Napoli: incontro con l’ANROS all’ex Asilo Filangieri

di Pier Paolo Palermo

Ieri 6 agosto 2013, si è svolto presso l’ex Asilo Filangieri, a Napoli, spazio gestito dalla Comunità dei lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale, l’incontro con Germán Ferrer, deputato venezuelano e coordinatore dell’ANROS, Associazione Nazionale delle Reti e delle Organizzazioni Sociali del Venezuela, il Console venezuelano a Napoli, Bernardo Borges e Mario Neri del Circolo Bolivariano di Caracas, “Antonio Gramsci”.

L’incontro ha contato con la presenza di attivisti dell’associazionismo e militanti di base delle reti delle organizzazioni napoletane e non solo (ALBAssociazione, Corpi Civili di Pace, Figli del Bronx, ATTAC, eco-attivisti, ex candiati del M5S e militanti di Rifondazione e P-CARC).

Dopo una breve presentazione dei partecipanti, Ferrer, ha fatto omaggio alla biblioteca della Comunità ospitante (I lavoratori dello spettacolo) di una copia del libro di Geraldina Colotti, Talpe a Caracas, Cose viste in Venezuela, e ha spiegato la storia dell’ANROS, nata 13 anni fa e il suo impegno indirizzato verso la formazione dei membri delle organizzazioni sociali, in special modo ai membri delle nuove forme di organizzazione popolare come i Consejos Comunales e le Comunas.

L’occasione è stata utile per aggiornare sul nuovo corso politico venezuelano che vede Nicolás Maduro nuovo presidente eletto del Venezuela bolivariano, nonché sulla continuità ideale, sociale e politica del nuovo governo con la traiettoria precedentemente delineata dal Comandante Chávez.

Interessante la proposta finale di formazione dell’ANROS a Napoli oltre alle già costituite di Cava de’ Tirreni e Manfredonia,  ma soprattutto la condivisione della proposta di interscambio nei prossimi mesi tra gruppi di attivisti sociali italiani e venezuelani, soprattutto in occasione dell’Incontro internazione dell’ANROS nel mese si novembre 2013 – al quale parteciperanno, tra le altre, delegazioni di Cuba, Argentina, Ecuador, Brasile – il cui programma sarà reso noto per il mese di settembre, dando la possibilità agli interessati di discutere le proposte avanzate dagli organizzatori in Venezuela apportando un proprio contributo.

I presenti hanno manifestato l’impegno di discutere il programma e le relative proposte da portare al suddetto incontro internazionale, nonché avviare il progetto di un primo viaggio di interscambio in Venezuela per il prossimo anno che possa vedere la partecipazione di attivisti provenienti da tutta italiana.

L’incontro di Novembre 2013 sarà anche l’occasione per partecipare, a titolo di osservatori internazionali, alle elezioni comunali dell’8 dicembre.

Qui altre foto dell’evento

por Pier Paolo Palermo

Ayer, 6 de agosto de 2013 se celebró en el antiguo Asilo Filangieri en Nápoles, espacio gestionado por la Comunidad de los trabajadores del espectaculo y lo inmaterial, la reunión con Germán Ferrer, diputado venezolano y coordinador dell’ANROS, Asociación de la Redes y de las Organizaciones Sociales de Venezuela, el Cónsul de Venezuela en Nápoles, Bernardo Borges y Mario Neri del Círculo Bolivariano de Caracas, “Antonio Gramsci”.

La reunión contó con la presencia de asociaciones y redes de activistas de organizaciones de base napolitana y no sólo (ALBAssociazione, Cuerpos Civiles de Paz, Hijos del Bronx, ATTAC, eco-activistas y ex candidados del M5S y de militantes del PRC y P-CARC).

Después de una breve presentación de los participantes, Ferrer homenajó a  los huéspedes con el libro de Geraldina Colotti, Talpe a Caracas, y explicó la historia dell’ANROS – nacida hace 13 años – y su compromiso dirigido a la formación de los miembros de las organizaciones sociales, en especial a los miembros de las nuevas formas de organización popular como son los Consejos Comunales y las Comunas.

La ocasión fue util para actualizar las informaciones sobre el nuevo curso político liderizado por Nicolás Maduro, presidente constitucional de la República Bolivariana de Venezuela, así como la continuidad ideologica, política y social, de su nuevo gobierno en el camino trazado por el Comandante Chávez.

Interesante la propuesta final de la formación de un grupo ANROS-Nápoles, además de la ya esistentes ANROS-Cava de ‘Tirreni y ANROS-Manfredonia. Sobre todo la participación del intercambio propuesto en los próximos meses entre los grupos de activistas sociales italianos y venezolanos, en ocasión del encuentro internacional dell’ANROS en el mes de noviembre 2013 -, que contará con la presencia, entre otros, de las delegaciones de Cuba, Argentina, Ecuador, Brasil. El programa se dará a conocer en el mes de septiembre, para permitir a las partes interesadas de debatir las propuestas de los organizadores en Venezuela y aportar sus propias contribuciónes.

Los participantes expresaron su compromiso para discutir el programa y las propuestas relacionadas para llevar a esa reunión internacional, así como iniciar la organización de un primer viaje de intercambio a Venezuela para el próximo año. El mismo se hará con la participación de activistas de toda Italia.

