Aggiornamenti da Caracas (+VIDEO)

L'immagine può contenere: testoda Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”

Partiti dalla Lombardia con destinazione Venezuela per una missione di solidarietà, portando alle organizzazioni popolari locali farmaci raccolti col passaparola in Italia, nei giorni della distribuzione si sono trovati a subire un nuovo blackout contro il paese del Presidente Maduro. Questa la lettera inviataci che volentieri pubblichiamo.

di Monica Perugini 

Ieri in Venezuela è stato perpetrato un ennesimo attacco alla rete elettrica. Un blackout che ha colpito Caracas e buona parte del paese e che secondo il vice presidente Jorge Rodríguez è il più letale di quelli fin qui avvenuti. I nostri compagni a Valencia ci invitano a far conoscere la realtà di una situazione che rappresenta uno dei più vili e vergognosi attacchi che gli Usa stanno conducendo contro il legittimo governo del presidente Maduro, nel tentativo di isolarlo dalla Comunità internazionale e di porre allo stremo la popolazione. 

Paradossalmente, le dinamiche imperialistiche non attecchiscono in terra bolivariana come ci raccontano con foto e filmati i nostri compagni in questi giorni a Valencia.

La Comunità dello stato di Carabobo, così come il resto del paese, sta reagendo unita contro il nuovo blackout, il sabotaggio orchestrato dai gringos e dai sabotatori presenti nel paese. 

Le Comunità e i collettivi si riuniscono la sera per fare fronte comune, anche fisicamente oltre che politicamente. 

I negozianti regalano agli abitanti dei quartieri le merci che senza energia elettrica si rovinerebbero, le donne scendono in piazza col Governatore Lacava per condannare la brutale aggressione di un deputato dell’ opposizione che ha aggredito una agente della polizia Bolivariana. 

Se questa è la politica degli Stati Uniti, portata avanti dal burattino Guaidó, se queste sono le premesse per un governo di aggressori…. resisteremo per sempre al fianco del presidente Maduro e della Rivoluzione Bolivariana! 

Terra, acqua, petrolio, risorse minerarie sono dei Venezuelani e del Venezuela socialista resteranno.

Simili convincimenti sono la caratteristica politica preponderante di un popolo che grazie alle politiche di Chávez e Maduro si è emancipato, che conta e vuole contare. Gli yankee non devono passare e la solidarietà internazionalista deve fare la sua parte e raccontare come stanno le cose per davvero. 

Reagire alla pantomima messa insieme dai mezzi di comunicazione di massa, ormai globalmente asserviti ai potentati economici mondiali. Fare controinformazione anche militante, come si faceva un tempo. Il Venezuela è l’emblema di una società giusta, socialista dove i poveri non sono più schiavi e ciò è ancora e sempre possibile e noi lo stiamo facendo.
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“Le Iene” e l’autoproclamato

da Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma” 

Facciamo subito una premessa, chi ieri sera non ha visto la trasmissione de Le Iene non ha perso nulla. Era stata preannunciata come una “intervista al Presidente del Venezuela” ma a quei livelli non si è mai arrivati. Forse perché chi conduceva il servizio, come dice il sito ufficiale, non è giornalista? Ma andiamo per ordine.
I primi 10 minuti sono i peggiori, con la solita mostra di informazio
ni palesemente false, senza MAI dare voce alla controparte o citare fonti certificate, obbligo deontologico di ogni giornalista.

L’unica testimone mostrata nei primi minuti è la modella Mariana Rodriguez nella sua lussuosa casa (!!).

Dopodiché si parte per Caracas… la principale fake news è il controllo dei media da parte di Maduro. È sufficiente accendere una qualsiasi tv in Venezuela per rendersi conto del contrario, solo VTV è a favore di Maduro, gli altri canali sono tutti contro. Per non parlare poi della tv satellitare, a parte TeleSur, anche lì tutti contro Maduro.

Altra colossale bugia, smontata dal New York Times, è che Maduro avrebbe bruciato i cosiddetti aiuti umanitari nei famosi camion.


I giornalisti statunitensi, con video originali, hanno mostrato che a dar fuoco ai TIR furono i teppisti a volto coperto che lanciavano molotov contro la polizia venezuelana. Inoltre, i TIR non conducevano medicinali, come lo stesso New York Times scrive citando proprio chi quei camion li ha allestiti.


Sulla ulteriore balla delle decine di bambini morti in ospedale per il black out ci hanno pensato i medici a dire che non era vero.

