Siria: Dall’Oglio giustificava l’uso delle armi chimiche dei ‘ribelli’

di Marinella Correggia

A radio 3 Mondo:
Ho ascoltato la vostra trasmissione su Dall’Oglio (che pochi giorni prima aveva giustificato l’uso delle armi chimiche, vedi oltre): e sono – come attivista per la pace – sconfortata dal vostro modo di affrontare l’argomento e dagli ospiti che scegliete.
E’ ovvio che la tragedia siriana è totale, ma è grezzo anzi mistificante dedurne che:
1)  la “democraticità” di una rivolta armata violentissima e truculenta (oltretutto come sapete, anche di recente l’opposizione armata e il suo braccio politico ha dichiarato di non volere alcun negoziato finché non avranno riconquistato terreno), come se veramente si trattasse di “un popolo che si solleva per difendersi mentre un dittatore lo massacra” quando basterebbero i massacri, gli assedi e i sabotaggi da parte di questi gruppi armati, e l’appoggio internazionale petromonarchico e occidentale del quale godono, per mettere in evidenza che la realtà è ben più complicata; ricordo anche che per l’ennesima volta gli armati e la Coalizione di Doha rifiutano il negoziato, finché non vinceranno sul terreno;
2)  l’elegia di un uomo, Dall’Oglio, che sta contribuendo a questa tragedia. Non avete letto, sull’Huffington Post, la sua  recente incredibile giustificazione dell’uso delle armi chimiche da parte dei “partigiani rivoluzionari” come li chiama lui, per captatio benevolentiae? E che dire del fatto che poi si è recato a trattare – rapito o no in seguito – con gruppi di Al Qaeda, quelli che in Iraq ogni giorno uccidono e non in battaglia ma con esplosioni decine di persone.
Mi sembra allucinante anche che invitiate ancora quel miracolato (lui sì) dalla tragedia siriana che è il ragazzo – da sempre in Italia – Shadi Hamadi, assurto a notorietà e diventato “scrittore”, noto per inventare cose assurde – più volte è stato smentito, ma chi ascolta? – e per fomentare la guerra. Egli come tanti altri dice quel che gli pare e senza verifiche viene creduto dai giornalisti mainstream. Inutili i nostri tentativi di attivisti (che siamo obbligati a sacrificare moltissimo tempo e risorse a causa di  queste situazioni).
Da notare che ai vostri microfoni l’Hamadi ha anche praticamente accusato il papa di aver sostenuto illo tempore la dittatura argentina.
Per fortuna in America latina ci sono i paesi dell’ALBA, che davvero si oppongono ai vergognosi costruttori di guerra, gli stessi che hanno rovinato Iraq e Libia e che minacciano anche, appunto, l’America latina come molti altri luoghi. Perché non date un’occhiata alle loro posizioni, voi che siete “progressisti”?

Vertice antimperialista in Bolivia

TeleSUR

La Bolivia ha organizzato, insieme ad alcuni sindacati contadini, un vertice antimperialista nella città di Cochabamba, per discutere del sequestro subito dal presidente Evo Morales quando alcuni paesi europei gli hanno negato il loro spazio aereo, violando trattati e convenzioni internazionali.

Il vertice antimperialista è iniziato questo mercoledì, 31 luglio, nella città di Cochabamba (nel centro del paese) e si prolungherà fino al 2 di agosto, con l’obiettivo di creare uno strumento politico per la liberazione latinoamericana. Conterà, alla sua inaugurazione, sulla presenza di oltre 15 paesi, in compagnia del vicepresidente Álvaro García Linera e del cancelliere David Choquehuanca.

Diversi movimenti sociali si danno appuntamento a questo incontro, con l’obiettivo prima di tutto di dare sostegno al presidente Evo Morales dopo che, all’inizio del mese di luglio, al suo aereo è stato negato l’atterraggio in vari paesi europei, per via dei sospetti che al suo interno viaggiasse l’ex tecnico della CIA, Edward Snowden.

All’Hotel Cochabamba, sede principale dell’evento, sarà possibile ascoltare discorsi dei rappresentanti di ciascuno dei movimenti sociali. Fra i partecipanti già arrivati al vertice ci sono i membri della Gioventù Sandinista 19 luglio del Nicaragua, ed è previsto che le delegazioni cubana e argentina giungano nelle prossime ore.

Il programma dell’appuntamento prevede che i partecipanti dibattano i temi a cinque tavoli di lavoro: sovranità politica, economica e territoriale; violazione di trattati e convenzioni internazionali; strategie politiche continentali.

Per il giovedì si prevede un’agenda di lavoro per commissioni, in totale cinque, che realizzeranno diverse sessioni affinché il venerdì si effettui una massiccia concentrazione nella centrale Avenida Blanco Galindo, capeggiata dal presidente Evo Morales.

Al Vertice Antimperialista parteciperanno delegati di 15 paesi, più i delegati di 36 organizzazioni sociali boliviane, unitamente ai rappresentanti dei paesi facenti parte dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), L’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), le Organizzazioni della Comunità di Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), ed altri.

Questo vertice è stato convocato all’inizio del mese da cinque organizzazioni sociali boliviane, con l’intenzione di condannare il fermo subito dal presidente Evo Morales al suo rientro dall’Europa, il 2 luglio scorso.

Fin dal primo momento, governi e organizzazioni sociali di tutto il mondo hanno espresso un netto rifiuto delle posizioni dei governi in questione (Francia, Italia, Spagna e Portogallo) i quali, nelle settimane seguenti, hanno offerto le loro scuse al capo di stato boliviano.

