Argentina: la “sinistra” che perde la bussola

itai23 Aprile 2013

di Itai Hagman

Pino Solanas si unisce con Carrió. Libres del Sur fa patti con la UCR. Hermes Binner esprime e ribadisce pubblicamente il suo sostegno a Capriles, il candidato venezuelano della destra. Cosa sta accadendo nel “progressismo”?

Qualsiasi persona che non è impegnata in attività politiche, ma ha il suo cuore in un’area dal centro alla sinistra non può provare altro che sconcerto per le decisioni che prendono i principali dirigenti di quella che viene comunemente chiamato “progressismo” o “centro-sinistra” nel nostro paese. Sembra ragionevole che il candidato presidenziale del FAP senta più simpatia per illeader della destra venezuelana che per il Chavismo? È logico che un’alternativa “progressista” al Kirchnerismo si ricerchi in collaborazione con l’UCR e il neoliberista lobbista finanziario Prat Gay? Ha senso che si proponga Elisa Carrió come nuova figura del progressismo porteño? Sembra pazzesco. Tuttavia, se guardiamo alla traiettoria di questi attori, decisioni e dichiarazioni recenti sono solo la ciliegina su una torta sempre in peggiore stato.

Mettere in discussione il “modello” K.

Il punto di partenza è la critica al modello kirchnerista.  Molte di queste critiche sono da noi completamente condivise. Infatti, questi dieci anni di crescita non sono stati utilizzati per promuovere il cambiamento strutturale in Argentina. Al contrario, abbiamo un modello ancora basato su di una logica economica dipendente, con un settore agro-commerciale avanzato, e abbiamo un’industrializzazione da enclave, che non inverte il livello di concentrazione e di investimenti stranieri.

Durante questa fase, i settori popolari hanno migliorato nettamente il loro reddito rispetto a prima del 2002, ma molto meno di quanto abbiano migliorato la loro situazione le corporazioni e le classi medio-alte. Mentre i lavoratori devono vedere come fare a mantenere il loro potere d’acquisto a causa dell’inflazione, le imprese discutono come ottenere ancora di più da una ristrutturazione sociale. Problemi come la precarietà del lavoro e la necessità di una radicale redistribuzione del reddito non sembrano essere tra le priorità nell’agenda del governo.

Questi non sono solo i “debiti” derivanti dall’era neo-liberista, ma le caratteristiche che identificano i pilastri del modello, che ha avuto inizio dopo il crollo della convertibilità negli anni Novanta e che è necessario mettere in discussione. I problemi che abbiamo oggi – mancanza di dollari, deficit di energia, problemi fiscali, tra gli altri – non si possono negare, come molti fanno, per dipingere un’ Argentina di fantasi. Altri li riconoscono, ma sostengono che il governo sta facendo “tutto il possibile”. Vale a dire che non è possibile immaginare un’altra politica rispetto a quella che stabilisce l’officialismo e che potrebbe aiutare a risolvere questi problemi.

Un’altra critica importante che sottoscriviamo è alla strutturazione politica delle alleanze che fanno da cornice al progetto che oggi governa l’Argentina, in particolare il ruolo del partito justicialista. Come molti di coloro che fanno parte di Proyecto Sur e del FAP, crediamo che il PJ è una struttura che riproduce lostatus quo e non può essere protagonista di un processo di cambiamento sociale profondo, in quanto ciò richiede la partecipazione diretta e massiccia di ampli settori della società.

Anti-kirchnerismo cieco e funzionale

I settori dominanti logicamente resistono a qualsiasi  cambiamento, per quanto questi siano moderati. Il centro-sinistra ha perso la bussola quando il Kirchnerismo ha cominciato ad avere conflitti con gli altri settori di potere dell’Argentina. Prima, è stato il campo nel 2008. Poi, Clarín. Oggi, la magistratura e molti altri che sono subentrati nel frattempo. I tre esempi citati hanno reso visibili queste relazioni di potere che spesso si giocano dietro le quinte. L’esistenza di un potere economico, di una potenza mediatica e di poteri dello Stato, il cui funzionamento appare spesso fuori dalla discussione politica.