Arrivano poi le immagini del buio, della fame e della sete, definite come sempre più gravi, ma per descriverle si usano immagini e testi manipolati. E sì, perché le file per l’acqua mostrate si sono formate solo nei giorni successivi al blackout e non sono una costante venezuelana. Le pompe essendo elettriche è normale che durante il blackout non funzionassero.

Successivamente si mostrano numerosi mini video “fai da te” per descrivere il “disastro Venezuela” e qui si raggiunge il top: tutti i video sono senza fonte, tutti sono presi “dalle reti sociali” dagli influencer o dai siti oppositori di Maduro. Bolsonaro con questa tecnica ha vinto le elezioni in Brasile, decine di milioni di riproduzioni di fake news a valanga invadevano i telefonini. Per una notizia che veniva smontata come palesemente falsa ne venivano lanciate altre 10, anch’esse false. 
Ma davvero questo è il modo di fare giornalismo di Italia 1? Ma davvero queste sono le argomentazioni contro Maduro?

Arriviamo poi al momento clou: entra in scena Guaidó, ripetutamente chiamato “Presidente” dal giovane italiano che si dichiara “emozionato per non aver mai intervistato un presidente”.

La chiacchierata va avanti tra foto di Totti, di Eros Ramazzotti, di Laura Pausini, gli scudetti della Juve e domande su Dio, tra foto di Salvini che indossa una maglietta con Putin e la preghiera di “non mandarci in Italia Maduro dopo che l’avrete esiliato perché abbiamo già abbastanza problemi”.

Sul tema della legittimità di Guaidó-presidente si commettono errori marchiani, come il riferimento fatto all’articolo della Costituzione invocato da Guaidó, ma senza citare l’articolo successivo che lo smentisce.

Questo secondo articolo dice che “in assenza o per destituzione del Presidente, l’incarico viene preso dal vice presidente”. Come se non bastasse, un altro articolo della Costituzione afferma che l’incarico di un eventuale presidente ad interim “deve durare al massimo 30 giorni e deve servire a convocare nuove elezioni, ma oltre i 30 giorni decade”.

Valutando queste ed altre manipolazioni su cifre e dati, anch’essi senza fonti, osservando l’atteggiamento servile dell’intervistatore e il suo spagnolo maccheronico, abbiamo cercato di capire da quanto tempo il ragazzo fosse giornalista, supponendo che se Italia 1 paga un biglietto aereo ed un hotel per registrare una intervista ad un “presidente” lo faccia servendosi di una persona qualificata ed iscritta ad un albo.

Siamo quindi andati sul sito dell’Ordine dei Giornalisti italiani ed abbiamo scoperto due cose.

La prima è che il nome Gaston Zama riportato sul servizio non esiste, il redattore de Le Iene si chiama Giorgio Romiti, chissà perché la necessità di un nome d’arte.

La seconda è che inserendo il nome vero sul sito dell’Ordine dei Giornalisti, il soggetto non appare iscritto in nessun albo su tutto il territorio nazionale: né tra i professionisti né tra i pubblicisti.

Più che di una intervista professionale si è trattato di chiacchierata tra due amici oppositori di Maduro, pubblicizzata invece da giorni come una cosa di altro livello… una chiacchierata coordinata per interessi di immagine e dopo il flop dei piani golpisti.

Anche l’arresto del braccio destro di Guaidó, nei cui telefonini sono state trovate e mostrate le prove inconfutabili del reclutamento di mercenari, è stato raccontato capovolto descrivendo Marrero come una vittima innocente del perfido “dittatore attaccato al trono” (letterale).

Davvero una brutta pagina, l’ennesima, di quello che oggi è l’alleato numero uno del liberismo e delle malefatte internazionali: il falso servizio informativo usato come propaganda per convincere centinaia di milioni di persone.

Di seguito, per chi volesse commentare, riportiamo nel primo link con il post della pagina de le Iene, nel secondo link trovate invece il post del signor Giorgio Romiti alias Gaston Zama, che invita i suoi amici a fargli i complimenti per il suo lavoro.

[Testo e foto riproducibili citando gentilmente la fonte]

 

LaIguanaTv 26mar2019: Debate con Marinella Correggia

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(VIDEO) Fundalatin: Bachelet obvió en su informe a víctimas de guarimbas

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone in piedi, folla e spazio all'apertopor Fundalatin

Ginebra, 3mar19. En su intervención durante la actualización oral de la situación de derechos humanos en Venezuela, la presidenta de la Fundación Latinoamericana por los Derechos Humanos y el Desarrollo Social (Fundalatin), María Eugenia Russián, lamentó que la Alta Comisionada de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos, Michelle Bachelet, no tomara en cuenta a las víctimas de la violencia con fines políticos ocurridos en ese país.

