(VIDEO) Di Battista: Solidali con Morales, Snowden e Assange

di Alessandro Di Battista*

Qualche anno fa, assieme a tanti altri ragazzi universitari, stavo fuori alla residenza dell’ambasciatore USA a protestare contro Bush, un meschino oligarca guerrafondaio, che era in visita a Roma. Venti auto blindate, polizia, esercito e noi tutti dietro le transenne a 400 mt dall’ingresso della villa.

Il mese scorso, assieme ai Presidenti delle Commissioni Affari Esteri Camera e Senato sono stato invitato nella stessa villa dall’Ambasciatore Thorne (il quale, umanamente, mi ha fatto una bella impressione). Gli ho parlato del 5 stelle, della democrazia diretta che stiamo provando a costruire, gli ho parlato delle popolazioni latinoamericane che si organizzano e lottano contro l’imperialismo, gli ho detto una frase: “caro Ambasciatore, essere alleati non significa essere sudditi e noi, da 60 anni siamo vostri sudditi”. La stessa frase l’ho detta ieri in aula rispetto al caso datagate, Snowden e Morales, l’Evo Nacional, il Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia, un “campesino cocalero indigeno” tanto temuto dal Governo USA (forse perché è in grado di dire di NO!). Due giorni fa Evo è stato costretto ad atterrare a Vienna perché gli è stato impedito di sorvolare gli spazi aerei francesi, portoghesi e (forse) italiani perché qualcuno (gli USA) temevano che sul suo volo viaggiasse Snowden, un esempio di attivismo e coraggio.

Lo so che tanti si aspettano moltissimo da noi e che il cambiamento che sogniamo ancora non lo abbiamo costruito (i partiti si sono arroccati per impedirlo) ma vi invito a guardare i miracoli dentro alle nostre pratiche… ripeto miracoli.

Ero un “pischello” e avevo degli ideali e li urlavo fuori dall’Ambasciata USA, ora sono un deputato, Vice-Presidente della Commissione Esteri (Vice-Presidente portavoce grazie ai miei colleghi) e ho gli stessi ideali e uso le stesse parole che urlavo in strada nelle stanze lussuose della residenza dell’Ambasciatore Thorne e nell’Aula di Montecitorio per richiamare l’attenzione del Governo e della Bonino sull’ennesimo caso di sudditanza psicologica, economica e militare nei confronti degli USA.

Occorre svegliarsi ragazzi, informarci in modo alternativo (w i bloggers, la stampa ha passato il caso Morales-Snowden in sordina, come tutte le notizie importanti, meglio che il popolo non sappia). Faccio mie le parole del Vicepresidente della Bolivia Alvaro Garcia Linera (se vi capita leggetevi la sua storia): “non è più il tempo delle colonie e degli imperi”.

A riveder le stelle!

*Deputato M5S – Vice-Presidente Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati

Hace algunos años, junto con muchos otros pibes de la universidad, estaba fuera de la residencia del embajador de EE.UU. para protestar contra Bush, un pobre oligarca belicista, que estaba de visita en Roma. Veinte vehículos blindados, policía, ejército y todos nosotros detrás de las barricadas a 400 metros de la entrada de la villa.

El mes pasado, junto con los presidentes del las Comisiones de Asuntos Exteriores de la Cámara y el Senado he sido invitados (como vicepresidente) en la misma villa por el embajador Thorne (que, humanamente me ha dado una buena impresión). Le hablé del MoVimiento 5 Estrellas, de la democracia directa que estamos tratando de construir, hablé de las poblaciones de América Latina que se estan organizando y luchan contra el imperialismo, al final le dije una frase: “Señor Embajador, ser aliados no significa ser súbditos y nosotros, desde hace 60 años, somos súbditos”.

La misma frase que dije ayer en la Camara alrededor del caso datagate, Snowden y Morales, el Evo Nacional, el Presidente del Estado Plurinacional de Bolivia, un campesino cocalero indígena tan temido por el gobierno de EE.UU. tal vez porque es capaz de decir NO! Hace dos días se vio obligado a aterrizar en Viena porque no le han permitido sobrevolar el espacio aéreo francés, portugués y (tal vez) italiano porque alguien (los EE.UU.) temían que en su vuelo estaba viajando Snowden, un ejemplo de activismo y coraje.