Questi conflitti creano una sorta di polarizzazione sociale. Un settore importante della popolazione ritiene che il Kirchnerismo sia un governo autoritario e di sinistra, che “vuole portarci ad essere come il Venezuela”. Reagisce ideologicamente contro simboli come la lotta per i diritti umani o la giustizia sociale. Nella città di Buenos Aires, molti di questi settori sono identificati con il macrismo. Un altro settore importante della popolazione si identifica con le bandiere che alza il governo, e alcuni all’interno di tale settore lo fanno, pur sapendo che la lotta per le stesse non viene effettuata fino in fondo. Con quali di questi settori dovrebbe discutere il centro-sinistra?

Accecati da un “anti-populismo” a volte più emozionale che politico, questi settori hanno finito per fare proprie le bandiere del potere dominante oggi in Argentina. Invece di mettere in discussione il governo per la limitatezza delle misure adottate, si  mettono la maglietta della reazione e ripetono il suo discorso. Denunciano il governo come autoritario e  superbo, dicono che non ascolta i vari settori, non dialoga con nessuno, genera conflitti e divide la società, vuole zittire la stampa libera, spaventa gli investimenti e vuole riformare la costituzione. Chi costruisce quest’agenda? È questo l’ordine del giorno delle forze “progressiste” o l’agenda dei conservatori?

Oggi l’agenda del potere indica una battaglia “in difesa della Repubblica”, che imbarca, ancora una volta, da Pino Solanas a Mauricio Macri. Il discorso comune a tutti questi settori, che davvero non hanno affinità politiche o ideologiche, è la garanzia di uscire ogni giorno sul Clarín. L’opportunismo in vista delle elezioni termina per vincerla sulla coerenza e la fermezza nelle convinzioni.

Entrambi Proyecto Sur e il suo principale referente, come anche il FAP, hanno scelto di assumere l’anti-kirchnerismo come principio guida di tutta la loro politica fino al punto che hanno optato per il dialogo con la base sociale che esce a rivendicare contro la “chavizzazione” dell’Argentina, prima che con coloro che, con molta o scarsa aspettativa verso il governo, vorrebbero che il nostro paese avanzasse su di un percorso di emancipazione. Coalición Civíca ammette che lo scopo dell’alleanza elettorale con Proyecto Sur e il FAP è quello di “garantire che i tre senatori siano dell’opposizione.” Vale a dire che non si interessa che il PRO ottenga i primi due.

Questo spiega le dichiarazioni di Binner e i partners che si sono scelti Pino Solanas e Libres del Sur per le prossime elezioni. Non sono slittamenti, ma un orientamento politico. Vuoi avere successo in termini di risultato elettorale? È possibile, ma a costo di sperperare costruzioni storiche e politiche e di garantire alternative che non possono offrire opzioni per il superamento del kirchnerismo. A che serve allora avere più deputati o vincere un posto di senatore?

“Se vuoi risultati diversi non fare sempre lo stesso.” Albert Einstein.

Si usa comunemente come argomento che il fine giustifica i mezzi. Questo significa che le alleanze spiacevoli sono mali necessari per raggiungere obiettivi più importanti. Ma se l’alleanza Pino-Carrió risulta nel fallimento del Proyecto Sur, mentre Lilita, da che prendeva meno del 2% è arrivata a rinnovare la sua banca di deputati e si è reinsediata come figura di primo livello in politica, ci si chiede: chi usava chi? Allo stesso modo, se il FAP ha permesso ad alcuni dirigenti di raggiungere cariche istituzionali ma ha finito per proporre come alternativa al kirchnerismo un sostenitore della destra latino-americana, chi ne è uscito bene da questa alleanza?

Le definizioni di questo “progressismo” hanno lasciato come orfani non solo a molti attivisti onesti, ma anche alle organizzazioni sociali che  non trovano dove incanalare politicamente la loro lotta. Si tornano a commettere gli errori del passato, ma se l’Alleanza negli anni Novanta è stato un errore politico che ha frustrato un progetto, attualmente ri-proporla è sicuramente un’opzione reazionaria.