La Alta Comisionada de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos condenó la “reducción del espacio democrático, especialmente la criminalización continua de la protesta pacífica”, pero no dijo que grupos extremistas de la oposición al Gobierno han asesinado a decenas de personas y han utilizado vías de fuerza para derrocar al presidente de Venezuela.

En este sentido, la ONG Fundalatin rechazó que “la actualización presentada (por Bachelet) invisibilice las acciones de violencia ejecutadas por sectores de la oposición venezolana, las cuales han dejado un saldo lamentable de víctimas que han sido quemadas vivas, degolladas o simplemente asesinadas por estos grupos antigubernamentales. Ningún balance objetivo de la situación venezolana puede obviar esta realidad”, expresó.

Por otra parte, la representante de la ONG con estatus consultivo ante el Consejo de Derechos Humanos cuestionó que el informe presentado por la Alta Comisionada no profundice sobre el impacto del bloqueo económico y financiero que Estados Unidos le ha impuesto a Venezuela.

“Las pérdidas económicas de estas medidas coercitivas suman más de 21 mil millones de dólares, que equivalen a la importación de medicinas y alimentos durante cinco años para todos los venezolanos. La causa determinante de la situación actual en Venezuela es el bloqueo económico y financiero. Nos preocupa que la Alta Comisionada haya obviado esta situación”, replicó la Presidenta de Fundalatin.

Fundalatin exhortó al Consejo de Derechos Humanos y a la Alta Comisionada de las Naciones Unidas para los DD.HH. a sumarse al esfuerzo para “reconocer las medidas coercitivas unilaterales como crímenes de lesa humanidad que afectan de manera sistemática y deliberada a toda la población civil”, apuntó.

Asimismo, María Eugenia Russián se mostró sorprendida de que la Alta Comisionada no haya condenado “la grosera amenaza de intervención militar por parte de Estados Unidos, que vulnera la paz y la estabilidad, no solo de Venezuela sino de la región”.

“Todos los órganos del sistema de Naciones Unidas deben actuar en defensa de la Carta de la ONU y rechazar el uso de la fuerza contra cualquier país, incluido Venezuela”, afirmó.

Por último, la ONG Fundalatin pidió a la Alta Comisionada, Michelle Bachelet, realizar una visita a Venezuela para reunirse con todos los sectores sociales del país suramericano y observar la realidad de los derechos humanos.

“Sin duda, su visita dejará un saldo positivo para atender los retos y consolidar los progresos del país en esta materia”, apuntó.

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Venezuela decide

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Caracas, 18mar2019.- El poder mundial (una convergencia conflictiva entre poder financiero, poder militar y narcotráfico) se mueve entre dos peligrosas tendencias: el totalitarismo y el caos global, que tienen como denominador común el ascenso del fascismo que va corrompiendo la democracia, anulando las posibilidades de convivencia social, multiplicando la violencia, imponiendo la dictadura del consumismo compulsivo de bienes materiales, que mata la vida espiritual y la esperanza en un mundo mejor, mientras los seres humanos se llenan de cosas materiales, inútiles, o del miedo por no poseerlas o de perderlas como resultado de eventuales transformaciones que revitalizando la vida cotidiana vayan eliminando las velos de las miserias que ocultan la dictadura mundial que aplana sueños libertarios e implanta la rutina de la sumisión.

Lo que mantiene el espíritu de resistencia y rebelión del pueblo venezolano, son, principalmente, las esperanzas y sueños en un mundo mejor, que el presidente Chávez fue sembrando mediante claras realizaciones y la construcción de símbolos espirituales y principios como la solidaridad, la fraternidad, la confianza en que sólo el pueblo salva al pueblo. En el desarrollo del proceso, el paternalismo, el oportunismo, el burocratismo, la corrupción, que se han hecho crónicos, son un grave peligro de retroceso e involución hacia el egoísmo y la ruptura de los nexos solidarios.

La fase más difícil de la guerra es la defensa de los principios y la construcción simbólica, base de la unidad cívico-militar, que demanda la movilización de las milicias populares, sangre y sudor del poder popular. Base de un gobierno revolucionario y de un pueblo unido que jamás será vencido. Tiene un aspecto material, pero es en la fortaleza espiritual donde se decide.

Ese poder mundial, mantiene conflictos en el mar de China, Asia, Medio Oriente, África, Europa, las fronteras de Rusia y la región latinocaribeña. Como bien sabemos en Venezuela se está decidiendo el resultado.

