(VIDEO) Fidel compie 87 anni in Rivoluzione. Auguri!

Avete tentato di batterlo politicamente, militarmente, di denigrarlo, di isolarlo, di avvelenarlo, di screditarlo, di piantargli una pallottola in fronte, ma non lo avrete mai: buon compleanno Fidel!

(Nicola Nardella)

A nostro avviso, tutto ciò che viene lodato, appoggiato o entusiasticamente celebrato dalla stampa imperialistica suscita sospetto.

(Fidel Castro)

fidel castro

di Marinella Correggia

[en castellano abajo]

Buon compleanno a Fidel Castro! Fra i tanti aspetti del suo agire politico, ricordiamo il suo ruolo di attore internazionale contro le guerre infinite; anzitutto per prevenirle. Come è stato per  Hugo Chavez.

Non c’è dubbio che Fidel abbia sempre ispirato il fermo impegno di Cuba in tutte le sedi (a cominciare dall’Onu) contro l’incubo della guerra nucleare. ma anche direttamente contro le guerre imperialiste che ci hanno fatto ingollare con la “dittatura mediatica”, per citare una sua espressione.

Un breve riepilogo sul ruolo di Cuba di fronte alle cinque guerre di bombardamenti portate avanti dall’Occidente e dai loro alleati.

Novembre 1990, Iraq. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva una risoluzione che autorizza il ricorso alla forza contro l’Iraq e un ultimatum per il 15 gennaio. E’ in pratica l’avallo alla terribile guerra che seguirà. Cuba, membro non permanente del Consiglio quell’anno, è l’unica a votare risolutamente contro – insieme allo Yemen. La Cina si astiene.

Baghdad, 1991. Un medico cubano di origine palestinese, Anuar, aiutava i colleghi iracheni nell’emergenza del dopoguerra e dell’embargo. In seguito, le brigate mediche internazionali di Cuba mandate negli epicentri del bisogno sono diventate un grande esercito pacifico.

Jugoslavia 1999. Sul quotidiano Granma il 25 marzo Cuba immediatamente esprime la propria posizione contro la “ingiustificata aggressione Nato contro la Jugoslavia, capeggiata dagli Stati uniti”, senza autorizzazione Onu. Pochi giorni dopo Fidel invita gli jugoslavi a “resistere, resistere e resistere”: lo ricorda anni dopo nel suo articolo Le guerre illegali dell’impero  parlando di un “unipolarismo oltraggioso, sostenuto da un impero guerrafondaio, che si erge a polizia mondiale.

2001, Afghanistan. Il 23 settembre Fidel Castro avverte che attacchi militari Usa sull’Afghanistan potrebbero avere conseguenze catastrofiche e dichiara l’opposizione di Cuba sia alla guerra che al terrorismo. Anni dopo, nel 2009, Fidel spiega che il ritiro del Nobel per la pace da parte di Barack Obama è stato un “atto cinico” visto il continuo impegno di guerra in Afghanistan “incurante delle vittime”, e visto che gli Usa sono una super potenza imperiale con centinaia di basi militari dispiegate in tutto il mondo e duecento anni di interventi militari”.

2003, Iraq. Alla vigilia della nuova guerra annunciata, quasi tutti gli ambasciatori e relativi staff partirono in fretta. Non Cuba. L’ambasciatore e parte dello staff rimasero là, sotto le bombe, e per noi pacifisti dell’Iraq Peace Team, quell’ambasciata era un’isola di pace. L’ambasciatore partì solo all’arrivo dei marines: “non riconosciamo gli occupanti” ci disse salutandoci.

Marzo 2011. Fidel Castro, in un suo articolo del 3 marzo, chiede al mondo di sostenere la proposta negoziale per la Libia avanzata da Hugo Chavez, appoggiata ufficialmente dai paesi dell’Alba: “Il presidente bolivariano sta portando avanti un encomiabile sforzo per trovare una soluzione senza l’intervento della Nato in Libia. Le sue possibilità di successo saranno maggiori se egli otterrà l’appoggio di un ampio movimento di opinione a favore dell’idea, prima che si verifichi l’intervento armato e non dopo, per evitare che i popoli debbano veder ripetere altrove l’atroce esperienza dell’Iraq”. Se i movimenti e i popoli avessero dato seguito a questo appello, i paesi dell’Alba sarebbero diventati mondialmente un “pool di pronto intervento per la pace”. Chi, negli ultimi due anni – diciamo dall’inizio della guerra Nato alla Libia – ha sperimentato la difficoltà dell’impegno per la pace, nell’assordante silenzio della sinistra occidentale e del fu movimento pacifista, è a Cuba, al Venezuela e a pochi altri che ha fatto riferimento. Non a caso, nel  corso dei bombardamenti, è un cubano (Rolando Segura di Telesur) il giornalista che a Tripoli si discosta dall’esaltazione mediatica della guerra e della “rivoluzione”. Nel frattempo, da Cuba, Fidel definisce le operazioni Nato “un crimine mostruoso” e “genocidio”.

