Stati canaglia e Stati di … merda

snowden

di Rodolfo Ricci – cambiailmondo.org

Che esistessero gli Stati Canaglia (cioè proprio quelli che redigono le liste degli stati canaglia), era noto da tempo. Si tratta degli Stati al servizio delle maggiori multinazionali, grandi banche e fondi di investimento, cioè di quell’ameba globale che si chiama “mercato”.  Da oggi abbiamo la conferma di quanto supposto da molti decenni, cioè che esistono anche gli Stati di … merda, cioè quegli Stati che pur in possesso di proprio inno nazionale, propria bandiera ed annessi eroi, ambiscono, godono e perseverano nel ruolo di colonie accondiscendenti al più potente, al potere imperiale a stelle e striscette in declino.

Oggi, mercoledì 3 giugno, veniamo a sapere che alcuni di questi Stati della seconda categoria, hanno vietato il sorvolo del proprio (si fa per dire) territorio, al presidente di uno stato sovrano, la Bolivia, in barba alla convenzione di Ginevra e a tutte le altre belle clausole del diritto internazionale che costituiscono la base della comunità delle nazioni, perché sotto la pressione del Premio Nobel per la Pace, doveva essere verificato se a bordo dell’aereo  del primo presidente aborigeno andino da 500 anni a questa parte – il “pericoloso” Evo Morales – vi fosse colui che ha messo in mutande l’amministrazione del primo presidente nero dell’impero: il giovane ex agente della CIA, Snowden, colpevole, per dirla alla Borges, di aver confermato che la letteratura universale (e nella fattispecie quella di Orwell) non è un complesso di congetture e di invenzioni, ma il percorso attraverso cui si snoda la storia umana.

Nel frattempo, Napolitano 2, si aspetta “chiarimenti soddisfacenti”, cioè non per forza ineccepibili, ma “soddisfacenti”. Hollande, dall’alto della sua grandeur socialista, chiede di interrompere per due settimane il confronto sul trattato di libero scambio USA-UE, dopodiché potremo tranquillamente continuare.

Entrambi i territori vietano dunque il sorvolo, con l’aggiunta dell’esile Portogallo (la cui popolazione è in fuga verso l’Africa e l’America Latina alla ricerca di lavoro), che invece si accontenta di vietare lo scalo tecnico e il rifornimento a Morales per fare rientro in Bolivia.

Vi sono molte ragioni per annusare che siamo vicini a qualche deflagrazione. Anche perché nella vicenda non appare coinvolta la grande Germania, legata ombelicalmente alla Russia di Putin e alle sue risorse, e all’immenso mercato cinese. Gran parte dell’America Latina, ex cortile di casa, dal canto suo, rispetta le convenzioni internazionali, sulla base di quanto insegnato dagli antichi colonizzatori europei che adesso, si sentono più a loro agio nella qualità di colonie, cioè di … Stati di merda.

Non parliamo del silenzio delle pseudo-aggregazioni politiche di casa nostra, alle prese con Ruby, Santanchè, rimborsi a piè di lista, espulsioni, primarie, congressi e così via…

Nei territori colonizzati, si parla di cose vicine alla gente

Più forza ai lavoratori per costruire il socialismo

da www.avante.pt | Traduzione di Marx21.it

yul jabour pcpIntervista a Yul Jabour, della Commissione Politica del Partito Comunista del Venezuela (PCV)

L’approfondimento del processo bolivariano e la risoluzione dei problemi sorti nel suo percorso, esigono che i lavoratori siano i maggiori protagonisti del progetto di trasformazione collettivo il cui proposito è, dichiaratamente, la costruzione del socialismo. Lo ha sottolineato Yul Jabour, della direzione del Partito Comunista del Venezuela (PCV), nell’intervista concessa ad Avante durante la sua permanenza in Portogallo.

La vittoria di Nicolas Maduro alle presidenziali del 14 aprile è avvenuta con un margine minore di quanto ci si aspettasse. Che cosa è successo?