San Juan de los Morros 21mar2019: Encuentro con Marinella Correggia

SIEMBRA DE CHÁVEZ

En el Marco de los seis (6) años de la siembra del comandante Chávez la UNERG, FREUNERG y la cátedra UNASUR tienen el honor de invitarl@s a la Conferencia CHÁVEZ, PRESIDENTE DE LA PAZ Ponente: Marinella Correggia.

Lugar: auditorio Hugo Chávez Frias

Fecha: jueves 21 de marzo 2019

Hora: 2 pm

Pueblo y diplomacia vs casus belli

L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono, persone in piedi, albero, pianta, bambino e spazio all'apertopor Julio Escalona

Caracas, 07mar19.- Venezuela está en guerra. Las denuncias de Cuba y Rusia, confirman los pasos
para cercar militarmente a Venezuela. Trump ha ordenado cero negociaciones, pero nuestra diplomacia se anota continuos éxitos contra la agresión.

Avanza una ofensiva nacional-mundial, que incluye guerra psicológica y mediática, utilizando mentiras, calumnias, intrigas, orientadas a sembrar terror, desmoralización, negación de los imaginarios y sentimientos solidarios para imponer el egoísmo y plenar de confusiones y perversiones el alma popular.

Además, el bloqueo económico, comercial y financiero agudiza la crisis económica, la escasez, la desesperación… Pero, la mayoría del pueblo mantiene la conciencia antiimperialista.

Un grupo de compañeros ha planteado una consulta electoral en medio de este cuadro e insiste en la inconstitucionalidad de la Asamblea Nacional Constituyente. En parte alguna de la CRBV se señala la necesidad de un referéndum consultivo para convocar la ANC. Heroicamente amplios sectores populares participaron en la elección y el art. constitucional 348 es taxativo al señalar quien tiene la iniciativa para la convocatoria. ¿Podría establecerse la unidad para enfrentar la agresión imperial?

No hay salida negociada a la crisis por responsabilidad de la dirección opositora, que ha dado un golpe de Estado al promulgar el Estatuto que rige la transición a la democracia… y utilizando arbitrariamente el art. 233, ilusoriamente depone al presidente Maduro sin cumplir los requisitos exigidos para declarar falta absoluta del presidente y sin convocar a “una nueva elección… dentro de los 30 días consecutivos siguientes”. La derogación de la CRBV se encubre diciendo que “los
mecanismos jurídicos establecidos en la Constitución resultan insuficientes” (Matheus, redactor) como si ellos tuviesen facultades para interpretar y corregir la CRBV.

Un sector significativo del pueblo venezolano no aceptará la arbitrariedad. Por eso el auto proclamado ha dicho que invocará la intervención militar de EEUU para masacrar, contando con la maquinaria militar de EEUU, a los que somos parte de ese pueblo. Pero Ud., señor autoproclamado, no podrá evadir su responsabilidad criminal y puede que la masacre no sea suficiente para someter a la nación venezolana, pues diplomáticamente los venimos derrotando.

Milano 23mar2019: Giù le mani dal Venezuela!

A Michelle Bachelet

L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, persone in piedi, folla e spazio all'apertopor Pasqualina Curcio

18 marzo, 2019 8:00 am

En 1972, en la ONU, Allende dijo: “resulta tanto más doloroso tener que venir a esta tribuna a denunciar que mi país es víctima de una grave agresión. El imperialismo y su crueldad tienen un largo y ominoso historial en América Latina, somos víctimas de una nueva manifestación del imperialismo. Más sutil, más artera, y terriblemente eficaz, para impedir el ejercicio de nuestros derechos de Estado soberano. Esta asfixia financiera de proyecciones brutales, se ha traducido en una severa limitación de nuestras posibilidades de abastecimiento”.

Pocos le escucharon.

Un año después, 1973, bombardearon La Moneda. Asumió la presidencia Pinochet. Inició la más cruenta de las dictaduras.

Dos años después, 1975, senadores del Congreso de EEUU demostraron que la CIA participó en el golpe de Estado. Concluyeron que derrocaron un gobierno democrático para instaurar una dictadura.

Medio siglo después, 2019, resulta tanto más doloroso tener que denunciar que mi país, Venezuela, es víctima de la misma grave agresión.

Vivimos una situación económica y política, que sin llegar a ser una crisis humanitaria, se caracteriza por la dificultad para adquirir medicinas y algunos alimentos, así como el aumento acelerado de los precios. Las causas son las medidas coercitivas unilaterales e ilegales del imperialismo y los ataques a nuestra moneda que a la fecha nos han ocasionado pérdidas por más de 110 mil millones de dólares, equivalentes a 30 años de comida y medicinas para nuestro pueblo.

