(VIDEO) L’incontro dell’ANROS a Manfredonia

di Associazione per la Cooperazione
Italo Venezuelana
“José Antonio Anzoategui”
Manfredonia

Lunedì 5 Agosto.- In Visita a Manfredonia il Presidente Nazionale ANROS Venezuela Deputato German Ferrer accompagnato dal Console Generale Bernardo Borges e dal Col. Juan Luis Fuentes, è la prima volta di una visita ufficiale di un rappresentante del Governo Venezuelano l’incontro è fissato presso l’aula consigliare del Comune di Manfredonia alle ore 16.30 alla presenza delle Istituzioni locali.

I membri dell’associazione ed i cittadini tutti sono stati invitati, si è parlato di scambi culturali, turistici, imprenditoriali, commerciali tra Manfredonia ed il Venezuela.

Ecuador: la rivoluzione nella comunicazione

di Fabrizio Verde

Red de Amigos della Rivoluzione Ciudadana.- L’informazione è come l’acqua: un bene pubblico. Possiamo affermare, in estrema sintesi, che in questa frase sia racchiuso il concetto cardine su cui è imperniata la nuova Legge sulla Comunicazione recentemente entrata in vigore in Ecuador. Una norma tesa a smantellare lo strapotere del «latifondo informativo commerciale» come ebbe a definirlo il Comandante Chávez. nonché a rendere possibile la nascita di nuove forme di democrazia della comunicazione.

Prima di passare all’analisi della nuova legge è giusto sottolineare come questa vada nella direzione indicata dalla Costituzione approvata nel 2008, che sancisce per i cittadini ecuadoriani il diritto alla comunicazione. Una sfida difficile, che si può vincere esclusivamente superando il mercantilistico modello vigente, basato sul dominio dell’oligopolio privato. Mentre la legge approvata, al contrario, tende a garantire la massima democratizzazione del settore, e al contempo considerare l’informazione, come si affermava in apertura, pubblico servizio. Andando inoltre a recuperare anche in questo campo il concetto di sovranità.

 

La Costituzione ecuadoriana -tra le più avanzate al mondo – stabilisce altresì il diritto di partecipazione ai processi di comunicazione e il diritto per la cittadinanza di essere ben informata. Inoltre prevede che accanto ai settori pubblico e privato, cresca un terzo polo no profit, definito «comunitario», che dovrà svilupparsi su di un piano di assoluta parità rispetto al pubblico e al privato. Con lo Stato che agevolerà la creazione e il rafforzamento del polo comunitario, sostenendolo attraverso crediti agevolati per l’acquisto di attrezzature ed esenzioni dalle imposte.

 

In base a questo assunto la nuova disposizione di legge prevede (art. 106) che vi sia una revisione delle frequenze – conseguite anche illegalmente – che verranno così ripartite: 34% ai media comunitari, 33% media pubblici, 33% media privati. Allo stesso tempo l’articolo 113 impedisce che una persona fisica o giuridica possa accumulare o concentrare concessioni di frequenze. Mentre nella situazione attuale oltre il 90% dei media si trova in mano privata. Addirittura potrebbe bastare questa constatazione per respingere al mittente le critiche, strumentali, piovute addosso al governo dopo l’approvazione della nuova norma.

 

Quella attuale è una concezione realmente democratica del sistema informativo. Non più basato sul profitto, che scongiura la concentrazione della proprietà dei media nella mani di pochi, un sistema finalmente non più asservito agli interessi privati e dell’imperialismo, avvezzo alla calunnia più che all’informazione, come avveniva allorquando imperversava il cupo dominio neoliberale.

 

Ragion per cui è importante compiere un’analisi accurata sulla «Ley Orgánica de Comunicación», che ha lo scopo di «sviluppare, proteggere e regolare, l’esercizio dei diritti alla comunicazione stabiliti costituzionalmente». Come recita il primo articolo.