[trad. dal castigliano di Pier Paolo Palermo]

Correa chiama i paesi dell’ALBA a costruire l’ordine mondiale dei popoli

TeleSUR

30 lug2013.- Il presidente ecuadoriano ha ricordato che «i nuovi governi latinoamericani hanno bisogno di stabilire un ordine, perché adesso comanda il popolo». Il presidente Correa ha ricordato al vertice dei capi di Stato di ALBA che «adesso non comandano le élite». Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, il Martedì ha esortato i paesi dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli (ALBA), a creare un nuovo ordine mondiale in cui la supremazia sia degli esseri umani, la gente, e non del capitale.

«Dobbiamo essere in grado di creare un nuovo ordine mondiale in cui le persone abbiano la supremazia, l’uomo, non il capitale. In America Latina, le cose sono cambiate, adesso comandano le persone, non le élite e molto meno il capitale». Il presidente ecuadoriano ha aggiunto che «se è vero che non siamo riusciti a risolvere tutti i problemi, è anche vero che non comandano gli attuali paesi egemonici. In Ecuador, in Bolivia e in Venezuela comanda la sovranità popolare, e questo è il principale cambiamento nelle nostre repubbliche ed è proprio ciò che le élite non ci perdonano», ha detto in apertura del vertice XII dei capi di Stato e di governo della regione. In questo senso, Correa ha chiesto di mantenere l’unità del blocco regionale e dei loro governi contro quello che ha definito «l’entelechia del mercato e dell’imperialismo finanziario», che si sostituisce agli interventi militari.

«Certo che c’è ancora l’imperialismo, ma non si esprime su di noi con le bombe, con i missili o con gli stivali che ci schiacciano. Il nuovo imperialismo del mercato sono i dollari, l’abuso. Hanno detto che il capitale conta più che il nostro popolo e ciò non lo possiamo permettere».

Tribunali di arbitraggio regionali

Il presidente ecuadoriano ha ribadito la necessità di promuovere tribunali regionali da parte di organizzazioni di integrazione regionale come l’ALBA, la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) e l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR). Correa si è riferito ai tribunali internazionali che rispondono all’interesse di minare i governi progressisti che rispondono al popolo al quale subordinano il loro principale obiettivo di crescita. «Risulta scandaloso che organismi internazionali intollerabili totalmente corrotti fingano di essere al di sopra della giustizia dei nostri paesi, della nostra sovranità», ha aggiunto. Correa ha citato il caso della compagnia petrolifera statunitense Chevron: «Questa società ha trascorso un decennio cercando di distruggere il sistema giudiziario ecuadoriano, accusandolo di corruzione con 900 avvocati e milioni di dollari. Siamo di fronte alla terza società negli Stati Uniti che vuole rendere chiaro che il ‘business’ delle società statunitensi non può essere giudicato».  «Il Centro internazionale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti (ICSID), una istituzione della Banca Mondiale, ha ritenuto la legge di un paese sovrano come l’Ecuador e la legge ecuadoriana troppo dura, ciò non sarebbe mai accaduto con gli Stati Uniti ma si applica al nostro paese, con l’obiettivo di addebitare al paese due milioni e 300 mila dollari. È terribile: quello che non hanno ottenuto con l’opposizione, con i media e con i sabotaggi lo vogliono ottenere attraverso questi organi arbitrali», ha spiegato Correa.

Pertanto, il presidente ha esortato i suoi omologhi dell’ALBA a «difendere la nostra gente, mantenere la nostra sovranità. La Patria Grande, di cui nostri parlavano in nostri antenati come Bolívar, Saenz, resta una necessità. Insieme saremo coloro che dettano le condizioni al capitale. Per fare questo abbiamo ALBA, CELAC e il nostro amato UNASUR. Le sfide e pericoli interni li risolveremo insieme».

Superare la povertà senza perdere l’identità

Il presidente Rafael Correa ha sottolineato che la sfida del XXI secolo «per i nostri villaggi ancestrali e la Patria Grande è quello di superare la povertà senza perdere la nostra identità».

«Dobbiamo essere chiari, i nostri popoli indigeni non vivono bene. Dobbiamo mantenere la nostra cultura indigena, ma credo che continuare a vivere senza acqua, elettricità e altri servizi non sia cultura è piuttosto la miseria, e la miseria non può essere permessa» ha detto Correa durante il XII vertice dell’ALBA.

«L’imperativo morale è quello di superare la povertà», ha detto il presidente dell’Ecuador. Ha inoltre esortato i paesi membri dell’organizzazione regionale «a pensare come fare le cose meglio, dobbiamo trattare e discutere all’interno dell’ALBA».

«Si è fatta una cultura della resistenza e la chiave è la cultura dell’evoluzione, di migliorare giorno dopo giorno», ha dichiarato.

Unità ed Integrazione

 D’altra parte, Correa ha avvertito che forze interne ed esterna cerano di destabilizzare le nazioni progressiste perciò ha insistito nella necessità che “i nostri governi parlino chiaro ai popoli affinché non siano confusi da false sinistre».

«Per sostenere il cambio di epoca e fare fronte ai pericoli interni ed esterni è necessario l’unità e l’integrazione». Il questo senso Correa ha evidenziato l’eredità dell’unità che ha lasciato il leader della Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chávez, ed ha affermato che il suo spirito è più vivo che mai: «Figure come quella di Hugo Chávez è proprio di ciò di cui abbiamo bisogno, leadership che rappresentano la volontà dei popoli».

[trad. dal castigliano a cura di Danilo Della Valle]

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