Al igual que en Chile, hemos sido víctimas de actos fascistas y terroristas. Recientemente sufrimos un blackout criminal que dejó sin electricidad, agua, combustible y comunicación a los 30 millones de venezolanos durante 4 días. Apagón similar al sufrido por el pueblo chileno el 14 de agosto de 1973. No es casualidad.

Señora Alta Comisionada para los DDHH de la ONU, los venezolanos no necesitamos ayuda humanitaria. Requerimos que el imperialismo levante el bloqueo financiero y comercial, cese el ataque a nuestra moneda y detenga los actos terroristas contra nuestro pueblo.

Reclamamos justicia.

Reconocer que estas acciones y manifestaciones del imperialismo son crímenes de lesa humanidad, sería un paso importante para la estabilidad y la paz mundial.

A respecto, la ONU tiene, desde hace décadas, una gran deuda.

Para la inclusión del Derecho al Agua y al Aire en la Declaración Universal de los Derechos Humanos de la ONU

Queridas y queridos comaradas de luchas,

yo, Amarilis Gutierrez Graffe, quiero pedirles de forma personal el apoyo a esta solicitud por favor, su firma y su difusión.

Gracias por permitirme ser una de ustedes. Finalmente, permítame pedirle que firme, si está de acuerdo, la petición para la inclusión del Derecho al Agua y al Aire en la Declaración Universal de los Derechos Humanos de la ONU.

La idea de la petición nació al concluir la 13ª Conferencia sobre Física, Química y Biología del Agua, celebrada en Sofía, Bulgaria, del 18 al 21 de octubre de 2018. La Apelación se incluyó en las resoluciones finales de la IV Conferencia. Internacional por el Equilibrio del Mundo, La Habana, Cuba 28 al 31 de enero de 2019. El Prof. Noam Chomsky, el Prof. Luc Montagnier (Premio Nobel de Medicina) están entre los primeros firmantes, junto con muchos científicos que participan en la Conferencia de Sofía.

Puede encontrar y firmar la petición en el sitio web.

Cari compagni di lotta, vorrei chiedervi personalmente il supporto per questa richiesta, firmatela e distribuitela. Grazie per consentirmi di essere una di voi. Io, Amarilis Gutiérrez Graffe, vi chiedo di firmare, se siete d’accordo, la petizione per l’inclusione del diritto all’acqua e all’aria nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.

L’idea della petizione è nata alla conclusione della 13a Conferenza di Fisica, Chimica e Biologia dell’Acqua, svoltasi a Sofia, in Bulgaria, dal 18 al 21 ottobre 2018. L’Appello è stato incluso nelle risoluzioni finali della IV Conferencia International por el Equilibrio del Mundo, La Habana, Cuba 28 – 31 gennaio 2019. Il Prof. Noam Chomsky, il Prof. Luc Montagnier (Premio Nobel per la Medicina) sono tra i primi firmatari insieme a molti scienziati partecipanti alla Conferenza di Sofia.
Puoi trovare e firmare la petizione sul sito web.

Dear fellow wrestlers, I would like to personally ask you for support for this request, please sign and distribute it. Thank you for allowing me to be one of you. Finally, let me ask you to sign, if you agree, the petition for the inclusion of the Right to Water and to Air in the UN Universal Declaration of the Human Rights. The idea of the petition was born at the conclusion of the 13th Conference on the Physics, Chemistry and Biology of Water, held in Sofia, Bulgaria, October 18-21, 2018. The Appeal has been included in the final resolutions of the IV Conferencia International por el Equilibrio del Mundo, La Habana, Cuba 28 – 31 January 2019. Prof. Noam Chomsky, Prof. Luc Montagnier (Nobel Prize for Medicine) are among the first signers together with many scientists participating tothe Sofia Conference.

You may find and signthe petition at the web site

https://secure.avaaz.org/it/community_petitions/United_Nations_Assembly_and_its_Secretary-General__Inclusion_of_the_Right_to_Water_and_Air_in_the_UN_Universal_Declaration_of_Human_Rights/details/

Please, also ask to sign it to as many people as you can, including your colleagues and the students at your university and any other people in general. Possibly post it also on “social” media such as Facebook, Instagram, etc.

All my best thanks for collaborating to and promoting this important project.
Regards,

Giuseppe Vitiello

Campaña por el 9 de agosto Día Internacional de los Crímenes USA a la Humanidad

DECLARACIÓN MUNDIAL CONTRA LOS CRÍMENES ESTADOUNIDENSES A LA HUMANIDAD

Texto redactado el 17 de Julio de 2017 por el sociólogo Atilio Boron, el escritor Alejo Brignole, la investigadora Telma Luzzani, la periodista y la escritora Stella Calloni, en el marco de la campaña por el 9 de agosto – Día Internacional de los Crímenes Estadounidenses Contra la Humanidad.

