Intervista a Salah Adly: «La Fratellanza Musulmana è un’organizzazione fascista»

Salah-Adli-PC-EgiptoIntervista a Salah Adly, Segretario Generale del Partito Comunista Egiziano sulla situazione del paese.

Intervista pubblicata il 10 luglio 2013 su Nameh Mardom, organo di stampa del Comitato Centrale del Partito Comunista d’Iran (Tudeh)*

Salah Adly: Vorrei in primo luogo portare il mio saluto al Partito Tudeh d’Irán e augurargli successo nella sua lotta. Gradirei anche ringraziare il periodico Nameh Mardom per l’opportunità che mi sta dando per chiarire i grandi e storici avvenimenti che stanno avvenendo in Egitto.

Nameh Mardom: Secondo le recenti dichiarazioni del Partito Comunista Egiziano (del 3 luglio u.s.), vi siete riferiti al fatto che il movimento di proteste di massa è composto di diversi strati e classi sociali. Come si sono mobilitate queste classi e strati della società egiziana nella seconda ondata della Rivoluzione del 30 giugno?

SA: Dallo scoppio della rivoluzione del 25 di gennaio del 2011, i movimenti di protesta non sono scemati, e le manifestazioni di milioni di persone non si sono fermate, vale a dire, si è mantenuta in piedi la mobilitazione rivoluzionaria delle masse, a volte perdendo forza e riprendendosi in altre occasioni. Anche le proteste e gli scioperi dei lavoratori si sono intensificate. Dopo il successo di Morsi e dei Fratelli Musulmani con la presa del potere, le masse hanno scoperto la loro natura autoritaria, il loro carattere fascista, il loro favoritismo per gli interessi dei settori più reazionari e parassitari del capitalismo, e la loro inettitudine nel dirigere uno Stato dalle dimensioni come quelle dell’Egitto. Oltre al loro  tradimento degli interessi della patria e la disponibilità ad agire come il principale agente nel curare gli interessi degli USA e di Israele nella regione sono stati evidenti. Hanno negoziato la tregua a Gaza e hanno dato agli USA e ad Israele quello che nemmeno il regime fantoccio di Mubarak aveva loro concesso. Il loro progetto oscurantista e settario, che è ostile alla democrazia, alla scienza, alla cultura e alla tolleranza, si è reso molto evidente. Ancora più importante è che le masse hanno scoperto la falsità del loro uso delle parole d’ordine religiose per mascherare i loro piani al servizio del progetto imperialista del Grande Medio Oriente e del “caos creativo”.

Per questo, il numero delle proteste sociali (scioperi, sit-in, concentrazioni e picchetti di protesta) è arrivato  7.400 – secondo quanto ammette lo stesso Mohamed Morsi – durante l’anno passato. L’indice di disoccupazione al 32%, la maggioranza dei disoccupati con livelli alti e medi di preparazione professionale. Il debito estero passato da 34 a 45 miliardi di dollari. Il debito interno è aumentato di 365 miliardi di lire egiziane durante il regno di Morsi in un solo anno. La proporzione di coloro che vivono sotto la soglia della povertà ha superato il 50% della popolazione. In sintesi, la maggioranza degli strati e delle classi della società e le loro forze politiche liberali, nazionaliste e di sinistra, così come i movimenti giovanili, nella loro maggioranza orientati su posizioni nazionaliste e di sinistra, più le principali istituzioni dello Stato, in special modo l’esercito, il potere giuridico, i mezzi di comunicazione e la polizia, hanno capito che c’era un grave pericolo come conseguenza della permanenza al potere dei Fratelli Musulmani, a causa del loro intenso sforzo di monopolizzare il potere, di escludere tutti colo che non sono dalla loro parte, oltre ai loro alleati fra i gruppi terroristi che utilizzano la religione come copertura.

Inclusi ampi settori della borghesia egiziana media e grande nei settori del turismo, dell’industria, del commercio, dell’agricoltura e della costruzione hanno temuto molto per i loro interessi, come risultato della permanenza del governo dei Fratelli Musulmani, che ha creato un’atmosfera di caos, insicurezza ed instabilità.