Sé que muchos están esperando mucho por nosotros y que el cambio que soñamos aún no lo hemos construido (los partidos vergonzosos se han atrincherado para evitarlo), pero los invito a ver los milagros en nuestra práctica…

Repito: milagros.

Yo era un “chamaco jovencito” relleno de ideales cuando gritaba afuera de la Embajada de EE.UU., ahora soy un diputado, Vice-Presidente de la Comisión de Asuntos Exteriores (Vicepresidente portavoz gracias a mis colegas) y tengo los mismos ideales y utilizo las mismas palabras de cara al embajador Thorne y en la Cámara para llamar la atención del gobierno y del Ministro Bonino sobre este nuevo caso de sometimiento psicológico, económico y militares respecto a los EE.UU.

Debemos despertar chicos, buscamos las informaciones de una manera alternativa (Que Vivan los blogueros, la prensa europea casi no ha hablado del caso Morales-Snowden, mejor que las personas no sepan).

Hago mías las palabras del vicepresidente de Bolivia, Álvaro García Linera: “ya no es la época de las colonias y imperios”.

Para ver las estrellas!

Intervista a Máxima Apaza del popolo aymara della Bolivia

Máxima Apaza nella parte centrale della foto (cappello nero, vestito celeste e arancione)

Máxima Apaza nella parte centrale della foto (cappello nero, vestito celeste e arancione)

di Davide Matrone – Quitolatino

Intervista a Máxima Apaza del popolo aymara della Bolivia

Contexto è un’organizzazione boliviana nata circa 20 anni fa nella città di La Paz ma nel frattempo ha aperto nuove sedi anche in altri municipi. Oggi si contano 19 sedi nel Municipio della capitale La Paz e 13 sedi nel Municipio di Potosi.

E’ un’istituzione cattolica di sviluppo sociale che promuove lo sviluppo sociale e culturale dei settori popolari. Il lavoro fin qui profuso è orientato verso la realizzazione di una società fraterna, solidale, degna, giusta e sovrana.

Tra i componenti di questo gruppo sociale c’è anche Máxima Apaza che ci lavora dalla sua nascita.

Màxima appartiene alla nazionalità Aymara la più numerosa della Bolivia che oggi è un soggetto propulsivo della Rivoluzione Socialista Democratica in atto.

Recentemente in Bolivia Evo Morales è stato confermato Presidente del Paese…
Sono contenta di vivere questo processo storico.

Si nelle ultimissime elezioni (novembre 2009) abbiamo vinto con oltre il 64% dei voti. Abbiamo riconfermato il nostro Presidente Evo e il Vice Presidente Alvaro Garcia Linera.

Questo significa una continuità ed un consolidamento della trasformazione in Bolivia che stiamo portando avanti da qualche anno. Il sogno continua.

Con questo, però, non significa che vogliamo scontrarci con le classi alte del paese, aumentare il conflitto con i fratelli e le sorelle che non sono d’accordo con noi. Dobbiamo unire e unirci a questi gruppi.

Dobbiamo far si che il Buen Vivir si realizzi per tutti.

Vedi per noi, relazionandomi all’incontro al quale oggi partecipo qui a Quito, il Kumak Kasuay (Buen Vivir) non è mangiare bene, dormire bene, vivere bene. Questa è un’altra cosa e si chiama Vivere Bene.

Il Buon Vivere è unità, uguaglianza, libertà, inclusione, solidarietà, reciprocità, complicità, rispetto, equità sociale, complementarietà, equilibrio, partecipazione, benessere collettivo, giustizia sociale, responsabilità, redistribuzione delle risorse che la nostra Pachamama ci offre. Tutto questo appartiene a tutti e rientra nella sfera politica, economica e sociale di qualsiasi Paese.

In questo momento, in Bolivia, è in atto una Rivoluzione Democratica – Culturale che impianta nel suo Buen Vivir tutti questi elementi.

Tra noi compagni e compagne c’è la massima collaborazione. Siamo e dobbiamo essere sempre svegli, non c’è un momento di riposo. Siamo sempre pronti ad intervenire per la difesa della Rivoluzione. Siamo i soldati di questa Rivoluzione.

Tu appartieni al popolo aymara, uno dei popoli originari del continente latinoamericano. Incontrarsi con gli altri popoli del continente, qui a Quito, cosa ha destato in te?
Per me é stata la prima volta che vengo qui in Ecuador ed è stata la mia prima partecipazione ad un incontro latinoamericano dei popoli originari del continente. Son stata sempre in Bolivia a lavorare.