La reunión de noviembre de 2013 será tambien una oportunidad de participar, como observadores internacionales en las elecciones municipales de 8 de diciembre.

Intervista a Eva Golinger: perché Washington odiava Chávez

di Mike Whitney*

da Counterpunch

Intervista alla saggista e rivoluzionaria Eva Golinger, vincitrice del Premio Internazionale di Giornalismo del Messico (2009) e soprannominata dal presidente Hugo Chávez “La Fidanzata del Venezuela”. Eva è avvocatessa e scrittrice newyorchese che vive a Caracas dal 2005 ed è autrice del bestseller Crociata USA contro il Venezuela. Decifrato il codice Chávez (edizione italiana a cura di G. L. Nespoli, Zambon editore, 2006 e tradotto in otto lingue) e di Bush vs Chávez: La guerra di Washington contro il Venezuela (2007, Monthly Review Press). Dal 2003 Eva si è occupata di ricerca e di analisi sull’intervento degli USA in Venezuela, utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA) per ottenere informazioni sugli sforzi compiuti dal Governo americano al fine di indebolire i movimenti progressisti in America latina.

– Mike Whitney: La notizia della morte di Hugo Chávez negli Stati Uniti è stata molto limitata. Può descrivere brevemente la reazione del popolo venezuelano?

– Eva Golinger: Per i venezuelani il decesso di Chávez è stato devastante. Nonostante fossero informati di quale malattia avesse la maggioranza dei venezuelani credeva che avrebbe vinto la sua lotta contro il cancro così come era accaduto per altre lotte. La reazione è stata quella di un profondo urlo collettivo di disperazione e tristezza, ma anche di profondo amore per la sua persona che ha lottato fino alla fine per fare del suo paese un luogo migliore per tutti. Ufficialmente in tutto il paese sono stati dichiarati dieci giorni di lutto e si è data l’autorizzazione ad accedere al feretro di Chávez affinché milioni di persone potessero salutarlo prima che fosse seppellito. Ci sono state persone che hanno fatto la fila per trentasei ore per congedarsi da Chávez nell’Accademia Militare, luogo dove ebbe inizio la sua coscienza politica e dove la sua bara è stata deposta in modo provvisorio dopo la tragica morte. In seguito, trascorsi i dieci giorni, un corteo di massa ha accompagnato il feretro fino alla sommità della collina, dove è ubicato il Quartiere della Montagna, di fronte al palazzo presidenziale di Miraflores. In quel posto sono stati sepolti i resti mortali di Chávez in una bella e sorprendente tomba dal nome “I quattro elementi”. Il Quartiere della Montagna è il luogo in cui Chávez iniziò la carriera politica nel febbraio del 1992 con un tentativo di ribellione militare contro un presidente neoliberale corrotto e assassino. In quel tentativo fallì e finì in prigione, ma il suo messaggio e il suo carisma giunsero a milioni di persone che avevano aderito al movimento che più tardi lo avrebbe eletto come presidente nel 1998. Il luogo in cui è ubicata la tomba di Chávez “I quattro elementi” è composto di una bara che riposa su una ninfea splendidamente scolpita sull’acqua dolce e la terra pulita. È all’aperto insieme a una fiamma eterna. Ancora oggi centinaia di venezuelani visitano quel posto per avere l’occasione di avvicinarsi al loro amato presidente.

– M.W.: Chávez è stato un leader ispiratore e carismatico, capace di mandare avanti politiche progressiste che hanno beneficiato alla maggioranza delle persone. La Rivoluzione Bolivariana continua con l’attuale presidenza di Nicolás Maduro o si è verificato un cambio nella sua conduzione?

– E.G.: La Rivoluzione Bolivariana continua con il presidente Maduro e non si è verificato nessun cambiamento nella conduzione della stessa. Nonostante abbia vinto le elezioni di aprile con un margine di voti risicato, Maduro non ha modificato in modo rilevante le politiche di Chávez. Piuttosto ha cercato di consolidarle maggiormente. Ha cambiato molti membri del suo gabinetto, ma ciò è stato visto come qualcosa di positivo, soprattutto perché ha avvicinato molti giovani, persone poco ortodosse, invece di continuare con quelli che per anni hanno formato parte dell’amministrazione di Chávez. Nonostante ciò ha conservato molte persone che erano vicine al presidente perché, certamente, Maduro è uno di loro. Se ha inserito della gente nuova è stato per dimostrare che era disposto a fare dei cambiamenti. Per esempio ha nominato un critico delle politiche comunitarie di Chávez, Reinaldo Iturriza, all’incarico di Ministro del Potere Popolare delle Comuni che è un ministero consacrato ad aiutare le comunità organizzate mediante la gestione delle risorse e lo sviluppo dei progetti. Lo stesso Iturriza è un organizzatore di base che ha sostituito un burocrate. Finora Maduro ha mantenuto le politiche economiche del governo di Chávez, nonostante i cambiamenti apportati ai membri del gabinetto. Ha applicato misure ancora più forti delle precedenti in materia di corruzione governativa e delinquenza. Decine di funzionari pubblici sono stati arrestati per corruzione e ha attenzionato le zone ad alto tasso di criminalità con il proposito di tenere sotto controllo la violenza e l’insicurezza. Per questo posso affermare che Maduro ha raccolto il lascito di Chávez e l’ha accelerato.