I

NOSOTROS, LOS PUEBLOS Y NACIONES DEL MUNDO, DECLARAMOS:

Que la civilización, entendida como expresión plural, diversa y multicultural que da cobijo a todas las manifestaciones humanas, a la convivencia entre los pueblos y provee el marco natural para el desarrollo pleno del ser humano, reprueba y condena enérgicamente las acciones políticas y militares estadounidenses en todo el mundo que vulneran flagrantemente las convenciones internacionales, los valores humanistas y los protocolos del derecho internacional expuestos en el marco de las Naciones Unidas y en organismos creados para hacer posible la justa convivencia entre los pueblos.

POR TANTO:

DENUNCIAMOS Y CONDENAMOS las reiteradas expresiones del horror programado practicadas por los diversos aparatos estatales de Estados Unidos en todo el mundo. Condenamos además sus intentos de legitimar la violencia militar y diplomática que ejerce, apelando en sus discursos y proclamas a principios democráticos y republicanos, los cuales son vulnerados tanto en su política exterior, como interior.

DENUNCIAMOS Y CONDENAMOS que Estados Unidos a lo largo de todo el siglo XX, y en lo transcurrido de este siglo XXI, haya fomentado, utilizado, perfeccionado y legalizado la tortura como método para alcanzar objetivos económicos, represivos y de dominación ideológica. Entendiendo que esta utilización sistemática, continua y organizada metodológicamente, ha terminado por naturalizar todo aquello que la civilización debe erradicar: el terror, el abuso cruel y despiadado de unas personas contra otras, la dominación de unas naciones por sobre el resto, el terrorismo de Estado, y la desintegración de la voluntad moral que todo persona humana debe poseer, pero que el temor a la tortura desvanece.

DENUNCIAMOS Y CONDENAMOS las irrefutables muestras dadas por Estados Unidos como un Estado torturador que no sólo aplica, sino que legitima la violencia, organizando recursos y personas para la tortura, desplegando estas capacidades en todo el mundo, publicando manuales para instruir sobre formas de tormento y entrenando especialistas para la estas tareas de lesa humanidad.

DENUNCIAMOS Y CONDENAMOS las acciones unilaterales de Estados Unidos en todo el mundo que, pretendiendo ser legales utilizando los foros democráticos mundiales como las Naciones Unidas contravienen todo principio de convivencia entre las naciones, generando guerras innecesarias y millones de muertos dispersos en múltiples conflictos, junto a la destrucción de ciudades e infraestructuras en todo el mundo, llevando de esta manera la degradación, la muerte y la desesperación a millones de seres humanos, por el simple hecho de no aceptar las políticas impuestas por Washington.

DENUNCIAMOS Y CONDENAMOS que Estados Unidos sea poseedor de un millar de bases militares en todo el mundo, pues esta presencia convierte a ese país en una nación colonialista, opresora e irrefutablemente imperialista que no solo pervierte los ideales humanistas con que fue fundada en 1776, sino que además convierte al resto del mundo en un campo cautivo de su poderío militar, sin que ningún organismo o foro internacional lo autorice o habilite.

DENUNCIAMOS Y CONDENAMOS que Estados Unidos realice asesinatos selectivos en todo el orbe, que financie y construya centros clandestinos de detención de personas, que promueva la persecución política seguida de muerte o tortura para miles de intelectuales, activistas y líderes sociales que no comulgan con las estrategias de Estados Unidos en el mundo, entendiendo que tales prácticas promueven un sistema de convivencia internacional retrógrado y que degrada la civilización.

DENUNCIAMOS Y CONDENAMOS que Estados Unidos ejerza en su diplomacia y con su poder militar y económico, vulneraciones reiteradas, intencionales y programadas, de gran parte de los principios contenidos en la Declaración Universal de los Derechos Humanos, sancionada por la Asamblea General de las Naciones Unidas en 1948, convirtiendo a Estados Unidos en la nación que más ha vulnerado y vulnera actualmente todos los artículos contenidos en dicha Declaración Universal. Y que, por tanto, debe ser considerada una nación peligrosa para la convivencia mundial y contraria a todo humanismo, pues promueve la disolución de los lazos fraternos que deben ser la base de la civilización, lesionando la concordia entre las naciones.

