Con le missioni bolivariane Hugo Chávez ha iniziato a saldare il debito sociale

di Alexander Escorche Caña

Il Presidente ha inaugurato più di 20 programmi

La salute, l’educazione, l’alimentazione, la casa e lo sport sono alcuni degli ambiti interessati

Più di 20 missioni tenute a battesimo dal Presidente Chávez a favore delle venezuelane e dei venezuelani. Tali programmi sociali diretti all’alimentazione, alla salute, all’educazione e alla preparazione al lavoro, sono alcune delle maggiori conquiste del Governo Bolivariano. Grazie a loro è stato possibile iniziare a saldare il debito sociale lasciato dalla Quarta Repubblica.

Sembra, infatti, che non ci sia una sola persona nel paese che non abbia tratto beneficio dalle missioni, come elemento di congiunzione tra il potere costituito (il Governo Nazionale) e il potere costituente (il popolo organizzato).

Come sostiene il testo Missioni Bolivariane della Collezione Temi di Oggi, pubblicata dal Ministero del Potere Popolare per la Comunicazione e l’Informazione, le missioni «stanno generando una nuova realtà, includendo gli aspetti culturali, psicologici, ideologici e filosofici, oltre che nella realtà concreta e pratica che stanno dando vita nel sociale, nell’aspetto economico e nell’educativo».

Di seguito alcune delle più significative:

Missione Alimentazione

È iniziata nell’aprile del 2003. Comincia come punta di lancia per consolidare la sovranità alimentare.

Il Presidente ha reiteratamente evidenziato l’importanza che il Governo venezuelano attribuisce al controllo dell’alimentazione del popolo per evitare chi si ripetano atti quali il sabotaggio petrolifero ed alimentare degli anni 2002 e 2003.

La missione alimentazione ha beneficiato a non meno di 15 milioni di persone in tutto il paese, come afferma il Ministro del Potere Popolare per l’alimentazione Carlos Osorio.

Missione Barrio Adentro I, II, III, IV

Nell’anno 2003 si avvia la Missione Barrio Adentro, per rispondere ai bisogni della popolazione venezuelana che durante più di 40 anni è stata esclusa dal Sistema Sanitario.

L’obiettivo di garantire il pieno accesso ai servizi di salute integrati e di qualità, per dare risposta ai bisogni sociali della popolazione, soprattutto per quella più emarginata, in conformità con i principi di equità, universalità e giustizia.

Tale missione iniziò con i Moduli di Barrio Adentro, costruiti nelle località con uno scarso accesso al sistema di salute convenzionale. La Missione Barrio Adentro comprende altre due tappe: Missione Barrio adentro II, che offre servizi completi gratuiti attraverso i Centri di Alta Tecnologia, Centri Diagnostici Integrali e le Sale di Riabilitazione Integrale; e Missione Barrio Adentro III, che cura la modernizzazione tecnologica e migliora l’infrastruttura della rete ospedaliera del paese.

Per fare fronte alle grandi necessità di pazienti con patologie specifiche è nata Barrio Adentro IV, che si occupa della costruzione di centri specializzati. È nata con la messa in servizio dell’Ospedale Cardiologico Infantile Gilberto Rodríguez Ochoa, inaugurato dal presidente Chávez il 20 agosto del 2006.

Missione José Gregorio Hernández        

Si dedica allo studio di tutta la popolazione che soffre di diverse tipologie di handicap o di malattie genetiche. È stata annunciata dal Presidente nel marzo del 2008.

Il leader socialista ha affermato che si è inaugurata questa missione con il nome del medico degli umili, data la sua esperienza a favore della salute dei poveri, e perché José Gregorio Hernandez «è un santo per il nostro popolo».

 Missione Sorriso

Nell’anno 2006 nasce questa missione che non ha precedenti, poiché è la prima volta che si assume in quanto politica di Stato la consegna di protesi dentali alla popolazione per riscattare i sorrisi e restituire l’autostima a milioni di venezuelane e venezuelani. Raggiungere i 10 milioni di venezuelani e venezuelane sorridenti è la meta di questa giovane e nobile missione.

Missione Barrio Adentro Deportivo

Il 31 luglio 2004 il Presidente Chávez ha avviato la Missone Barrio Adentro Deportivo con l’obiettivo di elevare i livelli di salute e la qualità della vita della popolazione, la promozione della pratica e dell’esercizio sportivo, l’impegno del tempo libero, la formazione di promotori sportivi e la sana ricreazione delle bambine, dei bambini, dei giovani, delle adulte e degli adulti.

Come ha avuto modo di affermare il Comandante: «nulla di meglio che l’esercizio fisico per prevenire i problemi cardiovascolari: camminare, correre. Nulla di meglio anche per la salute mentale, per la salute della famiglia, con la buona circolazione del sangue che ossigena il cervello, per lo studio, per coadiuvare lo sforzo educativo che stiamo facendo, per vivere di più abbiamo bisogno di vivere di più e meglio ogni giorno».

La Missione sportiva Barrio Adentro Deportivo è presente nei 24 stati del paese, attraverso programmi come il circolo dei nonni, la danza-terapia, la palestra lavorativa, la palestra infantile e la preparazione fisica per le donne in gravidanza.

Missione Scienza

Era il 12 aprile del 2005, durante la consegna dei Premi Nazionali di Scienza, Tecnologia e Innovazione, quando il Comandante Chávez parlò per la prima volta di questa missione. Tale missione è definita come il processo di inclusione e articolazione massiva degli attori sociali e istituzionali mediante le reti economiche, sociali, accademiche e politiche, a favore dell’uso massivo della conoscenza, in funzione dello sviluppo nazionale e dell’integrazione.

Missione Identità

Si pone l’obiettivo di riconoscere il diritto all’identità dei cittadini e delle cittadine, attraverso l’immediata iscrizione e il rilascio della Carta di Identità utilizzando appositi moduli su tutto il territorio nazionale, ciò riconosce, inoltre, il diritto a tutte le venezuelane e a tutti i venezuelani di partecipare ai processi elettorali, riconoscendo e ridando dignità alle persone.

La Missione Identità è nata con l’obiettivo di saldare il debito sociale con il popolo venezuelano che è stato per anni escluso. Adesso tute e tutti possono avere gratuitamente il documento di identità quando lo richiedono.

Missione Albero

La Missione Albero è nata il 4 giugno 2006. È un programma inedito di grande rilevanza, che si pone l’obiettivo di recuperare i boschi venezuelani attraverso il lavoro del popolo organizzato.

Tale programma mira a svegliare negli abitanti il loro interesse per il rimboschimento ed il recupero degli spazi degradati.

La Missione Albero è orientata a promuovere la partecipazione ed il protagonismo della comunità nella costruzione di un nuovo modello di sviluppo che si fonda sul recupero, sulla conservazione e sull’utilizzo sostenibile dei boschi per il miglioramento della qualità della vita della popolazione.

Missione Madres de Barrio

In accordo con le linee della Rivoluzione Bolivariana dirette alla rivendicazione dei diritti delle donne ed il riconoscimento del loro lavoro, è stata creata Madres del Barrio nell’anno 2006.

Si pone l’obiettivo di sostenere le casalinghe con scarse risorse economiche mediante la preparazione tecnica e la formazione del lavoro, con il fine ultimo di superare progressivamente lo stato di povertà.

Tale programma stabilisce anche l’inclusione di altre iniziative sociali e missioni come l’accompagnamento comunitario e il riconoscimento di un’assegnazione economica. Sono beneficiate le donne che svolgono il lavoro casalingo, come quelle che hanno persone sotto la propria autorità (figlie, figli, genitori o altri familiari), la cui famiglia non percepisce alcun introito o percepisce un introito inferiore al paniere di base.

