Siria: Videomessaggio del Premio Nobel Mairead Maguire al Popolo italiano

di Mairead Maguire 

Damasco, 10 maggio 2013

Voglio mandare un messaggio al popolo e ai politici italiani

Siamo qui in Siria su invito del movimento Mussalaha per la pace e la riconciliazione

Abbiamo visto le terribili sofferenze della popolazione siriana

Chiediamo che siano tolte le sanzioni economiche così da alleviare queste sofferenze

Riteniamo che non ci debba essere alcun intervento esterno in Siria

Il popolo siriano è unito nell’impazienza di arrivare alla pace

I siriani hanno iniziato un dialogo fra di loro ,hanno iniziato un processo di pace!

Non dobbiamo mandare armi, o addestrare combattenti stranieri, che torturano e uccidono i siriani

La comunità internazionale ha la responsabilità di sostenere chi all’interno della Siria è coinvolto in questo processo di pace per una soluzione pacifica e interna della crisi e per la riconciliazione.

Quanto alla “Conferenza di Doha”, è un gruppo illegale che dice di parlare per la popolazione siriana ma non la rappresenta affatto: la Siria ha i suoi rappresentanti eletti e nessuno da fuori ha il diritto di dire che la Siria non merita una partecipazione internazionale

Facciamo appello alla Lega Araba affinché reinserisca la Siria negli organismi plurinazionali e agli organismi internazionali, e ai governi, che hanno ritirato gli ambasciatori: ripristinate i rapporti. Nessun governo da fuori ha il diritto di deporre un leader finché il popolo non va alle elezioni e non sceglie liberamente.

(VIDEO) Il dubbio è rivoluzionario

di Alessandro Di Battista*

“Il Latino-America sta rafforzando una convinzione che ho da tempo. Il primo nemico da combattere nella battaglia per la giustizia sociale non sono le banche, le multinazionali, i governi corrotti o il crimine organizzato. Il nemico numero uno è il fatalismo.
Sono soltanto belle idee che non si possono applicare“, “l’Italia non è mica l’Ecuador“, “non è possibile cambiare un sistema in così breve tempo, forse ci riusciranno i nostri figli“. Ma chi l’ha detto?
Nel bellissimo post di Sergio Di Cori Modigliani pubblicato sul blog si parla di Correa e della decisione del governo ecuadoriano di cancellare un debito immorale. Correa, che tra l’altro non è neppure perfetto, non è sceso in Ecuador con un asteroide o si è materializzato per un miracolo divino. Correa in Ecuador, Morales in Bolivia o Ortega in Nicaragua sono stati eletti grazie al lavoro instancabile di centinaia di movimenti sociali che hanno scelto di dire basta alle ingiustizie. Anche in questi paesi era partito il coro dei rassegnati, “l’economia solidale è un’utopia“, “gli Stati Uniti non ci scioglieranno mai le catene“, “la sovranità alimentare è soltanto un’illusione“.

La storia attuale del Sud America dimostra il contrario, dimostra che un popolo organizzato, unito e informato ha un potere immenso anche contro nemici spietati. La CLOC-Via Campesina è una delle organizzazioni contadine più grandi del continente, coordina 84 organismi di 16 paesi differenti ed è una forza capace di promuovere alternative e creare nuovi paradigmi sociali. Oggi ha sede a Quito. Come Assange ha scelto l’Ecuador e anche questo non è stato un caso. Negli ultimi 10 anni ha sviluppato idee e ha fatto pressione sui governi nazionali affinché le adottassero come scelte programmatiche. L’Ecuador ha accolto il progetto di sovranità alimentare di Via Campesina e la Bolivia ha approvato cambi costituzionali che favoriscono l’equità sociale. La Kirchner in Argentina ha nazionalizzato laYPF e, in piena era delle privatizzazioni, il Nicaragua ha reso pubblica l’istruzione e la sanità.

Perché loro sì e noi no? Forse perché abbiamo la mafia? Perché da noi c’è troppo benessere? Perché l’Europa non ce lo chiede? Balle! Sarà per via dei miei 33 anni ma non posso accettare l’idea di non potere incidere sul futuro.

Movimenti come Via Campesina danno prova che la società civile è assolutamente in grado di avanzare soluzioni e che la crisi, alimentare in Sudamerica, finanziaria ed economica (e un domani alimentare) in Europa, possa essere un’opportunità per ridiscutere un intero modello di vita. Purtroppo la crisi non è un’occasione soltanto per le popolazioni che chiedono un cambiamento, lo è anche per chi fino ad oggi ha detenuto il potere e cerca in ogni modo di mantenerlo. In Latino-America le tragedie non sono ancora finite. Le stesse transazionali che per decenni hanno impoverito terra e popoli oggi si tingono di verde e provano ad offrire false soluzioni ecologiche. E’ il mito dell’economia verde, un mito falso, ipocrita e imperialista. In Italia succede lo stesso, la classe dirigente che ha indebitato la popolazione ha la spudoratezza di suggerirci la strada per tornare ad essere competitivi. Cambia qualche faccia, ad un Presidente impresentabile succede uno che sa il francese e mezza Italia dice: “che bravo, sa il francese, ora si che ci rispettano in Europa“.

E’ in tempo di crisi che la società civile deve vigilare ancor di più, deve mettere in discussione ogni cosa, deve informarsi come mai ha fatto nella Storia, deve partecipare, deve studiare le proposte che arrivano dall’America Latina. Non deve mai credere al 100% a quello che le viene raccontato. Il dubbio é rivoluzionario.

I movimenti sociali ecuadoriani si incontrano con quelli argentini, i brasiliani con i peruviani, sanno di essere tutti quanti sulla stessa barca e discutono, propongono, approvano documenti. Lottano! Si sono incontrati lo scorso luglio a Rio de Janeiro in occasione del vertice RIO+20, hanno smascherato le menzogne del capitalismo verde, delle lobbies finanziare, delle Nazioni Unite che parlano di sicurezza alimentare quando dovrebbero approfondire il concetto di sovranità. Le organizzazioni latinoamericane presentano soluzioni come l’economia contadina, la riforma agraria integrale, l’implementazione di un modello energetico decentrato basato sull’auto-produzione. Si può anche accettare chi non vuole combattere, ma non chi sostiene che il mondo non si possa cambiare perché i problemi sono troppo grandi. Non c’è figura più deplorevole di colui che davanti a un’ingiustizia, un disagio o uno scandalo sa soltanto dire “beh, tanto è così dappertutto“.