Los pueblos y naciones del mundo DENUNCIAMOS Y CONDENAMOS las acciones militaristas, los intervencionismos armados y las injerencias políticas de Estados Unidos en diferentes países, cuyas consecuencias más visibles son la muerte, las hambrunas, la destrucción de tejidos sociales e infraestructuras básicas que mediante bombardeos, invasiones y ataques por tierra y aire, consiguen arrasar todo aquello que no conviene a la supremacía global estadounidense, convirtiendo al planeta en un lugar inestable y condenado al sufrimiento, solamente para satisfacer las apetencias de un solo Estado nacional dominante y carente de una moral humanista efectiva.

Por último, DENUNCIAMOS Y CONDENAMOS todo intento propagandístico y discursivo por parte de Estados Unidos, de mostrarse como una nación defensora de la humanidad, de la democracia y de los mejores ideales para la convivencia internacional, pues nada de ello resulta coherente con las acciones constatables en su historia moderna. Hoy sabemos que los recursos que Estados Unidos destina a ayudas humanitarias y proyectos de cooperación e incentivos a la democracia, son concebidos para obtener resultados estratégicos o para instalar el concepto de que Estados Unidos es una nación benefactora, en vez de un Estado agresor que tortura, oprime y limita el desarrollo de naciones y sociedades en todo el mundo.

II

Porque las acciones militares y políticas estadounidenses han vulnerado de muchas y muy variadas maneras la dignidad humana, sembrando la muerte, la desnutrición, el atraso económico, promoviendo y financiado dictaduras, asesinando militantes y dirigentes humanistas, desapareciendo y torturando masivamente a personas, bombardeando ciudades y poblaciones civiles indefensas…

DECLARAMOS Y ADVERTIMOS: Que para su subsistencia, las generaciones futuras deberán comprender y luego actuar políticamente para poner fin a la filosofía necrófila, militarista e imperialista que los Estados Unidos de América aplica con sus crímenes internacionales, incluidos los graves delitos ecológicos que perpetra para su exclusivo beneficio económico y el de su empresas trasnacionales diseminadas en todo el mundo, dilatando, además, la firma de protocolos internacionales y malogrando acuerdos para la defensa ecológica y la reducción de contaminaciones.

Que las guerras preventivas, las torturas programadas y la persecución de opositores junto a la devastación de ecosistemas en todo el planeta impuesta por una filosofía del lucro infinito, deben cesar. Y para que ello ocurra, los pueblos del mundo tienen el imperativo de responder a la destrucción sistemática que impone la política exterior de Washington.

Que sin desconocer ni abjurar de las múltiples aportaciones del pueblo y la sociedad estadounidenses al género humano en el campo de las ciencias, la cultura, el arte y el progreso tecnológico, debemos condenar todo aquello que pervierte, degrada y diluye esos valiosos aportes al mundo, comprendiendo y defendiendo la idea que ninguna nación tiene mayor derecho sobre otra, ni ninguna cultura, ser humano sociedad puede arrogarse el derecho a la dominación y a tutelas de ningún tipo.

POR TANTO: Ante la multitud de crímenes estadounidenses contra la Humanidad, designamos una fecha conmemorativa en homenaje a esos pueblos, países y sociedades que fueron aplastados por la voluntad y la ambición de un único Estado que busca someter por diferentes métodos a casi todas las naciones del orbe. Desde las remotas islas de Pacífico, a los Estados Europeos, desde África Subsahariana, Oriente Medio, Asia o América Latina, todas han sufrido en su suelo los estragos del militarismo y la diplomacia intervencionista de Estados Unidos.
En esta perspectiva histórica y humanista, que está libre de ideologías sectarias, más que los que alienta un humanismo universal y horizontal…

PROMOVEMOS: Que el día 9 de agosto sea reconocido por las naciones de mundo, como el DÍA INTERNACIONAL DE LOS CRÍMENES ESTADOUNIDENSES CONTRA LA HUMANIDAD, por ser aquel 9 de agosto de 1945 el día en que la ciudad de Nagasaki fue innecesariamente destruida por un segundo ataque atómico. Bombardeo de magnitudes genocidas que se realizó con el fin de enviar un mensaje disuasorio a la Unión Soviética sobre el poderío estadounidense y que ocasionó una masacre brutal entre la población civil. Vaya esta fecha como una más de las muchas que podrían servir como un recordatorio oprobioso para la civilización sobre el rol estadounidense en la historia del último siglo y su desprecio por la vida humana.

Todos los pueblos del mundo que se sientan unidos por ideales fraternos, por principios de convivencia pacífica y de concordia en la diversidad, pueden alzar esta consigna universal para permitir que la Civilización continúe un derrotero edificante basado en la igualdad ante la ley y con un derecho internacional liberado de hegemonías y dominaciones sectarias.

