Egitto. Il nuovo governo punta al dialogo con Damasco

Egitto. Il nuovo governo punta al dialogo con Damasco

da tribunodelpopolo.it

Il nuovo governo di Al-Sisi in Egitto sembra portare il Paese delle Piramidi verso una direzione diversa da quella che aveva in mente Morsi. Il Cairo ora ha deciso di cambiare registro e di aprire al dialogo con Damasco.

Quando all’ombra delle piramidi sedeva il nuovo “faraone” Mohamed Morsi le cose si mettevano molto ma molto bene sia per gli Stati Uniti, sia per gli interessi dei paesi del Golfo, Arabia Saudita, Qatar in primis. Anche per questo a molti sono saltati i nervi, in primis proprio a Obama che aveva scelto Morsi come cavallo vincente per fare gli interessi a stelle e strisce nell’area. Al-Sisi però sembra avere le idee molto chiare e non sembra volersi fermare di fronte al ricatto americano di sospendere gli aiuti economici al Cairo. Non solo, Al-Sisi sembra anche voler improntare la politica estera egiziana su altre basi. Riguardo a quanto successo in Siria Al-Sisi ha ricordato come Egitto, Algeria, Libano, Iraq e Tunisia sarebbero tutti contrari all’attacco franco-americano a Damasco, e Baghdad e Beirut non hanno nemmeno condannato Damasco per il presunto attacco con il gas avvenuto a Ghouta.

«Non sappiamo chi abbia usato le armi chimiche», ha spiegato il ministro degli esteri egiziano, Nabil Famhi, a sottolineare che il Cairo ora punta sul dialogo con Damasco, e che ancora non è stata esibita nessuna prova che dimostri la responsabilità di Assad. Si tratta di un vero e proprio cambio di rotta rispetto al pieno sostegno offerto ai ribelli siriani che era stato manifestato due mesi fa dal presidente islamista Mohammed Morsi, deposto dal colpo di Stato militare. Si tratta quindi di un cambiamento estremamente negativo per gli interessi americani nella regione, ecco quindi spiegato il rinnovato interventismo della Casa Bianca in Medio Oriente. Del resto Egitto e Siria già in passato avevano fatto fronte comune contro gli interessi dell’Occidente nell’area.

[Si ringrazia Leonardo Landi per la puntuale segnalazione]

Quitolatino intervista Adelmo Cervi

I sette fratelli Cervidi Davide Matrone – Quitolatino*

Intervista ad Adelmo Cervi figlio di Aldo Cervi ucciso il 28 dicembre del 1943 insieme ai suoi 6 fratelli nel poligono di tiro di Reggio Emilia ad opera dei Fascisti

01set2013.- Adelmo Cervi oggi ha 70 anni ed è il figlio di Aldo Cervi (nato nel 1909), ucciso il 28 dicembre del 1943 insieme ai suoi 6 fratelli nel poligono di tiro di Reggio Emilia ad opera dei Fascisti.

I sette fratelli Cervi

La tua famiglia…..

La mia famiglia era una famiglia di contadini molto cattolica e conservatrice. Molti pensavano che noi fossimo stati sempre comunisti. Mio padre e i miei zii erano dei contadini semplici che lavoravano la terra duramente.

In che paesino siamo?

Siamo a Campegine, poi successivamente la mia famiglia si sposta a Praticello; un comune che si trova tra Parma e Reggio Emilia spostato verso il Po.

Campegine_chiesa_ss_pietro_e_paolo

Campegine_chiesa_ss_pietro_e_paolo

E tuo padre?

Mio padre era il terzogenito ed era quello più politicizzato dei fratelli. Anche lui cattolico e iscritto ai giovani dell’AMPLI, però fu quello che nel corso degli anni si converte decisamente alle idee socialiste insieme allo zio Gelindo. Insieme furono quelli che convinsero gli altri della famiglia a partecipare attivamente alla militanza antifascista.