– M.W. Potrebbe riassumere alcuni dei risultati più importanti di Chávez come presidente?

– E.G.: I successi di Chávez come presidente sono ampi e numerosi. Ha trasformato il Venezuela da nazione dipendente e vigliacca, priva di un’identità nazionale, con tassi di povertà generalizzata e un’accentata apatia, in un paese sovrano, indipendente e degno, pieno di orgoglio nazionale e soddisfatto della sua ricca diversità culturale. Ha anche ridotto la povertà di oltre il 50% e ha istituito con successo l’assistenza sanitaria universale, gratuita e di qualità, così come programmi di educazione e diversificazione dell’economia con la creazione di nuove industrie nazionali e migliaia di nuovi proprietari di piccole imprese e cooperative. Uno dei suoi maggiori successi è stato il risveglio collettivo della coscienza del paese. Prima che Chávez assumesse il potere, il Venezuela si trovava in uno stato di profonda apatia, una situazione peggiore a quella vissuta negli Stati Uniti. Attualmente il paese è un luogo in cui le elezioni contano con più dell’80% di partecipazione volontaria. Tutti parlano di politica e di questioni d’importanza per la nazione. I giovani vogliono partecipare nella costruzione del paese, nel suo futuro. Negli ultimi anni sono stati eletti i membri del Congresso (Assemblea Nazionale) più giovani della storia del paese, legislatori che hanno appena 25 anni. La metà dei membri del nuovo gabinetto esecutivo di Maduro sono sotto i 45 anni. Esistono nuovi movimenti giovanili, quelli studenteschi –tanto dell’opposizione quanto quelli chavisti- che sono attivi e partecipano nella vita politica. E non c’è dubbio che le politiche sociali di Chávez e l’investimento nei programmi sociali (oltre il 60% del budget nazionale) fanno un’enorme differenza nella vita quotidiana dei Venezuelani. Attualmente c’è una maggiore possibilità di consumo, i Venezuelani godono di una nutrizione migliore e migliori abitazioni. Chávez ha anche stimolato leggi favorevoli ai lavoratori che garantiscono un salario degno (il salario minimo più alto dell’America latina) e importanti benefici per i lavoratori. Ci sono anche molte cose che non ha potuto finire, ma è straordinario quello che è riuscito a fare in poco più di un decennio, nonostante abbia dovuto trasformare alcune istituzioni statali corrotte, inefficienti e rovinate e affrontare una opposizione spalleggiata economicamente dagli Stati Uniti.

– M.W.: Lei ha scritto molto sull’attività segreta delle organizzazioni americane d’intelligence e sulle ONG in Venezuela. Osserva qualche segnale che indichi una diminuzione dell’intromissione da parte di queste organizzazioni dopo la morte Chávez?

– E.G.: No. L’intervento degli USA in Venezuela è aumentato in modo progressivo ogni anno, da quando Chávez è stato eletto la prima volta nel 1998. Durante il colpo di Stato dell’aprile 2002, sconfitto dal popolo e dalle forze armate leali al presidente, gli USA già appoggiavano l’opposizione, ma in modo moderato se si compara con quello che sta facendo adesso. Ogni anno il finanziamento dei gruppi anti Chávez è aumentato in milioni di dollari, questi fondi provengono dall’USAID, dalla National Endowment for Democracy (NED), dal Dipartimento di Stato e altre organizzazioni finanziate dagli Stati Uniti, come la Freedom House, l’Istituto Repubblica Internazionale (IRI) e l’Istituto Nazionale Democratico per gli Affari Internazionali (NDI). Infatti Obama non solo ha aumentato il finanziamento verso i gruppi antichavisti, ma l’ha reso ancora più ufficiale al momento d’includere questo finanziamento nel budget annuale delle operazioni estere (Foreign Operations Budget). Esiste un capitolo speciale dedicato al finanziamento dei gruppi dell’opposizione venezuelana, o come loro sostengono, per lo “sviluppo della democrazia”. Nelle mie ricerche ho dimostrato nei minimi particolari che questo finanziamento è stato destinato per fomentare la destabilizzazione e finanziare determinate organizzazioni e attività venezuelane che non hanno nulla di democratico. Sappiamo dai documenti pubblicati da WikiLeaks, e recentemente anche da Edward Snowden, che quest’anno lo spionaggio degli USA in Venezuela è aumentato in maniera esponenziale a partire dal peggioramento della salute di Chávez.
Gli USA hanno utilizzato un’enorme quantità di risorse finanziarie e politiche a favore del candidato presidenziale perdente Henrique Capriles, ed è stato l’unico paese che tuttora nega ufficialmente il riconoscimento della vittoria elettorale del presidente Nicolás Maduro. Washington continuerà ad appoggiare l’opposizione con la speranza che l’incarico di Maduro possa diventare oggetto di un referendum revocatorio nei prossimi di tre anni o una volta compiuti i sei anni di governo quando il suo mandato scadrà e costituzionalmente potrà essere oggetto di un referendum.
Gli Usa confidano nel raggiungere la distruzione di Maduro in quel momento se non prima mediante l’impiego di mezzi non democratici. Di recente alcuni membri dell’opposizione sono stati scoperti mentre cospiravano per tentare un colpo di Stato contro Maduro, compreso l’elaborazione di un piano per assassinarlo. Frequentemente viaggiano a Washington per celebrare “riunioni”. Nello stesso tempo il governo venezuelano di recente ha messo fine al dialogo avviato con Washington dal mese di gennaio in seguito di alcune espressioni offensive da parte della nuova ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Samantha Power. Il governo di Maduro, al pari di quello di Chávez, spera di avere un rapporto rispettoso con il governo degli USA. Ma non tollereranno aggressioni, ingerenze o atteggiamenti di tipo interventista. Gli USA sembrano incapaci di volersi impegnare in una relazione rispettosa e matura con il Venezuela.