Il conflitto tra il governo e i settori al potere deve essere usato per mettere all’ordine del giorno l’agenda dei settori popolari ed esigere misure drastiche, invece di assumere come proprie le esigenze e il discorso di cui sopra. Le critiche al PJ e alla strutturazione delle alleanze di governo dovrebbe essere quello di costruire un altro tipo di movimento politico e sociale, non un’alleanza con strutture altrettanto viziate.

Mentre tutto questo accade, una serie di organizzazioni sociali e politiche intendono costruire nello spazio esterno al kirchnerismo. senza prestare gioco alle classi dominanti e ai loro rappresentanti politici. Senza il favore dei grandi mezzi di comunicazione, senza scorciatoie che diventano vicoli ciechi. Scommettendo sulla militanza popolare, invece che sulle manovre dei politicanti. Il giorno che  smettessimo di credere che sia possibile, dovremmo abbandonare la militanza.

[traduzione dal castigliano di Marco Nieli]

(VIDEO) Ecuador: la Rivoluzione Cittadina incontra l’Italia

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RETE DI AMICI DELLA RIVOLUZIONE CITTADINA.

1 GIUGNO GENOVA – 7 GIUGNO BOLOGNA – 8 GIUGNO MILANO

http://buenvivirecuador.org/

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a cura di Davide Matrone

Prima dell’arrivo di Rafael Correa al potere in Ecuador, il paese era caratterizzato dall’instabilità politica e dall’ingovernabilità (7 presidenti in 10 anni). Il paese era diretto da un’élite politica corrotta e sottomessa agli interessi dei gruppi di poteri oligarchici – tanto nazionali quanto internazionali. Erano palpabili gli effetti economici di due decenni di politiche neoliberali e di una crisi finanziaria di proporzioni gigantesche, che hanno generato l’emigrazione di milioni di ecuadoriani all’estero.

Oggi, l’Ecuador della Rivoluzione Cittadina (Revolución Ciudadana), si presenta davanti al mondo come un paese degno e sovrano; un paese che cerca lo sviluppo e il benessere reale dei suoi cittadini collocando l’essere umano al centro delle sue politiche e mantenendo la priorità verso i poveri, l’intervento nell’educazione e nella sanità, la lotta contro le disuguaglianze e l’esclusione, la costruzione di infrastrutture, la riduzione della disoccupazione, tra le altre cose.

Inoltre si lavora osservando sempre un fedele impegno per difendere la propria sovranità nazionale e per rafforzare il cammino verso l’unità politica ed economica dell’America Latina.

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Nonostante le evidenti conquiste durante questi 6 anni di Governo e dell’alto appoggio popolare – il Governo ha vinto 7 processi elettorali consecutivi e la percentuale a favore del Presidente è del 70% – alcuni gruppi di pressione, come i mezzi di comunicazione, stanno creando continuamente un’atmosfera negativa, manipolando in modo grottesco la realtà, per dare l’immagine che il governo di Rafael Correa sia altamente inefficiente, corrotto e autoritario.

Gli eventi del 30 settembre del 2010, nei quali alcuni gruppi della polizia e dell’opposizione hanno tentato di rompere l’ordine costituzionale, hanno dimostrato che c’è la necessità di organizzare la difesa della Rivoluzione Cittadina all’estero.


Per questo motivo, un gruppo di giovani studenti e militanti di diversi paesi, che hanno avuto la possibilità di conoscere l’Ecuador e la Rivoluzione Cittadina, hanno unito le proprie forze per articolare tutte le manifestazioni internazionali d’appoggio al processo della Rivoluzione Cittadina, proponendo la creazione della Red de Amigos de la Revolución Ciudadana (Rete di Amici della Rivoluzione Cittadina) con l’obiettivo di far conoscere all’estero i risultati del processo politico con a capo l’economista Rafael Correa.

I prossimi eventi in Italia organizzati dalla Rete di Amici della Rivoluzione Cittadina si terranno a GENOVA, BOLOGNA E MILANO con la partecipazione di tre gruppi musicali italiani:

BANDA BASSOTTI, 99 POSSE e ASSALTI FRONTALI.

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