Come e quando tuo padre si converte alle idee socialiste?

Dunque, mio padre Aldo parte per militare nel ’29 e qui successe un episodio che cambiò le sorti sue e quelle dell’intera famiglia Cervi. In caserma stette in contatto con un suo superiore dell’esercito, un fascista carogna a cui piaceva mandare sotto punizione i suoi subalterni in una maniera stupida e autoritaria. Durante questo periodo, una notte di sentinella fu coinvolto in un incidente nel quale rimase ferito questo superiore. Per questo episodio, ci fu un processo nel quale mio padre, ovviamente, fu condannato a cinque anni di carcere a Gaeta. Alla fine ne scontò solo tre. Durante il periodo in carcere conobbe alcuni comunisti con i quali si confronta fino ad accettare e condividere le loro idee. Mio padre in carcere diventa comunista. Ed io aggiungo sempre“OVVIAMENTE!” visto che a quei tempi nelle carceri c’erano solo i comunisti.

Quando la famiglia comincia attivamente l’attività antifascista?

Quando mio padre ritorna a casa dopo i tre anni di carcere a Gaeta siamo nel ’33. Giunto nuovamente a casa comincia a parlare con i suoi fratelli. Legge e fa leggere il Manifesto del Partito Comunista, il Capitale di Marx. Poi legge Stato e Rivoluzione di Lenin, s’innamora della Rivoluzione d’ottobre e diventa il suo messaggio politico. Poi comincia a organizzare le prime cellule del partito comunista nella campagna reggiana. Insieme ai suoi fratelli e compagni crea i primi strumenti di diffusione di propaganda comunista clandestina. E cosi fino agli anni ’40 continua quest’attività dell’intera famiglia Cervi.

Chi erano quelli che erano più impegnati politicamente con tuo padre?

Era mio nonno e lo zio Gelindo. Ovviamente erano sempre molto attenti quando facevano politica clandestinamente. Per non dare nell’occhio, durante tutto il giorno lavoravano la terra e si facevano vedere nei campi. La lotta antifascista continuò praticamente in tutto il decennio degli anni ’30. La famiglia nel frattempo si mette in contatto con altre persone che erano interessate a lottare. Mi raccontavano che mio padre e lo zio Gelindo contattavano gli altri contadini direttamente sul lavoro. Andavano da loro e mentre falciavano l’erba e zappavano facevano la riunione politica. Ci si doveva inventare dei sistemi di riunione per fare politica.

E dove si riunivano generalmente?

Si riunivano clandestinamente in certe case o nelle stalle facendo finta di giocare a briscola. A proposito della briscola ti racconto che quando si giocava a briscola mio nonno s’innervosiva sempre con il suo amico di gioco quando perdeva, e non voleva mai perdere.

E com’era tuo nonno?

Mio nonno è sempre rimasto un cattolico, anche se dopo l’uccisione dei suoi figli diventa un comunista cattolico. Durante la sua conversione alle idee socialiste cominciava a sostenere che Gesù Cristo fosse stato il primo socialista della storia. E’ morto all’età di 95 anni ed è stato anche assessore ai cimiteri con il Partito Comunista.

Alcide Cervi (1875 - 1970)

Alcide Cervi (1875 – 1970)

Riprendiamo a parlare dell’attività politica di tuo padre e dei tuoi zii.

Come ti dicevo l’attività clandestina va avanti per tutti gli anni ’30 senza grandi problemi, nel senso che non erano molto controllati in quanto la famiglia era vista come un nucleo di cattolici dediti alla terra. Inoltre erano anche molto bravi a non farsi scoprire. Per esempio nessuno sapeva dell’esistenza della stampa che era nascosta sotto terra nella stalla con la quale si stampavano i volantini per la propaganda antifascista. Per parecchio tempo hanno continuato le loro attività senza avere nessun controllo.

E allora quando cominciano ad avere problemi con le autorità fasciste?