Il Movimento “Tamarud” (Ribellione) è riuscito a raccogliere più di 22 milioni di firme per richiedere il ritiro della fiducia a Morsi e sostenere la convocazione alle elezioni presidenziali anticipate. Tutti i partiti, sindacati ed organizzazioni hanno partecipato alla raccolta delle firme, e la campagna si è estesa nelle strade, nelle città, nelle fabbriche, scuole ed università, nei comuni e in tutte le province dell’Egitto. La grande importanza di questa campagna consiste nel fatto che è stata capace di coinvolgere attivamente i cittadini egiziani nel movimento rivoluzionario per sconfiggere il governo della Fratellanza Musulmana. Inoltre ha restaurato il carattere pacifico e democratico dell’azione rivoluzionaria, ed ha formato la base per demistificare la falsa legittimità delle urne elettorali come unico criterio di legittimazione nel sistema democratico. La convocazione per la raccolta delle firme è stata accompagnata con gli appelli alle dimostrazioni in tutte le principali piazze dell’Egitto il 30 giugno come dimostrazione della credibilità di questa campagna e della sua fondamentale base di legittimità rivoluzionaria delle masse per sconfiggere questo regime fascista e vincere il suo progetto di stato religioso.

La risposta delle masse popolari egiziane è stata notevole, abbiamo assistito alle più grandi concentrazioni non solo della storia dell’Egitto ma del mondo. Fatto constatato dell’Index di “Google Earth”. Più di 27 milioni di persone hanno protestato contemporaneamente in tutte le province dell’Egitto, in rappresentanza di diverse classi e  differenti strati sociali della società egiziana, di fronte alle concentrazioni della Fratellanza Musulmana e dei suoi alleati che non sono arrivati ai 200 mila manifestanti in una piccola piazza del Cairo. Per tanto, il popolo egiziano stava da una parte e la Fratellanza Musulmana e i suoi alleati dall’altro lato, isolati. Su questa realtà si deve basare qualsiasi valutazione o qualsiasi analisi politica.

Pensiamo che ciò che è accaduto il 30 luglio è una seconda ondata della rivoluzione egiziana più forte e più profonda della prima del 2011. Ciò è avvenuto per correggere la traiettoria della rivoluzione e sottrarla all’estrema destra religiosa che ha cospirato per scippare la rivoluzione e “cavalcare l’onda” per metterla a servizio dei suoi obiettivi fascisti e reazionari e dei piani dell’imperialismo mondiale.

NM: Qual è il livello di partecipazione della classe operaia e dei lavoratori in questa protesta? Perché i lavoratori partecipano alla battaglia contro l’islam politico e per i diritti democratici?

SA: Le fondamentali parole d’ordine della rivoluzione di gennaio sono state: pane – libertà – giustizia sociale – dignità umana. Questo è un passaggio essenziale della rivoluzione democratica nazionale ed è venuto dopo una lunga tappa storica che era cominciata a metà degli anni settanta dello scorso secolo, con il dominio del grande capitalismo dipendente ed un ciclo completo di regresso, arretratezza e tirannia. Durante questo periodo, le forze reazionarie, in alleanza con l’imperialismo mondiale e la reazione araba, sono riuscite a rafforzare un clima che ha permesso alle correnti dell’Islam politico –  specialmente la Fratellanza Musulmana – di estendersi e crescere. Le forze di sinistra si sono indebolite, i lavoratori sono stati cacciati e le grandi industrie sono state liquidate, la qual cosa ha assestato un colpo a qualsiasi possibilità di realizzare uno sviluppo integrale.

Di fatto, i lavoratori hanno partecipato alla maggior parte delle proteste che si sono intensificate dal 2006 e partecipano in tutte le manifestazioni popolari come parte del popolo e non come classe organizzata. Ciò è dovuto all’assenza di forti sindacati e di federazioni, a causa della lunga eredità di una tirannia e della repressione del governo per controllare le federazioni e i sindacati.  Si deve anche ai grandi cambiamenti che hanno avuto luogo durante il periodo passato nelle correlazioni dei rapporti di classe e nella natura della composizione della classe operaia nei diversi settori. Nelle piccole e medie industrie controllate dal settore privato ai lavoratori è stato impedito la formazione dei sindacati. La classe operaia non è sorta in modo chiaro come classe nella rivoluzione. Come risultato della mancanza di unità effettiva tra le forze della sinistra e la sua debolezza nella tappa precedente, per molte ragioni che per motivi di spazio non menzioniamo qui, il movimento operaio non ha agito in maniera efficace ed influente in relazione alla dimensione della sua partecipazione ed i suoi grandi sacrifici nella rivoluzione.

