Testimonianza dal Venezuela: la vittoria di Maduro e il tentativo golpista

traduzione di Salvatore Mazzeo

A una settimana dallo svolgimento delle elezioni in Venezuela con la vittoria di Nicolas Maduro, successore di Chavez, il candidato dell’opposizione Henrique Capriles e i suoi sostenitori continuano a chiedere il riconteggio delle schede. Episodi di violenza legati all’opposizione si sono verificati a danno degli ospedali dove lavorano medici cubani, nei quartieri popolari, negli uffici pubblici, nelle case private di leader e personalità del governo, con diversi morti e numerosi feriti. Azioni incoscienti contro il popolo venezuelano di cui loro stessi fanno parte.
L’opposizione sta manifestando anche con una forma di protesta chiamata “Cacerolazo”, per cui i partecipanti suonano utensili da cucina con qualsiasi strumento.
In Venezuela si parla di dittatura, anche se è strano pensare una cosa del genere visto che dal 1998 si sono svolte 18 tornate elettorali, con la partecipazione di diversi partiti (di cui 23 d’opposizione e solo 18 a sostegno del governo), che hanno potuto, in piena libertà, presentare candidati, programmi, fare propaganda ed eleggere deputati, membri del governo, sindaci e consiglieri.
L’opposizione, così come la maggioranza, conta rappresentanti nella direzione del Consiglio Elettorale Nazionale. Entrambi hanno accesso a tutte le autorità e controlli che si svolgono prima, durante e dopo le elezioni, in cui ciascun membro del tavolo, persone che collaborano nei seggi elettorali, è selezionato secondo un metodo casuale e, più del 60%, fa riferimento all’opposizione.
Diversi istituti, come il centro Carter, sostengono che il Venezuela possiede uno dei migliori sistemi elettorali del mondo ma, nonostante ciò, il candidato dell’opposizione continua ad accusare il Consiglio Elettorale Nazionale di brogli. A ciò si aggiunge il fatto che diverse nazioni, come gli USA, non hanno riconosciuto Maduro come Presidente del Venezuela, nonostante sia stato eletto con regolari elezioni dalla maggioranza degli aventi diritto, al contrario di quanto accadde nel 2002, quando Pedro Carmona Estanga assunse la carica di capo del governo per 47 ore dopo un colpo di Stato contro Chavez. In quell’occasione gli Stati Uniti non esitarono a riconoscere Carmona Estanga come Presidente.
Ma la cosa più ironica sta nell’accusa che il governo limiti la libertà di espressione e controlli la maggior parte dei mezzi di comunicazione. Affermazione, questa, che appare priva di validità dal momento che in Venezuela esistono almeno 12 quotidiani a tiratura nazionale, dei quali solo due filogovernativi, e solo uno di questi è finanziato dallo Stato. Circa quattro settimanali appoggiano l’opposizione. Di nove canali televisivi nazionali, solo quattro sono statali, mentre gli altri sono privati e apertamente schierati a favore dell’opposizione. Senza contare che in media tre quotidiani e due canali televisivi per ogni Regione o Stato del Venezuela sono legati all’opposizione. Sono da menzionare anche diverse radio e TV comunitarie, non direttamente proprietà dello stato, ma di cui molte appoggiano il governo.
Credo sia una prova sufficiente di come l’accesso ai mezzi di comunicazione sia assolutamente democratico, che qualsiasi formazione possa esprimersi liberamente e che non esista alcuna limitazione o forma di censura per ragioni di appartenenza politica.
Al nuovo presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, spetta ora il compito di continuare il percorso avviato, secondo l’ideologia costruita e la Rivoluzione Bolivariana avviata dal Comandante Chavez. Maduro è considerato un politico all’altezza del compito assegnatogli, per le sue attività che hanno portato a importanti progressi all’interno della cancelleria venezuelana, in linea con la politica adottata da Chavez, basata sul multipolarismo e sul pluricentrismo, per lo sviluppo di politiche di integrazione regionale secondo i principi di solidarietà e complementarietà, anche con governi di diverse ideologie politiche, realizzando il rafforzamento di organizzazioni come ALBA, Mercosur, Unasur, Celac, PetroCaribe, basati sulla collaborazione e non sulla dominazione.
Inoltre, a confronto con altri Paesi, il Venezuela si può considerare una nazione indipendente per il fatto che pianifica e applica un proprio programma economico che ha permesso di ottenere il controllo della propria produzione petrolifera, senza dover sottostare al controllo né del FMI, né della Banca Mondiale, né del BID (Banca Interamericana per lo Sviluppo, con sede a Washington, ndr). Se anche ci sono difficoltà dovute alla crisi mondiale che tocca anche noi, per essere un Paese fondamentalmente esportatore di petrolio, i nostri problemi sono l’inflazione e la criminalità. Allo stesso modo, sotto certi aspetti, la nostra politica non dipende da nessun gruppo economico né da alcuna lobby.
Probabilmente dietro il soprannome (El autobusero, l’autista, ndr) con cui, in maniera dispregiativa, l’opposizione chiama Maduro, esistono, ancora nel XXI secolo, pregiudizi di classe. Ma nonostante ciò è il successore nominato dal fenomeno politico sudamericano e leader della Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chavez, EL GIGANTE.

Flavia V. Chirico, 
giovane venezuelana di Maracay, figlia di emigrati italiani

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