(VIDEO) El Zabayar dalla Siria: «Centomila paramilitari reclutati dall’imperialismo»

di Ciro Brescia

Il deputato venezuelano di origine siriana Adel El Zabayar, si è recato la settimana passata, in Siria per fare visita alla madre gravemente malata, qui ha deciso di arruolarsi nelle brigate di resistenza popolare quando il presidente degli USA, Obama, ha annunciato che in qualsiasi momento la Siria potrebbe essere aggredita.

Adel ha affermato che il suo è un atto di solidarietà internazionalista con il popolo siriano, un popolo degno, che vuole la pace poiché sa bene, sulla propria pelle, quali sono i costi della guerra.  Evidentemente i vertici USA non sono della stessa opinione.

Il deputato del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) fondato dal Comandante Hugo Chávez, ha dichiarata che resterà sul territorio venezuelano fino a quando sarà necessario per difendere il paese mediorientale.

El Zabayar, ha inoltre dichiarato che l’imperialismo ha messo in piedi nel mondo una rete di duecentomila mercenari con il preciso compito di destabilizzare aree e paesi sensibili per gli interessi USA, circa centomila di questi sono presenti sul suolo siriano, gran parte di questi non parlano nemmeno la lingua araba, sono solitamente pakistani, afghani, e financo latinoamericani, come i paramilitari colombiani, detenuti qatarioti, sauditi, criminali comuni, mercenari, che hanno commesso reati che vanno dal furto all’assassinio, condannati a morte nei loro paesi di origine e ai quali è stata offerta la possibilità di rimanere in vita, dichiarando di essere disposti ad andare a seminare morte e terrore in Siria.

Mentre da più fonti emergono segnali e informazioni che il gas sarin sarebbe stato utilizzato dagli stessi mercenari anche se «per un fortuito errore».

Obama, intanto, sotto molteplici spinte, nazionali quanto internazionali, decide di passare la patata bollente della decisione sull’attacco militare, al Congresso USA.

Nel contempo, i media internazionali dominanti continuano, senza alcun imbarazzo ma con qualche difficoltà in più, nella loro opera e nei loro tentativi di intossicazione della pubblica opinione.

Il guerriero riluttante

di Pier Paolo Palermo

Cari amici del Bradipo, avete fatto buone vacanze? Io no. Il mio livello di insoffrerenza rispetto al mondo che mi circonda è arrivato ai livelli dei vecchi che sui pullman napoletani elogiano i bei tempi di “Musellino”. Se mi avventuro a uscire di casa, è sempre per qualche valido motivo. Ma l’idiozia, in questa società telematica, non si ferma certo di fronte a una porta chiusa…

Ebbene, l’idiozia in questo caso si chiama Vittorio Zucconi. Uno dice idiozia perché in fondo spera sempre nella buona fede, e quindi nella possibilità di redenzione, del genere umano. Ma veniamo al punto. Il punto è un’amica mi ha segnalato questo articolo e io, delfino curioso che non sono altro, me lo sono andato pure a leggere. E siccome non sono antiamericano, ma partigiano del buonsenso e dell’onestà intellettuale sì, voglio spenderci due parole.

Partirò subito dall’ammettere che non so e non capisco una ceppa di Vicino Oriente. Questo mi accomunerebbe alla stragrande maggioranza dei giornalisti e opinionisti italiani, se solo loro avessero la sincerità di ammetterlo, anzichè sparare boiate a raffica. Ma qui non si discute l’accuratezza delle informazioni; si parla, come accennavo, di semplice buonenso, e di buona fede.

