Germán Ferrer: «Lottare per i più bisognosi sarà sempre una causa giusta»

Proponiamo qui di seguito una interessante intervista al Coordinatore dell’ANROS, Germán Ferrer

di Jhonny Castillo

Seduto su una vecchia poltrona di legno, sorseggiando un caffè insieme ad alcuni amici di infanzia, il deputato Germán Chino Ferrer ha iniziato la sua conversazione  con la tranquillità ed il silenzio che si respira nel patio della casa della Zia Carolina nel caratteristico barrio Torrellas di Carora.

Ferrer è stato deputato della Assemblea Nazionale per lo Stato Lara, membro della Commissione delle Finanze e della Sottocommissione delle banche e delle assicurazioni. Inoltre è stato candidato alle elezioni interne del Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) nelle quali sono stati scelti i candidati per le elezioni del 26 settembre del 2010.

Ferrer, è un uomo dai solidi principi e di forti convinzioni, anche se di poche parole; è conosciuto – tra le altre cose – per essere un politico particolare, sui generis, ha sempre preferito mantenere un profilo basso. Nonostante la sua reticenza a parlare degli aspetti più interessanti della sua carriera politica e della sua vita privata, talvolta ha lasciato da parte la sua solita discrezione decidendo di condividere i suoi trascorsi esistenziali; all’età di 16 anni entrò nelle fila del Partito Comunista del Venezuela e più tardi nel movimento guerrigliero.

Germán Ferrer iniziò a partecipare alla vita politica in giovanissima età, quando era appena un ragazzino, forse ancora ingenuo, con gli stessi sogni e le stesse speranze di tutti coloro che andavano in giro per le strade roventi e polverose di Torrellas.

«Mi sono dedicato alla militanza politica come i miei genitori adottivi, ero già orfano di padre e all’età di quindici anni se ne andò anche mia madre», afferma Ferrer con un ombra di malinconia in volto.

La famiglia Ferrer, così come altre del quartiere, ha dato rifugio a tante donne e tanti uomini che facevano parte di movimenti e gruppi rivoluzionari che negli anni sessanta e settanta furono perseguiti dai servizi di intelligence dello Stato. Raccontano alcuni bene informati che nella casa di Carlos Ferrer si rifugiò per un tempo il famoso Comandante Argimiro Gabaldón e tanti altri che fecero parte delle colonne guerrigliere organizzate nell’occidente del Paese per lottare contro i governi dei partiti AD e Copei.

Precisa Ferrer: «Indubbiamente siamo stati influenzati sin da bambini dall’impegno e dallo spirito di solidarietà mostrata da parte di Zio Carlos e per il coraggio e la determinazione di altre famiglie ed amici che difesero una causa che non solo era, ma continua ad essere giusta, la difesa degli interessi del nostro popolo e soprattutto dei più bisognosi».

Gli chiediamo come arrivò al movimento guerrigliero, ci risponde che con le letture del Manifesto Comunista di Marx ed Engels, e di altri ideologi e teorici del socialismo si è andato formando una coscienza critica e rivoluzionaria, che rafforzata con il trionfo della Rivoluzione Cubana, lo portò a credere nella lotta armata come una via possibile per conquistare la liberazione della Patria.

«Dopo un periodo molto breve come militante del Partito Comunista a Carora, andammo a Caracas nel 1962, e lì successivamente abbiamo cominciato a partecipare alla presa dei barrios, allo scontro con i corpi repressivi e agli attacchi alle sedi di interesse nordamericani», aggiunge rispondendo ad un telefono che non ha mai smesso di squillare.

Ci spiega che durante questo periodo ha fatto parte di una Unidad Táctica de Combate (UTC) appartenente alla Fuerzas Armadas de Liberación Nacional (FALN) che aveva come campo d’azione la capitale Caracas, e soprattutto nei barrios popolari dove ci racconta che hanno sempre avuto il sostegno di diversi vicini e commercianti che simpatizzavano con la causa, nonostante il pericolo che significasse tale sostegno e la conseguente violenta repressione che in quell’epoca il governo aveva scatenato.

Ci dice che ha formato parte di uno dei due gruppi che nel novembre del 1966 partirono per Cuba da Porto Cabello, per addestrarsi e formarsi, con due fragili e rudimentali imbarcazioni che naufragarono vivendo momenti molto difficili nel Mar dei Caraibi ma che alla fine riuscirono ad arrivare alle coste cubane.

Germán Ferrer ricorda, in relazione a questo storico episodio, che i membri delle due spedizioni furono sul punto di affondare a causa dei forti venti che interessarono la loro rotta, alla fine la prima barca si incagliò nei pressi delle coste cubane e l’altra, dove lui viaggiava, fu colpita da un ciclone di fronte alla Giamaica e il motore si fuse, per dodici ore furono alla deriva,  trascinati dalle correnti del golfo del Messico, fino a quando una nave cubana di passaggio non li salvò: «L’idea era andare a Cuba per ricevere l’addestramento e successivamente entrare in Venezuela dalle Coste dello Stato Falcón per poi raggiungere i differenti fronti guerriglieri e continuare la lotta dalle montagne».

Per quanto concerne la sua permanenza a Cuba, ci dice Ferrer che fu un’esperienza che lo ha segnato per tutta la vita, poiché stando lì si è formato una visione ed una filosofia del mondo che ha modellato parte del suo carattere e della sua personalità: «Nonostante fossero tempi difficili poiché non abbiamo potuto avere una vita normale come qualsiasi giovane della nostra età, sentivamo un grande amore ed un grande impegno per ciò che facevamo. Inoltre vedevamo Cuba ed il Comandante Fidel come un faro luminoso che ci guidava nel magnanimo proposito di ritornare a salvare il paese dalla repressione e dalla subordinazione all’impero».

Ritornato in patria insieme ai suoi compagni nel luglio del 1971, Germán Ferrer entra a far parte del Grupo Punto Cero per continuare la lotta, ma da quello che ci dice, arrivarono un po’ sfasati rispetto a quello che stava accadendo nel paese. Ingaggiarono scontri frontali piuttosto temerari con l’esercito, soffrirono molti caduti in combattimento.

Nel mezzo del fragore, delle alterne vicende, e anche di alcune delusioni dovute ad errori politici che commisero, nel marzo del 1972 Germán El Chino Ferrer fu arrestato e rinchiuso nelle celle tenebrose della Caserma San Carlos, dove ha espiato una condanna di quattro anni durante la quale ha sofferto torture e isolamento per avere aderito ad una causa che continua a considerare giusta. «Lottare per i più bisognosi, per la democrazia e la solidarietà, sarà sempre una causa giusta. Nonostante tutte le sofferenze e le molte frustrazioni, l’aspetto più importante è che stiamo dando battaglia per questa rivoluzione».

[trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Danilo Della Valle – si ringrazia José Leonardo Paniccia per il sostegno]

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