Missione Che Guevara

È stata stabilita nell’anno 2004; è un programma di formazione tecnica, etica e politica, con valori socialisti. Nasce con la funzione di ottimizzare la Missione Vuelvan Caras, e si pone l’obiettivo di trasformare il sistema socioeconomico capitalista imperante nel paese per istaurare un modello economico socialista comunale.

Il suo principale obiettivo è la formazione completa della popolazione nelle attività produttive; allo stesso tempo si promuovono gli strumenti necessari per la creazione dei progetti produttivi, sostenibili, avendo come base la coscienza etica e la morale rivoluzionaria, a favore della crescita socioproduttiva del paese ed il consolidamento dell’economia comunale.

Si pone come fine ultimo il raggiungimento della povertà zero entro l’anno 2021.

Missione Negra Hipólita

È stata creata il 14 gennaio 2006. È un programma speciale destinato a rispondere ai bisogni accumulati di lavoro, alimentazione, qualità dell’habitat, della casa e della salute della popolazione in situazione di povertà estrema. La filosofia della missione risiede nel ricordo nel ruolo di nutrice ricoperto dalla schiava che si prese cura del Libertador e che riuscì con il suo amore a che il Padre della Patria divenisse un essere umano capace di sognare un mondo diverso, un paese libero.

Missione Cultura Corazón Adentro

Nasce nel 2006 per consolidare l’identità nazionale della popolazione venezuelana e per alimentare l’amore per la patria. È diretta alla ricerca dell’equilibrio territoriale, a prendersi cura di tutta la popolazione ed offrire alternative educative e lavorative ad ampi settori della popolazione.

Missione Musica

Tale programma sociale del Governo Bolivariano è stato annunciato dal Presidente della Repubblica nel settembre del 2007.

Il suo obiettivo è la consolidazione del sistema nazionale di orchestre e cori infantili e giovanili del Venezuela nonché l’incentivo nell’apprendimento della musica tra le bambine, i bambini e i giovani dei settori con minori risorse in tutto il paese.

Missione Guaicaipuro

Nasce con la finalità di eseguire, coordinare, promuovere, facilitare le politiche e i progetti diretti alla rivendicazione dei diritti dei popoli indigeni.

La rivendicazione delle comunità indigene è uno dei principali obiettivi della Rivoluzione Bolivariana essendo i popoli originari della patria.

Missione Rivoluzione Energetica

Tale programma avviato il 17 novembre del 2006, si propone di raggiungere l’efficienza energetica attraverso la razionalizzazione del consumo energetico e l’utilizzo delle fonti alternative, come l’eolica e la solare.

Tale progetto include la sostituzione delle lampadine incandescenti con lampadine a risparmio energetico, la sostituzione delle infrastrutture obsolete di gas, della gassificazione nazionale, fabbriche ed istallazioni di pannelli solari, di generatori eolici, creazione di norme di efficienza energetica, la ristrutturazione di fabbriche inefficienti e la sostituzione per il passaggio dal gasolio al gas naturale.

Missione Robinson

Tale missione è stata concepita come strategia concertata al fine di superare l’analfabetismo con l’appoggio delle organizzazioni sociali e delle istituzioni governative.

Le attività sono iniziate il 23 maggio 2003, con un piano pilota applicato nel Distretto Capitale e negli Stati Vargas, Miranda ed Aragua.

Il primo luglio del 2003 è iniziato formalmente il Piano Straordinario di Alfabetizzazione Simón Rodríguez, conosciuto come Missione Robinson.

Robinson I ha permesso che il 28 ottobre del 2005 il Venezuela diventasse Territorio Libero dall’analfabetismo, come riconosciuto dalla UNESCO; un paese, o un territorio entra in questa categoria se più del 96% della popolazione maggiore ai 15 anni è capace di leggere e di scrivere.

Il Governo bolivariano ha iniziato la Missione Robinson II il 28 ottobre del 2003, ha evidenziato il Presidente: «con il compito di includere non solo i diplomati della Missione Robinson I ma anche di tutte le venezuelane e tutti i venezuelani che non hanno potuto concludere i propri studi di educazione di base, a causa del sistema capitalista che ha dominato in Venezuela per più di 40 anni».

Missione Ribas

Il 16 ottobre del 2003 è stata creata la Commissione Presidenziale che ha portato a più di 770 mila venezuelane e venezuelani adulti la speranza di concludere il liceo per poter poi inserirsi nell’educazione universitaria.

Missione Sucre

Nel settembre del 2003 il governo Bolivariano ha incluso la Missione Sucre nel suo piano di Gestione rivoluzionaria. Tale iniziativa è nata come speranza per migliaia di giovani ed adulti che sognavano di realizzare una carriera universitaria. Il Venezuela è una delle nazioni con l’iscrizione universitaria più alta, stimata in due milioni e mezzo di studenti.

Con le Grandi Missioni il Presidente ha voluto rompere il nocciolo duro della povertà

Lo spirito della Grande Missione è un concetto che il Comandante Presidente ha teorizzato con il proposito di abbattere il muro della povertà.

Tale strategia include la creazione di organi superiori come spazi di direzione per superare gli ostacoli dello Stato burocratico.

En Amor Mayor

Questa è una iniziativa dedicata a ricompensare il lavoro degli anziani che non hanno potuto maturare la pensione. Fino al gennaio del 2013, 516.000 persone hanno ricevuto la propria pensione con questo meccanismo, secondo quello che riferisce la Ministra del Potere Popolare per l’Educazione Universitaria e vicepresidente dell’Area Sociale del Gabinetto Esecutivo, Yadira Cordoba. In questo programma si sono iscritti 1.120.574 adulte ed adulti.

Missione Figli del Venezuela

Si pone come obiettivo principale l’attenzione alle famiglie o madri sole principalmente con figli minori di 18 anni o con handicap, il cui introito sia sotto il salario minimo. Ciò permetterà di incidere nella riduzione dell’indice di povertà in molte regioni del territorio nazionale.

Consiste in un aiuto economico di 430 bolívares per figlia o figlio per quelle madri le quali le entrate economiche mensili siano inferiori al salario minimo. Oltre a questo apporto, le famiglie saranno registrate con l’idea di inserire i loro membri nelle attività educative e produttive, includendo la copertura sanitaria. In questa Grande Missione si sono registrate 1.212.709 persone (come rappresentanti dei nuclei familiari), ed attualmente si beneficiano di questo apporto 735.000 persone.

Missione AgroVenezuela

La Grande Missione AgroVenezuela garantisce il diritto alla sicurezza alimentare attraverso l’assistenza tecnica, dotazione di strumenti e finanziamenti per i produttori agricoli.

Vivienda Venezuela

La Grande Missione Vivienda Venezuela si propone di dare soluzione in maniera strutturale allo storico deficit abitativo che ha sofferto la popolazione venezuelana, in particolare i settori sociali più sfavoriti e vulnerabili.

Tale Grande Missione ha come sfida l’obiettivo di raggiungere la costruzione di 2 milioni di alloggi a scala nazionale nei prossimi anni.

Missione Sapere e Lavoro Venezuela

Con l’obiettivo di gettare le basi dello sviluppo di un sistema di lavoro produttivo liberatore per la transizione al socialismo, che contrasti e superi la logica del capitale, il Governo Bolivariano ha lanciato la Grande Missione Sapere e Lavoro Venezuela.

Ha come obiettivo combattere la disoccupazione e la sotto-occupazione, principalmente dei settori giovanili e delle donne.