Inoltre è importante chiarire che i lavoratori del settore pubblico hanno scoperto che la pratica e l’attitudine dei Fratelli Musulmani non si discosta dagli orientamenti del regime di Mubarak, addirittura erano peggiori. La  Fratellanza Musulmana ha messo in pratica le stesse politiche relative alla continuazione del programma delle privatizzazioni  e delle liberalizzazioni dei prezzi, e non ha incrementato il salario minimo, una delle prime richieste della rivoluzione. Inoltre sono state ridotte le imposte agli imprenditori, hanno continuato con la privatizzazione dei servizi e si sono negati ad applicare il programma di assicurazione sulla salute. Hanno insistito con la vendita e l’ipoteca degli attivi dell’Egitto e delle sue istituzioni attraverso il progetto  dei “buoni islamici”, che si sono affrettati ad approvare nel Consiglio della Shura (la camera alta del parlamento) controllata dalla Fratellanza Musulmana. Il fatto più pericoloso è stato il rifiuto di approvare la legge per garantire la libertà di istituire sindacati, che avevano accordato con tutte le forze politiche e le correnti sindacali prima della rivoluzione, e hanno rimpiazzato con i loro propri uomini la gente di Mubarak che era rimasta a dirigere la Unione Generale dei Lavoratori Egiziani controllata dal governo. Questa è la base sociale e democratica per la quale la classe operaia si è indirizzata a favore della rivoluzione contro il dominio dei Fratelli Musulmani e le forze dell’Islam politico, oltre alle altre ragioni che abbiamo indicato prima.

Chiunque pensi che i lavoratori si rivelino solo per questioni di partito o ragioni economiche si sbaglia. I lavoratori sono molto coscienti dei pericoli della destra estremista religiosa e le sue pratiche fasciste negli ambiti democratico, politico, economico, sociale e nazionale.

NM: Nelle sue dichiarazioni, il PC Egiziano definisce gli attuali avvenimenti una rivoluzione. Qual è la natura, quali sono i compiti e i bisogni urgenti di questa rivoluzione?

SA: Sì, quello che sta accadendo è una rivoluzione. Per essere precisi, è la seconda ondata della rivoluzione del gennaio 2011, giacché la sua prima ondata è stata abortita dovuta al fatto che è stata scippata dalla Fratellanza Musulmana nonostante questa organizzazione non abbia partecipato alla sua preparazione, né la caldeggiata né l’ha fatta. Questa è una rivoluzione democratica con un chiaro orientamento sociale e patriottico. Una rivoluzione in gestazione, in sviluppo ed ampi strati sociali e diverse forze politiche (liberali, nazionaliste e di sinistra) vi partecipano. Con la continuazione della marea rivoluzionaria, la verità circa le distinte posizioni adesso è più chiara, e gli orientamenti di ognuna di queste forze e la loro volontà di continuare il percorso di questa rivoluzione si sta rivelando.

I primi compiti democratici della rivoluzione consistono nel promulgare una nuova costituzione civile e democratica che si basi sui diritti umani, i diritti delle donne e i diritti sociali ed economici a favore delle classi lavoratrici, e che non neghi il diritto del popolo a scegliere il suo sistema politico ed economico nel futuro concordemente alle correlazioni di forza. Per questo, l’obiettivo di sconfiggere l’attuale costituzione settaria, reazionaria e distorta (imposta dalla Fratellanza Musulmana), e non solo modificarla o emendarla, è un obiettivo fondamentale per le forze democratiche e progressiste nel momento attuale.

Uno dei compiti della rivoluzione democratica si basa anche nella libertà di formare sindacati, partiti politici e associazioni senza l’intervento governativo; il rifiuto della formazione di partiti su base religiosa e settaria; la piena uguaglianza di uomini e donne in termini di diritti e doveri; l’uguaglianza di fronte alla legge e la lotta contro tutte le forme di discriminazione religiosa o di altro tipo.

Tra i compiti sociali abbiamo la formulazione di un piano per lo sviluppo sociale indipendente ed integrale, sulla base dello stimolo dei settori produttivi, con la necessità di una equa distribuzione della ricchezza e dei prodotti dello sviluppo a beneficio dei poveri e degli sfruttati, nonché la soddisfazione delle più  urgenti necessità sociali. Le principali priorità tra queste richieste sono: stabilire minimi e massimi salariali, e la regolazione dei prezzi; la cancellazione dei debiti dei piccoli contadini; la redistribuzione della scelta dei finanziamenti per incrementare la spesa per la salute e l’educazione; garantire gli alloggi alle persone con basso reddito; aumentare le imposte ai ricchi; recuperare la proprietà delle imprese del settore pubblico che sono state saccheggiate;nonché la lotta contro la corruzione.

Gli obiettivi nazionali sono: opporsi alla dipendenza degli USA; negarsi a soccombere alla egemonia sionista; emendare l’accordo di Camp David; restaurare il ruolo nazionale dell’Egitto nell’ambito arabo, africano, regionale e internazionale; e approfondire le relazioni con i popoli ed i paesi del Terzo Mondo.

