Basem Tajeldine: «I morti beneficiano i “Fratelli Musulmani” che vogliono la guerra civile»

16ago2013 
Il 14 agosto del 2013 è accaduto ciò che molti aspettavano. Le Forze Armate dello Stato egiziano hanno eseguitola smobilitazione forzata di tutti gli accampamenti di protesta dei seguaci della Fratellanza Musulmana nelle importanti città egiziane di Nasser e Giza. Diversi media internazionali hanno insistito nel sottolineare e nel gonfiare le cifre non meno importanti di morti e feriti causati dalla violenza generata dall’azione dell’esercito egiziano e dalla resistenza dei seguaci del deposto presidente egiziano Mohamed Morsi.
L’azione delle Forze egiziane ha incontrato la resistenza armata da parte dei Miliziani  della Fratellanza Musulmana che non hanno esitato a rispondere con uguale potere di fuoco**. Immagini di impatto del fuoco incrociato non sono mai state diffuse nei primi momenti dell’evento. L’informazione era chiaramente faziosa e dominata da Al-Jazeera la quale ha fatto apparire gli FM come se fossero semplici “vittime” di una evidente repressione. Dei militari e dei poliziotti morti non si è commentato*** e oggi cominciano a farsi vedere le notizie alternative. Risulta utile evidenziare che dalla sua deposizione, Mursi, il passato 30 luglio, i manifestanti islamisti hanno portato il paese ad una virtuale paralisi di tutte le sue attività abituali e generato rigurgiti di violenza settaria in tutto il paese attaccando Chiese Copte e attaccando i gruppi che sostengono il governo di transizione diretto da Adli Mansour ed il generale Abdel Fatah Al Sisi.     
 
Le forze militari egiziane pretendevano con questa azione di ristabilire l’ordine pubblico, rompere la resistenza della Fratellanza Musulmana per dare l apossibilità al processo di transizione di continuare ed arrivare in maniera pacifica alle elezioni presidenziali previste per febbraio dle prossimo anno. L’attuale governo diretto da Adli Mansour aveva diretto reiterati appelli alla dirigenza della Fratellanza Musulmana affinché non continuasse ad utilizzare i manifestanti pro-Mursi come “scudi umani” in vista della scadenza indicata dalle Forze Armate Egiziane per iniziare lo sgombero delle città interessate. Centinaia di donne  e bambini sono stati presenti in queste manifestazioni ed hanno assistito ai dolorosi e brutali eventi dello sgombero, e sono stati utilizzato come scudi dagli islamisti armati.
 
La strategia della Fratellanza Musulmana ha consentito storicamente di vittimizzarsi agli occhi della comunità internazionale a causa della repressione, prima, del dittatore Hosni Mubarak (governo nel quale partecipò la stessa Fratellanza Musulmana fino ai suoi ultimi giorni), e oggi si fanno passare per le vittime della repressione del governo di transizione. Per questo hanno contato con il sostegno dei media transnazionali e fondamentalmente di Al-Jazeera. Nessuno di questi media, però, ha osato diffondere la notizia che i commandos jiadisti mercenari e traditori giunti dalla Siria e della Libia hanno eseguito azioni terroriste contro le istallazioni militari egiziane nel Sinai e in tutto il paese, pretendendo in questo modo di presentare una immagine di caos ed ingovernabilità dell’Egitto. Inoltre non hanno detto nulla nemmeno relativamente all’appoggio che Al Qaeda sta offrendo alla Fratellanza Musulmana. 
 
Il Fronte Tamarrud (responsabile delle grandi mobilitazioni previe alla deposizione di Mohamad Morsi) e La Corrente Popolare Egiziana, i più importante Fronte progressista dell’Egitto e guidato dal popolarissimo ex candidato presidenziale Hamdeen Sabbahi,  sostiene che la Fratellanza Musulmana è la principale responsabile della violenza del mercoledì scorso dovuto al fatto che il gruppo islamista ha «ha scelto uno scenario di scontro con lo Stato» e hanno fatto appello ad appoggiare la resistenza dei “comitati di difesa popolare” per appoggiare il governo transitorio. 
 
La possibilità di una guerra civile in Egitto è l’ipotesi più sanguinosa tanto desiderata dalla Fratellanza Musulmana, dagli USA e da Israele. Se è certo che gli strateghi USA hanno una grande influenza nei vertici delle Forze Armate Egiziane (il terzo esercito finanziato dagli USA), sanno che gli ultimi eventi accaduti in questo paese hanno svelato le responsabilità degli USA dell’Unione Europea e delle Petro-monarchie del golfo per il sostegno alla Fratellanza Musulmana. La situazione che vive il popolo egiziano ha radicalizzato molti gruppi delle Forze Armate, ragioni che oggi motivano forti dubbi e scontento degli strateghi falchi imperiali nei confronti dei militari di questo paese. 
 
Il criminale progetto dell’Islam politico reazionario per la regione – con il quale coincidono tanto gli strateghi USA come i loro alleati sionisti – si iscrive precisamente nello smantellamento di tutti gli Stati-Nazione del mondo arabo e più in là; nella divisione confessionale e tribale di tutti quei territori in maniera che diano luogo alla nascita alla creazione di nuovi califfati e vice-regni medievali (simili all’Arabia Saudita, al Qatar, al Bahréin e agli Emirati Arabi Uniti) retti dall’anarchia e la interpretazione reazionaria della Legge Islamica (La Sharia). 
 
Per realizzare questo proposito in Egitto, la Fratellanza Musulmana in Egitto ha tentanto la strada delle riforme costituzionali. Fallito questo intento e sconfitti dalla mobilitazione popolare e dai vertici militari opportunisti che hanno spodestato Morsi, adesso la strada che stanno tentando di imporre è la Guerra Civile. Uno stato debilitato sarebbe facile obiettivo per il suo smantellamento.  
 
I morti egiziani beneficiano soltanto la “Fratellanza Musulmana” e alimentano il suo proposito criminale di cercare appoggio internazionale alla sua causa, un intervento straniero auspicato dall’ONU ed il suo ritorno al governo nel paese. La “primavera araba” si è trasformata in un crudele inverno per i popoli della regione ed una nuova opportunità per il progetto reazionario politico che nascondono gli islamisti.  
 
Ciò che accade nella Repubblica Araba di Siria è un esempio di ciò che pretende la “Fratellanza Musulmana” in Egitto. Ma il popolo egiziano e la sua avanguardia nasseriana non cadranno facilmente nella trappola dei reazionari.
*  marxista venezuelano, analista internazionale, moderatore del Programma Voci contro l’Impero, Radio del SUR, articolista di DiarioVEA e CO 
[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]
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