 

Democrazia e sovranità. Un binomio inscindibile a queste latitudini dove i popoli hanno sofferto il dramma del colonialismo prima, e la tracotanza dell’imperialismo in seguito. Risulta quindi naturale oltre che lungimirante la rivendicazione di sovranità (art. 6) dei mezzi di comunicazione ecuadoriani. «…i mezzi di comunicazione di carattere nazionale non potranno appartenere interamente o parzialmente, in forma diretta o indiretta, a organizzazioni o società straniere domiciliate fuori dallo Stato Ecuadoriano né a cittadini stranieri, eccetto quelli che risiedono in maniera regolare nel territorio nazionale».

 

Un concetto che si riverbera nell’art. 97 dove il legislatore stabilisce per i media audiovisivi a copertura nazionale l’obbligo di destinare almeno il 60% della programmazione giornaliera a contenuti di produzione nazionale. Analogamente (art.98) anche la pubblicità che sarà diffusa in territorio ecuadoriano dovrà essere di produzione nazionale. Fatta eccezione per quelle campagne internazionali «destinate a promuovere il rispetto e l’esercizio dei diritti umani, la pace, la solidarietà e lo sviluppo umano».

 

Una differenza abissale con l’Italia, per citare un esempio afferente la vecchia Europa in deciso declino, letteralmente invasa da produzioni nordamericane o anglosassoni. Dove il settore è in piena crisi, dominato da delocalizzazioni e disoccupazione crescente. Si calcola che nel solo 2012 sono stati ben 2500 i posti di lavoro persi, nella sostanziale indifferenza dei governi.

 

La nuova Ley Orgánica de Comunicación riflette nel mondo della comunicazione il bisogno impellente di democratizzazione già in atto nella società ecuadoriana profondamente trasformata negli ultimi sei anni, segnati da quel processo di radicale trasformazione sociale conosciuto come Revolucion Ciudadana. A tal fine la legge prevede che le autorità pubbliche lavoreranno per «creare le condizioni materiali, giuridiche e politiche, per raggiungere e approfondire la democratizzazione della proprietà e l’accesso ai mezzi di comunicazione, a creare mezzi di comunicazione, produrre spazi di partecipazione, all’accesso alle frequenze dello spettro radioelettrico assegnate per i servizi radiofonici e televisivi».

 

Inoltre l’Ecuador è il primo Stato ad aver introdotto il divieto per i gruppi bancari e finanziari – dopo un referendum popolare tenutosi nel maggio 2011 – a detenere partecipazioni azionarie o essere proprietari di mezzi di comunicazione. Al contempo, invece, si allargano i diritti per la cittadinanza che può organizzare (art. 38)  «udienze pubbliche, veedurias, assemblee, consigli comunali popolari, osservatori, o altre forme organizzative, per influenzare la gestione dei mezzi di comunicazione e sorvegliare sul pieno compimento dei diritti alla comunicazione da parte di qualunque mezzo di comunicazione».

 

Lo Stato andino cerca d’introdurre forme di controllo popolare e democrazia diretta nell’ambito della comunicazione, alla luce di tutto ciò, suonano ancora più assurde le critiche avanzate dai media mainstream che parlano di un Correa che ha voluto introdurre una «legge bavaglio». Possiamo affermare senza tema di smentita, che ancora una volta si palesa la propensione alla menzogna di tali mezzi d’informazione. In Italia spicca Repubblica che riprende le accuse rivolte al governo ecuadoriano dalla stampa di destra spagnola.

 

La realtà dei fatti invece li accusa e smentisce. Oltre a raccontare di un Ecuador in cammino verso il Buen Vivir che estende la democrazia anche nell’ambito della comunicazione. Con una legge che sarà sicuramente perfettibile col tempo e con la pratica, ma che al momento è oggettivamente tra le più avanzate a livello mondiale.

Bolívar presentato da Chávez

Per i libri suggeriti da Leonardo Landi:

Chávez presenta Bolívar. La Rivoluzione latinoamericana

Un mito dell’America del Sud racconta un’altra figura leggendaria dell’orgoglio latino. A pochi mesi dalla sua scomparsa, quest’ultimo libro di Chávez mette di fronte a una doppia eredità. Simón Bolívar, noto come El Libertador è stato uno dei più importanti leader nella guerra d’indipendenza dalla Spagna. Al suo mito si è apertamente ispirato Chávez con la sua Rivoluzione bolivariana. In queste pagine, allo stesso tempo appassionate e concrete, si coglie l’eredità di un popolo che alza la testa di fronte ai soprusi del gigante statunitense. La forza e la dignità di chi non fa altro che prendersi ciò che gli appartiene. La semplice grandiosità del progetto di redistribuzione dei proventi del petrolio, realizzata da Chávez, trova in questo libro l’ispirazione teorica nel racconto delle gesta del Libertador.

