Ecuador: Chevron contro i diritti umani

NUEVA VIOLACIÓN DE DERECHOS HUMANOS FUNDAMENTALES POR PARTE DE CHEVRONUna Nuova Violazione di Diritti Umani – Caso Texaco

Indirizzi di posta elettronica di 100 persone partecipanti al giudizio per danni ambientali saranno consegnati alla Chevron

Quito, 18lug2013.- Il giudice statunitense Lewis Kaplan ha ordinato alle imprese Microsoft, Yahoo e Google di consegnare a Chevron i dati personali (includenti l’IP e i contenuti) della posta elettronica dei partecipanti al giudizio ambientale nel quale è stata condannata l’impresa petrolifera in Ecuador.

Si tratta di un fatto che implica conseguenze gravi, che viola i diritti più elementari di chi è impegnato da oltre vent’anni a recuperare l’Amazzonia ecuadoregna. Questa misura permetterebbe a quest’impresa di avere accesso alle loro caselle personali, conversazioni private, scambi con le famiglie e gli amici, arrivando a violare l’intimità degli interessati.

La sentenza del giudice interessa un centinaio di persone, tra le quali cci sono avvocati, membri delle comunità colpite, personale dei gruppi tecnici che sostengono il caso, giornalisti e attivisti di diverse parti del mondo, nel tentativo di intimorire e far allontanare tutti coloro che abbiano una qualche prossimità con i più di 30 mila colpiti, indigeni e coloni dell’Amazzonia ecuadoregna.

Lewis Kaplan, giudice della Corte di New York, è criticato per la sua faziosità in favore della Chevron attraverso disposizioni che avviliscono la sua giurisdizione. Molte sue risoluzioni sono state criticate e ribaltate tanto dal Secondo Grado di New York che dalla Suprema Corte di Giustizia degli Stati Uniti.

In questa sentenza promulgata, Lewis Kaplan argomenta che le 100 persone implicate in questa causa non hanno il diritto a mantenere la privacy delle proprie caselle, dal momento che, non essendo cittadini nordamericani, per loro non vale il Primo Emendamento. Secondo Pablo Fajardo, avvocato dei querelanti ecuadoregni, si tratta di un chiaro esempio di razzismo, «che ci porta a pensare che coloro che non sono nordamericani non abbiano diritti».

Fajardo spiega che questa decisione del giudice nordamericano viola vari diritti nell’essere “fuori-uscita” dall’area di sua competenza, dal momento che non è possibile applicare questa misura su persone che non rientrano nella propria giurisdizione; nel farlo, ha violato il diritto alla difesa degli interessati, che non hanno potuto comparire davanti alla sua corte, oltre al diritto umano alla confidenzialità, al segreto professionale e all’intimità delle persone, precisa.

Di fronte a questa situazione, Humberto Piaguaje, coordinatore dell’Unione dei Colpiti/e dalle operazioni dell’impresa petrolifera, ha allertato la popolazione su queste criticità e ha chiesto di fare più attenzione quando si gestiscono caselle in imprese che abbiano la loro sede negli Stati Uniti; nello stesso tempo, ha insistito che i querelanti non hanno niente da nascondere, sebbene li preoccupi il grave precedente giuridico che stabilisce questa violazione dei diritti umani. «Ciò che davvero ci preoccupa è la manipolazione e distorsione che opererà Chevron sull’informazione privilegiata e confidenziale che potrà ottenere», ha detto nel ricordare che non sarebbe la prima volta che manipola e usa in maniera inappropriata dati allo scopo di «realizzare supposti atti indebiti» e conoscere la maniera di lavorare dei querelanti.

Questa nuova violazione di diritti umani commessa dall’impresa petrolifera, considerata come la più “opaca del mondo” secondo diversi studi, si aggiunge a una lunga lista registrata durante 40 anni, che include dalle deportazioni di popolazioni ancestrali alla sparizione di due popoli indigeni, fino ai maltrattamenti e perfino violenze carnali su donne, tutte manifestazioni di prima evidenza di un relaziona mento irresponsabile dell’impresa petroliera, che inoltre ha prodotto trasformazioni nelle strutture sociali e indebolimento delle forme di vita delle culture indigene che sono sprofondate nella povertà e nell’umiliazione.

L’atteggiamento razzista con cui ha operato nell’Amazzonia ecuadoregna, l’ha indotta a utilizzare una tecnologia primitiva, che ha realizzato grandi livelli di inquinamento e che ha generato la migrazione o estinzione di molte specie di animali, la diminuzione della caccia e della pesca; oltre alla perdita di importanti riserve naturali. Tutto ciò è stato dimostrato durante la causa ambientale, che durante 20 anni ha accumulato più di 230 mila fogli, tra i quali più 106 perizie, di cui 60 pagati dalla stessa società petrolifera; più di 80 mila risultati chimici di mostre di suolo ed acqua; 40 testimoni di coloni e verifiche sul campo realizzate dai giudici che hanno conosciuto il caso.

