Chávez e le presidenziali del 7 ottobre. Lula da Silva: “La sua vittoria è la nostra vittoria!”

fonte: http://quitolatino.wordpress.com

Davide Matrone intervista Mario Neri del Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci” di Caracas.

Davide Matrone intervista Mario Neri

Parco Robinson, Napoli, Giornata Internazionale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, luglio 2012.

Come e quando nasce il Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci” di Caracas?

Il Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci” nasce nel 2002. In quell’anno ci fu un convegno di solidarietà internazionale col Venezuela a Caracas e da Cuba venne un teologo della Liberazione italiano, di nome Giulio Girardi, morto recentemente.
Dopo il suo intervento la comunità italiana si incontrò con Giulio e cominciò a conoscersi, a confrontarsi e da quel momento abbiamo continuato a riunirci e a organizzarci in gruppo. Al principio, tra le discussioni affrontate, ci fu anche quella per il nome da dare al circolo italiano; tra i personaggi menzionati ci furono Garibaldi, poi Mazzini e alla fine la scelta cadde su Antonio Gramsci, un italiano con forte spirito internazionalista.
Nel nostro gruppo, appartenente alla classe media, ci sono impiegati, piccoli imprenditori, professionisti e studenti di origine italiana.
Dal principio abbiamo cominciato a lavorare facendo controinformazione e facendo conoscere all’esterno quello che stava accadendo lì in Venezuela. Questo è stato ed è l’obiettivo ancora oggi. Abbiamo scritto e contestato, nel corso degli anni, agli innumerevoli articoli infamanti che venivano scritti contro il Venezuela e molti dei quali provenienti anche dai nostri giornali cosiddetti progressisti.

Parliamo del processo politico e sociale in atto Venezuela in questi anni. Quali sono stati gli obiettivi raggiunti dal popolo venezuelano nel frattempo e come continua oggi?

Beh, per risponderti a queste domande ci vorrebbero dei libri interi. Cominciando da un particolare interessante; devo dirti che siamo il paese con il più alto indice di pubblicazioni di libri degli ultimi 10 anni e non sono solo libri che trattano esclusivamente del processo ma si è realizzata anche una distribuzione di libri di cultura generale ed universale. Abbiamo distribuito libri nei parchi come “I miserabili” di Victor Hugo, “il Don Chisciotte della Mancia” di Cervantes. Lo stato ha cominciato a distribuire alle famiglie scatole di libri di cultura universale. Poi ci sono state le varie Missioni che sono aumentate anno dopo anno come “Misión Barrio Adentro 1, 2, 3…”. Queste missioni hanno interessato i vari aspetti della vita quotidiana del popolo venezuelano come il miglioramento dell’assistenza sanitaria, lo sviluppo dell’educazione. In un anno e mezzo abbiamo debellato l’analfabetismo. L’ONU ha dichiarato il Venezuela paese libero dall’analfabetismo.
Il processo continua ancora oggi, nel senso che la stessa gente che ha imparato a leggere e scrivere con le prime missioni, ha proseguito facendo parte delle altre Missioni come quella denominata “Sucre” e l’altra “Ribas” che hanno permesso loro di terminare le scuole elementari, le scuole tecniche e addirittura con la “Misión Sucre” di terminare l’università.
Chávez, sin dall’inizio, vedeva che le Università presenti nel paese non erano sufficienti, molte erano anche restie a queste missioni e cosi ha creato delle Università parallele che hanno consentito a molte persone di continuare gli studi.

La popolazione appoggia realmente il processo bolivariano?

La matematica è una scienza perfetta e in tredici elezioni svolte ne abbiamo vinte dodici. Quella persa è stata quella della riforma costituzionale, per un punto percentuale (Nel 2007 la riforma costituzionale di Chávez fu bocciata con il 50.7% contro il 49.3%, ndr). Quindi, a parte questa sconfitta, vuol dire che la gente appoggia la rivoluzione bolivariana. Questo appoggio è dovuto al fatto che ha ricevuto dei benefici. Come diciamo noi da quelle parti, grazie alla nazionalizzazione del petrolio ad ognuno è arrivata una goccia di petrolio. La goccia è arrivata a tutti, attraverso le borse di studio, il miglioramento della sanità pubblica, una casa. In merito a questo aspetto è stata istituita la Missione “Vivienda” che ha come obiettivo la costruzione di 3 milioni di case in 7 anni. La casa è stata dichiarata diritto umano, bene comune per tutti. Chávez ha promesso e ha proposto che non ci deve essere nessun venezuelano senza una propria casa.