2012 e 2013, Siria. Cuba si oppone ai tentativi di spacciare per umanitaria l’ingerenza Nato e petromonarchica in Siria. A questa ingerenza anche armata che ha fomentato una guerra devastante, Cuba e pochi altri – fra questi Venezuela, Bolivia, Nicaragua – hanno detto no in molte circostanze, quasi in solitudine, sia a Ginevra (Consiglio dei diritti umani dell’Onu) che a New York (Assemblea generale dell’Onu, l’ultima volta in maggio, i soliti 12 no e 57 astenuti). All’apice della propaganda internazionale, l’ambasciatore cubano a Ginevra dopo il massacro di Houla dichiarava: “(…) Il più elementare senso di giustizia deve impedire che si attribuiscano responsabilità a partire da semplici insinuazioni di parti interessate a promuovere la destabilizzazione e l’intervento militare straniero in Siria, per i quali i paesi della Nato dedicano notevoli risorse, finanziando e armando un’opposizione che soddisfi le loro ansie di cambio di regime in questo paese (…). La condotta di alcuni membri della Nato nella regione dell’Africa del nord e del Medio Oriente, i loro ingiustificabili bombardamenti, i crimini contro i civili indifesi e il silenzio complice di fronte alle azioni d’Israele contro il popolo palestinese, sostengono le tesi che non è precisamente la promozione e la protezione dei diritti umani la legittima motivazione del dibattito che oggi ci occupa“. (…)

por Marinella Correggia

Aquì un resumen dedicado a las acciones de paz de Fidel Castro
Gracias Fidel, por la paz tambien!!
Feliz cumpleaños, comandante Fidel! Y gracias, para la paz tambien.
Aquì un recuerdo de las posiciones de Cuba y del Comandante y en 5 guerras  occidentales desde 1991.
1991 (y después), Iraq. Cuba y Yemen fueron los únicos países en el Consejo de Seguridad (miembros non permanentes) que se opusieron a la autorisacion Onu al uso de la fuerza en Iraq. Y, después de la guerra, en el Iraq destruido y bloqueado, solo médicos cubanos se encontraban atendiendo a la población de Iraq en los hospitales de Baghdad, empobrecida por la guerra y el bloqueo.
Jugoslavia 1999.  En la primera página  de Granma el 25 março Cuba immediatamente condena la “injustificada  agresión de la OTAN contra Yugoslavia”, “después de un conjunto de dolorosos y muy manipulados sucesos políticos, prolongados enfrentamientos armados y complejas y poco transparentes negociaciones en torno a la cuestión de Kosovo“.  “La guerra lanzada por la Otan reaviva los justos temores de la humanidad por la conformación de un unipolarismo insultante, regido por un imperio guerrerista, erigido a sí mismo en policía mundial y capaz de arrastrar a las acciones más descabelladas a sus aliados políticos y militares”(http://www.cubadebate.cu/reflexiones-fidel/2007/10/01/las-guerras-ilegales-imperio/).
2001, Afghanistan.  Il 23 settembre Fidel Castro advierte que attaques militares masivos de EeUu contra Afghanistan tendrian consecuencias catastroficas y declara la oposicion de Cuba a la guerra y al terrorismo en el mismo tiempo. En 1999 califica de “cinica” la aceptacion del premio Nobel por Obama, que no acaba con la guerra. (en marzo 2011, con la guerra Otan en Libia, Evo Morales  pide que se revoque el premio Nobel a Obama –no pasò! Al contrario, en 2012 fue otorgado a un otro belligerante, la Union europea).
2003, Iraq. Solo la embajada de Cuba y pocas otras quedaban abiertas mientras que los estadounidenses y aliados bombardeaban Baghdad. La embajada, con el embajador y su vice, nos pareiò a nosotros los pacifistas a Baghdad, una isla de paz. Cuando los marines ocuparon el país, la embajada cerrò: “no reconociemos a los ocupantes”.
2011, Libia. En Tripoli, mientres que la Otan bombardeaba la ciudad, y los medios desataban una guerra de mentiras, y las embajadas occidentales cerraban por el miedo, el embajador de Cuba (y el de Venezuela) se quedaban allí. Y Telesur  de Venezuela también (con Rolando Segura, periodista cubano).  Y Fidel Castro en el março 2011 pidiò a los pueblos del mundo de apoda la propuesta de Hugo Chavez de una mediacion para evitar la guerra de la Otan contra Libia. Los movimientos occidentales ignoraron este llamamiento! (Cuando Tripoli fue tomada por la Otan, la embajada de Cuba cerró).
2012-2013, Siria.  Cuba al nivel de la Onu a Ginebra (Consejo de Derechos Humanos) y a new York (Asamblea general)
siempre se opuse a resoluciones contra Siria promovidas por petromonarquias o aliados del Occidente, por considerar que las mismas podrían obstaculizar la búsqueda de una solución negociada al conflicto en ese país levantino. La ultima vez fue en mayo 2013: 12 Estados (includos todos los 5 principales meimbros del Alba) denunciaron que el fallo ofrece apoyo al principal grupo de oposición y entorpece las negociaciones y esfuerzos pacíficos emprendidos por parte de la comunidad internacional para poner fin a la escalada del conflicto.  Siempre se denuncia la desestabilización y la intervención militar extranjera en Siria, para lo cual países de la Otan dedican cuantiosos recursos en financiar y armar a una oposición que valide sus ansias de cambio de régimen en ese país.

Le primarie in Argentina

Un’analisi a caldo

di Marco Nieli

Domenica scorsa (l’11 agosto), in Argentina si sono tenute le elezioni primarie conosciute come P.A.S.O. (Primarias Abiertas Simultaneas y Obligatorias), propedeutiche per le elezioni legislative vere e proprie, che si terranno in ottobre. Oltre a rappresentare una prova della tenuta delle posizioni oficialistas dopo le proteste popolari dell’8-N scorso, questo passaggio elettorale appariva importante per cominciare a delineare in prospettiva gli scenari politici futuri del paese, in vista delle Presidenziali del 2015, anno in cui terminerà il secondo mandato della Presidenta, che quasi certamente non avrà la forza di proporre e far passare un emendamento costituzionale per la re-elezione (dopo due mandati consecutivi).

I risultati di queste primarie, cui hanno partecipato circa 30 milioni di Argentini abilitati (su di un totale di circa 40 milioni: ricordiamo che in questo paese il voto è obbligatorio e se non si va a votare si viene multati), sono per più di un verso interessanti, anche se offrono un panorama alquanto frammentato e, a tratti, confuso. Anzitutto, a livello nazionale, il dato macroscopico è la tenuta, con il 26,31% (Camera dei Deputati) e il 27,45% (Camera dei Senatori) del Frente para la Victoria di Cristina che, nonostante il malcontento in ascesa soprattutto tra la classe media, mantiene lo zoccolo duro del consenso tra i settori popolari soprattutto urbani, destinatari delle politiche di inclusione sociale messe in campo dal governo.

La seconda forza nazionale, almeno per la Camera dei Senatori, con il 12% circa dei consensi appare la coalizione allargata UNEN, includente varie liste di indirizzo radicale (Lista Presid. Ilia), di “sinistra nazionale” (Juntos, comprendente GEN, Partido Socialista e Libres del Sur) e la lista Coalición Sur, data dall’incontro Pino Solanas-Elisa Carrió: questa lista, che per la Camera dei Deputati a livello nazionale ha conseguito solo il 2,99% dei voti, si è però piazzata molto bene nella Capital Federal dove, per la stessa Camera, si è rivelata come la prima forza politica, con il 35,58% (32,01% al Senato), scavalcando sia l’oficialismo che il PRO, partito di destra dell’attuale governatore di Bs As Mauricio Macri. Un dato che si spiega in parte con la forte popolarità di Solanas e Carriò tra i settori di classe media porteños scontenti del macrismo e che proietta fortemente questa forza di alternativa al kirchnerismo alla ribalta degli scenari presidenzialisti futuri.

D’altro canto, il kirchnerismo appare incalzato da una costola nata al suo stesso interno nella Provincia di Bs As: il Frente Renovador di S. Massa, ex-alleato di Cristina (oltre che ex-sindaco del Tigre, cittadina sul delta del Paranà) che si piazza in prima posizione con il 35,05% (Deputati) e il 36,14% (Senatori) dei voti, prima del Frente para la Victoria.

Il Frente de Izquierda y de los Trabajadores, radicato un po’ in tutte le province soprattutto tra il proletariato industriale, si attesta a livello nazionale sul 3,26% (questa volta il Partido Obrero ha corso separato dal Frente, contribuendo ancora di più a frastagliare il panorama della sinistra di alternativa). Un piccolo ma dinamico raggruppamento di sinistra movimentista e pro-ALBA, Camino Popular (includente Marea Popular di I. Hagman e Unión Popular di C. Lozano), infine, si attesta al 2,17% ma solo nella città Autonoma di Bs As.

In definitiva, un quadro sicuramente foriero di alcuni interessanti sviluppi che si toccheranno con mano già con ogni probabilità nelle legislative vere e proprie di ottobre.

Solo i prossimi mesi (e anni) potranno dire se il governo di Cristina, di derivazione justicialista cioè peronista, riuscirà a ritrovare quella spinta propulsiva riformatrice che lo ha caratterizzato nella sua fase iniziale, riannodando in maniera lungimirante il patto sociale con le masse dei diseredati argentini, ma anche con i settori tradizionalmente titubanti della classe media (e flirtanti in piazza con le destre dei vari PRO e dei vari gruppi Clarín), per esempio promulgando misure efficaci per il contenimento dell’inflazione reale.

Per il resto, di fronte alle provvidenziali divisioni della destra e in attesa di ricompattare il fronte dell’alternativa a sinistra, non si capisce come una proposta di andare oltre il panorama politico-sociale dell’Argentina attuale possa includere le simpatie filo-Capriles di un leader come Hermes Binner (ex-governatore di Santa Fe, tra i principali leader di UNEN) o le disinvolte acrobazie di un Gay Prat (finanziere ed ex-governatore del Banco Centrale all’epoca del 2001, nonché candidato al Congresso sempre per UNEN).

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