*deputato M5S

(VIDEO) Media internazionali screditano l’invio di medici cubani in Brasile

Una conquista della Rivoluzione trasformata in valore economico strategico

I governi di Cuba e Brasile hanno annunciato un importante e innovativo accordo bilaterale che rompe lo schema commerciale tradizionale (1). Il Brasile, che già finanzia il più grande progetto infrastrutturale di Cuba degli ultimi anni, l’ampliamento del porto di Mariel, ora concederà un nuovo prestito di 176 milioni di dollari per l’ammodernamento di cinque aeroporti dell’Isola. Da parte sua, Cuba invierà circa 6.000 medici in alcune aree del Brasile con scarsa assistenza sanitaria.
L’introduzione dei servizi medici su larga scala nel programma di scambio tra due paesi è indubbiamente qualcosa di innovativo, e un elemento che definisce la politica di collaborazione di Cuba degli ultimi anni. Ricordiamo che il Venezuela e Cuba applicano già da tempo una cooperazione della stessa natura, attraverso la quale condividono i loro rispettivi punti di forza: Cuba supporta il Venezuela con servizi professionali in ambito di sanità, istruzione, cultura, sport o agricoltura urbana, e il Venezuela fornisce parte del petrolio consumato dall’Isola (2).
Questa formula, lontana dalle regole di mercato tradizionali, conferisce un valore economico strategico alla principale conquista della Rivoluzione cubana: la formazione di migliaia di professionisti altamente qualificati. Un aspetto che è malvisto dagli avversari politici di Cuba e dai media che controllano.
Grandi agenzie di stampa, piuttosto che informare su questi accordi Cuba-Brasile o sull’invio dei 6000 medici cubani, hanno preferito far diventare notizia la rabbiosa protesta della lobby medica brasiliana, rappresentata dal Consiglio Federale di Medicina (3). Il canale TV Martí presentava in questo modo la notizia: “Il Consiglio Federale di Medicina del Brasile ha condannato in un comunicato il possibile arrivo di 6000 medici cubani la cui qualità tecnica ed etica è stata messa in discussione”. Questo organismo ha ripetuto –in decine di media di tutto il mondo- gli stessi attacchi di stampo corporativista che a suo tempo lanciarono contro i professionisti cubani i collegi medici di paesi come Honduras, Venezuela o Bolivia (4). Nonostante questo accordo sanitario sia appoggiato dalla Organizzazione Panamericana della Sanità (5), un organismo delle Nazioni Unite, il citato collettivo medico ha messo in discussione non solo la “qualità tecnica” del personale medico cubano, ma anche la sua “qualità etica” (6).
Ma gli attacchi più feroci sono venuti, ovviamente, dai media di Miami, altoparlante esclusivo dei medici contrari alla Rivoluzione. Darsi Ferrer, presunto “medico dissidente” radiato dalla professione sull’Isola, ha qualificato l’accordo Cuba-Brasile come una “disperata operazione del castrismo” per trovare soldi, e ha fatto una descrizione infernale delle presunte carenze del sistema sanitario dell’Isola, non risolte –precisamente- a causa dell’invio dei medici in altri paesi (7).
Ma ci sono alcuni dati interessanti che questi media, naturalmente, non riportano. Per esempio, che Cuba, con molte meno risorse naturali del Brasile e bloccata dagli Stati Uniti, la più grande economia del mondo, ha -in relazione alla sua popolazione- 3,7 volte più medici rispetto al Brasile, secondo i dati della Banca Mondiale (8). Inoltre, il Brasile ha una distribuzione estremamente ineguale dei medici, e saranno proprio le aree più trascurate ad essere coperte dal contingente cubano (9).
L’esportazione di servizi professionali di Cuba è qualcosa di innovativo e relativamente recente. È risaputo che l’Isola manda brigate mediche di solidarietà a decine di paesi con minore sviluppo economico, in questo caso gratuitamente (10). Ma in alcuni paesi con maggior potenziale, questi servizi sono integrati nel contesto degli accordi economici globali. È il caso degli accordi con il Sudafrica (11), il Venezuela e, ora, il Brasile. La fornitura di tali servizi medici è utile a Cuba per finanziare investimenti e programmi sociali dell’Isola, tra cui il bilancio del Ministero della Sanità.
In sintesi, il principale risultato e forza della Rivoluzione sta servendo a rompere l’isolamento internazionale di Cuba, genera entrate che contribuiscono al suo sviluppo economico e sociale, e -inoltre- permette di aggirare il blocco degli Stati Uniti. Tutte ragioni sufficienti per lanciare nuove campagne mediatiche.

Dibattiti e concerti a sostegno del sueño ecuatoriano

Tour en Italia de la Red de Amigos de la Revolución Ciudadana

di Fabrizio Verde

Red de Amigos de la Revolución Ciudadana: dibattiti e concerti a sostegno del sueño ecuatoriano.

Meno povertà e più equità, giustizia sociale, educazione e sanità accessibili a tutti, diritti ambientali sanciti nella carta costituzionale. Una società dove a comandare è l’essere umano con i suoi bisogni, e non più il capitale finanziario. Quelli appena elencati sono solo alcuni aspetti del sueño ecuatoriano. Un sogno divenuto necessario, come scriveva Guy Debord riferendosi agli immani guasti causati dal capitalismo, e reso concreto da quel processo politico denominato Revolucion Ciudadana, che ha avuto inizio con l’ascesa al potere del presidente Rafael Correa.

In soli sei anni di Revolucion Ciudadana il volto dell’Ecuador è completamente mutato. Così come le condizioni di vita della maggioranza della popolazione. Il Paese dominato da una partitocrazia inetta e corrotta, fortemente instabile, asservito agli interessi dell’imperialismo e lacerato da due decenni di liberismo sfrenato, semplicemente non esiste più. Il nuovo Ecuador marcia risoluto verso il Socialismo del Buen Vivir.

Intanto l’Europa intera langue avviluppata nella spirale debito – austerità – recessione, sottomessa ai dogmi del liberismo più sfrenato. Uno scenario identico a quello ecuadoriano antecedente la Revolucion Ciudadana. Una circostanza, questa, sottolineata dallo stesso presidente Correa durante il recente tour nel Vecchio Continente. Dove ha avuto modo, da economista, di rilevare come le misure adottate dai governi europei vadano nel senso opposto alla risoluzione della crisi economica.

Il circuito informativo mainstream, avvezzo alla manipolazione piuttosto che all’informazione, cela i dati reali dipingendo a tinte fosche il governo Correa: inefficiente, corrotto e autoritario. Così come accade per il governo bolivariano del Venezuela. Indicando al contempo come unico modello di democrazia, quello liberale, esclusivamente formale.

Per questo motivo, un gruppo di giovani studenti e militanti di diversi paesi, riuniti sotto la sigla Red de Amigos de la Revolucion Ciudadana con l’obiettivo di far conoscere all’estero i risultati del processo politico in corso nel paese andino, hanno unito le proprie forze al fine di organizzare manifestazioni internazionali d’appoggio alla Revolucion Ciudadana.

I prossimi eventi in programma in Italia prevedono dibattiti e concerti nelle città di Genova (1 giugno), Bologna (7 giugno) e Milano (8 giugno); a cui parteciperanno i gruppi musicali: Banda Bassotti, 99 Posse e Assalti Frontali.

Almascien: l’architettura bolivariana in Europa

di Osvaldo Justo Martinez
Siamo uno studio bolivariano di architettura […] Nel 2006 abbiamo avuto la prima esperienza di autocostruzione e autorecupero.
Molte persone che al principio non conoscevamo sono venute a darci una mano e con quelli che sono rimasti abbiamo instaurato un ottimo rapporto d’amicizia.
Abbiamo imparato il cooperativismo, l’autogestione e il lavoro per il bene comune. Dando libero sfogo alla nostra creatività abbiamo capito che le cose che facciamo sono molto belle, chi ha visto ci ha dato la conferma.

Facciamo sculture vivibili, con sedie rotte e qualsiasi altro materiale di scarto, poi le rivestiamo di piastrelle rotte, recuperate. Crediamo che la cosa più importante siano i rapporti umani che nascono da quest’esperienza di lavoro comunitario.

Quest’idea è piaciuta molto all’amministrazione comunale di Amsterdam, che nella primavera del 2010 ci ha invitati a realizzare un progetto sociale.
Abbiamo costruito 5 grandi sculture ad uso panchina,
coinvolgendo le scuole e gli abitanti di Amsterdam Nord. E’ stata un’esperienza di gran successo in cui culture diverse hanno lavorato insieme per il quartiere.
All’inizio nessuno pensava che sarebbe stato facile. Eppure oggi possiamo dire che stiamo come vogliamo!! Siamo il prodotto del nostro lavoro, e crediamo che questo modo di vivere possa essere una strada possibile per il futuro.

Cuba: uno sguardo al suo modello di benessere

di Patricia Arés Muzio

In molte occasioni, ho domandato ai miei studenti quali fossero le principali ragioni per dire che a Cuba si vive bene. La maggior parte delle volte le loro risposte erano relative all’accesso alla salute, all’educazione e alla previdenza sociale ed effettivamente questi sono i pilastri del nostro modello socialista, ma per le persone giovani costituiscono delle realtà tanto normali nella quotidianità che sono diventate abituali oppure rimangono congelate in un discorso che, a forza di ripeterlo, diventa irrilevante.

A Cuba gli spazi di socializzazione sono molto importanti

Io mi azzarderei a dire che esiste un modello cubano di benessere che è stato assorbito con tanta acritica familiarità che è rimasto invisibile ai nostri occhi o paradossalmente inserito nelle voci dei molti di coloro che non ci sono più, dopo averlo perso, o di visitatori che vivono altre realtà nei loro paesi di origine. Sulla vita quotidiana a Cuba, in generale si parla delle difficoltà, soprattutto di indole economica, ma poche volte si sente parlare dei nostri vantaggi e dei nostri punti di forza.

Alcune esperienze professionali vissute mi hanno fatto pensare molto al nostro socialismo, visto come cultura e civiltà alternativa. Quando noi psicologi e altri specialisti partecipammo al processo per ottenere il ritorno del bambino Elián González, è emerso con molta forza questo tema. Più recentemente, conversando con alcuni anziani rimpatriati, con bambini che per decisione dei loro genitori dovevano andare a risiedere in altri paesi o con giovani che sono ritornati dalla Spagna dopo aver vissuto l’esperienza di essere finiti sulla strada per non avere lavoro né denaro per pagare l’affitto, mi ritorna in mente, a partire dalle loro esperienze, l’idea del modello cubano di benessere.

Ricordo quando Elián si trovava negli Stati Uniti che il nonno Juanito gli diceva al telefono che stava facendogli un carrettino con le ruote per il suo ritorno e il giorno seguente appariva sullo schermo della televisione che gli avevano regalato un’auto elettrica che sembrava vera, se i nonni o il padre gli dicevano che il suo cagnolino lo rimpiangeva, il giorno seguente appariva Elián con un cucciolo di labrador che gli avevano regalato, se gli dicevano che gli avevano comprato un libretto di Elpidio Valdés, appariva Elián vestito da Batman. Tuttavia, l’affetto della sua famiglia, l’amore di quanti lo stavano aspettando, la solidarietà dei suoi compagni di scuola, delle sue maestre, hanno potuto di più di tutte le cose materiali del mondo.

Conversando recentemente con un anziano che ha preso la decisione di non tornare negli Stati Uniti dopo aver vissuto 19 anni in quel paese, mi diceva: È reale dottoressa, lì si vive molto comodamente, ma quello non è tutto nella vita, “là non sei nessuno”, non esisti per nessuno. Mi raccontava che passava lunghe ore da solo in casa, aspettando che i figli e nipoti ritornassero dal lavoro e dalla scuola, che rimaneva rinchiuso perché non poteva uscire, perché secondo loro era vecchio e non lo lasciavano guidare, e che di giorno il quartiere in cui viveva sembrava un plastico, non si vedeva nessuna persona, né nessuno aveva tempo di dedicarti un momento per conversare.

In una visita che fece all’altra figlia che vive a Cuba, decise di non ritornare. Mi racconta che sta facendo esercizi nel parco, che gioca a domino nei pomeriggi, che passa a trovarlo l’altro nipote con due amichetti, che ha recuperato alcuni amici della “vecchia guardia” e che con i soldini che gli inviano da là e con l’aiuto della sua famiglia qui, ne ha d’avanzo per coprire le sue spese. Usando le sue parole testuali mi diceva: “Alcuni conoscenti mi dicevano che andavo a finire all’inferno, ma in realtà dottoressa, mi sento nel paradiso”. Evidentemente, il modo di vita che ora conduce non sarà il paradiso, ma gli fa sentire maggior benessere.

Un giorno mi hanno portato un bambino figlio di due diplomatici che era venuto in ferie e non voleva ritornare con i genitori alla missione dove stavano lavorando, era “nervoso”, in piena lotta, diceva di lasciarlo con la nonna, che lui non voleva andare via di nuovo, che non gli piaceva stare là. Quando domandai ai genitori che cosa accadeva al bambino, mi raccontarono che là doveva vivere rinchiuso per ragioni di sicurezza, non aveva neppure amici con cui trascorrere il tempo dopo la scuola, e non c’erano i cugini, che adorava.

Da quando è arrivato qui è come se gli avessero dato il via libera – mi dicevano i genitori – se ne va al parco dell’angolo con gli amici del quartiere, esce a passeggiare con i cugini, gioca a baseball e al calcio in piena strada, passa il giorno circondato dai nonni, dagli zii e dai vicini. Nell’intervista con il bambino mi raccontava che i cugini gli dicevano che egli era sciocco perché voleva restare a Cuba avendo l’opportunità di stare in un altro paese e il bambino mi diceva: “Io rimpiango molto quando sono qui la pizza ai peperoni, ma non vale un milione di pizze poter restare a vivere a Cuba”.

Un giovane ritornato dalla Spagna, mi ha raccontato che era rimasto senza lavoro e ovviamente non aveva denaro per pagare l’affitto, che la padrona gli ha dato tre mesi di tempo e non avendo i soldi lo ha messo in strada, ma la cosa più triste del caso è che nessuno, neppure i suoi amici, gli hanno teso una mano, dato che gli dicevano che data la crisi ognuno “avrebbe dovuto sistemarsi come poteva” e ha dovuto ritornare perché l’opzione che aveva era o dormire nel metro o tornare nella casa dei suoi genitori a Cuba. Alla fine, mi diceva, quelli che sono pronti ad accoglierti sono i tuoi.

Sono rimasta a pensare a queste testimonianze che potrebbero servire benissimo per tanti giovani che non trovano alcun benessere di vivere a Cuba e che immaginano solo una vita “di progresso” all’estero o che hanno sopravvalutato la vita di fuori come una vita di successo e di opportunità, ma io mi domando: che cosa abbiamo qui che manca in altri posti? Che cosa hanno scoperto il bambino, l’anziano e il giovane che è venuto dalla Spagna, a partire dalle sue esperienze là che noi non vediamo qui? Realmente il modello di vita che propongono le società capitaliste contemporanee costituisce attualmente un modello di benessere, nonostante sia spacciato dai mezzi di comunicazione come “il sogno del progresso promesso?”. Parliamo oggi di buona vita o del buon vivere, di vita piena? Necessariamente lo sviluppo economico e tecnologico è l’unica cosa che garantisce il benessere personale e sociale?

Faccio un sforzo di sintesi a partire da queste esperienze professionali in cui considero radichino alcune delle basi del nostro modello cubano di benessere.

[traduzione dal castigliano a cura dell’ANAIC]

(VIDEO) Rafael Correa, la Banda Bassotti e la Rivoluzione Cittadina!

 Rafael Correa Vs Ana Pastor: altro round aggiudicato al Presidente!

Fascismo

Mi fotodi

1

Hollywood rappresenta il fascismo come una masnada di brutti ceffi in uniforme che agitano insegne e gridano ordini. La realtà è più perversa. Secondo Franz Leopold Neuman in Behemoth: The Structure & Practice of National Socialism, 1933-1944, il fascismo è la complicità assoluta fra il grande capitale e lo Stato. Laddove gli interessi del grande capitale passano a essere quelli della politica, il fascismo non è lontano. Non è casuale che sorga come risposta alla Rivoluzione comunista dell’Unione Sovietica.

2

Il fascismo nega la lotta di classe, ma è il braccio armato del capitale in essa. Terrorizza la classe medio-bassa e la marginalità con la paura della crisi economica, della sinistra e della proletarizzazione e le arruola come paramilitari per piegare con la forza bruta socialisti, sindacalisti, operai e movimenti sociali. Mussolini fu sovvenzionato dalla fabbrica di armi Ansaldo e dal Servizio Segreto inglese; Hitler finanziato dalle industrie di armamenti della Ruhr; Franco appoggiato da latifondisti e industriali, Pinochet dagli Stati Uniti e dalla oligarchia cilena.

3

La crisi economica, figlia del capitalismo, è a sua volta la madre del fascismo. Nonostante facesse parte dello schieramento vincitore nella Prima Guerra Mondiale, l’Italia ne esce tanto distrutta che la classe media si rovina e partecipa in massa alla marcia su Roma di Mussolini. Nelle elezioni del maggio 1924, Hitler ottenne solo il 6,5% dei voti. In quelle di dicembre dello stesso anno, solo il 3,0%.

Ma in quelle del 1928, quando si apre la grande crisi del capitalismo, ottiene il 2,6%, nel 1930 arriva al 18,3%, e nel 1932 al 37,2%, con cui sale al potere e lo utilizza per annullare i restanti partiti. Ma il fascismo non pone rimedio alla crisi: la peggiora.

Sotto Mussolini il costo della vita si triplicò senza nessuna compensazione salariale né sociale. Hitler impiegò i disoccupati per fabbricare armamenti che portarono alla Seconda Guerra Mondiale, la quale devastò l’Europa e causò sessanta milioni di morti. Franco inizia una guerra che costa più di un milione di morti e vari decenni di rovina; i fascisti argentini eliminano circa trentamila compatrioti, Pinochet assassina circa tremila cileni. Il rimedio è cattivo quanto la malattia.

4

Il fascismo raduna le masse, ma è elitario. Corteggia e serve le aristocrazie, i suoi dirigenti vengono dalle classi alte e instaurano sistemi gerarchici e autoritari. Lo storico Charles Maier fa notare che intorno al 1927 il 75% dei membri del partito fascista italiano proveniva dalla classe media e medio bassa; solo il 15% era operaio, e un 10% proveniva dalle élites, che tuttavia occupavano i posti più alti ed erano coloro che in definitiva fissavano obiettivi e politiche del partito stesso. Hitler stabilisce il “Fuhrer-Prinzip”: ogni funzionario usa i suoi sottoposti come meglio crede per raggiungere l’obiettivo, e rende conto solo al suo superiore. Il Caudillo falangista risponde solo davanti a Dio e alla Storia; vale a dire, davanti a nessuno.

5

Il fascismo è razzista. Hitler postulò la superiorità della “razza” ariana, Mussolini sterminò libici e abissini, e pianificò il sacrificio di mezzo milione di slavi “barbari e inferiori”a favore di 50.000 italiani superiori. Il fascismo sacrifica ai propri fini i popoli o le culture che disprezza. I falangisti presero la Spagna con truppe more provenienti da Melilla. Alber Speer, il ministro dell’Industria di Hitler, allungò la Seconda Guerra Mondiale di due o tre anni con la produzione di armamenti realizzata da tre milioni di schiavi appartenenti a “razze inferiori”.

6

Fascismo e capitalismo hanno volti detestabili che necessitano di maschere. I fascisti copiano parole d’ordine e programmi rivoluzionari. Mussolini si diceva socialista, il nazismo usurpò il nome di socialismo e si proclamava partito operaio (Arbeite); nel suo programma sosteneva che non si doveva tollerare nessun guadagno all’infuori di quello prodotto del lavoro. Per mancanza di creatività, rubano i simboli di movimenti di segno opposto. Le insegne rosse comuniste e la croce uncinata, simbolo solare che in Oriente rappresenta la vita e la buona fortuna, furono appropriate dai nazisti per il loro culto della morte.

7

Il fascismo è beato. I preti appoggiarono i falangisti che andavano ad ammazzare gente e fucilare poeti. Il Papa benedisse le truppe che Mussolini mandò alla guerra; non denunciò mai le violenze di Hitler. Franco e Pinochet furono idolatrati dalla Chiesa.

8

Il fascismo è misogino. La missione delle donne si riassume in Kirche, Kuchen, Kinder, vale a dire chiesa, cucina, bambini. Non figurò mai pubblicamente una compagna al fianco dei suoi leader; quelli che le ebbero le nascosero o le tennero meticolosamente da parte. Non accettarono mai che una donna potesse far strada per proprio merito o iniziativa. Hitler le rinchiuse in giardini d’infanzia perché partorissero ariani; Mussolini assegnò loro il ruolo di ventri che incrementassero la crescita demografica italiana, Franco e Pinochet le confinarono nella chiesa e nella sala parto.

9

Il fascismo è anti-intellettuale. Tutte le avanguardie del secolo passato sono state progressiste: la relatività, l’espressionismo, il dadaismo, il surrealismo, il costruttivismo, il cubismo, l’esistenzialismo, la Nuova Figurazione. Le trattò tutte, tranne il futurismo, come “arte degenerata”. Il fascismo non inventa, ricicla. Crede solo nell’ieri, uno ieri immaginario che non è mai esistito. Il fascismo ha assassinato Matteotti, ha incarcerato Gramsci, ha fucilato García Lorca e fatto morire in carcere José Hernández. Pinochet ha assassinato Víctor Jara. “Quando sento parlare di cultura tiro fuori la pistola”, diceva Goering. Quando sentiamo parlare di fascismo, tiriamo fuori la nostra cultura.

[traduzione dal castigliano per ALBAinFormazione di Pier Paolo Palermo]

Ben scavato vecchia talpa!

Ricostruita la verità sulla transizione venezuelana per il socialismo del XXI secolo nel reportage di Geraldina Colotti

di Carlo Amirante* [Napoli, febbraio 2013]

Il volume di Geraldina Colotti, Talpe a Caracas, cose viste in Venezuela, Jacabook, Agosto 2012, ha innanzitutto il merito di rompere la congiura del silenzio sull’esperienza, che dura ormai da tredici anni, della Quinta Repubblica venezuelana, contrapponendosi alla disinformazione e non di rado alle menzogne che circondano un progetto politico, culturale e sociale basato sulle solide fondamenta della Costituzione Bolivariana del 1999.

Il volume di 181 pagine, corredato da una bibliografia preziosa per la individuazione di contributi italiani e da una non meno utile cronologia della storia politica del Venezuela, ha l’andamento agile e scorrevole del reportage di viaggio, ma, nato della duplice esperienza di giornalista e militante dell’autrice, è in realtà molto di più. Innanzitutto grazie alla scelta oculata delle donne e degli uomini intervistati, che va dai militanti di base ai rappresentanti delle istituzioni ed ai ministri senza trascurare esponenti dell’opposizione; questa scelta favorisce perciò una riflessione che va ben al di là dell’adesione simpatetica o della ripulsa aprioristica di una esperienza politica ed istituzionale tra le più interessanti ed originali del nuovo secolo.

Lo dimostra, secondo la articolata ricostruzione della Colotti, l’origine e la composizione tutt’altro che dogmatica di una esperienza che ha coinvolto ampi strati della società. Dai soldati ai contadini, dai lavoratori dell’industria petrolifera agli artisti, senza trascurare non pochi strati della classe media; ma il merito maggiore della Rivoluzione bolivariana è senz’altro quello di avere trasformato in protagonisti del nuovo corso i gruppi sociali più emarginati ed impoveriti dalle successive ondate di privatizzazione e di sfruttamento neocoloniale: le donne dei barrios, i sottoproletari, i giovani in cerca di un ruolo attivo nella società e di una formazione intellettuale e professionale corrispondente alle loro aspirazioni.

Un’altra caratteristica del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e più in generale del movimento bolivariano, è stata quella di percorrere una via che non costringesse gli strati popolari a rinunziare né alle loro culture ancestrali – ciò che vale per i popoli nativi – né alla loro religione, in un clima politico ed ideologico in cui Bolívar e Gramsci si incontrano con la Teologia della Liberazione. La via bolivariana al socialismo, che se esalta l’orgoglio di nobili eredità politiche e culturali, esclude ogni tentazione nazionale di stampo sciovinistico, come sottolinea l’autrice, ha spinto chi apparteneva all’Opus dei «a schierasi dalla parte del popolo e a non tacere di fronte alle ingiustizie» e ha coinvolto, come Monsignor Romero, nell’impegno politico fino al punto da pagare «con la vita la scelta di stare con gli ultimi» (p.94).

Storicamente, il «sogno socialista» di Chávez, si fonda quindi su un movimento di base e su un elettorato che è andato crescendo di anno in anno [mai nella storia del Venezuela , presidenti erano stati eletti con tanti consensi, tra i setti e gli otto milioni, in termini di voti assoluti, NdR] dimostrando di condividerne le politiche economiche e sociali; ma gode anche della solidarietà e della condivisione di obiettivi e pratiche politiche nell’ALBA (Alleanza Bolivariana dei Popoli per la Nostra America) che riunisce popoli e paesi latinoamericani pienamente consapevoli dell’esigenza irrinunciabile e improrogabile di una svolta radicale sul piano istituzionale ed economico (un fenomeno a cui l’autrice dedica in IX capitolo). Su un piano politico e culturale più generale, non sono però meno significative le scelte degli Stati che aderiscono alla UNASUR, al MERCOSUR e alla CELAC, che si rifiutano di essere ancora considerati il cortile di casa degli USA, costretti a seguire quelle scelte strategiche che nel secolo scorso hanno impedito loro ogni politica autonoma e indipendente.

Tra i meriti di questa inchiesta vi è la ricostruzione precisa e puntigliosa delle tappe del processo bolivariano di trasformazione del Venezuela senza dimenticare di porre in luce tutti i tentativi di destabilizzare il governo venezuelano messi in opera proprio dai servizi segreti, dai principali media nordamericani, o da quelli venezuelani da essi sostenuti nonché dalle potenti lobbies di Miami che riescono ad imporre anche ai media internazionali una visione distorta dell’esperienza bolivariana. La verità è, come ricorda la Colotti per bocca del ministro Giordani, «gli USA non possono permettersi di vederci crescere con un modello alternativo. Oggi abbiamo finito di riportare in Patria tutto il nostro oro. Questo forma la nostra base sociale, i fondamenti della nostra società e ci permette di pensare ad un secondo gradino, allo sviluppo delle infrastrutture, alla modernizzazione del paese, alla sovranità e alla indipendenza, sia a livello nazionale che continentale» (p. 159).

L’originalità di questo processo, lasciando nuovamente la parola all’autrice, per bocca di Bernardo Borges, Console venezuelano a Napoli, consiste inoltre nel rifiuto di una piena assimilazione al «modello cubano, […] non è il percorso cinese», non è la rivoluzione sovietica «ma assomiglia piuttosto al Cile prima del colpo di stato del 1973» (p. 14-15), a differenza però, di quest’ultima, la Rivoluzione Bolivariana gode del grande prestigio del presidente Chávez che, come ribadisce Borges, «ha permesso di ottenere l’appoggio dell’esercito durante l’insurrezione del ‘92 e ora abbiamo una unità civico-militare che dà una grande forza al processo di trasformazione». Se, certo, la straordinaria leadership ‘militare’ del presidente Chávez, che lo pone al riparo dall’incubo del golpe militare, da sempre spada di Damocle che pende sul capo delle rivoluzioni latinoamericane, non va certo sottovalutata la sua formazione intellettuale di dottore in scienze politiche allievo di Jorge Giordani, attuale ministro delle Finanze. Come ricorda la Colotti, assieme al prof. Hector Navarro, Giordani coordinò il programma di governo che gli consentì di vincere le elezioni nel ’93. Ed è questo profilo di intellettuale che scambia “lettere dal carcere” con gli esponenti del movimento contadino e che considera Gramsci un riferimento ineludibile per la via venezuelana al socialismo a spiegare il suo impegno per quella costituzione bolivariana che può essere, a ragione, considerata un ponte tra la migliore tradizione costituzionale europea e le nuove constituciones ciudadanas latinoamericane. Questa costituzione, parafrasando il titolo del capitolo X, può essere considerata una pietra miliare della “fabbrica di futuro” che ha ridato dignità al lavoro sia dal punto di vista del salario minimo che ha subìto negli anni significativi incrementi, mentre sul versante della prevenzione e della sicurezza dei luoghi di lavoro e degli stessi prodotti soprattutto nel settore alimentare, una Legge Organica di Prevenzione, Condizioni e Ambiente di Lavoro (LOPCYMAT) ha ulteriormente garantito la condizione operaia. Si tratta infatti, di una legge che prevede anche la partecipazione e il controllo sociale e «definisce il profilo giuridico del ‘delegato di prevenzione’ qualcosa di più di un sindacalista abituale», una figura «nata per contrastare i fenomeni di corruzione, cooptazione e intimidazione che hanno pervertito le rappresentanze tradizionali» sbarrando «il passo a quei funzionari dello Stato che perpetuano la logica borghese a scapito del controllo operaio» (p. 111-112).

Lo strumento fondamentale di riappropriazione della propria autonomia economica è stato senza dubbio la nazionalizzazione della PDVSA, che ha consentito di passare da una fase storica in cui il petrolio veniva regalato a dieci dollari al barile, agli attuali 100 dollari circa (p. 119); ciò ha consentito al nuovo governo di finanziare tutte quelle misiones di carattere sociale – Barrio Adentro, Vivienda, Robinson, Milagro, Ribas, Mercal, per citare solo alcune tra le più importanti – che hanno pressoché eliminato le “piaghe aperte” dell’America latina, dall’analfabetismo, alla fame, dall’assenza di assistenza sanitaria, alla sua gratuità, ed infine l’accesso garantito a tutti all’istruzione superiore e all’università. Ciò che rende particolarmente interessante il Processo bolivariano, come ha mostrato Giordani nel volume La Transición venezolana al Socialismo è, dunque, quel mix tra mercato e significativi elementi di socialismo che non solo rappresenta un punto di forza della sfida di Chávez ma costituisce l’elemento comune delle politiche economiche e sociali dei paesi membri dell’ALBA.

Tra i pregi maggiori di questa stimolante indagine sul processo bolivariano vi è senza dubbio la sincerità e l’onestà con cui Geraldina Colotti, accanto alle esperienze positive come i quartieri autogestiti, le fabbriche recuperate, i consigli operai, il nuovo protagonismo delle donne e dei contadini, i “poliziotti con l’orecchino” che seguono le lezioni di docenti e intellettuali che qualche anno prima avrebbero fermato e tormentato con piglio inquisitorio alla ricerca di… spinelli e marijuna (pp.71-76) non tace su problemi tutt’ora spinosi ed irrisolti come il grave ritardo nella modernizzazione di settori rilevanti della pubblica amministrazione tutt’ora legati alle pratiche clientelari del vecchio establishment dure a morire, la situazione imbarazzante delle carceri ancora in mano alla criminalità organizzata con la quale il nuovo regime politico è costretto a venire a compromessi perché costituisce “uno stato nello stato” (p.77 e ss.), l’antica e tutt’ora grave emergenza della insicurezza urbana alimentata e… celebrata dall’opposizione politica. Né la Colotti mette a tacere le voci dell’opposizione politica e sociale di quegli strati di borghesia proprietaria, professionista e latifondista che dichiara apertamente di contestare le politiche economiche e sociali del governo bolivariano perché in contrasto con i propri interessi, dal momento che il loro prevalente contenuto assistenziale renderebbe meno liberi gli stessi destinatari di queste politiche (sic!).

Un libro stimolante e di facile e piacevole lettura che innanzitutto ricostruisce in modo appassionato ma ad un tempo spregiudicato ed efficace, 13 anni di processo rivoluzionario bolivariano nelle sue diverse e complesse componenti senza trascurare l’importante impatto politico sul sub-continente latinoamericano che, se si esclude l’esperienza cubana, sembrava in passato relegato ad uno status di dipendenza politica ed economica dal mondo occidentale. La tutela di un ambiente che, malgrado tutto, ha conservato in misura rilevante la sua integrità e la ricchezza di una straordinaria biodiversità, la proposta di una difficile ma non impossibile alleanza fra le logiche di mercato e quelle della solidarietà, della cooperazione e del dono, e direi, forse, soprattutto, la pratica virtuosa di uno scambio fra valori di mercato e valori etico-sociali con l’obiettivo di soddisfare bisogni primari, sembrano esperienze ed esempi su cui un Europa comunitaria, vittima ed un tempo carnefice dei suoi mercati e dei suoi egoismi, avrebbe non poco da apprendere.

* già docente di Diritto Costituzionale nell’Università di Napoli “Federico II”

Siria: Mussalaha per la pace e l’autodeterminazione in Siria

di Marinella Correggia

Damasco, 11 maggio 2013.- Una delegazione internazionale di pacifisti guidata dalla premio Nobel per la pace irlandese Mairead Maguire sta visitando Damasco e altri luoghi del paese per sostenere il movimento di riconciliazione nazionale Mussalaha e chiedere alla comunità internazionale, spiega Maguire, di rispettare la sovranità della Siria e l’assoluto bisogno di pace e autodeterminazione del popolo siriano, smettendo dunque di alimentare i gruppi armati e la destabilizzazione,  e rimuovendo le sanzioni economiche che aggravano l’emergenza.
Anche una delegazione di giornalisti dell’America Latina è in Siria per denunciare la “manipolazione mediatica”.
Gli  incontri diplomatici in corso a livello internazionale, soprattutto fra russi e statunitensi, suscitano speranze e scetticismo a Damasco, insieme al sollievo per la mancata risposta del governo all’attacco di Israele. La capitale è stata colpita da autobombe fino a pochi giorni fa (gli sbarramenti di cemento a protezione di strade e aree sensibili sono ormai ovunque, dipinti con i colori della bandiera), e che convive con il tuono dei colpi di mortaio o artiglieria notte e giorno (secondo il governo mirano solo ad aree occupate da “terroristi” e senza la presenza di civili). La crisi economica dovuta anche alle sanzioni si somma all’afflusso di sfollati in una città che conta già centinaia di migliaia di rifugiati iracheni degli ultimi anni, e palestinesi da lunga data (la delegazione aveva già incontrato in Libano i palestinesi che invece sono scappati dalla Siria, soprattutto dal campo di Yarmuk, a lungo teatro di scontri fra gruppi armati infiltrati e appoggiati da Hamas e residenti del campo capitanati dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Central Commando).
La delegazione in appoggio alla Mussalaha ha denunciato la manipolazione mediatica che è al centro della tragedia siriana, con organi d’informazione, Ong internazionali e governi che ascoltano solo fonti di parte (locali o estere) e le rendono verità contribuendo, con la demonizzazione di una delle parti, a giustificare le ingerenze internazionali a favore dei gruppi di opposizione, e boicottando il dialogo. Un esempio recente è l’uccisione di civili a Bania, città costiera nella provincia di Lattakia.
L’opposizione armata giorni fa ha accusato dell’ultima strage di civili, appunto a Bania, la milizia Mouqawama Souriyy (Resistenza siriana), comandata da Mihraç Ural, di Antiochia, già militante rivoluzionario marxista contro il governo turco. La sua milizia è impegnata sul terreno a combattere i gruppi armati antigovernativi e islamisti. Ural, contattato dal giornalista belga Bahar Kimyongur, si dice oltraggiato dall’accusa, rivendica la sua storia di militante della sinistra rivoluzionaria e accusa gruppi armati salafiti che avrebbero voluto vendicarsi per il rifiuto di uomini del posto di prendere le armi con loro.
Anche oppositori antibaathisti di Bania, come Ahmad Ibrahim e il blogger Ahmad Abou Al-Khair scagionano Ural e accusano gruppi terroristi.
Mairead Maguire e la delegazione hanno visitato ospedali e quartieri, incontrato esponenti religiosi della Mussalaha (che continuano a sottolineare l’eterna natura laica e tollerante del paese, messa a durissima prova), vittime civili degli scontri e delle esplosioni, e diversi esponenti dell’opposizione non armata, parlamentare ed extraparlamentare.

(VIDEO+FOTO) Il Sistema Abreu delle Orchestre Sinfoniche bolivariane in Italia!

