eletto Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Ve lo chiedo dal profondo del mio cuore».

«Nell’ambito di questo messaggio, voglio dirvi che ci siamo costituiti come un solo ente perché come dicevamo e diciamo, in verità, Chávez non è soltanto questo essere umano, Chávez è un grande collettivo».

«Dal mio cuore di patriota, reitero il mio appello a tutti i patrioti e le patriote del Venezuela, perché siamo rivoluzionari, siamo socialisti, siamo umani, siamo molte cose, ma in essenza siamo patrioti … oggi abbiamo Patria! Accada ciò che accada, in qualsiasi circostanza, continueremo ad avere Patria; Patria perpetua, come diceva Jorge Luis Borges, Patria per sempre, Patria per i nostri figli e le nostre figlie. Patria, la Patria, patriota del Venezuela, donne e uomini, rodilla en tierra*! Unità dei patrioti!».

«Non mancheranno coloro che tenteranno di approfittare della difficile congiuntura per raggiungere il loro obiettivo di restaurare il capitalismo, il neoliberalismo, per distruggere la Patria. No! Non ci riusciranno! Di fronte a queste circostanze, di fronte a nuove difficoltà – di qualsiasi dimensione esse siano – la risposta di tutti e di tutte le patriote, i rivoluzionari, noi che sentiamo la Patria fino nelle viscere, come direbbe Augusto Mijares, è Unità, Lotta, Battaglia e Vittoria!».

   «Parto pieno di ottimismo, siamo guerrieri della vita, pieni di luce e pieni di fede … sono totalmente sicuro, me lo dice il mio cuore, la patria è sicura; nonostante le difficoltà che ci toccasse affrontare, e le cospirazioni che dovessero ripresentarsi, poiché il nemico è in agguato, da fuori e da dentro… qualsiasi circostanza che loro considerano opportuna per lanciarsi di nuovo come jene contro la Patria per distruggerla di nuovo come hanno fatto per lungo tempo e consegnarla all’imperialismo… non si faranno scappare l’occasione. Ma sono sicuro che si troveranno di fronte questo popolo come un solo uomo, come una sola donna, con voi, con noi, con i soldati».

«Vi chiedo solo, ancora una volta, di rafforzare l’unità all’interno di ogni componente, di lavorare uniti, sempre uniti, non cedere agli intrighi, perché come disse Bolívar, fa più danni un cospiratore in un giorno, che un uomo di bene in un mese o in un anno».

Viviremos y Venceremos  

[Trad. dal castigliano a cura di Gabriel Arcadi]

Maria Gabriela Chávez: «Continuerai a vibrare nel tuo popolo»

In Occasione dei sei mesi dalla ‘siembra’ del Comandante pubblichiamo qui di seguito la lettera di Maria Gabriela Chávez al padre letta durante i suoi funerali

Lettera di Maria Gabriela Chávez al padre

Mi fa male la tua dipartita, è un dolore che mi brucia l’anima, che difficile mi è diventata la vita senza di te. Durante questi giorni ho provato a comprendere perché te ne sei andato, perché ci hai lasciato con questo grande vuoto; ho pianto, ho urlato, ho pregato il cielo che ti restituisca a me … poi mi calmo, respiro, ti amo, ti sento e torno a piangere.

E oggi credo di aver compreso tutto ciò. La tua anima infinita, immensa, che il tuo corpo non poteva più contenere … semplicemente sei dovuto volare via ed essere libero, te lo dissi guardandoti negli occhi pochi giorni prima della tua dipartita … sei un gigante.

Un giorno mi hai chiesto di essere forte in caso accadesse il peggio. «Devi essere forte Maria mia, devi continuare il tuo cammino accada quel che accada… oggi ti giuro che darò il meglio di me, ti giuro che tirerò fuori le forze da non so dove per andare avanti, e tu sarai la luce che illuminerà il mio cammino».

Grazie per tanto amore di padre, grazie per il tuo esempio costante, grazie per il suo sorriso, per il tuo pianto, per le tue canzoni, per i tuoi balli, grazie per tanta allegria, grazie per la tua assoluta ed eterna dedizione, però soprattutto, grazie comandante per restituirci la Patria.

Tu continuerai palpitando nel mio cuore, tu continuerai a vivere nella mia anima, tu continuerai a brillare nei miei occhi, continuerai a vibrare nel tuo popolo, per sempre, Papito amado mio.

Vola libero, gigante, vola alto e soffia forte, forte come i venti di uragano, noi avremo cura della tua Patria, e difenderemo il tuo lascito, come ci hai insegnato a fare.

Non te ne andrai mai, in noi c’è il tuo bagliore, Hugo Chávez, hasta siempre mi amado amor eterno.

[Trad. dal castigliano di Gabriele Melendugno]

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