A Tutta Vita Venezuela

Si tratta di una politica pubblica integrata di Stato con la quale si punta ad attaccare la criminalità e ridurre le situazioni vincolate al delitto, all’illegalità, agli incidenti stradali, ai disastri e alle emergenze, affinché tutta la popolazione venezuelana possa godere dei suoi diritti in un ambiente pacifico, al fine di raggiungere questo obiettivo tale Grande Missione conta con la Musica, lo Sport e l’impiego, come iniziative con le quali si contrasta l’assenza di attività nella popolazione giovanile. Contemporaneamente si lavora con la riorganizzazione e l’equipaggiamento dei corpi di sicurezza dello Stato, nella costruzione di una giustizia comunale ed una convivenza fondata sulla solidarietà.

[trad. dal castigliano per ALBAinFormazione a cura di Martina Tabacchini]

Uno Stato di Diritto e di Giustizia e la possibilità del Referendum revocatorio

CostituzioneLa Costituzione Bolivariana del Venezuela è disponibile integralmente in italiano grazie allo sforzo del Consolato venezuelano a Napoli, con la traduzione realizzata da Maria Vittoria Tirinato (Associazione ALBA) e con l’importante contributo e supervisione giuridica del Costituzionalista Carlo Amirante.

La Carta Magna è, tale come l’ha definita il Presidente Nicolás Maduro, il grande testamento politico del Presidente Hugo Chávez. Prodotto del dibattito nazionale, approvata con il Referendum del 5 dicembre del 1999, è una Costituzione che la gente ha sempre a portata di mano e che ha introdotto cambiamenti fondamentali rispetto a quella del 1961.

di Luigi Finotto

E’ un libro da leggere e da rileggere: avvincente, dinamico, dallo stile scarno ma efficace, mai noioso, con improvvise accelerazioni, a volte incontenibile come un fiume in piena che tutto stravolge e travolge, con colpi di scena e soluzioni inaspettate.

Non è un romanzo di Stephen King o di Philip Dick neanche un noir di Manchette o di Chandler e né tanto meno un’opera di Majakosky. E’, invece, la Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela.
Una narrazione suggestiva su un progetto di società alternativa e sulla costruzione di una democrazia possibile; non leggetela come una noiosa sequela d’articoli, non impantanatevi in qualche tecnicismo giuridico che qua e la inevitabilmente affiora ma, inoltratatevi riga dopo riga in questo grande ed operoso cantiere che è la Democrazia partecipata e possibile. I costituenti venezuelani non proclamano il socialismo, la proprietà pubblica dei mezzi di produzione e neanche la nazionalizzazione delle imprese esistenti, prevedono la proprietà privata e la libertà d’impresa eppure, rovesciano e smontano tutti gli assiomi giuridici ed economici del neo liberismo: tutte le politiche economiche e sociali occidentali dell’ultimo ventennio sarebbero al limite e in molti casi al di fuori della legalità costituzionale, in base alle coordinate stabilite dalla costituzione venezuelana, poiché gran parte di queste pratiche sono anti democratiche o a democratiche, invece, quest’agile volume di 120 pagine si sforza di realizzare le condizioni tecniche per costruire le decisioni nella condivisione e nella partecipazione.

Alcune linee-guida della Costituzione

La democrazia è una variabile indipendente e detta i tempi dello sviluppo e non viceversa; i diritti del lavoro attengono alla civiltà e alla crescita culturale e materiale del popolo, compreso il lavoro domestico (è la prima volta che questa attività ha dignità costituzionale) che crea valore aggiunto e produce ricchezza e benessere sociale; la libertà d’impresa esiste ma si confronta con altre forme d’attività economica che attengono, piuttosto, a quel protagonismo popolare che appare come il suggeritore occulto e permanente d’ogni passo di questa costituzione; si afferma e non si enuncia astrattamente, che tutti quei beni che per la loro natura e la loro fruibilita’sono collettivi, devono essere sottoposti ad un controllo democratico, perciò non possono essere privatizzati per non incorrere, appunto, in una contraddizione costituzionalmente insanabile (acqua, petrolio, gas ma anche sanità e istruzione); unico caso al mondo in cui si prevede per tutte le cariche elettive, la possibilità della revoca del mandato tramite referendum popolare e, comunque, sempre nell’ambito di un iter garantista e partecipato, impermeabile a qualsiasi tentazione populista, demagogica o dal sapore giustizialista.

Il punto più alto e qualificante di questo”manuale per l’uso della democrazia”e costituito da quegli articoli (dal 119 al 126) che attengono ai Diritti dei Popoli Indigeni. Siamo lontanissimi dalla filantropia o dallo sguardo benevolo e illuminato verso il buon selvaggio.

I popoli indigeni sono patrimonio del Venezuela, elemento decisivo e indispensabile alla vitalità economica, sociale e culturale di questo paese; a loro è riconosciuto il diritto alla proprietà collettiva delle terre, al godimento dei benefici dell’approvvigionamento delle risorse naturali presenti nei loro territori ed ogni forma di sfruttamento del suolo deve rientrare in un percorso d’informazione e consultazione dei popoli. Si garantisce, inoltre, la proprietà intellettuale collettiva (ad oggi, caso unico al mondo) delle conoscenze, delle tecnologie e delle innovazioni dei popoli indigeni.Ogni attività relazionata alle risorse genetiche e alle conoscenze a loro associate persegue benefici collettivi e, quindi, non è assolutamente brevettabile. Le conoscenze ancestrali che ancora producono vita, cultura e sistemi di relazione non sono PRIVATIZZABILI. Questi otto articoli, in particolare, sembrano la traduzione giuridica costituzionale di più di dieci anni di lotta Zapatista, in cui troviamo una proposizione di nuovi diritti e una rielaborazione ambiziosa e generosa di un’idea di partecipazione che superano la pachidermica e inadeguata democrazia rappresentativa in cui, ormai, sovranità e società sono corpi separati.

Le Costituzioni, si sia, sono come le impalcature o meglio ancora come le fondamenta di un edificio, poi, per la realizzazione dell’opera non dovrebbero mancare i muratori, i materiali, le condizioni metereologiche non avverse e anche la buona sorte.

Di seguito alcuni articoli:

Articolo 2. Il Venezuela si costituisce in Stato democratico e sociale di Diritto e di Giustizia, che sostiene come valori supremi del proprio ordinamento giuridico e della propria attività la vita, la libertà, la giustizia, l’uguaglianza, la solidarietà, la democrazia, la responsabilità sociale e, in generale, la preminenza dei diritti umani, l’etica e il pluralismo politico.

Articolo 3. Lo Stato assume come fini essenziali la difesa e lo sviluppo della persona e il rispetto della sua dignità, l’esercizio democratico della volontà popolare, la costruzione di una società giusta e amante della pace, la promozione della prosperità, del benessere del popolo e garantisce l’adempimento dei principi, dei diritti e dei doveri solennemente riconosciuti in questa Costituzione.

L’educazione e il lavoro costituiscono i processi fondamentali per conseguire tali fini.

Articolo 9. La lingua ufficiale è il castigliano. Anche le lingue indigene sono di uso ufficiale per i popoli indigeni e devono essere rispettate in tutto il territorio della Repubblica, costituendo patrimonio culturale della nazione e dell’umanità.

Articolo 58. La comunicazione è libera e pluralista e comporta i doveri e le responsabilità che indica la legge. Ogni persona ha diritto ad una informazione adeguata, veritiera e imparziale, senza censura, d’accordo con i principi della Costituzione ed al diritto di replica e di rettifica quando si veda danneggiata direttamente da informazioni inesatte o oltraggiose. I bambini, le bambine e adolescenti hanno diritto a ricevere un’informazione adeguata al loro sviluppo integrale.

Articolo 68. I cittadini e le cittadine hanno diritto a manifestare, pacificamente e senz’armi, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge.

É proibito l’uso di armi da fuoco e sostanze tossiche nel controllo di manifestazioni pacifiche.