Riteniamo che ciò sia dovuto alla convergenza di vari fattori. Una parte considerevole del nostro popolo identificava il processo bolivariano con Hugo Chavez, non associandolo, dopo la sua morte, con Nicolas Maduro. Anche la smobilitazione nella battaglia elettorale di certi settori chavisti, che hanno pensato che la commozione di milioni di venezuelani in occasione della scomparsa del comandante si sarebbe automaticamente trasferita nelle urne, non ha certo favorito un risultato migliore.

Infine, sussistono difficoltà e debolezze a cui non è stato ancora possibile dare una soluzione, le quali, al pari del sabotaggio nel settore elettrico che è durato praticamente tutto il periodo della campagna, e dei problemi economici con un impatto diretto sulle tasche dei lavoratori, hanno aperto degli spazi alla penetrazione del discorso della destra e al suo approccio alle elezioni.

Preoccupa i comunisti venezuelani che, in conseguenza dei risultati elettorali, siano emerse critiche pubbliche ad aspetti del processo?

Per noi la critica e l’autocritica sono rivoluzionarie. La critica costruttiva, espressa con l’obiettivo di far avanzare il processo di liberazione nazionale e di emancipazione del nostro popolo, è auspicabile.

Hai parlato del sabotaggi. Questi non sono avvenuti solo nel settore elettrico, ma, secondo il governo venezuelano, anche attraverso l’accaparramento dei generi di consumo che ha generato scarsità.

La questione di fondo, per il PCV, va messa in relazione con le sfide che stiamo affrontando. Solo iniziando a superare alcuni vincoli saremo in grado di combattere la burocrazia e l’inefficienza, e di dare risposte efficaci a manovre economiche.

Quando proponiamo una missione di reindustrializzazione del paese inquadrata in un piano di medio-lungo termine, cerchiamo di mettere l’accento sulla questione della scommessa sul sistema produttivo come essenziale per la conquista di un’autentica sovranità., per essere meno dipendenti dall’importazione di beni di consumo e dalle sue conseguenze. Questo è un aspetto.

Un altro aspetto riguarda una proposta su cui abbiamo insistito: la centralizzazione delle importazioni nella mani dello Stato, permettendo la vigilanza e il controllo sulla consegna delle valute alle imprese, evitando che la valuta consegnata non sia usata per l’acquisizione di beni di cui il nostro popolo ha carenza in ogni momento.

Un altro elemento, ancora, è la necessità di rafforzare il ruolo dei lavoratori nella pianificazione della produzione nelle imprese pubbliche e private. Avanzare con la legge dei consigli socialisti dei lavoratori, che il PCV ha presentato all’Assemblea Nazionale, e che ha come obiettivo istituire il controllo operaio e approfondire il processo bolivariano.

Questa proposta potrebbe inasprire il confronto politico e ideologico in seno alle forze bolivariane e suscitare crepe nel campo rivoluzionario?

L’approfondimento del processo bolivariano acutizzerà la lotta di classe. E’ evidente. Ma non è per questo che il PCV, in modo fraterno, intende suscitare tale dibattito con la società venezuelana e con le forze che partecipano alle strutture unitarie. Lo abbiamo fatto, fin dall’inizio, nel consiglio politico del Grande Polo Patriottico, di cui facciamo parte, fianco a fianco di settori diversi.

Il nostro partito stimola la discussione – anche con il presidente Nicolas Maduro – in merito a come garantire l’unità dei lavoratori e fare di loro i protagonisti principali della costruzione del progetto collettivo di trasformazione, il cui obiettivo è il socialismo.

La costruzione del socialismo solleva enormi sfide. Quali sono le priorità che il PCV indica per la loro realizzazione?

Costruire un nuovo rapporto di forze dove i lavoratori assumano una posizione di avanguardia, preservando l’unità, l’organizzazione, la disponibilità e la mobilitazione, ma rafforzando la coscienza del loro ruolo. In tal senso indirizziamo il nostro lavoro molto sull’aumento della nostra influenza nelle imprese e nei posti di lavoro. E’ una priorità che giudichiamo rappresentare un contributo affinché le forze patriottiche e rivoluzionarie assolvano al loro compito.

