Più forza ai lavoratori per costruire il socialismo

da www.avante.pt | Traduzione di Marx21.it

yul jabour pcpIntervista a Yul Jabour, della Commissione Politica del Partito Comunista del Venezuela (PCV)

L’approfondimento del processo bolivariano e la risoluzione dei problemi sorti nel suo percorso, esigono che i lavoratori siano i maggiori protagonisti del progetto di trasformazione collettivo il cui proposito è, dichiaratamente, la costruzione del socialismo. Lo ha sottolineato Yul Jabour, della direzione del Partito Comunista del Venezuela (PCV), nell’intervista concessa ad Avante durante la sua permanenza in Portogallo.

La vittoria di Nicolas Maduro alle presidenziali del 14 aprile è avvenuta con un margine minore di quanto ci si aspettasse. Che cosa è successo?

Riteniamo che ciò sia dovuto alla convergenza di vari fattori. Una parte considerevole del nostro popolo identificava il processo bolivariano con Hugo Chavez, non associandolo, dopo la sua morte, con Nicolas Maduro. Anche la smobilitazione nella battaglia elettorale di certi settori chavisti, che hanno pensato che la commozione di milioni di venezuelani in occasione della scomparsa del comandante si sarebbe automaticamente trasferita nelle urne, non ha certo favorito un risultato migliore.

Infine, sussistono difficoltà e debolezze a cui non è stato ancora possibile dare una soluzione, le quali, al pari del sabotaggio nel settore elettrico che è durato praticamente tutto il periodo della campagna, e dei problemi economici con un impatto diretto sulle tasche dei lavoratori, hanno aperto degli spazi alla penetrazione del discorso della destra e al suo approccio alle elezioni.

Preoccupa i comunisti venezuelani che, in conseguenza dei risultati elettorali, siano emerse critiche pubbliche ad aspetti del processo?

Per noi la critica e l’autocritica sono rivoluzionarie. La critica costruttiva, espressa con l’obiettivo di far avanzare il processo di liberazione nazionale e di emancipazione del nostro popolo, è auspicabile.

Hai parlato del sabotaggi. Questi non sono avvenuti solo nel settore elettrico, ma, secondo il governo venezuelano, anche attraverso l’accaparramento dei generi di consumo che ha generato scarsità.

La questione di fondo, per il PCV, va messa in relazione con le sfide che stiamo affrontando. Solo iniziando a superare alcuni vincoli saremo in grado di combattere la burocrazia e l’inefficienza, e di dare risposte efficaci a manovre economiche.

Quando proponiamo una missione di reindustrializzazione del paese inquadrata in un piano di medio-lungo termine, cerchiamo di mettere l’accento sulla questione della scommessa sul sistema produttivo come essenziale per la conquista di un’autentica sovranità., per essere meno dipendenti dall’importazione di beni di consumo e dalle sue conseguenze. Questo è un aspetto.

Un altro aspetto riguarda una proposta su cui abbiamo insistito: la centralizzazione delle importazioni nella mani dello Stato, permettendo la vigilanza e il controllo sulla consegna delle valute alle imprese, evitando che la valuta consegnata non sia usata per l’acquisizione di beni di cui il nostro popolo ha carenza in ogni momento.

Un altro elemento, ancora, è la necessità di rafforzare il ruolo dei lavoratori nella pianificazione della produzione nelle imprese pubbliche e private. Avanzare con la legge dei consigli socialisti dei lavoratori, che il PCV ha presentato all’Assemblea Nazionale, e che ha come obiettivo istituire il controllo operaio e approfondire il processo bolivariano.

Questa proposta potrebbe inasprire il confronto politico e ideologico in seno alle forze bolivariane e suscitare crepe nel campo rivoluzionario?

L’approfondimento del processo bolivariano acutizzerà la lotta di classe. E’ evidente. Ma non è per questo che il PCV, in modo fraterno, intende suscitare tale dibattito con la società venezuelana e con le forze che partecipano alle strutture unitarie. Lo abbiamo fatto, fin dall’inizio, nel consiglio politico del Grande Polo Patriottico, di cui facciamo parte, fianco a fianco di settori diversi.

Il nostro partito stimola la discussione – anche con il presidente Nicolas Maduro – in merito a come garantire l’unità dei lavoratori e fare di loro i protagonisti principali della costruzione del progetto collettivo di trasformazione, il cui obiettivo è il socialismo.

La costruzione del socialismo solleva enormi sfide. Quali sono le priorità che il PCV indica per la loro realizzazione?

Costruire un nuovo rapporto di forze dove i lavoratori assumano una posizione di avanguardia, preservando l’unità, l’organizzazione, la disponibilità e la mobilitazione, ma rafforzando la coscienza del loro ruolo. In tal senso indirizziamo il nostro lavoro molto sull’aumento della nostra influenza nelle imprese e nei posti di lavoro. E’ una priorità che giudichiamo rappresentare un contributo affinché le forze patriottiche e rivoluzionarie assolvano al loro compito.

D’altro lato, ci impegniamo nel raggruppare i settori più conseguenti in un Blocco Popolare Rivoluzionario, alleanza che si combina con quella già esistente, di matrice antimperialista, forgiata con settori della piccola e media borghesia non sottomessa e i movimenti sociali, ma che potrà acquisire dinamismo e avvicinare l’obiettivo del socialismo.

Il presidente della Colombia ha ricevuto a Bogotà il candidato sconfitto della destra venezuelana, Henrique Capriles. Il governo del Venezuela ha protestato energicamente. Che posizione ha assunto il PCV?

Noi non ci siamo sorpresi che un governo che rappresenta l’oligarchia, che promuove da decenni una guerra contro il suo stesso popolo, contro i suoi lavoratori e contadini, abbia assunto questo comportamento. Dimostra gli interessi di classe che difende e, di conseguenza, la sua vicinanza ai settori venezuelani che pure sono vincolati all’imperialismo, al grande capitale internazionale. Comprendiamo che il governo venezuelano deve mantenere relazioni con governi di tutto il mondo, in armonia con i principi di rispetto e reciprocità. I popoli venezuelano e colombiano hanno una storia comune, legami di amicizia e pacifica convivenza. Ciò è importante. Ma non ci siamo mai ingannati in merito all’approccio di Juan Manuel Santos al Venezuela. In definitiva, ciò che conta sono gli interessi di classe che difende il governo colombiano e il carattere di classe di quel regime.

 

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