Dal 25 luglio del 1943. In questa data Mussolini fu destituito dal Consiglio Nazionale del Fascismo e la mia famiglia festeggiò in piazza con gli altri la caduta del fascismo. Il nonno e i suoi figli prepararono quintali di pasta che portarono nella piazza del paese. Questo è l’episodio che li mise in luce rispetto all’attività clandestina precedente. Da quel momento in poi vennero inseriti nella lista degli antifascisti attivi e pericolosi.

E cosa succede dopo?

Poi arriva l’8 settembre la nostra casa diventa un luogo di rifugio. In casa passano almeno 15 – 20 persone al giorno. Dall’ 8 settembre ci passeranno almeno un centinaio di persone. Dopo mio padre si arruola al gruppo partigiano con alcuni amici come Dante Castellucci che farà una brutta fine poverino. Mio padre, insieme al fratello Gelindo, passano alla lotta armata nella zona di Tapignola.

Conversando con Adelmo CerviQuanto dura questa attività di lotta armata?

Dal mese di ottobre fino al 20 di novembre del ’43 quando poi li arrestano. Praticamente fu un mese di fuoco.

Come si arriva alla cattura?

Come ti dicevo dopo l’8 settembre i miei zii vengono marchiati come antifascisti. Da quel momento comincia il controllo più rigido delle autorità del fascio di Reggio Emilia. Sapevano anche che mio padre era nella lotta armata partigiana e che ritornava dopo le 10 di sera. La famiglia non se n’era accorta di questo duro controllo. E cosi arriviamo al giorno della cattura. Mio padre era appena tornato dalla montagna alle 22,30 più o meno. Quella notte verso le quattro arrivano 3 – 4 camion da Reggio Emilia con 100 – 150 fascisti e iniziano a rastrellare la zona, circondano la casa e cominciano a sparare.

Ci fu una resistenza da parte della Famiglia Cervi?

Ci fu una breve resistenza però a un certo punto decisero di uscire anche perché stavano dando fuoco la casa e soprattutto c’erano i bambini piccoli. Io avevo tre mesi quando vennero a prendere papà e gli altri. E cosi, fu una resa obbligata. Dopo li portano tutti a Reggio. Mio nonno andò con loro.

Cosa successe durante la prigionia?

Restarono un tempo in prigione e durante la prigionia fu programmata anche la liberazione da parte di un gruppo di partigiani della zona.  Avevano scelto la vigilia di Natale come giorno d’azione perché c’era meno controllo nelle carceri. La notte del 25 dicembre però ci fu un disguido e l’azione non avvenne.  Si volle spostare l’azione la notte di capodanno, ma nel frattempo successe qualcosa che cambiò la situazione. Tra il 25 e il 31 dicembre fu ucciso, nelle campagne di Bagnolo, un fascista e cosi si riunì il Consiglio del Fascismo a Reggio e decise di dar una risposta al movimento. La risposta fu quella di mettere fine alla vita dei 7 fratelli Cervi. La notte del 28 dicembre vengono portati al poligono di tiro di Reggio Emilia e vengono uccisi.

*l’intervista è stata realizzata nel mese di giugno del 2013 durante un viaggio in bus da Bologna a Milano insieme ad alcuni compagni/e. 

 

(VIDEO) Basem Tajeldine: la Siria, l’Egitto e gli USA

En la entrega de 50.000 firmas en La Cancilleríada aporrea.org

2sett2013.- In occasione della consegna delle 50.000 firme, venerdì 30 agosto, presso la Cancillería a Caracas chiedendo il rimpatrio di Ilich Ramirez Sánchez dalla Francia e libertà e asilo per il cantautore colombiano Julián Conrado, abbiamo incontrato l’esperto internazionalista, Basem Tajeldine, che ha analizzato la situazione nella quale si trova la Siria, di fronte alle minacce di attacco da parte degli USA, nonché le posizioni assunte dall’Egitto e dall’Iran rispetto a questo scenario.

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