Hugo Chávez (1954-2013) è stato presidente del Venezuela dal 1999 al 2013, con un’interruzione durante il colpo di stato del 2002. La sua politica era improntata agli ideali del socialismo democratico. Da sempre critico nei confronti della globalizzazione neoliberista e dell’operato degli Stati Uniti in America Latina e nel mondo. Le circostanze della sua morte hanno sollevato in tutto il pianeta dei dubbi sul ruolo statunitense nel favorirla.

Prezzo:  €16,00 Pagine:202 Data pubblicazione: 2013 ISBN:978-88-5751-726-1

A cura di: Donatella Caristina

Lo show della politica o il ritorno all’antipolitica

Nicmer EvansQui di seguito proponiamo i temi di un intenso dibattito in corso in Venezuela relativamente alle prossime elezioni municipali di dicembre.

di Nicmer Evans*

Aporrea, 7ago2013- Il rifiuto delle pratiche tradizionali della politica venezuelana, o di quello che in Venezuela è stata definita la ‘politica della IV Repubblica’, è derivato da un processo di spoliticizzazione chiamato “antipolitica” che ha avuto alla base la profonda disillusione da parte dei cittadini circa la soluzione dei loro problemi attraverso la via politico-istituzionale, in seguito al cosiddetto Caracazo del febbraio 1989, che ha prodotto una serie di avvenimenti politici culminati nel 1998 con l’elezione di chi in quel momento emerse come la figura che poteva generare i cambiamenti necessari per trasformare le pratiche politiche dell’epoca.

Con ciò si potrebbe descrivere Chávez come un candidato figlio della “antipolitica”, come lo fu Irene Sáez, ma i fatti hanno dimostrato che l’intento di Chávez era ripoliticizzare i cittadini secondo criteri che si differenziassero da quelli della politica imperante; il suo stile attingeva allo spettacolo, ma non era un ‘artista’, era un  Politico con la “P” maiuscola.

All’interno di queste alternative che offriva il candidato Chávez c’era la riappropriazione da parte della cittadinanza della sua sovranità, attraverso la partecipazione attiva ai processi decisionali. È in questo senso che si parla di Democrazia Partecipativa in contrapposizione alla imperante Democrazia Rappresentativa, e si genera nei cittadini una permanente aspettativa di partecipare direttamente a tutti i processi che implichino decisioni, compresa la possibilità di scegliere i candidati dalla base di qualsiasi partito od organizzazione politica.

Oggi, dopo una forte politicizzazione e una polarizzazione di lungo corso, coloro che hanno portato la bandiera di un nuovo modo di fare politica insieme a Hugo Chávez scelgono di rifarsi alla vecchia tecnica elettorale di scegliere personaggi originariamente estranei al mondo politico, rendendo la politica uno show o parte di quello stesso, senza consultare la base. La strategia non è né cattiva né buona, ma è rischiosa quando viene fatta a partire dal tentativo di radicare ulteriormente un’eredità politica come quella di Chávez.

Chávez è arrivato a utilizzare la cooptazione, lo spettacolo e la teatralità come risorse con le quali aiutarsi, mai come il centro dell’attenzione della sua strategia. I risultati si vedranno, così come li abbiamo visti il 14 aprile; ma, cosa ancora più importante, aspettiamo di vedere come questo può servire a ripoliticizzare e ripolarizzare. Aspettiamo l’8 dicembre.

*Politologo e M.Sc in Psicologia Sociale. Co-moderatore del programma venezuelano di opinione e analisi Golpe de Timón.

[Traduzione dal castigliano per ALBAinFormazione di Pier Paolo Palermo]

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