Il decano del giornalismo italiano comincia parlado di “un’azione militare che nessuno a Washington davvero vuole, ma che tutti sanno essere ormai inevitabile”. Ora, se nessuno vuole l’intervento militare, ci deve essere qualche ragione di forza maggiore che lo renda “inevitabile”, non vi pare? Uno potrebbe pensare che il buon Zucconi, nella sua magnanima onniscienza, voglia degnarsi di svelarcelo. E invece no. E che, deve fare tutto lui? L’autore del pezzo preferisce ragionare per paradossi. Il primo è “il paradosso storico di una nazione costruita per restare alla larga dai grovigli politici del mondo, per evitare ogni legame con altre nazioni oltre gli oceani, come scrisse nel proprio testamento spirituale il padre della patria George Washington”, e che “si ripresenta con implacabile puntualità in Siria”. Quello che è successo fra il 1776 e il 2013 non interessa al buon Vittorio, che va a scomodare le ossa ormai ingiallite dello sborone del Potomac per darci il senso di quanto si rompano le scatole gli Americani di intervenire negli altrui conflitti.
Gli Americani, sì. Zucconi si ostina, in tutto l’articolo, a riferirsi agli Stati Uniti e ai loro abitanti come “l’America” e “gli Americani”. Che avranno fatto di male le tante nazioni più o meno pacifiche delle Americhe, per essere gettate nello stesso calderone con un paese che da Adam Smith a Milton Friedman non ha praticamente mai deposto le armi?
È uno spettacolo insieme spaventoso e affascinante, come assistere a un’eruzione vulcanica o alla discesa di una valanga, vedere muoversi oggi con Barack Obama gli stessi meccanismi che negli ultimi 150 anni, da quando gli Stati Uniti sigillarono nel sangue fraterno la loro unità, hanno portato presidenti dopo presidenti, repubblicani come democratici, isolazionisti o interventisti a essere risucchiati nel gorgo delle crisi internazionali.
Qui si raggiunge l’acme dell’idiozia. O della paraculaggine, fate voi. L’unità degli Stati Uniti non è stata affatto sigillata “nel sangue fraterno”. Lo sanno anche i semi-colti come me, che è stata raggiunta (o meglio riconquistata) attraverso una guerra civile che, se le parole vogliono dire ancora qualcosa, è l’esatto contrario della fratellanza. E non vedo cosa possa esserci di affascinante nell’assistere a un’aggressione militare, se non sei un degenerato con probabili problemi di disfunzione erettile. Secondo Zucconi, “l’America non può più sfuggire al destino di essere America”. Questo concetto non è dell’autore del pezzo. Si tratta di un chiaro riferimento alla dottrina del “destino manifesto”, che già a metà dell’Ottocento era largamente diffusa negli ambienti intellettuali e politici americani. Se l’erano già scordato allora, Washington.
La spiegazione di comodo, quella che la faciloneria dell’ideologismo antiamericano sta risfoderando anche in questi giorni, è che l’interventismo Usa sia soltanto il braccio armato degli interessi commerciali, industriali e oggi finanziari degli americani, mentre una piccola, ma tenace setta di allucinati arriva ad accusarli addirittura di creare gli incidenti che giustificano l’azione armata, dalla distruzione delle Torri Gemelle fino alla fornitura di gas ai ribelli siriani per “autogasarsi” e così provocare la spedizione punitiva contro Assad.
Dunque, prendete atto, se non credete che la bomba di P.zza Fontana sia opera di un eccentrico ballerino anarchico, di essere parte di una “setta di allucinati”. Smettetela di fissare quelle scie chimiche, e allineatevi alle idee dei maitres a penserInoltre, anche se non vi è stata mostrata mezza prova dell’uso di armi chimiche da parte dell’Esercito Siriano, vi bastino le assicurazioni di Obama, Hollande e Zucconi.
Ma se è vero che nella storia del mondo, come in quella americana, non mancano episodi di false provocazioni, come l’esplosione del Maine nel porto dell’Avana o l’incidente immaginario nel Golfo del Tonchino, spiegare con formule paleo marxiane o neo complottiste perché gli Usa si lascino risucchiare in azioni armate dalle quali non traggono né conquiste territoriali né bottini di guerra non spiega niente. 
Quindi, Zucconi ci degna dell’ammissione che i false flag non sono un’invenzione delle “sette di allucinati”, ma una realtà. Ci dice però anche che non spiegano perchè gli statunitensi si facciano risucchiare in guerre, diciamo così, a perdere. Ci fa poi gli esempi del Vietnam, dell’Afghanistan e dell’Iraq. Forse a Zucconi non risulta che le potenze imperialiste si impegnino in conflitti per garantire la stabilità di una certa area del mondo, o al contrario per destabilizzarla. Al resto dell’Umanità che sa leggere e scrivere invece risulta, e tanto basta a rispondergli. Del resto, basterebbe chiedergli cosa ha guadagnato l’allora Unione Sovietica dalla lunga guerra in quell’Afghanista che lui stesso cita.
Eppure, di fronte a tragedie inqualificabili come quella in atto fra Assad e i suoi nemici, si alza immediatamente la richiesta di intervento americano, perché anche i meno teneri verso gli Usa sanno che se non si muovono i Marines, le superportaerei, i Seals, i missili Cruise, i droni del Pentagono, non si muoverà nessuno. 
Che cosa si alza? Forse il pisellino di qualche attempato giornalista, nel nominare tutti questi potentissimi armamenti… Ragazzi, siete voi che avete chiesto l’intervento? E dai, forza, qualcuno questa guerra l’ha chiesta a gran voce. Zucconi però non ci fa la grazia di dirci chi, per cui resteremo con questo dubbio.Allude però alle “cattive intenzioni” di Russia e Cina, senza però illustrare neanche quelle. “La prepotenza americana è l’indicatore inverso della impotenza altrui”. Insomma, è come dire che se tuo figlio fa i capricci per strada e tu non gli ammolli un ceffone, è “inevitabile” che arrivi qualche energumeno pregiudicato  e faccia “le veci” del padre. Che volete, è il suo destino manifesto. Qualcuno i ceffoni li deve tirare. In questo caso il compito ricade sul “guerriero riluttante” Barack Obama. E adesso studiatevi bene la chiusa del pezzo di Zucconi, e se tornate a leggere lui e il giornale di merda che lo pubblica, cazzi vostri.
Non subisce certamente la seduzione del teorico di quel “Nuovo Secolo Americano” che imbambolò Bush il Giovane, ma non ha scampo. Non c’è un’altra America, ma soltanto questa, la somma di tutti i successi e i disastri della storia contemporanea, sempre più sola, sempre meno amata, sempre più indispensabile. 
Di cosa subisca il fascino Obama io non lo so, e non credo possa saperlo neanche Zucconi, a meno che non sia un regolare compagno di bevute del presidente statunitense. Credo che negare l’esistenza di una “America” contraria alla politica estera della sua leadership sia irrispettoso verso quei milioni di americani che non vogliono l’ennesima operazione di bullismo internazionale. D’altra parte, la cautela del Congresso potrebbe far pensare proprio che quella “America” fa sentire sempre di più il proprio peso. Ma per Zucconi l’America “indispensabile” è questa. Un guerriero riluttante. Un padre che si toglie la cinta e picchia i figli degli altri. Che dire? Nascondiamo i bambini, e speriamo che questa follia passi presto.
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