Sono molto felice di essere qui.

Penso che tutti noi popoli ancestrali di questo continente soffriamo gli stessi problemi e per questo bisogna mobilitarsi per risolverli. Abbiamo lo stesso obiettivo finale, ossia quello di riconquistare i nostri diritti basici. Qui nei gruppi di lavoro abbiamo parlato anche e sopratutto di questo. Abbiamo evidenziato i punti in comune e ci siamo confrontati sulle diverse esperienze di lotta. Quello che sta avvenendo in Bolivia è fondamentale per le nazionalità originarie d’America Latina. Ho partecipato a quest’incontro anche per raccontare e comunicare di questa nostra lotta presente.

Il Presidente Evo Morales ha proposto 10 “comandamenti” per salvare il pianeta ed ha convocato un incontro internazionale a La Paz per discutere della salute del globo terrestre…
Vedi fratello ho già partecipato a degli incontri preparatori nel mio Paese per la salvaguardia del Kumak Kasuay. Abbiamo stabilito dei punti in comune tra tutte le organizzazioni partecipanti:

1_ Assunzione delle responsabilità da parte dei paesi che hanno provocato questo stato di cose.
2_Difesa delle nostre risorse e nazionalizzazione delle stesse.
3_Convocazione di un incontro internazionale sull’ambiente a La Paz

Tu lavori da anni in un gruppo sociale che si chiama Contexto. Ci racconti del lavoro svolto e delle attività in programma?                                                                                                            Dunque le organizzazioni di donne che oggi lottano e partecipano a questo processo sono nate circa 18 anni fa, ancor prima dell’avvento di Evo Morales al Governo.

In questi anni abbiamo chiesto, non so quante volte, dei convegni coi vari Ministeri per sviluppare maggiormente il nostro lavoro sociale nei territori della capitale. Abbiamo ricevuto sempre delle risposte negative. Abbiamo chiesto degli incontri, delle audienze coi vari segretari ministeriali ma le porte erano sempre chiuse. Abbiamo lacrimato sangue per i NO raccolti.

Ebbene prima di partire per Quito, lo scorso martedi (fine gennaio 2010), abbiamo firmato il Convegno col Ministero dell’Educazione che ci ha praticamente comunicato che le nostre organizzazioni diventano dei CENTRI TECNICI D’EDUCAZIONE TERRITORIALE.

Quindi dopo 18 anni si stanno aprendo le porte e questo sta accadendo con le altre organizzazioni sociali. Il Governo di Evo Morales è vicino ai gruppi che lavorano per l’emencipazione culturale e sociale degli esclusi storici della Bolivia.

Altri Ministri hanno concluso dei Convegni con altri gruppi come ad esempio il Ministro della Salute che ha concesso la nascita di ambulatori territoriali cogestiti con le organizzazioni sociali che da anni si battono per un’assistenza gratuita. Si danno farmaci gratuiti per farti capire.

Un altro convegno è stato raggiunto con il Ministero della Produzione, il quale ci ha dato dei macchinari utili per la formazione di micro – imprese. Abbiamo dato vita, finora, a 4 micro – imprese collocate in 4 differenti zone del Paese. Stiamo cominciando a produrre prodotti locali che verranno poi commercializzati. Lavoriamo in forma cooperativa, con solo donne e con la tutela dei diritti delle lavoratrici.

Stiamo lavorando anche in questo senso, perché vogliamo contribuire allo sviluppo dell’apparato produttivo. Non chiediamo, in maniera assistenziale il lavoro. Vogliamo essere partecipi, responsabili e attivi del processo. Siamo in grado, oggi, di poter realizzare micro – imprese e cooperative di 20 – 25 lavoratrici in ogni angolo del Paese e questo ovviamente grazie all’aiuto del Governo.

Grazie Máxima! 
Molte grazie a te fratello. Sono contenta di condividere coi rappresentanti dei differenti paesi questa lotta comune che per me è oggi più attiva che mai in Bolivia. Non dobbiamo pensare solo a noi ma anche a tutti i compagni e alle compagne che stanno costruendo il cambiamento nel continente.

Non lasciamo le porte chiuse a coloro che oggi non sono con noi  perché sono convinta che domani marceranno al nostro fianco.

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