La legge regola l’intervento dei corpi di polizia e di sicurezza nel controllo dell’ordine pubblico.

Articolo 72. Tutte le cariche e le magistrature elette dal popolo sono revocabili.

Trascorsa la metà del periodo per il quale è stato/a eletto/a il/la funzionario/a, un numero non minore del venti per cento degli elettori iscritti o delle elettrici iscritte nella corrispondente circoscrizione può chiedere la convocazione di un referendum per revocare il suo mandato.

Quando un numero uguale o maggiore di elettori ed elettrici che elessero il/la funzionario o funzionaria abbia votato a favore della revoca, sempre che abbia partecipato al referendum un numero di elettori ed elettrici uguale o superiore al venticinque per cento degli/delle elettori ed elettrici iscritti/e, il mandato si considera revocato e si procederà immediatamente a colmare la vacanza in conformità a quanto disposto da questa Costituzione e dalla legge.

La revoca del mandato per i corpi collegiali si attua in conformità con quanto stabilito dalla legge.

Durante il periodo per il quale è stato/a eletto/a il/la funzionario/a non si può proporre più di una richiesta di revoca del suo mandato.

Articolo 85. Il finanziamento del sistema pubblico nazionale sanitario è obbligo dello Stato, che integra le risorse fiscali, i versamenti obbligatori della sicurezza sociale e qualsiasi altra fonte di finanziamento fissata dalla legge. Lo Stato garantisce un budget per la sanità che consenta di realizzare gli obiettivi della politica sanitaria.

In coordinamento con le università ed i centri di ricerca, si promuove e si sviluppa una politica nazionale di formazione di professionisti, tecnici e tecniche ed una industria di produzione dei beni per la salute.

Lo Stato regola le istituzioni pubbliche e private di sanità.

Articolo 88. Lo Stato garantisce l’uguaglianza e la parità tra uomini e donne nell’esercizio del diritto al lavoro. Lo Stato riconosce il lavoro domestico come attività economica che crea valore aggiunto e produce ricchezza e benessere sociale. Le casalinghe hanno diritto alla sicurezza sociale in conformità alla legge.

Articolo 102. L’educazione, quale diritto umano e dovere sociale fondamentale, è democratica, gratuita e obbligatoria. Lo Stato la assume come funzione irrinunciabile e di massimo interesse a tutti i suoi livelli e modalità, come strumento della conoscenza scientifica, umanistica e tecnologica al servizio della società. L’educazione è un servizio pubblico e si fonda sul rispetto di tutte le correnti di pensiero, con la finalità di sviluppare il potenziale creativo di ogni essere umano nel pieno esercizio della sua personalità in una società democratica basata sulla valorizzazione etica del lavoro e sulla partecipazione attiva, cosciente e solidale ai processi di trasformazione sociale, connessi ai valori dell’identità nazionale con una visione latinoamericana e universale. Lo Stato, con la partecipazione delle famiglie e della società, promuove il processo di educazione civica, in accordo con i principi contenuti nella presente Costituzione e nella legge.

Articolo 316. Il sistema tributario determina la corretta distribuzione degli oneri fiscali pubblici secondo la capacità economica del/della contribuente, rispettando il principio di progressività, nonché la difesa dell’economia nazionale e l’innalzamento del livello di vita della popolazione; a tale scopo, esso promuove un sistema efficiente di riscossione dei tributi.

 

Il Comandante Chávez ha dato un colpo definitivo al neoliberalismo

Chávez ci ha lasciato un’economia al servizio del popolo

I 14 anni del suo governo sono  stati segnati dalla vocazione bolivariana dell’unione dell’America latina, ha sostenuto il deputato socialista Jesús Faría.

di Manuel López

Così come è naturale per un progetto in costruzione, la maggioranza delle opere sono in via di realizzazione, ciò non significa però che non ne siano state realizzate molte e che non ci troviamo di fronte ad un percorso con fondamenta che sarà necessario rafforzare.

Enumerare le conquiste economiche del Governo Bolivariano durante questi 14 anni si trasformerebbe in una lista interminabile, per questo Jesús Faría, deputato dell’Assemblea Nazionale (AN) per il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), si è concentrato sulle grandi linee.

Il Presidente Hugo Chávez ci ha lasciato un’economia subordinata al popolo e ai suoi interessi. «Ci corre l’obbligo di oltrepassare la barriera del non ritorno, di rendere irreversibile la transizione al socialismo», questa è stata la riflessione del Capo di Stato presentando il Piano della Patria nel giugno del 2012 al popolo venezuelano, nell’atto di iscrizione della sua candidatura alla rielezione.

Il Comandante della Rivoluzione è stato chiaro nell’affermare che «questo è il tempo, come mai prima lo è stato, di dare volto e sentimento alla Patria socialista per la quale stiamo lottando». Questa è la lotta che deve persistere nelle forze progressiste del paese, ha aggiunto il deputato socialista.

Chávez ha conosciuto molto bene la realtà venezuelana, perché l’ha studiata e palpata con la sensibilità che gli ha dato il suo fiuto politico. «Non dobbiamo ingannarci: la formazione socio-economica che prevale in Venezuela è ancora a carattere capitalista e rentista. Certo, il socialismo ha appena iniziato ad attuare la propria dinamica al nostro interno».

Con la sua predica e azione, il leader bolivariano ha rianimato le forze progressiste nel mondo, nel momento in cui con il suo impeto e con la sua determinazione ha sconfitto il neoliberalismo, le politiche del consenso di Washington e i suoi pacchetti economici in Venezuela, un’azione che ha avuto i suoi impatti determinanti in America latina e nel mondo, ha ricordato Faría.

Il Comandante ha dato un colpo definitivo al neoliberalismo. Le politiche economiche che si sviluppano nel paese sono l’antitesi dei pacchetti del Washington Consensus. Il parlamentare del PSUV, evidenzia inoltre che: «Abbiamo uno Stato solido, politiche sociali con uno spettro impressionante, l’integrazione in opposizione all’egemonia del capitale transnazionale e fonti di energia al servizio del nostro popolo».

Una indimenticabile eredità

Il deputato ha anche sottolineato come Chávez abbia sempre sconfitto la destra venezuelana, perché ha messo l’economia al servizio del popolo, mentre i suoi avversari politici offrono sempre il solito pacchetto neoliberale.

Per fermare l’imperialismo la prima cosa che ha fatto il Comandante Chávez è stata riscattare la sovranità sull’industria petrolifera, un’azione che gli è valso il colpo di Stato stimolato dai grandi interessi delle transnazionali.

Il recupero di questo settore strategico – ci ricorda ancora Faría – è stato fondamentale per conquistare l’autonomia di gestione delle risorse finanziarie per l’investimento sociale, nonché l’infrastruttura fisica e produttiva.

La questione energetica è stata molto bene legata in questi 14 anni di Governo Bolivariano alla politica internazionale che ha mantenuto una direzione verso l’integrazione, per la quale il Comandante ha considerato fondamentale sbarrare il passo alla Alleanza per il Libero Commercio per le Americhe (ALCA) avanzata dal governo statunitense nella regione.

Il momento clou di questa strategia è stato il IV Summit delle Americhe che ebbe luogo a Mar del Plata, in Argentina nel 2005, l’influenza di Hugo Chávez fu decisiva insieme a quella dei presidenti Luis Inácio Lula da Silva e Néstor Kirchner.

Successivamente si è avuto l’ingresso del Venezuela nel Mercosur, il rafforzamento della CELAC, l’approfondimento dell’ALBA ed il SUCRE, nonché il rafforzamento delle relazioni con la Russia e la Cina. Faría ha evidenziato come tutti questi passi esprimano il prestigio internazionale del Comandante e l’avanzamento della linea della multipolarità da lui disegnata.