– M.W.: Ho qui con me un brano con le parole rilasciate da Barack Obama in un’intervista a Univisión, quando Chávez si stava ormai spegnendo. Obama affermava che: “La cosa più importante è ricordare che il futuro del Venezuela deve restare nelle mani del popolo venezuelano. In passato abbiamo visto Chávez sviluppare politiche autoritarie e sopprimere la dissidenza”. C’è stata una qualche forma di reazione ai commenti rilasciati da Obama sul Venezuela?

– E.G.: Ma certo, c’è stata una reazione molto forte. In primo luogo i commenti sono stati considerati del tutto irrispettosi verso questo paese e il suo governo, soprattutto in un momento in cui la salute di Chávez si stava deteriorando. Le affermazioni indicavano in modo chiaro che il governo di Obama era incompetente sul Venezuela e non prendeva in considerazione i sentimenti collettivi di milioni di persone del paese che seguivano il delicato stato di salute di Chávez. L’obiettivo principale del presidente Chávez – che raggiunse in larga misura – fu il trasferimento del potere al popolo. L’ipocrisia di Obama con la sua dichiarazione eclissa la sua stessa sconfitta per comprendere la realtà del Venezuela. Il numero delle persone che in Venezuela partecipa nella vita politica è il maggiore di tutti i tempi e percentualmente lo è ancora di più che negli Stati Uniti. In un’epoca di spionaggio di massa, uccisioni collettive, droni, carceri segrete, gravi violazioni dei diritti umani e altre politiche repressive pilotate dagli USA, Obama dovrebbe pensarci due volte prima di esprimere tali opinioni contro il governo di un’altra nazione che conosce solo dalle impressioni allestite dai suoi disinformati analisti. In sintesi i Venezuelani si sono indignati per i commenti insensibili e irriverenti di Obama, ma non si sono sorpresi. Questi commenti sono tipici della posizione ostile assunta da Washington nei confronti del Venezuela durante il governo di Chávez.

– M.W.: Perché Washington odiava Chávez?

– E.G.: Penso che Washington odiasse a Chávez per molte ragioni. Certamente il petrolio è una delle cause principali del comportamento aggressivo di Washington nei confronti di Chávez. Il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio del pianeta, e prima che Hugo Chávez fosse eletto i governi erano subordinati agli interessi americani. Difatti l’industria petrolifera del Venezuela e tutto il resto erano sull’orlo della privatizzazione quando Chávez è stato eletto. Di modo che il fatto che un capo di Stato, che si siede sulle maggiori riserve di petrolio del mondo – di cui gli USA hanno bisogno per mantenere l’esagerato modello di consumo a lungo termine – non si subordini alle consegne degli USA era esasperante per Washington.
Chávez non solo recuperò e trasformò l’industria petrolifera per ridistribuire la ricchezza e assicurare che le corporazioni straniere osservassero le leggi (per esempio il pagamento delle imposte e delle royalties), ma ha anche nazionalizzato altre risorse strategiche del paese che gli USA aveva nelle mani come l’oro, l’elettricità e le telecomunicazioni. È evidente che Chávez era una grossa spina nel fianco degli interessi economici di Washington nella regione. Una volta che Chávez capeggiò la creazione dell’integrazione e cooperazione dell’America latina che ha dato origine a organizzazioni come l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), l’Alleanza Bolivarina per i Popoli della Nostra America (ALBA), la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), come anche Petrocaribe, Telesur (prima rete di televisione della regione) e molte altre iniziative, Washington presto cominciò a perdere influenza nella regione. Ciò attirò delle enormi ostilità nei confronti di Chávez, poiché egli rappresentava il principale leader e alfiere dell’indipendenza e della sovranità dell’America latina nel XXI secolo. Washington e l’elite venezuelana nemmeno potevano soffrire i modi di fare di Chávez con la sua forma diretta di raccontare le cose come sono. Non aveva paura di niente e di nessuno e non ha mai fatto un passo indietro, si è sempre mantenuto fermo e ha detto ciò che pensava, anche quando non era diplomaticamente corretto. E Washington lo odiava soprattutto per aver ripreso il “male”, in altre parole il concetto di socialismo nella società odierna. Washington aveva usato tutti i mezzi a sua disposizione per liberare il pianeta da qualsiasi cosa fosse vincolata con il comunismo novecentesco, di modo che “il socialismo del XXI secolo” di Chávez era considerato uno schiaffo in faccia alla vecchia guardia americana che ancora oggi detiene le redini del potere negli USA.

– M.W.: Le piacerebbe aggiungere qualche riflessione personale sulla morte di Chávez?