In questo processo si stabilisce che sono state costruite, senza nessun tipo di ricopertura, più di 880 fosse per l’immagazzinamento del crudo e acque tossiche, ai quali sono stati istallati “colli d’oca”, per far sì che sfogassero nel fiume e nelle lagune; in questi sono stati smaltiti più di 16 miliardi di litri di acqua inquinata, ai quali si aggiungono 650 mila barili di crudo riversati direttamente nella foresta.

Come risultato abbiamo un incremento degli indici di malattie mortali come il cancro, che colpisce la popolazione, inclusi bambini che sono vittime di leucemia con un indice tre volte superiore al resto dell’Ecuador; un tasso di aborto spontaneo che cresce esponenzialmente; dermatiti, problemi di stomaco e di digestione.

Durante questo processo è stata evidente e comprovata la violazione del diritto alla giustizia di coloro che hanno fatto ricorso per i quali la Chevron ha utilizzato una molteplicità di strategie che vanno dalle pressioni politiche ed economiche sui governi e i sistemi giuridici; molestie, minacce, persecuzioni a coloro che hanno fatto ricorso e ai loro equipe tecnici di appoggio; falsi testimoni corrotti, pressione sugli alleati, ed infine si sono nascosti con una infamante causa che si spostata negli USA, contro le vittime.

Contatti: Unión de Afectados y Afectadas por las Operaciones de Texaco (UDAPT)

Quito Ecuador

Teléfonos: (593) 2 273533

Correo electrónico: casotexaco@gmail.com

María Eugenia Garcés: 0999225516

Nancy Rodríguez: 0999949337

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione a cura di Marco Nieli]

Leonardo Boff e la crisi terminale del capitalismo

di Leonardo Boff

Da qualche tempo a questa parte sostengo l’idea che l’attuale crisi del capitalismo va oltre il suo carattere congiunturale e strutturale, cioè è terminale. Si può affermare che è giunta la fine dello spirito del capitalismo sempre pronto ad adattarsi al sopraggiungere di qualsiasi circostanza? Sono conscio che poche persone sostengono questa tesi. Tuttavia sono due le ragioni che mi spingono verso questa interpretazione.

La prima ragione è che la crisi è terminale perché tutti noi, ma particolarmente il capitalismo, abbiamo oltrepassato i limiti di sostenibilità della Terra. Abbiamo occupato e depredato tutto il pianeta, distruggendo l’equilibrio sottile che lo regge ed esaurendo i suoi beni e servizi fino al punto che esso non riesce più a rigenerare ciò che gli è stato sottratto. Verso la fine del XIX secolo Karl Marx scriveva in modo profetico che la tendenza del capitale si orientava verso la distruzione delle sue due fonti di ricchezza e di riproduzione: la natura e il lavoro. Ed è ciò che sta avvenendo.

Difatti la natura è sottoposta a un grosso stress come non lo è mai stata prima, almeno per quanto concerne quest’ultimo secolo, senza prendere in considerazione le quindici più grandi estinzioni che il pianeta ha conosciuto attraverso tutta la sua storia di oltre quattro miliardi di anni. I fenomeni estremi che si sono verificati in tutte le latitudini e i cambi climatici che tendono verso un sempre maggiore surriscaldamento globale confermano la tesi di Marx. In assenza della natura il capitalismo come potrà riprodursi? Ha ormai raggiunto un limite insormontabile.

Il capitalismo precarizza o prescinde del lavoro. Esiste un grosso sviluppo che fa a meno del lavoro. Il sistema produttivo informatizzato e robotizzato produce di più e meglio con la quasi totale assenza di manodopera. La conseguenza diretta è la disoccupazione strutturale.

Milioni di persone non entreranno mai a formare parte del mondo del lavoro, neppure come esercito di riserva. Il lavoro poiché dipende dal capitale, è da quest’ultimo ignorato. In Spagna la disoccupazione raggiunge il 20% del totale della popolazione e il 40% dei giovani. In Portogallo il 12% del paese e il 30% dei giovani. Questo significa che esiste una grave crisi sociale come quella che colpisce in questo momento la Grecia. Si sacrifica tutta la società in nome di un’economia pensata non per soddisfare la domanda sociale, ma per pagare il debito delle banche e del sistema finanziario. Marx ha ragione: il lavoro sfruttato non costituisce più fonte di ricchezza. Lo è la macchina.