Inizia il progetto Musica e Società

Stimolate la curiosità dei bambini, affinché, chiedendo il perché di ciò che gli si dice di fare, si abituino ad obbedire alla ragione e non come limitati, all’autorità, non come stupidi, all’abitudine.
(Simón Narciso de Jesús Rodríguez)

Foto

Quando tutti i bambini avranno accesso alla cultura vivremo in un mondo più sensibile, più maturo. La Musica è un’arte speciale, non si vede, la ascolti e la senti. La musica è energia che fa vivere all’essere umano il piacere, una esperienza che rende più sensibili, ed è ciò di cui oggi il mondo ha bisogno: maggiore sensibilità

(Gustavo Dudamel)

Il Progetto “Musica e Società”nell’Istituto Comprensivo “P. Borsellino”A Napoli. L’I.C. Borsellino è il primo a inserire nella sua offerta formativa il progetto “Musica e Società”, ispirato ai principi e ai valori del Sistema delle orchestre venezuelane. Si tratta di un progetto di grande portata innovativa, una esperienza “pilota” per il Comitato Sistema delle Orchestre e dei Cori Infantili e Giovanili in Italia ONLUS, nato nel 2010 sotto l’egida di Federculture e della Scuola di Musica di Fiesole ONLUS. I laboratori hanno luogo presso i locali della scuola, coinvolgendo i bambini della scuola dell’infanzia, della primaria e i ragazzi della secondaria di I grado, con l’obiettivo di:

Una delle otto presentazioni del film “Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

Favorire l’immersione dei bambini in età prescolare (4/5 anni) in attività di espressione corporea mediante il canto e lo sviluppo del senso ritmico e melodico;

“Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

Sperimentare la pratica della musica d’insieme di bambini in età scolare (6 – 14 anni) in gruppi più o meno numerosi attraverso la creazione di una orchestra e di un coro di voci bianche;

Una delle otto presentazioni del film “Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

Coinvolgere i ragazzi delle classi della scuola media inferiore (età 11-14 anni) in azioni di supporto dell’orchestra e del coro attraverso laboratori di liuteria per la manutenzione degli strumenti utilizzati dai bambini dell’orchestra e laboratori di informatica per la produzione di parti e partiture.

“Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

Invitare i giovani ad essere protagonisti attraverso la musica, lavorare per l’inclusione e la felicità sociale: questi i compiti che il Sistema delle Orchestre e del Cori Giovanili e Infantili del Venezuela, fondato nel 1975 da José Antonio Abreu, ha assunto 36 anni fa e svolge oggi con eccezionale efficacia, riconosciuta in tutto il mondo.

24 aprile 2013 – presentazione degli strumenti nella palestra della scuola

La novità del Sistema, che ha coinvolto ad oggi più di 800mila persone, consiste nel fare dell’educazione musicale un’occasione per formare i bambini al rispetto degli altri e di sé stessi, perché la ricerca della felicità interiore è possibile solo attraverso il raggiungimento di un’armonia con il mondo circostante.

24 aprile 2013 – presentazione degli strumenti nella palestra della scuola Borsellino.

I bambini sperimentano la gioia e la difficoltà di suonare in un gruppo, dove la riuscita è determinata dal rispetto delle regole, dal piccolo contributo di ognuno dei suoi membri e dall’affiatamento tra essi.

24 aprile 2013 – presentazione degli strumenti nella palestra della scuola

Maria Vittoria Tirinato (ALBAssociazione), accompagnata da Chiara Eminente e Oreste de Divitiis della Scarlatti, introduce ai genitori ed agli alunni i maestri di musica e gli strumenti

Gli allievi del Sistema beneficiano così di un ambiente che, attraverso la musica, rafforza le loro competenze culturali, psicologiche e relazionali, per affrontare con successo non solo la propria educazione musicale, ma anche le sfide della vita.

“Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

La grande orchestra venezuelana, un vero miracolo del XX e del XXI secolo. L’ALBA di una nuova generazione di uomini e donne che attraverso la musica e l’orchestra stanno rendendo possibile un progetto grandioso.
Viva il Venezuela!

Il maestro Roberto Natullo, con le sue allieve di flauto

Maria Vittoria Tirinato (ALBAssociazione) e Chiara Eminente (Ass. Scarlatti), illustrano il progetto

Il maestro Luciano Russo, clarinettista, all’opera

Il maestro Luciano Russo, clarinettista, all’opera

Auli Kokko – avviamento all’orchestra

La violinista Sonia Tramonto con le sue allieve

Altre foto su FB

(VIDEO) Cubani violentemente sgomberati dalle proprie case, in Spagna.

Familia cubana brutalmente golpeada por la policía (video)di Vincenzo Basile (Capítulo Cubano)*

7 maggio 2013. Il cittadino cubano Gilberto Martínez e la sua famiglia -la moglie, Ismara Sánchez, le due figlie, una di 15 e l’altra di 22 anni, e il figlio più piccolo di 8 anni- sono stati brutalmente sgomberati da agenti dell’apparato repressivo del regime al potere mentre cercavano di opporsi a un violento tentativo di sfratto – che alla fine ha avuto luogo – dinanzi all’impotenza di numerosi presenti che non sono riusciti a fermare la sanguinosa macchina repressiva della tirannia.
La famiglia – che si trovava nel domicilio attuale dopo una deportazione di massa imposta da un accordo tra il regime e altri attori internazionali e che appartiene a un gruppo dissidente per la difesa dei diritti umani – viveva da mesi in condizioni disumane, da quando la dittatura aveva cancellato quel sussidio mensile che a malapena gli permetteva di sopravvivere alle dure condizioni di un’economia sull’orlo del collasso.
Durante lo sgombero, la figlia più giovane della famiglia dissidente – che giorni prima era stata ricoverata in ospedale – ha sofferto forti attacchi di ansia.
Dopo il verificarsi di tale brutalità, tre persone sono state arrestate per aver marciato pacificamente nei pressi della casa di Martinez, chiedendo alla tirannia la restituzione dell’abitazione alla famiglia. I tre potrebbero essere condannati a tre anni di carcere.
*Questi fatti si sono verificati ad Alicante, Spagna. Ecco come sarebbe stata presentata la notizia se fossero accaduti a Cuba. Ma visto che i fatti sono avvenuti nella ‘civile e democratica’ Europa, perché nella ‘dittatura’ cubana la casa è di chi l’abita e questo non potrebbe accadere… sì è preferito censurarli.
"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Planetasperger

sindrome de asperger u otros WordPress.com weblog

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: