Ben scavato vecchia talpa!

Ricostruita la verità sulla transizione venezuelana per il socialismo del XXI secolo nel reportage di Geraldina Colotti

di Carlo Amirante* [Napoli, febbraio 2013]

Il volume di Geraldina Colotti, Talpe a Caracas, cose viste in Venezuela, Jacabook, Agosto 2012, ha innanzitutto il merito di rompere la congiura del silenzio sull’esperienza, che dura ormai da tredici anni, della Quinta Repubblica venezuelana, contrapponendosi alla disinformazione e non di rado alle menzogne che circondano un progetto politico, culturale e sociale basato sulle solide fondamenta della Costituzione Bolivariana del 1999.

Il volume di 181 pagine, corredato da una bibliografia preziosa per la individuazione di contributi italiani e da una non meno utile cronologia della storia politica del Venezuela, ha l’andamento agile e scorrevole del reportage di viaggio, ma, nato della duplice esperienza di giornalista e militante dell’autrice, è in realtà molto di più. Innanzitutto grazie alla scelta oculata delle donne e degli uomini intervistati, che va dai militanti di base ai rappresentanti delle istituzioni ed ai ministri senza trascurare esponenti dell’opposizione; questa scelta favorisce perciò una riflessione che va ben al di là dell’adesione simpatetica o della ripulsa aprioristica di una esperienza politica ed istituzionale tra le più interessanti ed originali del nuovo secolo.

Lo dimostra, secondo la articolata ricostruzione della Colotti, l’origine e la composizione tutt’altro che dogmatica di una esperienza che ha coinvolto ampi strati della società. Dai soldati ai contadini, dai lavoratori dell’industria petrolifera agli artisti, senza trascurare non pochi strati della classe media; ma il merito maggiore della Rivoluzione bolivariana è senz’altro quello di avere trasformato in protagonisti del nuovo corso i gruppi sociali più emarginati ed impoveriti dalle successive ondate di privatizzazione e di sfruttamento neocoloniale: le donne dei barrios, i sottoproletari, i giovani in cerca di un ruolo attivo nella società e di una formazione intellettuale e professionale corrispondente alle loro aspirazioni.

Un’altra caratteristica del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e più in generale del movimento bolivariano, è stata quella di percorrere una via che non costringesse gli strati popolari a rinunziare né alle loro culture ancestrali – ciò che vale per i popoli nativi – né alla loro religione, in un clima politico ed ideologico in cui Bolívar e Gramsci si incontrano con la Teologia della Liberazione. La via bolivariana al socialismo, che se esalta l’orgoglio di nobili eredità politiche e culturali, esclude ogni tentazione nazionale di stampo sciovinistico, come sottolinea l’autrice, ha spinto chi apparteneva all’Opus dei «a schierasi dalla parte del popolo e a non tacere di fronte alle ingiustizie» e ha coinvolto, come Monsignor Romero, nell’impegno politico fino al punto da pagare «con la vita la scelta di stare con gli ultimi» (p.94).

Storicamente, il «sogno socialista» di Chávez, si fonda quindi su un movimento di base e su un elettorato che è andato crescendo di anno in anno [mai nella storia del Venezuela , presidenti erano stati eletti con tanti consensi, tra i setti e gli otto milioni, in termini di voti assoluti, NdR] dimostrando di condividerne le politiche economiche e sociali; ma gode anche della solidarietà e della condivisione di obiettivi e pratiche politiche nell’ALBA (Alleanza Bolivariana dei Popoli per la Nostra America) che riunisce popoli e paesi latinoamericani pienamente consapevoli dell’esigenza irrinunciabile e improrogabile di una svolta radicale sul piano istituzionale ed economico (un fenomeno a cui l’autrice dedica in IX capitolo). Su un piano politico e culturale più generale, non sono però meno significative le scelte degli Stati che aderiscono alla UNASUR, al MERCOSUR e alla CELAC, che si rifiutano di essere ancora considerati il cortile di casa degli USA, costretti a seguire quelle scelte strategiche che nel secolo scorso hanno impedito loro ogni politica autonoma e indipendente.

Tra i meriti di questa inchiesta vi è la ricostruzione precisa e puntigliosa delle tappe del processo bolivariano di trasformazione del Venezuela senza dimenticare di porre in luce tutti i tentativi di destabilizzare il governo venezuelano messi in opera proprio dai servizi segreti, dai principali media nordamericani, o da quelli venezuelani da essi sostenuti nonché dalle potenti lobbies di Miami che riescono ad imporre anche ai media internazionali una visione distorta dell’esperienza bolivariana. La verità è, come ricorda la Colotti per bocca del ministro Giordani, «gli USA non possono permettersi di vederci crescere con un modello alternativo. Oggi abbiamo finito di riportare in Patria tutto il nostro oro. Questo forma la nostra base sociale, i fondamenti della nostra società e ci permette di pensare ad un secondo gradino, allo sviluppo delle infrastrutture, alla modernizzazione del paese, alla sovranità e alla indipendenza, sia a livello nazionale che continentale» (p. 159).

L’originalità di questo processo, lasciando nuovamente la parola all’autrice, per bocca di Bernardo Borges, Console venezuelano a Napoli, consiste inoltre nel rifiuto di una piena assimilazione al «modello cubano, […] non è il percorso cinese», non è la rivoluzione sovietica «ma assomiglia piuttosto al Cile prima del colpo di stato del 1973» (p. 14-15), a differenza però, di quest’ultima, la Rivoluzione Bolivariana gode del grande prestigio del presidente Chávez che, come ribadisce Borges, «ha permesso di ottenere l’appoggio dell’esercito durante l’insurrezione del ‘92 e ora abbiamo una unità civico-militare che dà una grande forza al processo di trasformazione». Se, certo, la straordinaria leadership ‘militare’ del presidente Chávez, che lo pone al riparo dall’incubo del golpe militare, da sempre spada di Damocle che pende sul capo delle rivoluzioni latinoamericane, non va certo sottovalutata la sua formazione intellettuale di dottore in scienze politiche allievo di Jorge Giordani, attuale ministro delle Finanze. Come ricorda la Colotti, assieme al prof. Hector Navarro, Giordani coordinò il programma di governo che gli consentì di vincere le elezioni nel ’93. Ed è questo profilo di intellettuale che scambia “lettere dal carcere” con gli esponenti del movimento contadino e che considera Gramsci un riferimento ineludibile per la via venezuelana al socialismo a spiegare il suo impegno per quella costituzione bolivariana che può essere, a ragione, considerata un ponte tra la migliore tradizione costituzionale europea e le nuove constituciones ciudadanas latinoamericane. Questa costituzione, parafrasando il titolo del capitolo X, può essere considerata una pietra miliare della “fabbrica di futuro” che ha ridato dignità al lavoro sia dal punto di vista del salario minimo che ha subìto negli anni significativi incrementi, mentre sul versante della prevenzione e della sicurezza dei luoghi di lavoro e degli stessi prodotti soprattutto nel settore alimentare, una Legge Organica di Prevenzione, Condizioni e Ambiente di Lavoro (LOPCYMAT) ha ulteriormente garantito la condizione operaia. Si tratta infatti, di una legge che prevede anche la partecipazione e il controllo sociale e «definisce il profilo giuridico del ‘delegato di prevenzione’ qualcosa di più di un sindacalista abituale», una figura «nata per contrastare i fenomeni di corruzione, cooptazione e intimidazione che hanno pervertito le rappresentanze tradizionali» sbarrando «il passo a quei funzionari dello Stato che perpetuano la logica borghese a scapito del controllo operaio» (p. 111-112).

Lo strumento fondamentale di riappropriazione della propria autonomia economica è stato senza dubbio la nazionalizzazione della PDVSA, che ha consentito di passare da una fase storica in cui il petrolio veniva regalato a dieci dollari al barile, agli attuali 100 dollari circa (p. 119); ciò ha consentito al nuovo governo di finanziare tutte quelle misiones di carattere sociale – Barrio Adentro, Vivienda, Robinson, Milagro, Ribas, Mercal, per citare solo alcune tra le più importanti – che hanno pressoché eliminato le “piaghe aperte” dell’America latina, dall’analfabetismo, alla fame, dall’assenza di assistenza sanitaria, alla sua gratuità, ed infine l’accesso garantito a tutti all’istruzione superiore e all’università. Ciò che rende particolarmente interessante il Processo bolivariano, come ha mostrato Giordani nel volume La Transición venezolana al Socialismo è, dunque, quel mix tra mercato e significativi elementi di socialismo che non solo rappresenta un punto di forza della sfida di Chávez ma costituisce l’elemento comune delle politiche economiche e sociali dei paesi membri dell’ALBA.