La seconda ragione si riferisce alla crisi umanitaria che il capitalismo sta generando. In passato si limitava ai paesi periferici. Non si può risolvere la questione economica smontando la società. Le vittime, collegate dalle nuove reti della comunicazione, resistono, si ribellano e minacciano l’ordine. Sempre un maggior numero di persone, specialmente i giovani, non accetta la logica perversa dell’economia politica capitalista: la dittatura delle finanze che con il mercato sottopone gli Stati ai propri interessi e la redditività dei capitali speculativi che circolano da una borsa a un’altra, ottenendo profitti senza produrre assolutamente nulla se non maggiori profitti per i rentier.

È stato il capitale a produrre il veleno che lo può uccidere: mentre richiedeva ai lavoratori una formazione tecnica sempre migliore e una maggiore competitività per essere all’altezza di una crescita sempre più accelerata, involontariamente ha creato degli individui che pensano. Essi lentamente vanno scoprendo la perversità del sistema che scuoia le persone in nome di un’accumulazione meramente materiale, la quale si mostra insensibile al momento di esigere una sempre maggiore efficienza fino a stressare profondamente i lavoratori, spingendoli alla disperazione e in alcuni casi anche al suicidio come accade in alcuni paesi, compreso il Brasile.

Le strade di diversi paesi europei e arabi, gli “indignados” che occupano le piazze della Spagna e della Grecia sono l’espressione di una ribellione contro il sistema politico vigente a rimorchio del mercato e della logica del capitale. I giovani spagnoli urlano: «non è una crisi, è un furto». I ladri sono insediati a Wall Street, nel FMI e nella BCE. In altre parole sono i sommi sacerdoti del capitale globalizzato e sfruttatore.

Con l’aggravarsi della crisi in tutto il mondo si svilupperanno le moltitudini che non tollereranno più le conseguenze dello sfruttamento delle proprie vite e della vita della Terra a oltranza e si ribelleranno contro questo sistema economico che ora è in agonia, non per invecchiamento, ma per la forza del veleno e delle contraddizioni che ha generato, punendo la Madre Terra e tormentando la vita dei suoi figli e delle sue figlie.

*Teologo/Filosofo e autore del volume “Proteger a Terra-cuidar da vida: como evitar o fim do mundo”, Record 2010 (Proteggere la Terra badare alla vita: come evitare la fine del mondo).

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

(VIDEO) Le Comuni, Chávez ed il Chigüire

 di Ciro Brescia

Con ogni probabilità è il video-testamento politico più importante lasciato dal Presidente Chávez, la riunione del Consiglio dei ministri del Potere Popolare, del 20 ottobre del 2012 (trasmessa in diretta TV come di costume), che sarà di certo ricordata come un pezzo di storia recente del Venezuela bolivariano, conosciuto come Golpe del Timón, il Colpo di Timone, per l’appello all’accelerazione della costruzione dell’Estado Comunal, ossia la concretizzazione dello stato sociale di diritto e di giustizia, come prevede la stessa Costituzione Bolivariana.

Durante la riunione di Consiglio lo stesso Chávez sottolinea l’importanza della costruzione delle Comuni, evidenziando la necessità della critica e dell’autocritica per correggere gli errori commessi e si raccomanda all’attuale Presidente Maduro, a tenere sempre al centro del progetto bolivariano la costruzione comunalistica «come se fosse la mia stessa vita», per usare le parole dello stesso.

Come sempre davanti a lui e nella sua testa, la solita pila di libri, da ‘La transizione venezuelana al socialismo’ di Jorge Giordani al ‘Más allá del capital, hacia una teoria de la transición’ di Istaván Mészáros, al testo cinese degli anni ’70 sulle comuni popolari.

Da notare la capacità di Chávez di riuscire a dettare – come suo stile – il ritmo al suo discorso alternando momenti densi ed intensi a momenti ironici e che solo apparentemente si distolgono dal tema centrale, come nel caso della ‘storiella del Chigüire’ con la quale pone all’attenzione di chi ascolta il fatto che la realtà non si trasforma semplicemente cambiando il nome allo status quo se non è lo stesso status quo ad essere trasformato.

Documento audiovisual, donde el Presidente Hugo Chávez, se expresa sobre lo que debería ser el nuevo ciclo de la Revolución Bolivariana y la orientación del gobierno durante el periodo 2013-2019, en la primera reunión del nuevo Consejo de Ministros realizada el 20 de octubre, donde habló de la aceleración de la construcción de las comunas, entre otros temas de la construcción del socialismo primordiales en los tiempos que vivimos.

Vamos pues pueblo; vamos pues que en el Ministerio del Poder Popular para las Comunas y la Protección Social, pisamos el acelerador ¡Al Golpe del Timón vamos con Las Comunas!

Verona: appello per Lautaro Antu Martinez

Ci giunge con preghiera di pubblicazione quest’appello, che volentieri riprendiamo e diffondiamo.

Buongiorno, 

sono Maria Del Rosario Martinez la sorella maggiore di Lautaro Antu Martinez, ventiquattrenne, scomparso a Verona la notte tra il 4 e il 5 Agosto 2013. La sera di domenica 4 Agosto 2013 mio fratello Lautaro è uscito di casa dicendo a nostro padre Osvaldo Justo Martinez che avrebbe dormito da un suo amico. Nostro padre ha iniziato a preoccuparsi già mercoledì perché Lautaro non aveva più chiamato, ma noi fratelli abbiamo pensato che potesse aver deciso di prolungare la sua permanenza dall’amico e che non chiamasse perché il cellulare poteva essere scarico, non avendo con se il carica batterie.

Tuttavia venerdì 9 Agosto 2013 andiamo a verificare se Lautaro è al lavoro nella Pizzeria al Taglio di Montorio a Verona, dove lavora da molto tempo venerdì, sabato e domenica. Ci preoccupiamo molto nel momento in cui scopriamo che non si è presentato al lavoro e che non ha avvisato i suoi colleghi, cosa che non aveva mai fatto prima. Immediatamente ci siamo recati presso la sede più vicina dei carabinieri, la stazione di San Michele Extra di Verona, e abbiamo presentato la denuncia di scomparsa.
Da qui si è scoperto che il cellulare di mio fratello ha agganciato un’ultima volta una cella a Bologna alle 14.30 del 5 agosto con la chiamata non risposta di un suo amico, Valerio Veronese, in zona stazione via Mario de Maria.

Abbiamo scoperto che tra il 3 e il 4 Agosto 2013 mio fratello Lautaro ha cancellato tutto dal suo computer; siamo comunque
riusciti a ripristinare alcuni file cancellati e la cronologia di Google, scoprendo delle ricerche assidue effettuate da lui il giorno 4 Agosto 2013 relative al suicidio per annegamento, suicidio indolore, alla ricerca di località di mare con scogliere e della consultazione del sito di Trenitalia. 
Successivamente ci sono stati avvistamenti a Numana provincia di Ancona (Marche). In seguito a queste segnalazioni, sono state effettuate accurate ricerche dalla protezione civile e dai pompieri all’interno del parco del Conero, ma non è stato ritrovato. Attualmente potrebbe trovarsi praticamente ovunque ma pensiamo si muova in località di mare lungo la costa adriatica, probabilmente tra Marche e Abruzzo. Pensiamo si sposti a piedi o in treno, non ha la patente, ha con sé uno zaino in stile etnico (a righe che vanno dal blu scuro al bordo), capelli corti con un solo rasta che parte dalla nuca, scarpe bianche da tennis con ai lati strisce verdi, potrebbe indossare dei pantaloncini corti neri con righe bianche ai lati (tipo costume da bagno) o dei calzoni lunghi chiari e una maglietta bianca. Ha le spalle larghe ed è alto circa 1,70. Ha delle chiazze più chiare sulla pelle nella zona del torace. Disegna molto bene, parla italiano perfettamente e lo spagnolo l’ha appreso in famiglia.    
– 
Il motivo per cui chiediamo il vostro aiuto e la diffusione dell’appello a livello nazionale della ricerca è, oltre il timore che sia potuto accadergli qualcosa di grave, il pensiero che possa trovarsi in stato confusionale. Per noi è impossibile riprendere la vita quotidiana senza sapere se sta bene.

La nostra famiglia è molto unita ma non ha mai limitato la libertà di Lautaro e di nessuno di noi figli, pur volendogli molto bene noi l’avremmo appoggiato nella scelta di cambiare città o vita. Pensiamo che la rottura con la ragazza possa essere stato un elemento in un quadro di un disagio esistenziale più profondo, di cui nessuno di noi si era accorto. Lautaro è un ragazzo estremamente sensibile e affabile a cui è facile affezionarsi e ci manca molto a noi e a tutti quelli che lo conoscono.
– 
Allego a questa mail copia delle denuncia e il volantino che cerchiamo di diffondere con tutte le nostre forze. Per qualsiasi altra informazione siamo a disposizione, il mio numero di cellulare è 320.2239335
Spero possiate rispondermi al più presto, grazie.
 
Maria Del Rosario Martinez
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