– E.G.: La morte di Chávez è impossibile da accettare. Era una forza vibrante, motivante, piena d’amore e affetto genuino verso la gente e la vita. Aveva una straordinaria capacità di comunicazione e poteva entrare in contatto con qualsiasi persona in un abbraccio sincero di grande umanità. È stato un visionario brillante e un creatore di sogni. Aiutò la gente a scoprire il proprio potenziale e a riconoscere le proprie capacità. Adorava il suo paese, la sua cultura ricca, la musica, la diversità e realmente ha dato tutto sé stesso per la costruzione di un Venezuela degno, forte e bello. Personalmente sono stata una delle fortunate a essergli amica e condividere molti momenti eccezionali. Come chiunque egli aveva debolezze e imperfezioni, ma la sua capacità di amare e preoccuparsi di tutti lo portò a superare molti ostacoli difficili, se non addirittura quasi impossibili. Era fermamente convinto che avrebbe potuto sconfiggere il cancro e, certamente, tutti noi speravamo che ci riuscisse. La sua morte lascia un vuoto profondo e una profonda tristezza in milioni di persone. La sua energia era così grande che è difficile ancora adesso non sentirla dappertutto, guidando e orientando la rivoluzione che lui ha contribuito a costruire. È per questo motivo che è così difficile accettare la sua scomparsa, perché ancora oggi è presente nelle nostre vite e in ogni angolo del Venezuela. Chávez è diventato il Venezuela, la patria amata, e il suo lascito continuerà a crescere e prosperare nella misura in cui fiorirà in Venezuela con tutto il suo potenziale.

vive nello stato di Washington. Collabora con Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion (AK Press). Hopeless è anche disponibile per Kindle. Lo studio di Whitney sulla riduzione dei salari della classe operaia nordamericana compare nell’edizione di giugno della rivista CounterPunch. Si può contattare al seguente indirizzo e-mail: fergiewhitney@msn.com

[traduzione al castigliano di S. Seguí, in: http://www.rebelion.org,  traduzione dal castigliano per ALBAinFormazione di Vincenzo Paglione]

Ecuador leader nella riduzione delle disuguaglianze

Ana Marìa Larrea a capo del comitato interistituzionale che articolerà le politiche ministeriali per sradicare la povertà

 Fonte: El Telegrafo

Uno degli obiettivi di Rafael Correa, durante l’attuale mandato, è sradicare la povertà estrema. È per questo che dal 18 gennaio scorso, il governo ha incaricato la Secretaría Nacional de Planificación y Desarrollo (Senplades) di attivare un comitato interistituzionale che persegua l’obiettivo promosso in campagna elettorale.

Il comitato è composto dai ministeri dello Sviluppo Sociale, del Talento Umano, della Produzione e della Politica Economica, oltre al Segretariato di Gestione Politica e dalla Senplades. Ha lo scopo di articolare le azioni per combattere la povertà che è attualmente all’11%, vale a dire colpisce 1.300.000 persone.

«Siamo il primo paese in America Latina con la maggiore riduzione della diseguaglianza e il terzo paese del continente per riduzione della povertà. L’Ecuador mostra al mondo che l’essere umano viene prima del capitale, che partendo della concezione di Buen Vivir è possibile attuare politiche pubbliche che portano alla costruzione di una società migliore», ha spiegato Anna María Larrea, che da questa settimana è a capo della Segreteria Tecnica del Comitato.

L’esecutivo si concentra su tre aree: il cambiamento dei rapporti di forza, l’estirpazione della povertà e la modifica della matrice produttiva. Responsabile dell’ultimo punto è il vicepresidente Jorge Glas, mentre dell’estirpazione della povertà si occuperà la Senplades. È per questo che Larrea è sottosegretario di quest’istituzione.

Il comitato si è riunito per la prima volta il 4 luglio. Appuntamento nel quale si è deciso di creare un segretariato tecnico congiunto incaricato di articolare le azioni affinché le politiche siano rese efficaci ed effettive.

Il segretariato deve presentare una strategia entro 90 giorni. Il piano dovrà stabilire un meccanismo per concretizzare gli obiettivi del Plan del Buen Vivir, che è composto da 93 obiettivi, di cui 53 sono miranti a sradicare la povertà.

Sarà utilizzato un meccanismo di lavoro intersettoriale, vale a dire il coordinamento tra la politica sociale, produttiva, economica e del talento umano. «Stiamo proponendo servizi di qualità sul territorio, consentendo alle persone di costruire le loro capacità e dunque fondamentale la trasformazione dell’istruzione. Attualmente il 12% delle persone iscritte all’istruzione superiore appartiene a famiglie che ricevono il Buono di Sviluppo Umano», ha sottolineato Larrea.

L’esecutivo, allo scopo di raggiungere l’estirpazione totale della povertà estrema, ha prodotto un programma d’appoggio ai governi autonomi decentrati (GAD). Questo schema prevede che, attraverso la Banca dello Stato (BEDE), siano bonificati e dotati di acqua potabile i luoghi più reconditi del paese. In questo lavoro i comuni hanno un ruolo fondamentale, ha inoltre spiegato Larrea.

Parallelamente a questi sforzi, l’Istituto di Alti Studi Nazionali (IAEN) svilupperà un seminario internazionale sull’estirpazione della povertà.

Martín Hopenhayn direttore della divisione di Sviluppo Sociale della Commissione Economica per l’America Latina (CEPAL), ha segnalato che durante tre decenni questo continente ha visto concentrazione della ricchezza e dei frutti del progresso, solo a partire da gli ultimi sei, otto anni, è cominciato il cambiamento verso una maggiore uguaglianza. L’esperto ha garantito che con queste modifiche l’indicatore di povertà si è abbassato del 30%.

Secondo la sua opinione, la creazione d’occupazione produttiva, l’espansione della spesa pubblica e dei programmi sociali sono fattori che hanno influenzato questa grande diminuzione.

Patricia Viera, rappresentante del Ministero dello Sviluppo Sociale e lotta alla fame del Brasile, ha informato che sulla base di politiche pubbliche e sociali sono stati trascinati fuori dalla povertà 22 milioni di brasiliani, per questo sostiene la politica promossa in Ecuador.

Inoltre, la Senplades ha tenuto una riunione con più di 70 rappresentanti di organizzazioni sociali ecuadoriane per raccogliere proposte e redigere un documento che sarà presentato nel prossimo vertice Cairo+20 che si terrà in Uruguay, iniziato nel 1994, e che significa una rottura per quanto concerne la politica dello sviluppo, perché s’inizia a lavorare sull’essere umano, ha dichiarato Larrea.

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Fabrizio Verde]

L’Alba, Hugo Chávez e l’Africa

di Marinella Correggia

Seguendo il sogno di Hugo Chávez, i paesi dell’Alba approfondiranno i lineamenti di una cooperazione Sud-Sud solidale e complementare con l’Africa, così da rispondere ai bisogni dei popoli resistendo al tempo stesso allo sfruttamento economico e alle guerre innescate dall’imperialismo.

La Carta a África è un testamento. Hugo Chávez sta già molto male quando, nel febbraio 2013, rincresciuto di non poter partecipare al Terzo vertice dei capi di stato e di governo dell’ Asa-America del Sud e dell’Africa (1), nella Guinea equatoriale, manda ai partecipanti questa lettera (2), il suo ultimo grande documento di politica internazionale. Egli auspica che l’Asa diventi un «foro della cooperazione solidale e complementare» fra i due continenti.

La lettera si conclude con questa frase: «Vivremo e vinceremo». Ma il «presidente infinito» muore a Caracas il 5 marzo 2013.

Pochi giorni dopo, l’8 marzo, molto lontano, nella capitale del Burkina Faso Ouadagougou, una donna e il suo bambino vanno a deporre la bandiera venezuelana sulla tomba del ex presidente Thomas Sankara, ucciso nel 1987, mentre alcuni artisti suonano in onore dei due rivoluzionari, così affini nel loro amore sincero per i popoli e gli oppressi, nella loro ricerca di una strada rivoluzionaria degna, egualitaria, sostenibile. (3)

La «Lettera all’Africa» di Hugo Chávez

Nel suo testamento africano, il presidente del Venezuela parla di due continenti «più che fratelli, uniti da indivisibili legami storici e destinati a procedere insieme verso il pieno riscatto». Riportiamo qui di seguito ampi brani: «(…) America del Sud e Africa sono uno stesso popolo. Si riesce a comprendere la profondità della realtà sociale e politica del nostro continente, nella profondità dell’immenso territorio africano, dove, sono sicuro, ha avuto origine l’umanità. (…) Gli imperi del passato, colpevoli del sequestro e dell’assassinio di milioni di figli e figlie della madre Africa, col fine di alimentare un sistema di sfruttamento schiavista nelle sue colonie, seminarono nella nostra America sangue africano guerriero e combattivo, arso dal fuoco che produce il desiderio di libertà. Questa semina è germogliata, e la nostra terra ha partorito uomini della grandezza di Toussaint Louverture, Alexander Petion, José Leonardo Chirino, Pedro Camejo», così importanti nel «processo indipendentista, unionista, antimperialista nell’America Latina e Caraibica». Viene poi il secolo XX, e «le lotte di liberazione in Africa. Processi di indipendenza, nuove minacce neocoloniali, eroi e martiri: Patrice Lumumba, Amilcar Cabral (…).»

Il presidente venezuelano sottolinea la necessità di «trasformare l’Asa in uno vero strumento generatore di sovranità e sviluppo nel sociale, nell’economia, nella politica e nella tutela ambientale». E indica i temi e le caratteristiche della solidarietà afro-latinoamericana della quale auspica una grande crescita: «Nei nostri continenti si trovano sufficienti risorse naturali, politiche e storiche, che servono per salvare il pianeta dal caos in cui è stato condotto. Non perdiamo l’opportunità che il sacrificio indipendentista dei nostri predecessori ci offre al giorno d’oggi, di unire le capacità per condurre le nostre nazioni verso un autentico polo il quale, per dirlo con le parole del padre Libertador Simón Bolívar, sia più grande per la sua libertà e gloria che per la sua estensione e ricchezze. (…) La nostra cooperazione Sud-Sud deve essere un autentico e permanente vincolo di lavoro congiunto e deve focalizzare strategie e piani verso il Sud, verso i nostri popoli. Non neghiamo le nostre sovrane relazioni con le potenze occidentali, ma dobbiamo ricordarci che non da lì viene la soluzione integrale e definitiva per le problematiche comuni ai nostri paesi. Anzi, alcune di quelle potenze proiettano una politica neocoloniale che minaccia la stabilità che abbiamo iniziato a rafforzare nei nostri continenti.