Altra importante eredità lasciata dal Comandante è la politica del recupero del potere d’acquisto dei salari e le rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Sostiene il parlamentare che «l’incremento delle retribuzioni minime risponde ad una politica salariale che va nella direzione della compensazione degli indici inflazionistici».

Per mantenere nel tempo queste politiche di rivendicazione della classe operaia, il Presidente approvò la LOTTT (Ley Organica del Trabajo, las Trabajadoras y los trabajadores).

Il processo di espansione economica è un’altra delle eredità di Chávez che contrasta con la crisi capitalista mondiale. Questo è servito come base del dispiegamento dell’offensiva sociale: impiego, alimentazione, salute e proprietà della casa, attraverso la grande Missione Vivienda Venezuela.

La formazione di un nuovo tessuto socio-produttivo, orientato a trasformare la realtà venezuelana, è un altro dei grandi obiettivi che sono in cammino per la costruzione di una società moderna. «Non possiamo pensare alla possibilità di approssimarci verso il socialismo se non si raggiunge un alto livello di sviluppo delle forze produttive», ha sostenuto il presidente della Commissione di Finanza e Sviluppo Economico della AN.

Su questo percorso di transizione il Comandante si è anche preoccupato di includere nuove forme di proprietà che dessero forma al Socialismo del XXI secolo, come quelle comunitaria, sociale diretta ed indiretta, ed ovviamente, la statale e la privata, che già esistevano, per intensificare e consolidare il processo di transizione al socialismo, nell’ambito di un modello proprio che ha le sue fondamenta nell’ispirazione umanista del Libertador Simón Bolívar.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Pier Paolo Palermo]

Chávez lascia come eredità politica la Costituzione e la Rifondazione del paese

di Vanessa Davies*

Non ha solo messo fine al puntofijismo ma ha anche aperto la strada alle forze del cambiamento

Dal “Per adesso” del 1992 il Presidente mise sul tavolo il progetto che avrebbe fatto proprio: quello della ricostruzione nazionale, la rivendicazione della venezuelanità e la partecipazione popolare

Il 4 febbraio del 1992 un tenente colonnello di nome Hugo Rafael Chávez Frías sorprese il paese, poiché, nonostante non fosse riuscito a raggiungere l’obiettivo della presa del potere, sembrava di tutto tranne che un uomo sconfitto. Affiancato da militari che furono leali al regime dell’allora presidente Carlos Andres Perez, Chávez fece un proclama il quale dimostra che in pochi secondi un uomo come lui poteva cambiare il corso della storia: «Prima di tutto voglio augurare buongiorno a tutto il popolo del Venezuela, questo messaggio bolivariano è diretto ai valorosi soldati che si trovano nel Reggimento Paracadutisti di Aragua e nella Brigata Blindata di Valencia. Compagni: Sfortunatamente, per adesso, gli obiettivi che ci siamo prefissi non sono stati raggiunti nella Città capitale. Vale a dire, Noi, qui a Caracas, non siamo riusciti a prendere il controllo del potere. Voi avete svolto molto bene il vostro compito, lì, ma adesso è l’ora di riflettere e si presenteranno nuove situazioni, il paese deve dirigersi definitivamente verso un migliore destino. Quindi, ascoltate le mie parole. Ascoltate il Comandante Chávez, che vi lancia questo messaggio, affinché, per favore, riflettiate, e deponiate le armi, perché adesso, in verità, gli obiettivi che ci siamo prefissi a livello nazionale, è impossibile che siano raggiunti. Compagni: ascoltate questo messaggio solidale. Vi ringrazio per la vostra lealtà, vi ringrazio per il vostro coraggio, vi ringrazio per la vostra generosità, ed io di fronte al paese, e di fronte a voi, assumo la responsabilità di questo movimento militare bolivariano. Molte grazie».

Dopo essere stato imprigionato nella Caserma San Carlos, a Caracas, Chávez si trasformò in un grattacapo per un governo che già era stato ferito a morte il 27 febbraio del 1989 (con la ribellione popolare contro il “paquetazo” neoliberale) e che ricevette la stoccata mortale il 4 febbraio 1992. Tradotto nel Carcere di Yare (Stato Miranda) non smette di essere un grande riferimento per coloro che sognavano un paese diverso, e riuscì a mettere insieme docenti, pensatori, studenti e lavoratori in un progetto patriottico.

Liberato nel 1994 dal regime di Rafael Caldera,  si dedicò a percorrere tutto il paese per tessere le reti del trionfo elettorale del 1998.

Una volta raggiunta la vittoria cominciò un processo di rifondazione del paese che portò alla consulta popolare per Convocare una Assemblea Costituente, elaborare una nuova Magna Carta, sottometterla a Referendum e dare inizio alla trasformazione radicale del Venezuela.

Una nuova realtà

«Chávez accompagnò l’inizio di un nuovo tempo storico e una nuova realtà», riassume così – in una conversazione con il Correo del Orinoco – lo storico Pedro Calzadilla, ministro del Potere Popolare per la Cultura.

La sua prima grande sfida è stata la trasformazione dell’ambito giuridico, la Costituzione e le leggi, sottolinea Calzadilla. Dopo ha proseguito con il compito di eliminare la povertà estrema, fare uno sforzo «per dare al nostro popolo salute e prendersi cura di chi versava in condizione di abbandono in tutti gli angoli del paese».

Il Comandante, continua Calzadilla, «canalizza la rottura con il Puntofijismo che si ebbe nel 1989 e dirige questa frustrazione storica che AD, Azione Democratica, offrì al paese senza mantenere le promesse».

Quel Puntofijismo «fu liquidato dal popolo nelle strade il 27 ed il 28 febbraio del 1989», conclude Oscar Shémel, presidente della società di inchiesta Hinterlaces. Tali manifestazioni popolari, a suo giudizio, aprirono le porte «a quella che più tardi sarebbe stata la Rivoluzione Bolivariana».

Shémel evidenzia che effettivamente «il cambiamento della Magna Carta è stato uno dei suoi primi successi», ma ciò che ha più importanza è stato il fatto di aver ridato la dignità ai settori popolari: «insegnando loro che sono esseri umani e cittadini portatori di diritti».

Aggiunge inoltre che «questa è una delle conquiste più importanti che la gente percepisce come eredità fondamentale della opera del Presidente».

Azione umanista

Il leader si è messo di fronte «ad un’azione umanista, umanitaria: riscattare dalla miseria milioni di venezuelani che vivevano in condizione di totale esclusione, credo che questo è stato il grande compito. Questa battaglia umanitaria ha continuato per ampliare l’accesso alle cose fondamentali, senza abbandonare le altre», evidenzia Calzadilla.

Cosciente anche del fatto che a essere in gioco era l’essere umano integralmente e non solo le soddisfazioni delle sue necessità di base, mise mano al sistema educativo. «L’inclusione educativa e culturale è ed è stata una delle grandi battaglie, e in questa ritroviamo un risultato eccezionale», ricorda il ricercatore.

Per Calzadilla, la prima grande conquista culturale ed educativa è essere riusciti a sradicare l’analfabetismo, che non è certo: «una cosa qualsiasi: tutta la Rivoluzione si è concentrata lì in un’azione che passerà alla storia».

Chávez ha ridato dignità ed inclusione al popolo, cosa che nemmeno il suo più acerrimo nemico è in grado di mettere in dubbio. Sostiene che «egli è venuto a parlare, a difendere, a dare battaglia e a diventare il leader dei poveri del Venezuela, coloro che non avevano mai avuto nulla tranne che le briciole della politica».

Non solo ha resistito alle pressioni dei gruppi economici, ma si è mantenuto fedele al popolo più povero, quello che lo ha accompagnato nell’Accademia Militare per l’estremo saluto, sostiene lo storico, «tutto quello che ha fatto Chávez e che noi continueremo a fare, è a favore degli umili».

L’orgoglio di essere venezuelano

Tutto ciò che era guardato male dalle elites, è adesso, motivo di orgoglio, e la ragione è molto semplice: il Presidente lo ha evidenziato, lo ha collocato nei mezzi di comunicazione e nella vita quotidiana. Ha fatto sì che la bandiera nazionale, che le canzoni de los llanos e che il Venezuela costretto nella penombra dell’oblio prendesse il ruolo da protagonista».

Era uno del popolo, come tanti, e parlava la lingua del popolo. Chi non si sentiva rappresentato nelle sue parole quando parlava delle famiglie che non avevano di che pagare l’affitto, o comprare un auto, o tanto meno godere di una vacanza? Chávez ha rivendicato la cultura del popolo, la sua maniera di essere, di vivere, il suo umore e il suo modo di festeggiare.

Tutto ciò che era mal visto dalle elites, che causava vergogna, Chávez gli dette dignità in catena nazionale. La consevas de coco, el sancocho in riva al fiume.

Per tutto ciò, in quanto storico e rivoluzionario, Calzadilla considera che «la maggior conquista di questi anni del Presidente in carica nel ruolo di Primo Magistrato è quello di aver recuperato l’orgoglio di essere venezuelano, l’orgoglio per le cose che abbiamo».

Questo, aggiunge, «non lo ha fatto nessuno dei presidente nella storia del Venezuela, che si piegarono all’imperialismo o furono sleali con il popolo, ad esempio come José Antonio Páez, a proposito di tradimenti, nel XIX secolo, non resistette alle pressioni».

Bolívar siempre

Simón Bolívar è sempre stato sulla bocca del Capo di Stato; il recupero del Libertador, forma parte della sua eredità politica. «Chávez ci ha fatto scoprire che Bolívar rimaneva intatto nel cuore del nostro popolo. Ci ha fatto scoprire che esisteva un Bolívar insorgente, ribelle, popolare che era il referente della speranza che la elite tentò di eliminare e trasformare in qualcosa di freddo, distaccato dal presente».

Il Presidente, continua Calzadilla, «ci ha mostrato che esisteva la possibilità della redenzione spirata in Bolívar, con il recupero dei suoi principi e valori; la giustizia sociale, l’uguaglianza, la democrazia profonda, l’educazione popolare e la sovranità nazionale. Questo è il Libertador che si trasforma nel supporto ideologico della Rivoluzione bolivariana».

Gesù Cristo, evidenzia, «è stato l’altra forza nella quale si ispira il Comandante Chávez nella sua vocazione a favore del popolo, nella sua difesa dei poveri». Afferrato a Cristo è passato all’eternità l’uomo al quale il Venezuela intero gli deve il paese nuovo del presente.

[trad. dal castigliano per ALBAinFormazione a cura di Pier Paolo Palermo]

«L’amicizia tra i popoli» a San Marcellino (CE)

di Danilo Della Valle

Si è svolta il 30 Giugno, presso il comune di San Marcellino (provincia di Caserta), la 21° tappa del “Festival dell’Impegno Civile”. L’evento è stato promosso dal comitato “Le terre di Don Peppe Diana” e dal Coordinamento Provinciale di “Libera” di Caserta, sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Per quanto riguarda il Festival nella sua complessità, si tratta della prima manifestazione italiana ad esser interamente realizzata sui beni confiscati alla criminalità organizzata delle province di Napoli, Caserta, Avellino e Benevento.

La tappa di San Marcellino è stata affidata alla neonata Organizzazione No Profit “Quarantunesimo Parallelo”, organizzazione che si propone come mezzo di informazione e di sensibilizzazione riguardo le tematiche della cooperazione internazionale, dell’educazione allo sviluppo e della promozione culturale e territoriale.

Per la location, l’Organizzazione “Quarantunesimo Parallelo” ha scelto un bene confiscato alla criminalità organizzata sito in San Marcellino, provincia di Caserta, che oggi ospita la Caserma dei Vigili Urbani e la Pro Loco. Il tema della giornata è stato quello dell’integrazione tra le comunità di migranti e le popolazioni indigene, argomento molto attuale per quel che concerne il territorio della provincia di Caserta, dove il livello di immigrazione è molto alto e nel corso degli anni non sono mancati problemi tra le varie comunità e la popolazione locale. In particolare, il Comune di San Marcellino è molto attento alle problematiche inerenti l’integrazione in quanto è sede della più grande Moschea della Campania.

La giornata, è cominciata con i saluti dell’Amministrazione Comunale, della rappresentanza della Provincia di Caserta e della Regione Campania, che hanno voluto esaminare la situazione dei migranti sul territorio e le problematiche inerenti la loro integrazione, e con la spiegazione del progetto del “festival dell’impegno civile” da parte dell’Associazione Libera.

Dopo l’accoglienza ed i saluti iniziali la 21° tappa è entrata nel vivo, i componenti dell’Organizzazione “41° Parallelo” hanno dato il via ai “lavori” presentando gli invitati, a cui è stata data la parola. Il primo intervento è stato quello del dott. Luigi Sarnataro, del Centro “Yalla”, che ha illustrato tutto il lavoro dell’Associazione che si occupa, tra l’altro, di mediazione culturale, un’attività molto importante visti gli imponenti numeri dell’immigrazione in Campania e la varietà di comunità presenti sul territorio. Per il Centro “Yalla”, oltre al dott. Sarnataro, è intervenuta la dott.ssa Francisca Mahawasala che ha arricchito l’intervento precedente spiegando le difficoltà che i migranti hanno quando si trovano a vivere in un altro Paese e l’impegno dell’Associazione “Yalla” che con i suoi progetti cerca di garantire diritti e pari opportunità alla popolazione immigrata, nonché di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica italiana alla cultura dell’accoglienza. E’ toccato poi al presidente dell’Associazione “ALBA – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli”, Ciro Brescia, che ha presentato il lavoro di cooperazione che l’associazione porta avanti con le realtà sia istituzionali che associative del continente Sud Americano ed in particolare con l’Associazione Nazionale delle Reti ed Organizzazioni Sociali del Venezuela.

Ciro Brescia ha inoltre raccontato l’esperienza avuta con il Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili ed Infantili, progetto didattico che si sta diffondendo in Italia e che è stato ideato nel 1975 dall’economista venezuelano José Antonio Abreu. Ha descritto come lo studioso sudamericano aveva individuato nell’esperienza dell’Orchestra una società attiva,  una impresa collettiva dove, solo tramite l’impegno di tutti, si può progredire celermente verso il miglioramento delle prestazioni. Ha inoltre spiegato come con questo progetto, il Venezuela è riuscito a far sì che centinaia di migliaia di bambini hanno potuto imparare a suonare uno strumento; lo Stato ne affida uno ad ogni bambino, e hanno così potuto appropriarsi di un diritto, da Abreu definito sociale, senza che questo diritto fosse appannaggio solo delle classi sociali più elevate.

L’intervento, molto apprezzato dal folto pubblico, è stato poi ripreso dalla dott.ssa cubana Indira Pineda, responsabile dell’Istituto Cubano dell’Amicizia tra i Popoli, che ha portato una testimonianza diretta alla platea raccontando la sua esperienza personale di migrante in Italia. Ha inoltre approfondito l’argomento della cattiva informazione di cui l’Italia, e più in particolare le popolazioni dei Paesi capitalisti, è schiava; cattiva informazione che non racconta i grandi progressi che i Paesi “non allineati” stanno avendo negli ultimi anni, che fa passare chiunque non sia d’accordo con la formula del libero mercato per un “dittatore”, ed epiteti equipollenti. La dottoressa cubana ha infatti ricordato come lei, figlia di un “paese povero” ha potuto studiare gratuitamente fino alla Laurea, ha spiegato come nel suo Paese l’istruzione e la sanità sono pubbliche e gratuite e di come la ricerca (al contrario dell’Italia) è supportata dal governo e va avanti a vele spiegate. L’intervento è stato attentamente seguito dalla platea che sembrava stesse facendosi parecchie domande su quello che effettivamente sta accadendo in Italia.