Intervista Mario Neri, Festa della Riscossa Popolare, Parco Robinson Napoli, luglio 2012

Intervista Mario Neri, Festa della Riscossa Popolare, Parco Robinson Napoli, luglio 2012

Invece parlando dell’attualità e delle elezioni che si avvicinano (in ottobre ci saranno le elezioni presidenziali in Venezuela, ndr) si parla di uno scarto del 20% tra i due candidati. Cosa pensi del nuovo programma proposto da Chávez e del candidato nuovo Henrique Capriles Radonsky?

Prima di tutto, bisogna dire che dei due candidati chi ha presentato un programma è stato Chávez, l’altro non ha presentato nulla. Nel nuovo programma di Chávez c’è la radicalizzazione del processo ed è una proposta di programma che parte dalla base del partito. È un programma che abbraccia molti punti, però l’elemento di novità, che a me è piaciuto molto, è quella relativo all’ecologia. In questa campagna elettorale, il problema dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile, del rispetto della natura vengono affrontati con energia nuova ed io, che sono tendenzialmente un ecologista, devo sostenere questa battaglia.

L’altro candidato scimmiotta, e nonostante la sconfitta nei sondaggi, sta cercando di camuffarsi e di presentarsi come socialdemocratico difendendo le missioni del governo. È assurdo, loro che da sempre sono stati contro queste politiche sociali, adesso stanno dicendo che perfezioneranno queste missioni, che le renderanno accessibili a tutti e nel frattempo accusano Chávez di limitare l’accesso a queste opere sociali ai soli iscritti al partito! Questa è una enorme bugia! Con questo comportamento cercano di catturare il consenso dei più poveri.


Addirittura, sulla proprietà privata, hanno detto che loro consegneranno i titoli di proprietà. Ci accusano di essere un governo che è contro la proprietà privata quando in realtà lo stesso governo bolivariano è stato quello che ha generato più proprietari di qualsiasi altro governo nel passato. Oggi in Venezuela c’è più gente che ha la casa di proprietà o il suo terreno grazie alla riforma agraria.


Siamo contro la proprietà privata quando si mette contro gli interessi della nazione ed in quel caso lo stato interviene. Per esempio se un latifondista, che è proprietario di migliaia e migliaia di ettari di terra, non la coltiva, lo stato venezuelano (come tutti gli stati del mondo) ha diritto all’espropriazione. Quindi paga il valore del terreno e lo rende produttivo.

L’accusa classica della contro–parte è quella di accusare Chávez di essere un dittatore perché concentra molti poteri ed ha una maniera di confrontarsi dura e autoritaria. Tu come rispondi a queste affermazioni?

La democrazia venezuelana si definisce come una democrazia partecipativa e non rappresentativa e quindi questo vuol dire che chi fa la democrazia non sono solo i rappresentanti del popolo ma anche quest’ultimo organizzato in gruppi sociali o in consigli comunali. Questo è un punto fondamentale. In Venezuela, dare potere al popolo non è demagogia o uno slogan perché lì sono state fatte delle leggi che permettono al popolo di partecipare e di essere protagonista del proprio destino. Lì sono nati i Consigli comunali, “las Comunas” che sono esempi chiari di partecipazione popolare. Inoltre lo stato sovvenziona i poteri comunali per la creazione di imprese produttive, per la creazione di strade e di opere pubbliche. Lo stato interviene mettendo a disposizione i mezzi tecnologici e personale qualificato. Quindi non possiamo accusarlo di dittatura anzi lì c’è fin troppa democrazia!

Nell’ultima sua dichiarazione, l’ex – presidente brasiliano Lula, ha smentito tutte queste storie. Lula, che è stato il preferito dell’occidente, ha dichiarato che Chávez è l’esempio ed è il pioniere dello sviluppo e dell’integrazione latinoamericana. Ha dichiarato, inoltre, quando è venuto in Venezuela che c’è fin troppa democrazia nel nostro paese e che la vittoria prossima in ottobre di Chávez sarà la vittoria di tutto il continente, dell’unità dell’America Latina.*

E allora relazionandoci all’intero continente latinoamericano. Continua ancora questa ventata di riforme, questo processo di rivoluzioni in atto e Chávez rappresenta la punta di diamante dell’ala più radicale. Quanto è cambiata l’America Latina con la presenza di Chávez da un punto di vista sociale e politico?

Guarda, ti faccio un solo esempio. Quando dieci anni fa c’era il tentativo degli U.S.A. di imporre l’ALCA (Área de libre comercio de las Américas) ai paesi latinoamericani, Chávez propose (anni dopo) l’ALBA (Alianza Bolivariana para los pueblos de Nuestra América) come mercato alternativo. In quel momento rappresentò l’unica voce dissidente. Nel frattempo si è aggiunto il Nicaragua, la Bolivia, Cuba c’è sempre stata, l’Ecuador, poi, prima del colpo di Stato, l’Honduras, e più in là dell’ALBA, l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay… Poi c’è stato anche il Cile per un periodo con la Bachelet fino a quando c’è stata la svolta a destra.

Quindi lo scenario è cambiato e Chávez è stato (e continua ad essere) il pioniere dell’unificazione dell’America Latina. Lui parla della Patria Grande però non solo a chiacchiere. Ha creato TELESUR, RADIO del SUR, il BANCO del SUR e la MONETA del SUR che è il SUCRE. Quindi una delle cose che vanno riconosciute al Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, è la difesa dell’America Latina.

Attualmente è il continente che cresce ogni anno e che non vive la crisi che vive l’Europa. È la realtà continentale che mette in discussione il neoliberismo e il capitalismo a livello mondiale. Quindi una risposta al neoliberismo da sinistra si può dare, e si sta dando. L’Ecuador e il Venezuela sono due paesi gemellati e i due presidenti collaborano molto. Cosa ne pensi di questa situazione?

Io dico che il Venezuela ha aiutato molto gli altri paesi ma è anche vero che il Venezuela è stato aiutato dagli altri paesi perché finalmente non è stata più l’unica voce nel deserto, quella di Chávez. Pere esempio, si è aggiunta la voce di Correa che è un grande stratega a mio avviso. Correa è una persona degna. Quando è giunto al potere ha trovato un paese totalmente soggiogato dal neoliberismo e lui è stato capace di fare un discorso di liberazione, di carattere progressista. Con Chávez si sono intesi perfettamente e comunque è proprio per questo che ci sono stati dei tentativi di colpo di stato in Ecuador come in Venezuela.

Però la realtà latinoamericana è ormai un fatto. A me piace di Correa quando dice che in questo momento non c’è un cambio d’epoca ma un’epoca di cambiamenti e questa cosa è verissima. Noi la viviamo sulla nostra pelle, gli interscambi sociali ed economici non sono realizzati solo attraverso le monete convenzionali ma anche attraverso forme di baratto.

Intervista di Davide Matrone

Luglio 2012

*di seguito riportiamo la affettuosa dichiarazione di solidarietà di Lula al Presidente venezuelano:

“Gli enormi progressi sociali raggiunti in Venezuela dal governo di Hugo Chávez – in un solo decennio – hanno invertito 200 anni di sfruttamento, abbandono e marginalizzazione delle classi popolari. Un decennio caratterizzato dal colpo di Stato dell’oligarchia in alleanza con i grandi monopoli internazionali, il sequestro del Presidente, la serrata petrolifera, i tentativi di destabilizzazione e una feroce campagna nazionale ed internazionale scatenata dai mass media che hanno manipolato anche – con totale mancanza di scrupoli – i problemi di salute, già superati.

Il Presidente Hugo Chávez ha dato al mondo lezioni di esercizio della democrazia, partecipazione popolare ed elettorale in 13 occasioni. La sua genuina guida regionale ha dato un impulso senza precedenti ai Paesi e ai processi politici dei governi progressisti, costruendo un’alternativa valida alla profonda crisi economica internazionale presente nel mondo, afflitto da miseria, morte, guerre, occupazioni e distruzione del pianeta.


Nelle elezioni del prossimo 7 ottobre, si gioca, non solo il destino del Venezuela, ma di tutta l’America Latina.

Appoggiamo il Presidente Hugo Chávez perché insieme al suo popolo sta costruendo quel mondo possibile e solidale di cui l’umanità ha tanto bisogno.

Chávez conta su di me e su ogni cittadino democratico Sudamericano. Nel 1990, quando creammo il Forum di San Paolo, nessuno immaginava che in appena dieci anni saremmo arrivati dove siamo arrivati. Oggi governiamo un gran numero di Paesi e i governi progressisti stanno trasformando la faccia dell’America Latina. Siamo un punto di riferimento internazionale come valida alternativa al neoliberismo. Chiaramente, c’è ancora molto da fare e per questo abbiamo bisogno di una maggiore integrazione. L’unità nelle diversità. Vorrei molto essere lì, anche per dare un forte abbraccio al mio compagno Hugo Chávez. Solo con la sua straordinaria guida le conquiste del popolo venezuelano possono essere difese e consolidate. Chávez conta su di me e su ogni cittadino democratico Sudamericano. La tua vittoria sarà la nostra vittoria!”

(Estratto del video-messaggio dell’ex presidente brasiliano Lula da Silva al XVIII Incontro del Forum di San Paolo riunito a Caracas, 3-6 giugno 2012)

[Traduzione dal castigliano a cura di Rosa Bartiromo]

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