Nameh Mardom: Gli avvenimenti attuali in Egitto rappresentano un rifiuto dell “Islam politico” o solo il rifiuto della Fratellanza Musulmana da parte del popolo egiziano?

Salah Adly: I Fratelli Musulmani sono l’organizzazione più efficace ed influente dell’Islam politico. Il resto delle organizzazioni, come i gruppi salafiti e jiadisti, sono alleati della Fratellanza Musulmana ed hanno con loro partecipato nell’ultima battaglia per difendere il loro regime, poiché sanno che la loro sconfitta significherebbe una sconfitta importante per il progetto islamista settario che è sostenuto dal governo degli USA come alternativa ai regimi autoritari che stanno crollando. Solo il partito salafita al-Nour è stato escluso da questa alleanza nell’ultima battaglia a causa della sua adesione con l’Arabia Saudita, siamo comunque coscienti che si tratta di un partito reazionario, settario e ostile ai diritti umani e ai diritti delle donne e delle minoranze, incluse le altre sette islamiche. Ciò si è reso evidente con la sua intenzione di assassinare gli sciiti i cui corpi sono stati trascinati per le strade nel massacro orribile che ha avuto luogo in un paese il mese passato.

Siamo convinti che la battaglia non sia ancora terminata e che sia necessaria una lotta culturale, politica e sociale per schiacciarne la resistenza e cambiare il clima generale che ha dominato per decenni.

Ci piacerebbe inoltre chiamare l’attenzione sul fatto che ciò che accade in Egitto non è solo uno scontro tra i Fratelli Musulmani  e i suoi alleati della destra religiosa, contro le istituzioni di sicurezza dello Stato. Di fatto, adesso si stanno scontrando con il popolo egiziano tutte le sette e le correnti, allo stesso modo contro tutte le istituzioni dello Stato, incluso il potere giuridico i mezzi di comunicazione e la cultura. Nei quartieri e nei piccoli centri, i Fratelli Musulmani si scontrano adesso con le masse del popolo egiziano, poiché hanno senza dubbio perso l’appoggio di ampi settori della popolazione durante gli ultimi due anni. Senza dubbio, senza dubbio le forze di sicurezza e l’esercito ricopriranno un ruolo importante nello scontro con le loro milizie terroriste armate.

In sintesi, quella che è avvenuta è una grande sconfitta del progetto della destra religiosa in generale, e non solo per il progetto dei Fratelli Musulmani. Tutto ciò avrà importanti ripercussioni nella regione nel prossimo periodo.

NM: Qual è la sua opinione relativa agli argomenti secondo i quali la destituzione di Morsi sia antidemocratica poiché eletto democraticamente in accordo con la nuova Costituzione che è stata ratificata con un referendum? Morsi è stato sconfitto dall’Esercito Egiziano?

SA: Coloro che hanno sconfitto Morsi sono gli oltre 22 milioni di cittadini del popolo egiziano che hanno firmato un documento con il proprio nome, numero di carta di identità e provincia, scritto di persona e a mano, oltre che in Internet, in un referendum senza precedenti che è sfociato nella “grande mobilitazione” di 27 milioni di cittadini nelle principali piazze il 30 giugno, una mobilitazione che si è mantenuta per quattro giorni consecutivi. Morsi è stato a sconfiggere la propria legittimità quando emise la propria dichiarazione costituzionale dittatoriale nel novembre del 2011. Morsi è stato il responsabile, quando ha devastato i diritti umani, quando i suoi sostenitori terroristi hanno circondato la Corte Costituzionale, quando le sue milizie hanno torturato i manifestanti davanti al palazzo al-Ittihadyah [Il palazzo Presidenziale], come è stato dimostrato dalle indagini della Magistratura, e quando i suoi uomini hanno ucciso i manifestanti davanti alla sede del Partito Libertà e Giustizia (braccio politico della Fratellanza Musulmana), conformemente agli ordini dettati da leader del gruppo e suoi associati, come gli assassini hanno confessato davanti al magistrato. Morsi è stato colui che ha rinnegato le promesse che aveva annunciato che giorno che riuscì ad emendare la Costituzione e formare un governo di coalizione. Lui ed il suo gruppo hanno insistito a sottomettere il paese al Fondo Monetario Internazionale, ed hanno anche dichiarato la Jihad contro la Siria in una conferenza delle forze jihadiste terroriste senza consultare l’esercito né il Consiglio di Difesa Nazionale.