D’altro lato, ci impegniamo nel raggruppare i settori più conseguenti in un Blocco Popolare Rivoluzionario, alleanza che si combina con quella già esistente, di matrice antimperialista, forgiata con settori della piccola e media borghesia non sottomessa e i movimenti sociali, ma che potrà acquisire dinamismo e avvicinare l’obiettivo del socialismo.

Il presidente della Colombia ha ricevuto a Bogotà il candidato sconfitto della destra venezuelana, Henrique Capriles. Il governo del Venezuela ha protestato energicamente. Che posizione ha assunto il PCV?

Noi non ci siamo sorpresi che un governo che rappresenta l’oligarchia, che promuove da decenni una guerra contro il suo stesso popolo, contro i suoi lavoratori e contadini, abbia assunto questo comportamento. Dimostra gli interessi di classe che difende e, di conseguenza, la sua vicinanza ai settori venezuelani che pure sono vincolati all’imperialismo, al grande capitale internazionale. Comprendiamo che il governo venezuelano deve mantenere relazioni con governi di tutto il mondo, in armonia con i principi di rispetto e reciprocità. I popoli venezuelano e colombiano hanno una storia comune, legami di amicizia e pacifica convivenza. Ciò è importante. Ma non ci siamo mai ingannati in merito all’approccio di Juan Manuel Santos al Venezuela. In definitiva, ciò che conta sono gli interessi di classe che difende il governo colombiano e il carattere di classe di quel regime.

 

Comunicato dell’Alleanza Bolivariana a sostegno di Morales

ALBA-logoda cubadebate.it

Gli Stati che formano l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), hanno emesso questo martedì 2 luglio, un comunicato nel quale esprimono il loro proprio rifiuto della violazione dei diritti internazionali del Governo della Bolivia, dopo che Portogallo, Spagna e Italia hanno impedito il sorvolo e l’atterraggio dell’aereo che trasportava il presidente Evo Morales di ritorno al suo paese dopo aver partecipato al II Summit dei Paesi Esportatori di Gas, in Russia.

Qui di seguito il testo originale del comunicato:

Los países de la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) expresamos nuestra solidaridad con el Presidente del Estado Plurinacional de Bolivia, Evo Morales, frente a lo que consideramos una flagrante discriminación y amenaza a la inmunidad diplomática de un Jefe de Estado y cometida por los gobiernos de Francia, Portugal, España e Italia, al no permitir el sobrevuelo ni aterrizaje del avión que lo trasladaba desde Moscú, después de haber participado en la II Cumbre de los Países Exportadores de Gas, basándose en motivos infundados.

Esta grave situación, promovida por el imperialismo norteamericano y sus aliados europeos puso en peligro la vida del hermano Presidente Morales y la comitiva que le acompañaba al forzar el aterrizaje de emergencia en Austria del avión oficial que lo trasladaba, tan sólo por la presunción de que estaría a bordo de la aeronave, el ciudadano estadounidense Edward Snowden, quien es actualmente perseguido por su gobierno por develar la mayor operación de espionaje conocida en el mundo hasta el momento, lo cual resulta ser una presunción totalmente falsa.

Desde la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) exhortamos a las naciones involucradas en esta lamentable situación a no continuar con esta práctica y dirimir cualquier diferencia que pudiera suscitarse por las vías diplomáticas que establece el Derecho Internacional.

Hacemos votos para que el hermano Presidente Evo Morales pueda retornar sin ningún otro contratiempo a nuestra amada Bolivia.

Caracas, 02 de julio de 2013

Venezuela e Siria uniti contro il terrorismo imperialista

di Francesco Guadagni

Syrian Arab News Agency – SANA

Lo Speaker dell’ Assemblea popolare siriana Mohammad Jihad al-Laham ha detto che i siriani sono determinati a sconfiggere i sionisti, i progetti imperialisti che mirano a colpire la Siria la sua sovranità e la sua l’unità. “E ‘molto importante unificare le posizioni della Siria e del Venezuela nei circuiti internazionali per affrontare il terrorismo e sostenere le giuste rivendicazioni dei popoli,”, ha detto al-Laham nel corso di un incontro con il suo omologo venezuelano Saul Ortega.

“Il popolo siriano sta lottando contro i poteri dell’imperialismo internazionale, preservare la Siria la sua sovranità e la sua indipendenza è una questione importante per il Venezuela”, ha detto Ortega.

In un incontro simile con Ortega, viceministro degli Esteri e il ministro degli Espatriati, Fayssal Mekdad, ha sottolineato l’importanza della diplomazia popolare e parlamentare nella comunicazione tra i popoli e il ruolo dei parlamentari nel trasmettere la vera immagine attraverso la comunicazione diretta con i loro popoli.

Da parte sua, Ortega ha evidenziato il sostegno del Venezuela alla Siria, salutando la sua fermezza di fronte alla pressioni che sta affrontando.

(VIDEO) Álvaro García Linera: «Il Presidente Morales è stato sequestrato dall’Imperialismo»

El avión del Presidente Evo Morales es una modesta aeronave, lo cual contrasta con la enorme dignidad del mandatario.da TeleSUR

Il Presidente della Bolivia, Evo Morales, continua a rimanere ostaggio dell’Europa dopo che Francia e Portogallo gli hanno proibito di sorvolare i rispettivi territori per il ‘timore’ che il suo aereo potesse ospitare il perseguitato politico Snowder.

I Governi latinoamericani hanno espresso la loro condanna per un atto che lede platealmente i diritti di un paese sovrano come è la Bolivia.

Nulla giustifica una misura di questo genere e per il vicepresidente Álvaro García Linera questo dimostra solo l’oscurantismo in cui è sprofondata l’Europa.

L’UNASUR stigmatizza pesantemente l’atto criminale.

Ci si aspetta che l’aereo presidenziale bloccato in Austria riparta quanto prima.

 

 

 

 

L’Ecuador e il caso Snowden: un mondo in fibrillazione

di Fabrizio Verde – Red de Amigos de la Revolución Ciudadana

Un uomo in fuga braccato dall’intelligence statunitense per aver svelato il più grande progetto di controllo e spionaggio a livello mondiale, che ha fatto perdere le sue tracce e richiesto asilo politico all’Ecuador. Nell’affaire Snowden, trentenne informatico ex agente della Cia, poi passato come contractor all’agenzia Nsa – National Security Agency molto più potente, ricca e segreta della «vecchia» Cia – appaiono evidenti le circostanze che ricalcano quanto accaduto con il fondatore di Wikileaks Julian Assange, tutt’ora rifugiato presso l’ambascia ecuadoriana in quel di Londra, sorvegliata ventiquattr’ore al giorno dalla polizia britannica da oltre un anno, 371 giorni per la precisione, nonostante il governo di Quito abbia concesso asilo politico al giornalista e attivista australiano.

Tuttavia è giusto sottolineare come le rivelazioni e le conoscenze sulle modalità di spionaggio pubblicamente denunciate da Snowden, siano ancora più dirompenti rispetto alle notizie segrete rese note da Wikileaks. Basti pensare al fatto che si è avuta la certezza che il governo di Washington ha costantemente tenuto sotto controllo le mosse dei suoi alleati più stretti. Da Parigi a Berlino, passando per Roma. Dove nel 2006, in occasione di una visita ufficiale nella capitale italiana del presidente venezuelano Chávez, la Nsa imbastì un’imponente – dal punto di vista economico e della tecnologia impiegata – operazione di spionaggio mediante satelliti e droni, che consentì di carpire ogni parola proferita dal leader socialista bolivariano. Comprese conversazioni private tenute in luoghi chiusi. Forti le proteste da Parigi e Berlino che attraverso i rispettivi ministri degli esteri parlano di «fatti inaccettabili» e di «atteggiamento che si teneva tra nemici durante la guerra fredda».

Nondimeno nella vicenda vi sono aspetti, inquietanti, che rimandano alla tormentata storia di Bradley Manning, il militare che ha materialmente fornito le informazioni a Wikileaks e deciso di non scappare, ma provare a rimanere nell’ombra. Una volta scoperto, a causa della denuncia di una persona che riteneva fidata, è stato arrestato. Sottoposto a trattamento degradante e inumano, torturato, costretto all’isolamento. Tutto confermato da un’inchiesta condotta da Juan Mendez, relatore speciale sulla tortura delle Nazioni Unite. Presumibilmente Manning, che si trova ancora sotto giudizio, verrà condannato al carcere a vita.

Per questo Edward Snowden ha deciso di far perdere le proprie tracce. Inoltrando formale richiesta d’asilo politico all’Ecuador. Come confermato sia dal presidente Rafael Correa attraverso il proprio profilo Twitter, che dal Ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Patiño in una conferenza stampa tenuta in Vietnam dove si trovava in visita ufficiale. Sia Correa che Patiño hanno assicurato che l’Ecuador valuterà la richiesta di asilo politico avanzata tenendo conto della sovranità del proprio paese, in base ai principi costituzionali e le norme internazionali, con ben presente un fattore specifico: il rischio concreto di violazione dei diritti umani di Snowden qualora finisse in mano nordamericana. Il tutto con la libertà e l’indipendenza che contraddistingue il paese andino guidato da Rafael Correa.

Così come accadde riguardo la vicenda Assange, per cui lo Stato ecuadoriano che accolse dopo attenta valutazione del caso la richiesta d’asilo, continua il lavorio pressante sulle autorità del Regno Unito in merito alla concessione dello spettante salvacondotto necessario al giornalista australiano per raggiungere Quito. Medesimo percorso che anela d’intraprendere nel minor tempo possibile l’ex contractor della Nsa – ancora bloccato a Mosca – qualora il governo ecuadoriano dovesse accogliere la richiesta d’asilo avanzata, sulla base dell’articolo 41 della propria costituzione che sancisce «il diritto di asilo e lo status di rifugiato in conformità con la legge e gli strumenti internazionali sui diritti umani». Principio costituzionale dove viene inoltre specificato: «Le persone che si trovano in stato di asilo devono godere di una protezione speciale al fine di garantire il pieno esercizio dei propri diritti».

Intanto da Caracas interviene anche il Presidente venezuelano Maduro che durante la cerimonia di consegna del Premio Nazionale di Giornalismo Simón Bolívar dichiara: «Nessuno ci ha sollecitato asilo in suo favore, ma se egli volesse, il Venezuela è disposto a offrire protezione a questo ragazzo indifeso. Affinché non sia catturato e ucciso dagli Stati Uniti e il mondo possa conoscere la verità».

Qualora Snowden dovesse finire in mano ai servizi d’intelligence nordamericani, quest’ultimi rispetterebbero i diritti umani del whistleblower? A riguardo vi sono davvero pochi dubbi. Completamente fugati dal trattamento inumano riservato a Bradley Manning. D’altronde le informazioni passate dall’ex contractor al quotidiano inglese ‘The Guardian’ hannno permesso di portare alla conoscenza dell’opinione pubblica mondiale il più grande piano di spionaggio di massa mai realizzato. Scrive in merito James Bamford, un esperto di Nsa: «Nonostante le smentite ufficiali, i documenti dettagliano una massiccia operazione finalizzata a tracciare ogni telefonata ogni giorno – miliardi di miliardi di dati privati – e un’altra operazione ‘Prism’ per dirottare verso Fort Meade, sede del quartier generale della Nsa, le comunicazioni internet che entrano ed escono da Google, Apple, Yahoo e altri giganti della Rete».

Secondo quanto affermato da Julian Assange – dalla stanza dell’ambasciata ecuadoriana di Londra dove si trova bloccato per i motivi sopra citati – il viaggio da Hong Kong a Mosca di Snowden è stato reso possibile dall’Ecuador che lo ha dotato dello status di rifugiato. Gli Stati Uniti, infatti, hanno disposto il ritiro del suo passaporto. La circostanza però non è stata confermata dal governo di Quito.

Scontate le proteste degli Stati Uniti che considerano Snowden un traditore criminale. Uomo al soldo delle potenze straniere. Quisling pericoloso per la sicurezza nazionale da estradare senza alcuna esitazione. Quell’identica sicurezza, nel cui nome si è deciso di controllare e incamerare le comunicazioni dell’intera popolazione mondiale. Peccato, però, per l’impero yankee di cui si palesa la proverbiale doppia morale, che questo sia esattamente lo scenario orwelliano agitato per decenni contro l’allora blocco socialista, accusato di far vivere i propri cittadini sotto la cappa opprimente di uno spietato stato di polizia.

Mentre nel caso dell’estradizione, gli Stati Uniti dovrebbero avere a mente che sul proprio suolo ospitano personaggi ritenuti criminali in Ecuador come l’ex presidente Jamil Mauhad Witt, i banchieri truffatori e golpisti Roberto e Isaias Dassum, l’ex capo dell’intelligence militare ecuadoriana Mario Pazmiño, in realtà al soldo della Cia. Senza tacere di Posada Carriles, degli altri terroristi che hanno insanguinato Cuba e l’America Latina; Criminali del calibro di Michael Townley e Guillermo Novo, agenti in servizio presso la Dina – equivalente della Gestapo creata dal golpista cileno Augusto Pinochet – per conto della Cia, autori delle torture ai danni dei diplomatici cubani Jesús Cejas Arias e Crescencio Galañeno Hernández tragicamente scomparsi. I loro corpi non saranno mai ritrovati.

Dalle proteste alle minacce il passo è breve. Così, puntuale come al tempo dell’asilo concesso a Julian Assange è giunta da parte statunitense la minaccia di cancellare l’Atpdea: accordo bilaterale che prevede una consistente riduzione tariffaria per l’importazione di prodotti ecuadoriani come contropartita per il lavoro svolto dall’Ecuador sul versante del contrasto al narcotraffico. Veemente ed immediata la reazione ecuadoriana che decide di rinunciare in maniera «unilaterale e irrevocabile» alle agevolazioni doganali. Spiega Fernando Alvarado, ministro per le Comunicazioni, in conferenza stampa: «L’Ecuador non accetta pressioni né minacce da nessuno e non commercia i principi, né li sottopone a interessi mercantili, per quanto importanti possano essere». Poi la mossa, pregna di sovranità, che ribalta la situazione: «L’Ecuador offre agli Usa un aiuto economico di 23 milioni di dollari annuali – continua Alvarado – ammontare simile a quello che riceveva con le agevolazioni doganali, al fine d’offrire preparazione in materia di diritti umani. Addestramento che contribuisce a evitare attentati all’intimità delle persone, torture, esecuzioni extra giudiziali e azioni che denigrano l’umanità». Concetto ribadito da Correa che ha rimarcato come l’Ecuador respinge e condanna certe pratiche e politiche tenute dagli Stati Uniti d’America.

Successivamente alla reazione l’Ecuador ha incassato il pieno sostegno venezuelano. Il presidente Maduro si è infatti felicitato con il «compagno Correa» per aver rinunciato «unilateralmente e in modo irrevocabile» ai diritti commerciali preferenziali. Inoltre per l’occasione è tornato a far sentire la sua voce autorevole il Comandante Fidel Castro, che attraverso una missiva inviata al presidente nicaraguense Daniel Ortega in occasione del «formidabile» vertice ‘Petrocaribe’ tenutosi a Managua, ha espresso tutto il suo «appoggio» a Rafael Correa per la coraggiosa posizione assunta nei confronti del governo statunitense nel caso Snowden. Una lettera volta a sottolineare l’importanza del fatto che Correa abbia «respinto energicamente le minacce» in una fase storica in cui «l’impero minaccia con guerre e il possibile utilizzo di armi sofisticate – argomenta il Lider màximo – la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa. Due nazioni poderose che mai furono coloniali e oggi sono vittime delle minacce degli Stati Uniti».

In ultima analisi, l’Ecuador sotto la guida di Rafael Correa si conferma un fondamentale bastione della lotta antimperialista. Stato indipendente e sovrano. Capace di dare una lezione, l’ennesima, di estremo rispetto per i diritti umani, di dignità e sovranità all’intero mondo. Valori inestimabili. Conquiste della Revolución Ciudadana.

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