L’ultimo intervento, della prima parte della manifestazione, è stato affidato alla professoressa Lucia Monaco, del Coordinamento Campano contro le Camorre, che ha abilmente spiegato le finalità dell’Associazione e le problematiche che il territorio Campano, ed in particolare quello Casertano, deve affrontare ogni giorno per combattere la piaga della Camorra. Altro tasto molto importante questo perché molto spesso la criminalità organizzata si serve di parte degli immigrati come manovalanza da sfruttare per i propri loschi affari.

Alla fine degli interventi, è stata la volta del Documentario. “41° Parallelo” ha scelto il docufilm vincitore del Premio Jerry Maslow 2012 e che si occupa di raccontare la vita di due lavoratori stagionali nelle campagne pugliesi alle prese con condizioni di vita inumane. Dalla proiezione del docu-film si è potuto capire come il problema del caporalato sia ancora oggi una piaga sociale, soprattutto al Sud, che affligge migliaia di persone, per lo più immigrate.  Alla fine della pellicola molte persone, toccate dalle immagini crude del documentario, hanno espresso parole di amarezza, rispetto lo spettacolo visto, sperando di non dover più parlare dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo per l’arricchimento personale di qualche individuo. La giornata si è chiusa quindi con i saluti degli Organizzatori che hanno invitato gli ospiti e la platea all’aperto dove sono stati allestiti degli stand eno-gastronomici e dove si è esibita una rock band casertana, “gli Arcangeli”.

A margine della giornata, che ha sicuramente scosso le coscienze di molti dei presenti, ci sarebbe da chiedersi come mai il problema dei migranti non è stato mai affrontato in maniera decisa in gran parte del mondo “economicamente sviluppato”. Anzi, molto spesso il problema “immigrazione” è agitato per alimentare una guerra tra poveri, continuare ad abbattere i costi del lavoro nei Paesi sviluppati con la manodopera dell’ “esercito dei disperati immigrati” ed allo stesso tempo depredare le materie prime i Paesi “poveri” alimentando distruzione, immigrazione e vita da sfruttati.

 

Il Venezuela avrà un peso geopolitico su scala globale durante il XXI secolo

di Luis Bilbao*

Chávez è stato l’artefice di una cruciale sconfitta strategica dell’imperialismo. Più di chiunque altro è riuscito a comprendere la dinamica che in questo momento caratterizza l’imperialismo, più di chiunque altro ha agito con la lucidità ed il coraggio necessari per proporsi come  forza dirigente. La presenza alle sue esequie di 54 Capi di Stato e una decina di rappresentanti di altri paesi prova l’effettività della sua politica internazionale.

Non è stato a causa dell’agire di un individuo che nell’ultima decade lo scacchiere internazionale ha sofferto un drastico mutamento. Forze sprigionate dalla logica interna del capitale hanno reso possibile cambi di una tale grandezza che, nel fugace lasso di un decennio, hanno disegnato una nuova mappa geopolitica. Una mappa che non è ancora stata interpretata a dovere e nella quale gli USA hanno perso il loro antico posto di centro dell’equilibrio planetario e di capo inappellabile nelle questioni essenziali dell’economia, della politica e della guerra.

Non è stato a causa dell’agire di un individuo, questo è chiaro. Senza dubbio la intuizione profonda di questo cambiamento che è appena iniziato e la volontà di intervenire con un programma e una strategia capaci di orientare la congiuntura storica verso la consolidazione di un mondo a misura delle necessità umane, è stato il tratto distintivo di Hugo Chávez. Possiamo essere sicuri che il suo ruolo non solo ha pesato in maniera determinante nel corso iniziale di questi cambiamenti, ma andrà ben oltre nei tempi a venire.

Nessuno più di lui è riuscito a vedere la dinamica che disaggrega il potere imperiale e lo stesso imperialismo, nessuno è riuscito ad agire con la lucidità ed il coraggio necessari per proporsi in quanto forza dirigente. Per questo oggi il Venezuela si situa al centro dello scenario mondiale.

Onorevole responsabilità per il governo che adesso presiede Nicolás Maduro come incaricato prima e come Presidente eletto dopo. Onere storico per i lavoratori ed il popolo di un paese relativamente piccolo, scarsamente popolato, con una economia ancora sottosviluppata, e dipendente, che senza dubbio, pesa e peserà con maggiore influenza nel futuro dei rapporti di forza internazionali e nel disegno del mondo che viene.

Come succedeva nel secolo XIX nell’emisfero latinoamericano con l’influenza di Bolívar, ma oggi in misura maggiore, il Venezuela avrà influenza in questo XXI secolo su scala globale. Tale è il risultato dell’azione di Hugo Chávez nella politica internazionale degli ultimi 15 anni.

Pratica e Teoria

Poche forze politiche hanno compreso e ancora meno hanno accompagnato il percorso grazie al quale Chávez avrebbe conquistato quell’agire fulminante. La chiave può essere individuata in un concetto centrale: due strumenti transnazionali ed una energia senza pari accompagnata dal coraggio politico imprescindibile per rompere con la diplomazia capitalista.

Prima di entrare nella questione, una parentesi doverosa: la causa per la quale pochi, proprio nell’area della sinistra hanno compreso Chávez e in pochi l’hanno accompagnato, è dovuto ad un fatto tanto importante quanto dimenticato. Nel 1920, il Secondo Congresso della Terza Internazionale ha fatto qualcosa che per molti ancora oggi è del tutto sconosciuto: cambiò la parola d’ordine centrale con la quale Marx ed Engels hanno tracciato la direzione strategica della Prima Internazionale: “Proletari del mondo unitevi”.

L’Internazionale Comunista, allora diretta da Lenin e Trotskij, cambiò questo grido di battaglia con un altro: “Proletari e popoli oppressi del mondo unitevi”. Era nient’altro che l’inclusione della nozione di paesi sottomessi alle metropoli del capitale e del concetto di Fronte Unico Antimperialista.

Poco importa se Chávez abbia studiato o meno questo documento chiave della storia del pensiero rivoluzionario. Sta di fatto che è stato guidato da tale strategia: unire su tutti i piani e in tutto il pianeta, l’ampio spettro delle classi, dei settori e dei governi che in un modo o nell’altro cozzano con l’imperialismo.

A parte la sua ineguagliata militanza internazionale (deve essere ancora tracciata la mappa dei suoi innumerevoli viaggi realizzati in questi 15 anni), Chávez ha rincorso due strumenti transnazionali: uno per scontrarsi con questo, l’ALCA, e l’altro per costruirlo dal nulla: l’ALBA.

Ricordo come se avesse avuto luogo ieri la conferenza stampa finale dell’Incontro dei presidenti dei Caraibi, il 13 dicembre 2001. Nel suo svolgimento Chávez annunciò la creazione di una organizzazione la cui sigla, disse, concepì guardano l’orizzonte del mare all’inizio di quel giorno: ALBA.

Mentre spiegava questi concetti, intuì che questa proposta di formidabile proiezione strategica ma carente di qualsiasi articolazione reale, era una chiamata appassionata al mondo alla comprensione e all’azione. Un solo presidente rispose: Fidel.

Negli anni successivi molte volte Chávez ha raccontato, con il suo famoso senso dell’humor, l’aneddoto che delinea con chiarezza la realtà di allora: «il giorno seguente – raccontava Chávez – Fidel mi spedì una lettera chiedendogli che gli mandassi i documenti dell’ALBA. Quali documenti? Non ce ne erano!». Il fatto è che poco dopo, Cuba e Venezuela fondarono la Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, inizialmente definita Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nostra America.

Contro l’ALCA

Prima che l’ALBA spuntasse, già Chávez iniziò la battaglia contro l’ALCA. Lo aveva fatto, dalla metà del 2000, facendo fronte con un presidente estraneo al corso rivoluzionario che già era in marcia in Venezuela: il brasiliano Fernando Henrique Cardoso.

Cardoso agiva in funzione degli interessi della grande borghesia paulista, ma chiaramente scontrandosi con gli interessi USA ed i suoi piani per attivare la Associazione di Libero Commercio delle Americhe, ALCA.

Una citazione propria di un testo pubblicato nell’aprile del 2001 può rendere idea oggi del clima di allora:

«Le cause fondamentali per le quali la grane industria brasiliana si oppone all’eliminazione di qualsiasi restrizione doganale con il continente sono più che ovvie, non è certo necessario essere degli specialisti per comprenderlo: dal puto di vista delle esportazioni, l’industria brasiliana corre il serio rischio di perdere quote di mercato interno, il prodotto brasiliano dovrebbe misurarsi con la competizione straniera, che può essere migliore e più economica che quella nazionale, riconosce O Estado de Sao Paulo (4/4/01) il più potente quotidiano brasiliano (…) ciò che è certo è che Cardoso invitò ad una riunione di urgenza a Brasilia il presidente venezuelano Hugo Chávez, che come era prevedibile, non ebbe alcun dubbio a cambiare immediatamente la sua agenda per prendere parte a quello che sarebbe stato il suo ottavo incontro con Cardoso da quando assunse la presidenza nel 1999 (…) la nascita dell’asse Brasilia-Caracas lascerà la sua impronta anche nel caso che il “jeito mineiro” (i vacillamenti dei vertici governativi brasiliani) impediscano che intorno a lui cominci a muoversi un blocco che si scontri con le imperative esigenze di Washington”. Questo Articolo pubblicato nel Le Monde Diplomatique continuava con un altro il cui titolo è sufficiente per informare il lettore: “Il blocco Brasile-Venezuela impedisce che l’ALCA si anticipi”.

Con questa calcina lavorata pazientemente ed instancabilmente, Chávez riuscì, poi con altri protagonisti nella regione, ad assestare il colpo più duro e importante che gli USA hanno sofferto in termini strategici dalla sconfitta in Vietnam: il fallimento dell’ALCA, nella celebre riunione in Mar del Plata nel 2005. Egli con la sua concezione profondamente radicata – che sia essa esplicita o meno – della parola d’ordine “Proletari e popoli oppressi del mondo, unitevi”, è stato l’artefice di questa cruciale sconfitta dell’imperialismo.

Questi stessi concetti lo guideranno per dedicare enormi sforzi al gruppo dei 15, la riattivazione dell’OPEC, del Movimento dei Non Allineati, del Petrocaribe e di tutte quelle istanze internazionali che avessero offerto anche il più piccolo contributo per unire le forze contro il nemico imperiale fuori e dentro il Venezuela.

L’ALBA

La politica concepita da Chávez avanzò con un salto di qualità con la creazione dell’ALBA e la successiva inclusione dei paesi che nel 2008 arrivarono alla creazione del SUCRE, strumento fondamentale di tale progetto e che può andare oltre plasmando un nuovo disegno del sistema finanziario internazionale. Intanto in Venezuela iniziano a prendere corpo gli strumenti strategici della Rivoluzione: i Consejos Comunales – e chiave di tutto – il Partito Socialista Unito del Venezuela.

Un antico principio assicura che la politica internazionale di un paese è il prolungamento della sua politica interna. Dal 1998 il Venezuela si permette di ribaltare questo concetto: il piano di azione internazionale di Hugo Chávez e le nuove relazioni di forza regionali ed internazionali a cui ha dato origine hanno permesso e stimolato la radicalizzazione rivoluzionaria sul piano interno.

Mentre spingeva per la crescita e la consolidazione dell’ALBA, Chávez ha forzato (è necessario intenderlo letteralmente) la trasformazione della Comunità Sudamericana delle Nazioni nella Unione delle Nazioni Sudamericane. Non si tratta semplicemente né principalmente del suo gusto nell’inventare sigle, ma la distanza tra le comunità per l’integrazione e l’unione per l’emancipazione deve essere salvata, almeno a cominciare dal nome. Dopodiché c’è stata la CELAC, conquista reale e gravida di effetti potenzialmente di enorme importanza. L’inclusione del Venezuela nel Mercosur. L’ingresso di una forza anticapitalista in altre tante istanze nelle quali predomina la meschinità capitalista e perciò si frenano e si deviano costantemente, costituisce una pietra miliare della strategia del fronte antimperialista e rivitalizza le strutture che spesso sono paralizzate o agonizzanti.

Perciò l’ALBA si pone al centro di questa strategia: la definizione per il Socialismo del XXI secolo è la chiave di un’unione che, dipendendo dalla lucidità e dal coraggio dei suoi componenti, ha la possibilità di plasmarsi nella forma di unità superiori nel cammino della rivendicazione effettiva della Nazione Latinoamericana e Caraibica, aprendo decisamente così la strada alla confederazione socialista dei nostri paesi. Questa è la strada tracciata da Chávez.

L’Internazionale

Tutto questo, che già è tanto, non è però tutto. Chávez ha sempre sottolineato la differenza tra l’unità dei governi e l’unità dei popoli. Essendo costretto dal momento storico che lo obbligava prima di tutto ad avanzare principalmente attraverso diverse forme di fronte unico antimperialista con i più svariati governi e governanti, arrivò al punto di tentare di dare concretezza all’unico strumento che può rendere reale la consegna “Proletari e popoli oppressi del mondo unitivi”. Fu così che invitò il 21 novembre 2009 alla costruzione della Quinta Internazione.

È paradossale che nonostante avesse fatto tanta strada sul terreno dove lottava con Capi di Stato che sospettavano di lui ponendogli ostacoli ad ogni passo, non avesse avuto la possibilità di conquistare terreno proprio lì dove i convocati erano i partiti della sinistra, organizzazioni sociali, militanti e quadri rivoluzionari. Paradossale ed eloquente: l’uomo che ha riscattato dall’oblio e dall’obbrobrio concetti cruciali come Rivoluzione e Socialismo, Partito, Internazionale, non è stato compreso da coloro che in teoria dovrebbero stare davanti al Comandante.

Gli è accaduto lo stesso con il suo primo decisivo passo verso la rivoluzione e la gloria: con l’insurrezione del 1992, per regola generale delle sinistre, lo hanno lasciato solo in Venezuela e nel mondo. È altrettanto eloquente che nonostante ciò, Chávez, accompagnato e stimolato da milioni di persone, è stato il protagonista del fatto più rilevante dell’ultimo mezzo secolo: il rinascimento del socialismo.

Accadrà lo stesso nel futuro prossimo: le donne e gli uomini che invece hanno compreso e accompagnato Chávez, impugneranno la sua bandiera e la porteranno avanti, verso il futuro, verso l’emancipazione dell’America Latina e l’umanità tutta.

Non c’è nessuna magniloquenza, nemmeno un briciolo di misticismo in  tutto ciò: il compagno morto è un fautore della Storia perché ha sentito le necessità più profonde dei popoli, perché ha intuito con lampi di genialità l’andamento della crisi mondiale più grave della storia e perché ha saputo dargli risposta.

*giornalista argentino

[trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Ciro Brescia]

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