Pertanto, tutti i partiti politici e tutte le forze, e persino il partito salafita al-Nour, che ha abbandonato la nave di Morsi poiché stava affondando, hanno appoggiato l’appello alle elezioni presidenziali anticipate. Tale appello non è un colpo di stato contro la democrazia, piuttosto proviene dal cuore della democrazia popolare quando il presidente tradisce il suo impegno con il popolo e il suo programma sulla base del quale era stato eletto.

Limitare la causa della democrazia alla sola “urna elettorale” è un tradimento totale dell’essenza della democrazia, ed una negazione esplicita del diritto dei popoli a ribellarsi contro i suoi autocrati governanti e i regimi fascisti che utilizzano la religione per nascondere la propria natura reazionaria ed il proprio orientamento capitalista e di destra.

La difesa di Morsi da parte degli USA e degli stati capitalisti occidentali e presentare la situazione come un “golpe militare” contro la “legittimità costituzionale” è una posizione formale che nasconde il fatto che l’imperialismo mondiale è terrorizzato dalle rivoluzioni dei popoli e la loro capacità di andare oltre gli stretti limiti della democrazia borghese, che rappresenta, nell’essenza, la forma migliore per soddisfare gli interessi dei grandi imprenditori e dei monopoli ed i suoi agenti locali, nel controllo del destino dei popoli dei paesi del Terzo Mondo.

Ciò che è accaduto in nessun modo può essere definito un colpo di stato militare, piuttosto un colpo rivoluzionario dato dal popolo egiziano per disfarsi di questo regime fascista. Ciò che ha fatto l’esercito è seguire la volontà del popolo e proteggerlo dai piani della Fratellanza Musulmana ed i suoi alleati terroristi armati che vogliono accendere lo scontro settario e la guerra civile, dividere l’esercito egiziano e distruggere le istituzioni dello Stato egiziano per servire gli interessi dell’imperialismo e del sionismo nella regione.

Che razza di colpo di stato sarebbe questo, dove milioni di persone riempiono le strade a suo sostegno? Che razza di colpo di stato è quello in cui il capo della Corte Costituzionale ha assunto il potere, come è stato richiesto dal Fronte di Salvezza, che comprende tutte le forze dell’opposizione con i suoi differenti orientamenti ed il movimento giovanile “Tamarud” (Ribellione), ed ha avuto l’appoggio di massa del popolo egiziano? Che razza di colpo di stato è quando si è formato un governo composto da civili definiti nazionali, e che ha pienamente il potere durante il periodo di transizione non superiore ad un anno che terminerà con la promulgazione di una costituzione civile e democratica e con le elezioni presidenziali e parlamentari che tutto il mondo desidera? Che razza di colpo di stato è quello che permette il diritto alla protesta pacifica, incluso da parte dell’opposizione, e non impone uno stato di emergenza? La decisione di Al-Sisi, il comandante dell’esercito egiziano, nel quale ha esplicitato il percorso per la transizione (road map), è stata annunciata solo dopo aver conseguito il consenso attraverso un dialogo con i rappresentanti del popolo egiziano, tra questi i giovani di “Tamarud”, il rappresentante del Fronte di Salvezza Nazionale, lo sceicco di al-Azhar, il Papa copto ed una rappresentanza del movimento femminile. Gli egiziani hanno celebrato l’evento nella piazza principale, nei quartieri e nei paesi questa grande vittoria del popolo egiziano e la condivisione di tale decisione da parte dell’esercito nazionale.

Dobbiamo come ci insegna il marxismo, procedere a partire dalla realtà concreta e non limitare la nostra visione con idee rigide e predeterminate e formule precotte. Non è un fatto da evidenziare che i media occidentali fanno finta di nulla di fronte a tutto ciò? Non è strano che si rifiutino di guardare la realtà di fronte a tutto ciò che sta accadendo ed insistano sul fatto che ciò che qui è avvenuto è un colpo militare?

Senza alcun dubbio, siamo coscienti della necessità di fare attenzione durante la prossima fase per garantire che il ruolo dei militari in questa tappa si limiti alla protezione delle persone e della sicurezza nazionale dell’Egitto e che rispetti le promesse di non interferire direttamente nelle questioni politiche. Perciò è necessario che il popolo si mantenga nelle piazze per garantire la realizzazione delle sue richieste nella fase di transizione.

*Versione in castigliano da Tribuna Popular – organo di stampa del Comitato Centrale del Partito Comunista del Venezuela

[Trad. dal castigliano per AlbaInFormazione di Ciro Brescia]

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