…eppur si muove!

dal forum BRICS e dall’America Latina grandi stimoli per politiche alternative

di Carlo Amirante

In questi giorni si è verificato a Durban, nella Repubblica Sudafricana, il Quinto summit dei paesi del BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sud Africa). Il risultato più significativo è stato la fondazione della Banca di Sostegno allo Sviluppo, un’istituzione della quale potrà beneficiare in prospettiva circa il 40% della popolazione mondiale.

Si tratta indubbiamente di un evento destinato a realizzare una svolta in un sistema monetario-finanziario-bancario mondiale governato fino ad oggi dalla coppia Fondo Monetario Internazionale-Banca Mondiale che ha esercitato una influenza determinante non solo sulle politiche monetarie e commerciali mondiali ma anche su quella che fino ad oggi era considerata l’area economica e commerciale più potente, estesa e integrata del mondo occidentale: il Mercato Comune Europeo.

I risultati del 5° summit dei BRICS, nel proseguire le linee tracciate dagli accordi dei forum precedenti, sono la base di una nuova e più articolata strategia generale di sviluppo che si propone l’espansione della collaborazione tra i paesi BRICS. Le prospettive di forte implementazione della cooperazione economica fra tali paesi destano grande interesse perché innanzitutto viene confermato lo sviluppo della green economy e un accordo sul supporto di progetti per le infrastrutture in Africa.

In questo quadro la prospettiva di una rapida attivazione della Banca di Sviluppo – che si dovrebbe giovare anche di una valuta di riserva autogestita per un ammontare iniziale di $100 miliardi, mentre la creazione di una sorta di «rete assicurativa» finanziaria globale integrerebbe i meccanismi internazionali di difesa finanziaria esistenti – sembra destinata a rappresentare un evento che non mancherà di avere una forte influenza sia sull’attuale regime degli scambi internazionali che sulla stessa filosofia di sostegno dei paesi o delle regioni in via di sviluppo che finora hanno sofferto le politiche neocoloniali del FMI e della BM.

In attesa dell’annunziata formalizzazione di un grande accordo USA-UE per cui è già previsto a giugno l’inizio dei negoziati per raggiungere nel 2014 la firma di un contratto per una zona economica super-globale denominato TAFTA (Transatlantic Free Trade Area), le forze progressiste e soprattutto i movimenti autonomi che si stanno sviluppando nei paesi dell’Europa meridionale più colpiti dall’onda lunga della crisi capitalistica, ed in particolare in Italia dove il M5S sta costringendo i partiti, le associazioni e le rappresentanze sindacali ad una radicale e benefica autocritica, si trovano finalmente di fronte alla possibilità di prospettare soluzioni e proposte alternative rispetto agli esiti disastrosi della globalizzazione neocoloniale lanciata con leggerezza, condivisa dai responsabili della UE, da Clinton come il “nuovo secolo americano”.

Mai come oggi tutte quelle intelligenze individuali e collettive che non accettano il fatto compiuto dell’inevitabile perpetuazione dei processi di unificazione mercantile, economica e soprattutto finanziaria guidata dalla troika FMI, BM e OMC e sostenuta da un sistema di compagnie di rating, finanziate e sostenute dalle più potenti multinazionali (spesso a prevalete capitale nordamericano, inglese e tedesco) sono chiamate ad una riflessione che lungi dal partire da zero può valersi, senza ovviamente mitizzazioni né pregiudizi, delle stimolanti esperienze di organizzazioni politico-economiche latinoamericane come l’ALBA, UNASUR, MERCOSUR e CELAC. Queste organizzazioni che fanno della cooperazione, della solidarietà fra i paesi membri e i rispettivi popoli e di rapporti di scambio rivolti alla soddisfazione dei bisogni piuttosto che alla perpetuazione dei rapporti di forza fra economia e governi, le linee guida di un modo alternativo di intendere le relazioni internazionali, possono rappresentare infatti un momento estremamente utile di riflessione.

Anche a partire da precedenti e virtuose esperienze è possibile infatti prospettare un nuovo quadro economico e sociale; nuove possibilità di occupazione e riorganizzazione dell’economia possono derivare dalla valorizzazione della green economy e dal recupero di tutte quelle professionalità sia tecnologiche che artigianali di cui è ricco in nostro paese, per un rilancio di forme di organizzazione di vita che partano da un serio recupero e dalla valorizzazione dei patrimoni produttivi, ambientali, artistici, culturali ed identitari, sciaguratamente trascurati all’insegna di una insensata omologazione di modi di produzione e di stili di vita.

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