Tra i pregi maggiori di questa stimolante indagine sul processo bolivariano vi è senza dubbio la sincerità e l’onestà con cui Geraldina Colotti, accanto alle esperienze positive come i quartieri autogestiti, le fabbriche recuperate, i consigli operai, il nuovo protagonismo delle donne e dei contadini, i “poliziotti con l’orecchino” che seguono le lezioni di docenti e intellettuali che qualche anno prima avrebbero fermato e tormentato con piglio inquisitorio alla ricerca di… spinelli e marijuna (pp.71-76) non tace su problemi tutt’ora spinosi ed irrisolti come il grave ritardo nella modernizzazione di settori rilevanti della pubblica amministrazione tutt’ora legati alle pratiche clientelari del vecchio establishment dure a morire, la situazione imbarazzante delle carceri ancora in mano alla criminalità organizzata con la quale il nuovo regime politico è costretto a venire a compromessi perché costituisce “uno stato nello stato” (p.77 e ss.), l’antica e tutt’ora grave emergenza della insicurezza urbana alimentata e… celebrata dall’opposizione politica. Né la Colotti mette a tacere le voci dell’opposizione politica e sociale di quegli strati di borghesia proprietaria, professionista e latifondista che dichiara apertamente di contestare le politiche economiche e sociali del governo bolivariano perché in contrasto con i propri interessi, dal momento che il loro prevalente contenuto assistenziale renderebbe meno liberi gli stessi destinatari di queste politiche (sic!).

Un libro stimolante e di facile e piacevole lettura che innanzitutto ricostruisce in modo appassionato ma ad un tempo spregiudicato ed efficace, 13 anni di processo rivoluzionario bolivariano nelle sue diverse e complesse componenti senza trascurare l’importante impatto politico sul sub-continente latinoamericano che, se si esclude l’esperienza cubana, sembrava in passato relegato ad uno status di dipendenza politica ed economica dal mondo occidentale. La tutela di un ambiente che, malgrado tutto, ha conservato in misura rilevante la sua integrità e la ricchezza di una straordinaria biodiversità, la proposta di una difficile ma non impossibile alleanza fra le logiche di mercato e quelle della solidarietà, della cooperazione e del dono, e direi, forse, soprattutto, la pratica virtuosa di uno scambio fra valori di mercato e valori etico-sociali con l’obiettivo di soddisfare bisogni primari, sembrano esperienze ed esempi su cui un Europa comunitaria, vittima ed un tempo carnefice dei suoi mercati e dei suoi egoismi, avrebbe non poco da apprendere.

* già docente di Diritto Costituzionale nell’Università di Napoli “Federico II”

Siria: Mussalaha per la pace e l’autodeterminazione in Siria

di Marinella Correggia

Damasco, 11 maggio 2013.- Una delegazione internazionale di pacifisti guidata dalla premio Nobel per la pace irlandese Mairead Maguire sta visitando Damasco e altri luoghi del paese per sostenere il movimento di riconciliazione nazionale Mussalaha e chiedere alla comunità internazionale, spiega Maguire, di rispettare la sovranità della Siria e l’assoluto bisogno di pace e autodeterminazione del popolo siriano, smettendo dunque di alimentare i gruppi armati e la destabilizzazione,  e rimuovendo le sanzioni economiche che aggravano l’emergenza.
Anche una delegazione di giornalisti dell’America Latina è in Siria per denunciare la “manipolazione mediatica”.
Gli  incontri diplomatici in corso a livello internazionale, soprattutto fra russi e statunitensi, suscitano speranze e scetticismo a Damasco, insieme al sollievo per la mancata risposta del governo all’attacco di Israele. La capitale è stata colpita da autobombe fino a pochi giorni fa (gli sbarramenti di cemento a protezione di strade e aree sensibili sono ormai ovunque, dipinti con i colori della bandiera), e che convive con il tuono dei colpi di mortaio o artiglieria notte e giorno (secondo il governo mirano solo ad aree occupate da “terroristi” e senza la presenza di civili). La crisi economica dovuta anche alle sanzioni si somma all’afflusso di sfollati in una città che conta già centinaia di migliaia di rifugiati iracheni degli ultimi anni, e palestinesi da lunga data (la delegazione aveva già incontrato in Libano i palestinesi che invece sono scappati dalla Siria, soprattutto dal campo di Yarmuk, a lungo teatro di scontri fra gruppi armati infiltrati e appoggiati da Hamas e residenti del campo capitanati dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Central Commando).
La delegazione in appoggio alla Mussalaha ha denunciato la manipolazione mediatica che è al centro della tragedia siriana, con organi d’informazione, Ong internazionali e governi che ascoltano solo fonti di parte (locali o estere) e le rendono verità contribuendo, con la demonizzazione di una delle parti, a giustificare le ingerenze internazionali a favore dei gruppi di opposizione, e boicottando il dialogo. Un esempio recente è l’uccisione di civili a Bania, città costiera nella provincia di Lattakia.
L’opposizione armata giorni fa ha accusato dell’ultima strage di civili, appunto a Bania, la milizia Mouqawama Souriyy (Resistenza siriana), comandata da Mihraç Ural, di Antiochia, già militante rivoluzionario marxista contro il governo turco. La sua milizia è impegnata sul terreno a combattere i gruppi armati antigovernativi e islamisti. Ural, contattato dal giornalista belga Bahar Kimyongur, si dice oltraggiato dall’accusa, rivendica la sua storia di militante della sinistra rivoluzionaria e accusa gruppi armati salafiti che avrebbero voluto vendicarsi per il rifiuto di uomini del posto di prendere le armi con loro.
Anche oppositori antibaathisti di Bania, come Ahmad Ibrahim e il blogger Ahmad Abou Al-Khair scagionano Ural e accusano gruppi terroristi.
Mairead Maguire e la delegazione hanno visitato ospedali e quartieri, incontrato esponenti religiosi della Mussalaha (che continuano a sottolineare l’eterna natura laica e tollerante del paese, messa a durissima prova), vittime civili degli scontri e delle esplosioni, e diversi esponenti dell’opposizione non armata, parlamentare ed extraparlamentare.

(VIDEO+FOTO) Il Sistema Abreu delle Orchestre Sinfoniche bolivariane in Italia!

Inizia il progetto Musica e Società

Stimolate la curiosità dei bambini, affinché, chiedendo il perché di ciò che gli si dice di fare, si abituino ad obbedire alla ragione e non come limitati, all’autorità, non come stupidi, all’abitudine.
(Simón Narciso de Jesús Rodríguez)

Foto

Quando tutti i bambini avranno accesso alla cultura vivremo in un mondo più sensibile, più maturo. La Musica è un’arte speciale, non si vede, la ascolti e la senti. La musica è energia che fa vivere all’essere umano il piacere, una esperienza che rende più sensibili, ed è ciò di cui oggi il mondo ha bisogno: maggiore sensibilità

(Gustavo Dudamel)

Il Progetto “Musica e Società”nell’Istituto Comprensivo “P. Borsellino”A Napoli. L’I.C. Borsellino è il primo a inserire nella sua offerta formativa il progetto “Musica e Società”, ispirato ai principi e ai valori del Sistema delle orchestre venezuelane. Si tratta di un progetto di grande portata innovativa, una esperienza “pilota” per il Comitato Sistema delle Orchestre e dei Cori Infantili e Giovanili in Italia ONLUS, nato nel 2010 sotto l’egida di Federculture e della Scuola di Musica di Fiesole ONLUS. I laboratori hanno luogo presso i locali della scuola, coinvolgendo i bambini della scuola dell’infanzia, della primaria e i ragazzi della secondaria di I grado, con l’obiettivo di:

Una delle otto presentazioni del film “Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

Favorire l’immersione dei bambini in età prescolare (4/5 anni) in attività di espressione corporea mediante il canto e lo sviluppo del senso ritmico e melodico;

“Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

Sperimentare la pratica della musica d’insieme di bambini in età scolare (6 – 14 anni) in gruppi più o meno numerosi attraverso la creazione di una orchestra e di un coro di voci bianche;

Una delle otto presentazioni del film “Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

Coinvolgere i ragazzi delle classi della scuola media inferiore (età 11-14 anni) in azioni di supporto dell’orchestra e del coro attraverso laboratori di liuteria per la manutenzione degli strumenti utilizzati dai bambini dell’orchestra e laboratori di informatica per la produzione di parti e partiture.

“Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

Invitare i giovani ad essere protagonisti attraverso la musica, lavorare per l’inclusione e la felicità sociale: questi i compiti che il Sistema delle Orchestre e del Cori Giovanili e Infantili del Venezuela, fondato nel 1975 da José Antonio Abreu, ha assunto 36 anni fa e svolge oggi con eccezionale efficacia, riconosciuta in tutto il mondo.

24 aprile 2013 – presentazione degli strumenti nella palestra della scuola

La novità del Sistema, che ha coinvolto ad oggi più di 800mila persone, consiste nel fare dell’educazione musicale un’occasione per formare i bambini al rispetto degli altri e di sé stessi, perché la ricerca della felicità interiore è possibile solo attraverso il raggiungimento di un’armonia con il mondo circostante.

24 aprile 2013 – presentazione degli strumenti nella palestra della scuola Borsellino.

I bambini sperimentano la gioia e la difficoltà di suonare in un gruppo, dove la riuscita è determinata dal rispetto delle regole, dal piccolo contributo di ognuno dei suoi membri e dall’affiatamento tra essi.

24 aprile 2013 – presentazione degli strumenti nella palestra della scuola

Maria Vittoria Tirinato (ALBAssociazione), accompagnata da Chiara Eminente e Oreste de Divitiis della Scarlatti, introduce ai genitori ed agli alunni i maestri di musica e gli strumenti

Gli allievi del Sistema beneficiano così di un ambiente che, attraverso la musica, rafforza le loro competenze culturali, psicologiche e relazionali, per affrontare con successo non solo la propria educazione musicale, ma anche le sfide della vita.

“Tocar y Luchar” presso l’IC Borsellino – Napoli

La grande orchestra venezuelana, un vero miracolo del XX e del XXI secolo. L’ALBA di una nuova generazione di uomini e donne che attraverso la musica e l’orchestra stanno rendendo possibile un progetto grandioso.
Viva il Venezuela!

Il maestro Roberto Natullo, con le sue allieve di flauto

Maria Vittoria Tirinato (ALBAssociazione) e Chiara Eminente (Ass. Scarlatti), illustrano il progetto

Il maestro Luciano Russo, clarinettista, all’opera

Il maestro Luciano Russo, clarinettista, all’opera

Auli Kokko – avviamento all’orchestra

La violinista Sonia Tramonto con le sue allieve

Altre foto su FB

(VIDEO) Cubani violentemente sgomberati dalle proprie case, in Spagna.

Familia cubana brutalmente golpeada por la policía (video)di Vincenzo Basile (Capítulo Cubano)*

7 maggio 2013. Il cittadino cubano Gilberto Martínez e la sua famiglia -la moglie, Ismara Sánchez, le due figlie, una di 15 e l’altra di 22 anni, e il figlio più piccolo di 8 anni- sono stati brutalmente sgomberati da agenti dell’apparato repressivo del regime al potere mentre cercavano di opporsi a un violento tentativo di sfratto – che alla fine ha avuto luogo – dinanzi all’impotenza di numerosi presenti che non sono riusciti a fermare la sanguinosa macchina repressiva della tirannia.
La famiglia – che si trovava nel domicilio attuale dopo una deportazione di massa imposta da un accordo tra il regime e altri attori internazionali e che appartiene a un gruppo dissidente per la difesa dei diritti umani – viveva da mesi in condizioni disumane, da quando la dittatura aveva cancellato quel sussidio mensile che a malapena gli permetteva di sopravvivere alle dure condizioni di un’economia sull’orlo del collasso.
Durante lo sgombero, la figlia più giovane della famiglia dissidente – che giorni prima era stata ricoverata in ospedale – ha sofferto forti attacchi di ansia.
Dopo il verificarsi di tale brutalità, tre persone sono state arrestate per aver marciato pacificamente nei pressi della casa di Martinez, chiedendo alla tirannia la restituzione dell’abitazione alla famiglia. I tre potrebbero essere condannati a tre anni di carcere.
*Questi fatti si sono verificati ad Alicante, Spagna. Ecco come sarebbe stata presentata la notizia se fossero accaduti a Cuba. Ma visto che i fatti sono avvenuti nella ‘civile e democratica’ Europa, perché nella ‘dittatura’ cubana la casa è di chi l’abita e questo non potrebbe accadere… sì è preferito censurarli.
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