LAS Y LOS ABAJO FIRMANTES, QUE NOS DECLARAMOS MILITANTES POR OTRO MUNDO POSIBLE, MÁS PACÍFICO, COOPERATIVO, RESPETUOSO CON LA MADRE TIERRA Y LIBERADO DE COLONIALISMOS Y MILITARISMOS, DECLARAMOS A ESTADOS UNIDOS, SU GOBIERNO Y SUS GRANDES CORPORACIONES COMO ACTORES QUE PONEN EN PELIGRO LA CONTINUIDAD HUMANA EN EL PLANETA Y EL PROGRESO DE LA CIVILIZACIÓN.

QUE LA PAZ ENTRE LAS PERSONAS DE BUENA VOLUNTAD SEA SIEMPRE EL LENGUAJE QUE NOS UNA Y NOS CONDUZCA A UN CRECIMIENTO COMPARTIDO.

La marcia degli invincibili derubati

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Caracas, 15mar2019.- Gabriela Molina Galindo del Movimiento ecologista venezolano (Meven) era dispiaciuta: troppo tardi e a cose fatte hanno saputo delle marce per il clima svoltesi il 15 marzo in diverse città del mondo… Ne avrebbero volentieri organizzata una. Il suo gruppo lavora sulla base dell’obiettivo V del Plan de la Patria, un progetto di civiltà tale da superare il capitalismo di rapina.

Il Meven era fra i partecipanti ieri alla marcia antimperialista a Caracas (e gentilmente portava anche un cartello italiano, contro le guerre e i golpe per il petrolio). Per chilometri e per ore hanno sfilato con magliette rosse e cappelletti, dopo ore di attesa alla partenza, pazienti sotto il sole.

In questi giorni si dovrebbe commemorare l’avvio di numerose guerre dell’Impero (come per l’impero romano, quello Usa inizia molte campagne belliche nel mese di marzo, il mese dedicato al dio della guerra): Yugoslavia il 24 marzo 1999, Iraq il 20 marzo 2003, Libia il 19 marzo 2011…

A Caracas l’oceanica manifestazione è stata come al solito pacifica – e molto orgogliosa di aver superato la prova delle ristrettezze idrico-elettriche. «El apagón no tumba la revolución» (il black-out non fa cadere la rivoluzione), recitava un cartello. Fra i  numerosi del Frente Francisco de Miranda, specializzato in opere sociali, creato nel 2004, dicono orgogliosamente, da Hugo Cháveze da Fidel Castro – numerose le bandiere cubane del resto. Ma anche «500 anni dopo tornano a rubare il nostro oro»: per ricordare che la campagna cosiddetta umanitaria messa in atto dagli Usa e dai loro lacchè contro il Venezuela è surreale, viste le sanzioni e il sequestro in atto dei beni venezuelani all’estero. «Usa ladroni», «Ci restituiscano la Citgo» (la Citgo Petroleum Corp, controllata petrolifera venezuelana della quale il giudice distrettuale Usa Stark ha disposto il sequestro l’anno scorso).

Qualcun altro ricordava che «Chávez ha trasmesso a Maduro la capacità di resistere ai colpi di Stato». Una donna colombiana (ne risiedono in Venezuela 5 milioni) leggendo il giornale gratuito Ciudad Caracas commentava con i vicini: «Chissà perché nessuno si scandalizza per i continui omicidi di leader popolari nel mio paese», concludendo con un «Cristo vive». Molto colorata la rappresentante del Movimento degli afrodiscendenti nonché organizzatrice nel sistema di vendita popolare Mercal.

E insieme agli slogan «Guaidò pagliaccio» e agli onnipresenti venditori degli assurdi lecca-lecca montati su canne da zucchero traforate («purtroppo sono la moda del momento anche se costano quanto una cassa di generi essenziali sovvenzionati quasi alla gratuità dal governo», commentava una ragazza del Meven) sfilava anche, portato da una donna, un «Paz y resistencia». Non c’è bisogno di traduzione.

Alla marcia hanno partecipato anche alcuni attivisti dell’orto comunitario Zamora, mentre gli altri curavano il loro spazio scosceso dove accanto alle erbe medicinali e a sistemi artigianali di irrigazione goccia a goccia, si arrampicano fagioli di varietà recuperate dall’estinzione e la moringa, albero miracolo la cui importanza fu indicata da Fidel a Chávez. Ma anche lì nell’orto, si discorre di agroecologia e al tempo stesso del suo contrario: le guerre dell’impero, sulle quali i venezuelani di base si dimostrano molto informati. A differenza degli italiani di base e di vertice.

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