Sorelle e fratelli: Vorrei evocare per questo Terzo vertice dell’Asa, lo spirito di fratellanza, unità e volontà che ha accompagnato lo sviluppo del meraviglioso Secondo Vertice, nell’isola di Margarita, in Venezuela, con l’adozione unanime della Dichiarazione di Nueva Esparta. (…)

Contro la guerra all’Africa, per la pace e la felicità dei popoli

Da sottolineare come Hugo Chávez per l’ennesima volta condanni la guerra della Nato in Libia nel 2011 e, seppure indirettamente, l’ignavia di chi nel mondo non agì per la pace e non seguì i ripetuti inviti dell’Alba al negoziato e al rifiuto dell’ingerenza. (4)

Dice infatti nella lettera: «Con dolore devo osservare che il nostro lavoro, iniziato formalmente nel 2006, è stato interrotto dalle forze imperialiste che pretendono di dominare il mondo. (…) dopo il vertice di Margherita il continente africano è stato vittima di molteplici interventi e attacchi da parte delle potenze Occidentali.

Le invasioni e i bombardamenti imperialisti, che hanno ignorato qualsiasi opzione di soluzioni politiche e pacifiche dei conflitti interni apertisi in diverse nazioni africane, hanno avuto tra i loro obiettivi principali quello di frenare il processo di consolidamento dell’unità dei popoli africani e, di conseguenza, minare l’avanzamento dell’unione di questi con i popoli latinoamericani e caraibici.

La strategia neocoloniale è stata, dagli inizi del secolo XIX, quella di dividere le nazioni più vulnerabili del mondo, per sottometterle a una relazione di dipendenza di tipo schiavistico. E’ per questo che il Venezuela si è opposto radicalmente e dall’inizio all’intervento militare straniero in Libia. E’ lo stesso motivo per il quale il Venezuela ribadisce oggi il suo più assoluto rifiuto a ogni attività d’ingerenza della Nato.

Di fronte alla minaccia extraregionale di impedire l’avanzare e l’approfondirsi della nostra cooperazione Sud-Sud, dico come Bolívar nella sua Lettera dalla Jamaica del 1815: “Unione, unione, unione, deve essere il nostro massimo obiettivo”.

Il nostro governo rinnova, in questo Terzo vertice Asa, in questa sorella repubblica di Guinea equatoriale, la sua assoluta volontà di avanzare nel lavoro richiesto per consolidare la cooperazione nelle aree che proponemmo durante il nostro passato Vertice. Energia. Educazione. Agricoltura. Finanza. Comunicazione. Queste continuano a essere le nostre priorità, per le quali ribadiamo l’impegno ad avanzare in iniziative concrete come PetroSur, l’Università dei Popoli del Sud o la Banca del Sud, per citare alcuni esempi. (5)

Nell’area delle comunicazioni, dal Venezuela proponiamo che questo sforzo che siamo riusciti a sviluppare congiuntamente con diversi paesi dell’America del Sud, TeleSur, si articoli con l’Africa perché essa che possa compiere da queste latitudini la sua principale funzione: connettere i popoli del mondo tra loro e portar loro la verità e la realtà dei nostri paesi.

Infine, voglio ribadire il mio auspicio che questo foro diventi uno strumento utile per conquistare la nostra definitiva indipendenza, mettendoci all’altezza dell’esigenza epocale per costruire, come direbbe il Libertador, la più grande felicità per i nostri popoli.

Sono convinto che riusciremo a completare questo lavoro che ci hanno tramandato i nostri libertadores e martiri, i nostri milioni di donne e uomini che si sono sacrificati (…) Cammineremo quindi verso la nostra unione e definitiva indipendenza. Parafrasando Bolívar dico ancora: formiamo una patria, un continente, un solo popolo, a ogni costo e tutto il resto sarà sopportabile».

Un’unità fra due continenti all’insegna dell’autodeterminazione e della ricerca della giustizia economica e sociale affinché, contando gli uni sugli altri, si raggiunga l’indipendenza e la maggiore felicità possibile. Nelle sue parole sembra di sentir riecheggiare le esortazioni rivolte ai capi di stato africani quasi trent’anni prima da Thomas Sankara, il quale all’epoca in America latina poteva avere come soli amici Cuba e il Nicaragua sandinista; l’Alba (Alternativa bolivariana per la nostra america) non esisteva ancora. Ad Addis Abeba, all’assemblea dell’Organizzazione per l’unità africana (ora Unione africana), il presidente dell’eternamente povero ma finalmente rivoluzionario Burkina Faso lanciava un potente appello all’interdipendenza interafricana per l’indipendenza dagli ex colonialisti e l’affrancamento dalla miseria, rifiutando di pagare il debito ingiusto verso il Nord usuraio e al tempo stesso operando per il disarmo del continente : «E potremo finalmente utilizzare le nostre immense risorse per lo sviluppo dell’Africa (…)». (6)

Solidarietà: ieri l’operazione Milagro, domani…

Riportiamo alcune frasi dal documento di una conferenza Africa- America latina in preparazione a Roma a cura della Rete No War e di attivisti africani, in collaborazione con l’Ambasciata del Venezuela in Italia: «Questi due continenti che hanno legami culturali forti, e per alcuni aspetti ancora da scoprire, hanno cominciato a riconsiderare e a far valere il valore della loro identità. Vi sono evidenze che mettono in luce la radice comune a questi due mondi. Oggi, dopo i processi di decolonizzazione e di emancipazione, notiamo però una diversa risposta da parte di questi due continenti ai bisogni dei loro popoli. L’America Latina è ormai un riferimento a livello internazionale, basti pensare a alla Teologia della Liberazione, a personaggi come Simón Bolívar, José Martí, Sandino, Che Guevara, Salvador Allende, Fidel Castro y Hugo Chávez, alle rivoluzioni cubana, bolivariana, ciudadana, sandinista e indigena e alla creazione dell’Alba che hanno cambiato il volto di questo continente. L’Africa invece, malgrado le indimenticabili esperienze di Patrice Emery Lumumba, Thomas Sankara e Cheik Anta Diop, non è arrivata ad emanciparsi totalmente dalla “tutela” dell’Occidente. Con tutte le risorse di cui dispone, l’Africa non è ancora riuscita ad avere una politica sociale, economica e culturale propria. Mentre gran parte dei Paesi dell’America latina, grazie anche al processo d’integrazione, hanno già sanato le piaghe dell’analfabetismo e della malnutrizione».

Dunque, fra le tante strade del futuro suggerite dal presidente bolivariano per i rapporti fra i due continenti fratelli, soffermiamoci sugli aspetti più propriamente inerenti la solidarietà Sud-Sud, di fronte ai bisogni essenziali: un’estensione all’Africa di quel che avviene regolarmente nell’ambito dell’alleanza Alba (Alternativa bolivariana per la nostra America), con lo scambio o il dono di servizi sanitari, educativi, assistenziali, portati avanti in particolare da Cuba e Venezuela – la prima ricca in competenze umane, la seconda con la risorsa del petrolio sociale. Intorno al 2006, un interessante progetto plurinazionale portò in Africa la missione Milagro, ampio programma di cure e operazioni oculistiche gratuite previsto all’articolo 5 dell’accordo fra Venezuela e Cuba per la costruzione dell’Alba. Si trattava di un esperimento di cooperazione a più attori nel quale alcuni paesi africani ricevevano cure gratuite per i loro cittadini, la Libia e il Venezuela fungevano da donatori, Cuba forniva gli oculisti. (7)

I risultati in campo sociosanitario ed educativo raggiunti da Cuba sono noti (a chi non si fa ingannare dalla «dittatura mediatica», per usare le parole di Fidel Castro). L’isola internazionalista, fiera del proprio modello sanitario, manda medici in tanti paesi del mondo; in oltre venti dei quali, i più poveri, i servizi di Cuba sono resi gratuitamente, ultimamente – da quando esiste l’Alba – con l’aiuto finanziario del Venezuela bolivariano.

Nel campo della lotta alla fame, anche la patria di Chávez ha ormai da insegnare. A giugno il nuovo presidente Nicolás Maduro ha ritirato il premio dell’Onu per aver raggiunto anzitempo sia il primo Obiettivo di sviluppo del millennio – dimezzare la proporzione di coloro che soffrono la fame entro il 2015 – sia quello stabilito dal Vertice Mondiale dell’Alimentazione, ovvero dimezzare per il 2015 il numero dei sottonutriti. Strumenti privilegiati: 22.000 punti di distribuzione alimentare, i sussidi sui prodotti di base, le case dell’alimentazione, che forniscono cibo gratuito. E l’investimento nell’agricoltura (anche nell’agroecologia) «per superare i modelli di sultanato petrolifero che ci hanno imposto in precedenza», ha detto Maduro.

E qui la novità: il Venezuela sembra voler coinvolgere un nuovo partner nella cooperazione solidale e indipendentista afro-latinoamericana «per una più grande felicità». Infatti il presidente Maduro, incontrando il papa Francesco, ha proposto un lavoro comune insieme ai missionari cattolici in Africa.

A mo’ di conclusione. Un altro presidente dell’Alba, il boliviano Evo Morales, concludendo il 2 agosto scorso i lavori del vertice antimperialista dei popoli per la legalità internazionale a Cochabamba, ha auspicato che «i popoli dell’Africa possano recuperare le proprie risorse naturali».

 

Note

1. Il Secondo vertice si era tenuto a Margarita (Venezuela) nel 2009, con capi di stato e di governo da 49 paesi africani e 12 dall’America latina. Il Primo vertice ad Abuja (Nigeria) nel novembre 2006.
2. In questo link il testo integrale.
3. L’omaggio a Hugo Chávez è visibile, ad esempio, qui.
4. Nel 2011, di fronte ai piani imperialisti sulla Libia velati da pretesti umanitari evidentemente falsi, gli stessi movimenti occidentali non ascoltarono l’esportazione di Fidel Castro ad appoggiare l’iniziativa dell’Alba.
5. « Il trasferimento di risorse da Sud a Nord è una cifra spaventosa; loro poi riprestano il denaro con tassi di interesse molto alti … ma non siamo stupidi e non continueranno a manipolarci con la storiella del libero mercato» dichiarava Chávez a Margarita.
6. Il discorso di Sankara si trova in video a questo link e riprodotto nel testo Sankara, le parole e i discorsi, edizioni Sankara, varie edizioni.
7. Riportato da Granma internacional nel 2006.

 

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: