Con Maduro, l’Assemblea Costituente e la Democrazia dei consigli!

di ALBAinformazione

ALBAinformazione per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli, pubblicazione dell’Associazione Nazionale di Reti ed Organizzazioni Sociali d’Italia, invita tutti i movimenti di solidarietà internazionalisti a sostenere convintamente l’Assemblea Nazionale Costituente del Venezuela proposta dall’operaio e presidente venezuelano Nicolás Maduro Moros, di cui si terrà l’elezione il 30 luglio 2017. La  legittimità e legalità della Costituente è scritta a chiare lettere nella attuale Costituzione Bolivariana (Titolo IX, Capitolo III, art. 348 CRBV, 1999) , “La Pioniera”, come l’ha definita lo stesso Presidente Maduro. 

Una elezione democratica non solo nella forma, come piace, a parole, sempre alla borghesia, ma democratica e popolare anche nella sostanza, poiché i protagonisti saranno gli elementi più avanzati delle masse popolari organizzate venezuelane: contadini, operai, pescatori, casalinghe, pensionati, donne, uomini, professionisti, imprenditori, giovani e studenti, tra gli altri, che forgiano la propria libertà praticandola, ed imparano massivamente e collettivamente a costruire il proprio futuro, facendolo.  

Siamo perfettamente coscienti che le classi privilegiate e oggi dominanti nel mondo, vedono l’indizione di una Assemblea Costituente autenticamente popolare come il fumo negli occhi, un esempio da evitare nella maniera più assoluta perché rischia di trasformare il Venezuela in un’altra democrazia popolare che collide in maniera stridente con l’imperialismo e gli interessi speculativi dei circuiti finanziari internazionali. Questi signori fanno e faranno sempre più e di tutto a ché questo esempio non rischi di espandersi in ogni angolo del mondo. Noi faremo sempre di più e meglio affinché, al contrario, questi esempi, come quello della Rivoluzione Bolivariana, siano sostenuti ed emulati creativamente ed abbiano un seguito sempre più ampio, a cominciare dal nostro paese. Per questi signori il pericolo oggi è che il Venezuela Bolivariano si trasformi completamente in un “regime di tipo castrista, ossia una dittatura marxista”, come sentiamo dire nei loro mezzi di distrazione di massa, sempre tesi alla distruzione e alla devastazione delle coscienze, alla intossicazione e alla diversione di menti e cuori, all’avvelenamento delle percezioni, delle sensazioni e dei sentimenti.

Risuonano di nuovo, con una veste nuova ma sempre più scura e cupa, le parole che pronunciò il signor Henry Kissinger, segretario di Stato ai tempi di Nixon e Ford, con le quali di fatto condannarono a morte Allende ed il suo governo di Unidad Popular: “Deve sapere che non lasceremo arrivare in Cile una sola vite o un solo dado … Non capisco perché dovremmo starcene immobili e guardare una nazione diventare comunista a causa dell’irresponsabilità del proprio popolo”.

Como sono soliti fare tutti i reazionari e i fascisti, scaricano le responsabilità sui popoli, li immagino e li descrivono come minorati, incapaci geneticamente di costruire il proprio futuro. Come scriveva il poeta venezuelano Aquiles Nazoa, noi, contrariamente ai lor signori, sì, crediamo nei popoli e nelle loro capacità creatrici.

Le oligarchie di ogni latitudine, i capitalisti e l’alta finanza, le alte sfere delle mafie, le cupole clericali, i residui feudali e nobiliari che ancora non sono stati spazzati via, ben al di là delle belle parole di Bergoglio, si stringono sempre più nella loro “santa alleanza” per restaurare il loro potere governativo in Venezuela, defenestrare Maduro, come hanno già fatto con Allende in Cile nel ’73, per citare un solo caso.

Tutti compatti: dal PD del signor Renzi, al polo delle Libertà di Berlusconi in Italia, dalla destra reazionaria europea fino a quella che un tempo fu la “Internazionale Socialista” oggi al carro del golpista Ramos Allup rappresentante della banda criminale della MUD – “Internazionale” di cui da tempo resta solo il nome ed un ricordo sbiadito per i popoli del mondo – tutti costoro intonano all’unisono e a reti unificate i loro canti di morte e distruzione. E come spesso accade nella Storia, con l’aiuto “esterno” di chi si immagina o si definisce più “a sinistra” di tutti gli altri che con i primi non perdono l’occasione di andare a braccetto.

Oggi più che mai è il tempo delle definizioni, tertium no datur, come evidenziava sempre il Comandante Chávez. Chi si immagina che ci possa essere, oggi meno che mai, una terza via o è un imbroglione, o al meglio è un ingenuo. In mezzo abbiamo solo le barricate dei guarimberos, di cui abbiamo ben visto il carico di odio irrazionale e criminale, che è proprio delle squadracce fasciste di ogni epoca.  

Come in ogni Rivoluzione che non sia una farsa, tutte e tutti sono chiamati a prendere posizione e ad ogni passaggio epocale i protagonisti cambiano, ma i ruoli restano. I processi vanno depurandosi e il posto dei protagonisti spetta sempre al popolo, e a chi lo incarna. Chi prima c’era, come spesso accade non c’è più, e viceversa, chi non c’era ieri c’è invece oggi. Da Douglas Bravo e i suoi seguaci, al generale Baduel.

La rivoluzione accoglie sempre il contributo di tutti, anche di quelli più indecisi, arretrati e titubanti, di quelli che vengono, di quelli che vanno o di quelli che tornano, qualsiasi sia esso il motivo che li muove. Dei protagonisti del Giuramento del Samán de Güere, anche se sono rimasti fisicamente in vita solo coloro che quel giuramento hanno tradito, quando spariranno anche fisicamente, costoro troveranno già riservato il loro posto nel dimenticatoio della Storia. Nulla è eterno tranne la trasformazione popolare, e chi la incarna.

Chi dice che la Costituzione Bolivariana del 1999  non è migliorabile, e non vi è nulla di più democratico che si possa immaginare, mente sapendo di mentire. E la loro ipocrisia va di pari passo con quella di chi questa stessa Costituzione del 1999 l’ha combattuta con il coltello tra i denti, e oggi dice, con quello stesso coltello tra i denti, di volerla difendere. Ipocrisie complementari.

Con l’Assemblea Nazionale Costituente il popolo venezuelano si è conquistato un’occasione molto utile per fare un passo avanti concreto nella sua rivoluzione di nuova democrazia verso il socialismo. Noi lo accompagniamo in questo percorso. 

Viva l’Assemblea Nazionale Costituente! 
Viva Maduro!
Viva Chávez!
Viva la Rivoluzione Bolivariana! 
Viva il Potere Popolare!
Viva il Socialismo!  

#LaConstituyenteSiVa
#VictoriaConstituyente

 

(VIDEO) Milioni di chavisti alle urne in Venezuela per la ANC

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Vari media internazionali oggi utilizzano le foto dei chavisti in fila ai seggi per il simulacro della Costituente a Petare, facendoli passare per oppositori al presidente Maduro che votavano per il plebiscito illegale della opposizione.
Spicca ‘EL PAÍS’ il principale giornale spagnolo facente parte del gruppo de ‘la Repubblica’ in Italia.

Milioni di chavisti in fila ai seggi per votare alle prove ufficiali (simulacro electoral) delle elezioni dell’Assemblea Costituente, boicottate dall’opposizione.
Invece oggi i nostri media ci racconteranno del plebiscito farsa e illegale della opposizione.

“Farsa” poiché era possibile votare anche in 20 tavoli differenti visto che non erano richiesti requisiti e non esisteva alcun registro ufficiale.
“Illegale” perché la Costituzione non prevede e non riconosce quel tipo di consultazioni.

#LaConstituyenteSiVa
#VictoriaConstituyente

http://www.telesurtv.net/news/CNE-venezolano-destaca-maxima-participacion-en-ensayo-electoral-constituyente-20170716-0038.html

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El plebiscito de la MUD: show, delito y golpe

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El plebiscito convocado por la oposición venezolana, representada por la Mesa de la Unidad Democrática (MUD) es, una vez más, una clara estrategia de manipulación. Operando desde la simbología de un supuesto mecanismo de democracia participativa, esta estrategia está pensada en función de su proyección mediática, sea a nivel nacional – para alimentar la tensión social – sea, sobre todo, a nivel internacional, para seguir manufacturando un consenso en contra de la Venezuela bolivariana. Al mismo tiempo constituye un delito en sí y un intento de golpe de Estado: como tal, no puede quedar impune.

Falacias del Plebiscito

El plebiscito es una figura jurídica que no existe en Venezuela pero sí en otros países, en cuyos imaginarios colectivos se considera como expresión de la voluntad popular de toda una nación. El objetivo de la MUD es claro: dar a entender que la población venezolana en su totalidad está en contra del Gobierno Bolivariano. Una vez más entonces es una estrategia pensada en función de su mediatización internacional, elemento crucial en la guerra de cuarta generación que han venido librando de la mano de las grandes corporaciones internacionales y de la derecha mundial, y a través de la cual quieren destruir el proceso bolivariano.

Por otro lado es también una estrategia que busca recomponer las fuerzas opositoras, cansadas y divididas después de más de 100 días de manifestaciones violentas y asesinas: ésto ha llegado a provocar cierto rechazo incluso entre sus simpatizantes; de ahí la búsqueda de estrategias en apariencia más “democráticas” y “legales”. Sin embargo, de legal éste plebiscito no tiene absolutamente nada: es un verdadero castillo de naipes, construido con engaños, mentiras y manipulaciones, justificadas a los límites del absurdo por quienes lo promueven.

“Su falsedad, su ausencia de control sobre los resultados y sobre quienes deben sufragar, es una de las características más visibles de esta maniobra” explica, en entrevista para Alba TV, el abogado Isaías Rodríguez, quien ejerce funciones de embajador de la República Bolivariana de Venezuela en Italia y que forma parte de la Comisión Presidencial de la Asamblea Nacional Constituyente (ANC). El Plebiscito convocado por la MUD, sigue Rodríguez, “no tiene data, ni organismo confiable que lo vigile, ni nadie a quien rendir cuentas. Han declarado cínicamente que quemarán las actas y los documentos una vez concluida la actividad. Esto quiere decir que no son confiables. Ni antes ni después reflejarán credibilidad alguna. No es un acto responsable ni siquiera para quienes confían en el liderazgo de la MUD”.

Por otro lado, la misma figura del plebiscito es muy discutida en los mismos países cuyo ordenamiento jurídico la contempla. De hecho, a pesar de una apariencia de democracia participativa y directa, el plebiscito ha sido cuestionado como una medida demagógica y populista, que puede llegar incluso a debilitar la democracia: porque pese a las expectativas que generan, los plebiscitos no son vinculantes.

“El plebiscito es un procedimiento que emplaza el elector a votar simplemente por un sí o por un no. No abre el voto, ni las respuestas a una reflexión profunda: encierra las respuestas”, analiza Isaías Rodríguez, acotando que, históricamente, ninguna constitución venezolana ha contemplado la figura del plebiscito, pese a que en 1957 Pérez Jiménez convocara uno “para tratar de extender su dictadura por cinco años más. Fue un elemento que desacreditó su dictadura, incluso produjo su caída. Este plebiscito no lo contemplaba la constitución perezjimenista de 1953, ni la siguiente de 1961, ni tampoco ésta de 1999”.

El Plebiscito en Venezuela es un delito

El problema no se limita a este show irracional montado por la MUD: desde el punto de vista legal, “el Plebiscito del 16 de Julio es un fraude constitucional, un delito”, como escribe la abogada constitucionalista Olga Álvarez. Explica Álvarez: “en el caso de nuestra CRBV [Constitución de la República Bolivariana de Venezuela] se incorporaron diversos mecanismos de democracia directa: elección de cargos públicos, referendo consultivo, aprobatorio, derogatorio, revocatorio; asambleas de ciudadanos, cabildo abierto, consultas populares, iniciativas legislativas, constitucionales y constituyente; todas con CARÁCTER VINCULANTE, es decir es obligatorio para el Estado atender sus resultados […]. Cada mecanismo de consulta tiene un procedimiento específico, un convocante específico, condiciones de validez específicas y materia a consultar específica en cada procedimiento. […] No existe en la CRBV ningún artículo que permita hacer una consulta de algún tema de interés nacional por un mecanismo diferente al REFERENDO y este debe ser organizado exclusivamente y excluyentemente por el Poder Electoral. Una consulta no contemplada ni por la materia ni por el procedimiento en la CRBV, es absolutamente NULA, inexistente en el mundo jurídico y su intento configura un ilícito constitucional, un fraude constitucional […] La Encuesta convocada por la MUD, haciéndola aparecer como VOTO, es un DELITO y todo aquel que participe incurre en violación flagrante a la Constitución y de las leyes electorales. Atenta contra la forma democrática de gobierno.”

Entonces, otra vez una estrategia de distorsión y manipulación: la oposición se declara defensora de la Constitución, atentando en contra de ella. Así también llama a Plebiscito, como supuesto instrumento de democracia directa, para en realidad atentar en contra de la democracia participativa, pilar del proceso revolucionario bolivariano y de la cual es expresión la Asamblea Nacional Constituyente (ANC), contra la cual llaman a votar el 16 de julio.

>>>El Plebiscito es un llamado al Golpe de Estado>>>

Da Caracas a Napoli di razzismo si muore: Giustizia per Ibrahim!

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da Ex-OPG – Napoli

Ieri abbiamo appreso della morte di Ibrahim Manneh, un giovane ragazzo ivoriano di 24 anni che ormai da cinque anni viveva a Napoli. Ibrahim è morto perché le cure e gli aiuti gli sono stati negati da troppi e quando sono giunti era ormai troppo tardi. Ibrahim è morto di mala sanità e di razzismo.

Perché di razzismo si muore e non solo qui in Italia. Abbiamo tutti negli occhi le immagini delle diverse scene riprese in tante – purtroppo – città statunitensi in cui cittadini neri sono stati uccisi da coloro che sarebbero preposti al mantenimento dell’ordine, le forze di polizia.

Meno noti, perché difficilmente arrivano sulle pagine e sui video dei media mainstream (o, quand’anche arrivano, fanno capolino in maniera del tutto distorta e fuorviante), i casi di razzismo che si sono verificati nelle ultime settimane in Venezuela. Nel paese, settori dell’opposizione al governo del presidente Maduro sono stati protagonisti di violenze di strada di cui sono stati vittime tanti uomini e tante donne, spesso per il colore della pelle. Come per il caso di Orlando Figuera, un giovane cui manifestanti dell’opposizione hanno appiccato il fuoco – sì, lo hanno bruciato vivo in strada – per il solo fatto di esser stato riconosciuto come “chavista”, proprio perché nero. E il suo caso è forse solo il più eclatante, ma non certo l’unico.

Sì, perché in Venezuela, per questi settori violenti dell’opposizione, esser nero significa quasi automaticamente essere chavisti. Vorrebbero probabilmente ricacciarli nella marginalità e nell’esclusione cui erano costretti all’epoca della IV Repubblica, quando a governare erano le oligarchie locali in combutta con l’imperialismo statunitense. Oggi invece i neri sono cittadini a tutti gli effetti perché 19 anni di governi bolivariani, prima del comandante Chàvez e oggi di Nicolàs Maduro, hanno prodotto inclusione e partecipazione, due parole d’ordine della rivoluzione bolivariana.

Anche per questo sentiamo il dolore per la morte di Ibrahim nel profondo dei nostri cuori. È una morte che ci addolora e che ci fa capire, ancor più chiaramente, che in questo sistema non esistono purtroppo isole felici. Che dobbiamo impegnarci, ognuno a partire dal luogo in cui si trova, affinché non si possa più morire in queste condizioni.

Oggi ci stringiamo agli amici di Ibrahim e a tutti quelli che si stanno impegnando affinché la sua morte non cada nel dimenticatoio.

Verità e giustizia per Ibrahim! 

La Constituyente Va y es el escudo protector contra el fascismo

por Carlos Aznárez

Resumen Latinoamericano, 11 julio 2017.- El autor intelectual de múltiples crímenes contra ciudadanos y ciudadanas venezolanas ha vuelto a su domicilio. Goza de un beneficio que en varios países del continente se le concede solamente a quienes han pasado los 70 años de edad o padecen de una enfermedad grave. Sin embargo Leopoldo López no entra en ninguna de esas dos variantes: ronda los 46 años y apenas llegado a su domicilio trepó ágilmente a una escalera, gesticuló ante sus escuálidos seguidores y prometió seguir luchando “por la libertad de Venezuela”. A esa altura, parecía no recordar su promesa de que “voy a salir de la cárcel cuando ya no haya ningún otro preso político”.

El hecho, sin duda, ha conmocionado a unos y a otros. A sus adeptos porque creen recuperar un gurú. Nostálgicos, recuerdan sus gestos histéricos, discursos altisonantes y ataques brutales contra el gobierno legítimo. También, su comportamiento de pandillero prepotente en las movilizaciones que luego derivaban en escenas de gran violencia, con bombas, guayas degolladoras, linchamientos y la práctica de rociar con gasolina y quemar vivos a quienes sospechaban de chavistas. A todos ellos y ellas López los alentaba desde la prisión de Ramo Verde a seguir destrozando todo lo que encontraran a su alcance en cada una de las grandes ciudades que les tocaba “intervenir”. 

Es lógico que frente a tanta muerte y dolor repartido en nombre de cumplir con el mandato de Washington para apoderarse de Venezuela,  la “casa por cárcel” de López resulta bastante indigerible,  precisamente porque por primera vez en mucho tiempo, aparte de los ejecutores materiales de los actos terroristas también se había enviado a prisión a algunos de sus confesos mentores intelectuales.

A pesar de todo, es entendible lo que se mueve detrás de esta libertad a medias. El intento de descomprimir el espiral de locura fascista que alientan los que están tratando de convertir a Caracas en Aleppo y a Maracay en los barrios periféricos de Damasco, por citar solo algunos ejemplos. Se comprende también que después de las presiones recibidas por los “gestores de paz” llegados de distintos países, el Tribunal Superior de Justicia encarara la tarea de aliviar la prisión del genocida López para tratar de dejar sin discurso a sus cachorros neonazis. Parecía necesario encarar la posibilidad de arrebatarle excusas a los que internacionalmente alentaban la revuelta y ponían como pantalla la existencia de algunos políticos presos, no precisamente por hacer política.

Por otro lado, resulta indiscutible que tanto el presidente Nicolás Maduro, como las organizaciones de víctimas de las atrocidades cometidas por la oposición violenta, hayan apelado a toda su paciencia y deseos legítimos de paz al acatar la determinación judicial. Lo mismo ocurre con los miembros de la Guardia Nacional y las Fuerzas Armadas Bolivarianas, alcanzados por las balas provocadoras de los francotiradores. Algo similar ocurre con el sentimiento encontrado de los sectores populares que viven poniendo el cuerpo para sostener las conquistas revolucionarias, pero no dudaron en cerrar filas junto a su Gobierno. Otra cosa muy distinta es creer que todos ellos puedan ser demasiado optimistas ante el paso dado, a sabiendas que tienen que lidiar con enemigos de la talla de quienes acosan a la Revolución Bolivariana.

El regreso de López al ruedo y algunas declaraciones de su esposa, visualizadas desde las atalayas más extremistas de la oposición como una “abierta traición” generaron cruces de reconvenciones y finalmente una serie de divididos llamamientos a seguir con la violencia. La derecha necesita reconfigurarse ya que López entre rejas era una bandera y ahora se convierte en un escollo para algunos sectores. Hay disputa de liderazgos y nuevamente aparece el perfil golpista y agresivo de Henrique Capriles, al que algunos intentaron mostrar como el “lado moderado” del fascismo. El resultado han sido más guarimbas, “trancazos” prolongados, con menos gente, es cierto, pero igual de terroríficos. Allí están de muestra el asesinato de un candidato a Constituyente en Aragua y la bomba colocada con mando a distancia para hacer todo el mal posible al paso de los motorizados de la GNB, siete de cuyos integrantes fueron alcanzados por el explosivo. No faltaron tampoco las recomendaciones injerencistas del presidente español Mariano Rajoy o las del vecino mandatario colombiano, pidiendo más y más a “la dictadura”. El Nobel Santos llegó a la grosería de exigir que Maduro desconvoque la Constituyente.

Frente a este panorama, los mejores hijos e hijas del bravo pueblo no se arredran y se aprestan a demostrarle al mundo que la Constituyente va, a pesar de los pesares.  Que allí debe estar puesta la mira para fortalecer una Revolución, que después de la Cubana, ha sido una de las que más beneficios ha otorgados a los sectores populares.

La Constituyente es el escudo protector pero también el arma ofensiva frente a tanto irrespeto por la vida y semejante complicidad de la burguesía venezolana con el imperialismo. En función de ello, por Bolívar y Hugo Chávez, por Guacaipuro y Manuelita Sáenz, pero también por toda Nuestra América acosada por el neoliberalismo, que el 30 de julio, nadie se quede sin ir a votar. Hacerlo así derivará en una gran victoria colectiva frente a los López, los Capriles, los Almagro y los Trump. 

“Consulta” opositora y Constituyente

por Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Martes 11 de julio de 2017

“Consulta” opositora y Constituyente

En el complejo panorama político venezolano resulta muy difícil la proyección de escenarios futuros. La mayoría del pueblo se encuentra en estado de confusión, sin por ello dejar de mostrar las profundas huellas que dejó en su conciencia el paso por este plano físico de Hugo Chávez Frías. Es esa nueva conciencia lo que ha evitado que la derecha se aproveche del evidente descontento para imponer su actual agenda de violencia, cada vez más minoritaria y foquista, aunque también más violenta, como lo demuestra la emboscada criminal de ayer en la que resultaron heridos siete guardias nacionales.

En medio de esa confusión, las fuerzas políticas desarrollan sus estrategias para la coyuntura con energías dispares. Esta semana la oposición, por ejemplo, se prepara para montar su fraude del próximo domingo, con una “consulta” que algunos descaminados señalan como “vinculante”, lo cual es un absurdo absolutamente bizarro.

La más reciente noticia sobre ese evento la ha dado un cabecilla del partido opositor Acción Democrática, Negal Morales, al anunciar que los cuadernos de votación de esa “elección” serán quemados inmediatamente después de realizada, aduciendo que la medida forma parte de una “serie de iniciativas” que buscarían dar seguridad a los votantes y evitar represalias: “Después de haber sido registrado el elector y totalizada el acta, va a ser quemada, porque no vamos a dejar que ningún funcionario del Gobierno tenga acceso a los nombres y apellidos de la gente”.

La verdad es que este burdo pretexto no hace sino confirmar algo que dijimos en nuestro Análisis del 4 de julio pasado, al referirnos a los dos objetivos de esa “consulta”: “El otro objetivo es recurrente: el espectáculo mediático. Se esmerarán en conformar algunas colas con espontáneos y militantes en zonas donde cuentan con suficiente fuerza para ello, trucarán las cifras de participación y montarán el concierto de los medios del mundo para simular el éxito. Se tomarán la foto y armarán el reportaje, y el mundo ‘sabrá’ que el ‘pueblo’ venezolano votó para sacar a Maduro, rechazar la Constituyente y convocar a la FANB para el golpe de Estado”. El quemar los cuadernos les permitirá mentir sobre el número de participantes sin que haya modo de desmentirlos comprobadamente. Ya lo hicieron una vez, entre el 13 y el 14 de febrero de 2012, después de las primerias opositoras del 12 de febrero, con el mismo objetivo de mentir sobre el número de participantes. Esto lo hicieron a pesar de que hubo una orden del TSJ de que los cuadernos fuesen preservados y resguardados por el CNE (que supervisó esa elección). Es decir, la derecha ya tiene experiencia en el desacato a las decisiones del máximo tribunal. Por ese delito de desacato, la coordinadora electoral de la oposición para entonces, Teresa Albanes, solo tuvo que pagar una multa. Por eso es que la Constituyente tiene entre sus tareas revisar el articulado de la Constitución para reforzar aún más la distribución de justicia y castigar con más severidad delitos graves como el desacato al TSJ.

Ahora bien, mientras la derecha monta esta pantomima, que no tiene otro fin que seguir desarrollando la agenda de conspiración y violencia, y tratar de impedir la Asamblea Nacional Constituyente, nosotros estamos en nuestro principal asunto, precisamente la Asamblea Nacional Constituyente. Nosotros hemos sido y seremos críticos de algunos aspectos organizativos y comunicacionales relacionados con la ANC, pero no dudamos ni por un momento que esta es la principal oferta política del chavismo en este momento (y acaso la única, en el sentido de la actual coyuntura). Hay que defenderla, difundirla, protegerla, impulsarla. No es casual que en el discurso nacional e internacional de la derecha, el principal elemento ha pasado ser la solicitud de que se suspenda la Constituyente. Lo pide el Departamento de Estado de USA, lo pide Almagro, lo acaban de pedir Santos y también la Conferencia Episcopal Venezolana. Y es, por supuesto, objeto de sabotaje y amenazas por parte de la MUD. Y hasta los “disidentes” del chavismo andan bufando contra la Constituyente.

Hay en el chavismo quienes están pensando que la suspensión de la Constituyente puede ser una poderosa herramienta de negociación con la derecha. Es cierto, pero para entregar la Constituyente, tendrían que darnos a cambio las tres cuartas partes del cielo, y no lo van a hacer. Quieren que entreguemos la Constituyente como un acto de capitulación. A todas luces, estamos muy lejos de capitular. Por eso altos dirigentes revolucionarios lo han dicho alto y claro: si vienen con vainas, nos iríamos a las armas.

 

Venezuela: la hipótesis del doble gobierno y el conflicto prolongado

L'immagine può contenere: 3 persone, folla e spazio al chiusopor Marco Teruggi

El problema de la derecha venezolana es haberse propuesto un objetivo sin la correlación de fuerzas necesarias. Aunque en realidad la decisión no fue nacional sino norteamericana, donde reside el nivel estratégico y operacional de las acciones en curso. Falta de correlación porque, para decirlo de manera sintética, no se saca un gobierno por la fuerza si no se tiene el peso de las clases populares o de la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB). Y hoy, a noventa días de iniciado este ciclo, siguen sin tener ninguna de esas dos variables.

No significa que hayan abandonado su política hacia esas dos dimensiones. En el caso de las clases populares, ya convencidos de que no las podrán sumar a su llamado político a sacar el gobierno, han decidido golpearlas aún más con la asfixia económica. En ese cuadro se explican las acciones como la quema de un depósito de comida -60 toneladas incendiadas- que iba destinado a los barrios populares, el ataque a camiones que transportan comida de gobierno, el aumento de precios. Buscan agudizar las condiciones materiales que abran las puertas a saqueos que ellos mismos -con sus grupos de choque- organizan.

Respecto a la FANB han optado por varios movimientos a la vez. Uno ha sido el ataque sistemático armado, tanto sobre la base principal de Caracas (La Carlota), como a cuarteles y batallones en diferentes puntos del país -el último registrado tuvo lugar el martes por la noche en Acarigua, donde se robaron las armas y mataron a un soldado. Otro ha sido el intento de desmoralización permanente a través de ataques por redes sociales. Un tercer elemento, que comenzó desde el inicio del ciclo, fue llamar públicamente a la FANB a desconocer las órdenes del gobierno y sumarse al Golpe -Julio Borges, presidente de la Asamblea Nacional, volvió a hacerlo el miércoles, y ofreció el perdón que no tiene a los soldados que se sumen. Por último, y como siempre en el tiempo de la revolución, han trabajado en las sombras para lograr el quiebre de un sector.

El problema que tienen es que esta suma de tácticas no ha dado el resultado esperado. De no lograrse el apoyo de actores de peso de las FANB, entonces el escenario pasaría a prolongarse. Para eso parecen prepararse.

La hipótesis del conflicto prolongado tendría dos elementos centrales: el político y el armado. En lo político ya lo han anunciado, el plan es, además de desconocer el gobierno de Nicolás Maduro y la Asamblea Nacional Constituyente, avanzar en la creación de nuevos poderes públicos. Esto significa intentar poner en pie un gobierno paralelo. Para legitimar esa línea, que ya está en desarrollo, han convocado al plebiscito del 16 de julio -anticipándose a las elecciones del 30- donde, entre las preguntas, estará la de la conformación de nuevos poderes y de un gobierno de unidad. La cuestión no es si el plebiscito será legal o no, ni cuánta gente votará, de lo que se tratará será de anunciar/validar internacionalmente esa estrategia.

El problema en ese camino será lograr darles peso real a los poderes. No basta con anunciar las cosas para que sucedan -práctica recurrente en la derecha-. Tendrá importancia la respuesta de las alianzas internacionales, así como la profundización de la estrategia violenta. Para esto último cuentan con una ventaja y un problema. La ventaja es que han trabajado para legitimar su violencia, algo que en gran parte han logrado, en particular internacionalmente. Para eso cuentan con la participación activa de los grandes medios de comunicación, de la maquinaria del imperialismo. En Venezuela, según esa matriz, no existen paramilitares, grupos de choque entrenados, bandas de delincuentes financiadas para hacer destrozos, sino que se trata de estudiantes, pueblo hambreado, jóvenes que resisten contra la dictadura. Y justifican todos los actos violentos -el helicóptero que lanzó granadas sobre el Tribunal Supremo de Justicia, el incendio de alimentos etc.- como supuestos auto-golpes del propio gobierno.

El problema que tienen es que no basta con legitimar, también es necesario fuerza material en el terreno. Y si bien es cierto que han desplegado acciones de gran envergadura durante varios días en diferentes ciudades, no parecieran en condiciones de sostener esas posiciones en un esquema, por ejemplo, de “territorios liberados”. Poseen ventaja de los sentidos a nivel internacional, no tan clara a nivel nacional -su violencia los desgasta y expone al rechazo- y pareciera faltarles capacidad en la calle para un plan de esa dimensión.

Este escenario sería prolongado. Sus acciones violentas por el momento sin nombre podrían tomar identidad política, y desplegar su estructura armada de manera pública -incluso diferenciada de los partidos opositores, como ya esbozan a través de la diferencia entre Mesa de Unidad Democrática y resistencia-. Cuentan con dos retaguardias para alimentar esa estructura: el estado Táchira y Colombia.

Resulta difícil saber cómo podría terminar un cuadro de esas características. Algunos dirigentes de la derecha dejan entrever lo que proyectan. Como Juan Requesens, de Primero Justicia, quien afirmó en un foro: “Para llegar a una invasión extranjera tenemos que pasar esta etapa”.

Existen otros interrogantes que se resolverán con las semanas. Una de ellas es si la derecha -o una parte al menos- inscribirá a sus candidatos a principios de agosto para las elecciones a gobernadores que serán en diciembre. En caso de no hacerlo, sería una confirmación más del punto de no retorno, de imposibilidad de solucionar el conflicto a través de un diálogo entre partes. Se haría más clara la hipótesis del conflicto prolongado a la espera de un quiebre en la Fanb o una intervención extranjera de otro nivel. Si anotan a sus candidatos sería un indicativo de que la resolución final tendría una parte electoral.

El escenario también tendrá cambios en función del resultado del 30 de julio: una alta participación le daría legitimidad y base política al chavismo. Un escenario contrario agudizaría la confrontación. La derecha hará todo lo posible para no llegar hasta esa fecha, y ese día montarán -es lo más probable- un esquema de asedio a los centros de votación, las carreteras, los transporte, con el despliegue de su estructura armada y la pantalla pública de su nueva herramienta en construcción: los Comités de Rescate de la Democracia. El Consejo Nacional Electoral ya anunció que protegerán cada lugar de votación.

Planteado así el escenario, el ciclo que se abrió a principios de abril no parece tener una resolución cercana. Los Estados Unidos han decidido empujar a Venezuela hasta sus límites políticos, sociales, culturales, comunicacionales, armados. Quieren retomar -a través de la derecha en el gobierno- el poder político, subordinar la economía a sus intereses, y desplegar una revancha masiva sobre un movimiento histórico. El chavismo está enfrentado a una guerra compleja, integral, a la cual debe responder con inteligencia y una apuesta plena, como supo hacerlo Hugo Chávez, a los poderes creadores del pueblo.

 

Il FND delle Filippine con il Venezuela bolivariano!

da carc.it

Il Fronte Nazionale Democratico delle Filippine esprime la sua ferma solidarietà al popolo venezuelano e al Governo Bolivariano del Venezuela diretto da Nicolas Maduro

Il Fronte Democratico Nazionale delle Filippine rinnova al sua ferma solidarietà all’eroico popolo venezuelano e sua eccellenza il Presidente Nicolas Maduro, presidente eletto e costituzionale del Governo Bolivariano del Venezuela. Il popolo venezuelano ed il governo fondato sull’eredità e sull’ispirazione del Comandante e Presidente Hugo Chavez, Simon Bolivar e di tanti altri eroi popolari, hanno conquistato la solidarietà dei popoli e dei governi dell’America Latina, del Caribe e delle altre parti del mondo che amano la libertà.

La forza unita del popolo venezuelano ed il Governo Bolivariano guidato dal Presidente Nicolas Maduro con il supporto della totale solidarietà internazionale degli altri popoli e governi sono determinati e forti a sufficienza per respingere qualsiasi atto di sovversione e ogni attacco da parte dei reazionari interni al paese e dalle potenze controrivoluzionarie straniere..

Il Fronte Democratico Nazionale delle Filippine condanna con vigore l’attacco terrorista perpetrato il 27 giugno 2017 contro la sede centrale del Ministero del Potere Popolare per le Relazioni Interne, la Giustizia e la Pace e ll Tribunale Supremo di Giustizia, entrambi a Caracas, come parte di complotto per il un colpo di stato contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e le sue istituzioni. Sosteniamo con forza gli sforzi coraggiosi del governo bolivariano e del popolo venezuelano per sconfiggere i reazionari nazionali ed internazionali che stanno dietro al complotto. .

Cogliamo l’occasione per congratularci con il popolo venezuelano e il suo Governo Bolivariano in occasione della celebrazione del 206° anniversario della firma dell’Atto di Indipendenza. Esprimiamo massima e calorosa solidarietà al Presidente Nicolas Maduro e, nelle Filippine, a Capaya Rodriguez Gonzalez, Ambasciatore Plenipotenziario del Governo Bolivariano del Venezuela nella Repubblica delle Filippine.

Viva l’eroico popolo venezuelano e il Presidente Nicolas Maduro!

Viva la solidarietà tra il popolo filippino ed il popolo venezuelano!

Luis G. Jalandoni

López en su casa, reacciones y especulaciones

L'immagine può contenere: 7 personepor Néstor Francia

Análisis de Entorno Situacional Político

Lunes 10 de julio de 2017

López en su casa, reacciones y especulaciones

Las reacciones ante el traslado de Leopoldo López de Ramo Verde a su casa han sido diversas, por supuesto, y las versiones sobre las causas de la decisión pertenecen sobre todo al campo de las especulaciones. Empecemos por el comunicado que emitió inmediatamente la MUD. Destaca ante todo el tono victorioso del mismo, cuando se afirma que “Para la Unidad Democrática, más que una concesión del régimen, la medida adoptada es el resultado de la insistente presión de calle que han ejercido los venezolanos desde hace ya 100 días, y de la solidaridad internacional para con nuestra lucha. En este sentido, y aunque parcial e incompleta, esto constituye un innegable triunfo del pueblo venezolano”. El peligro que encierra una afirmación como esa es evidente, pues de hecho puede servir de estímulo a los planes terroristas. Eso queda más claro aún en otro párrafo del comunicado: “Este triunfo parcial debe ser para todos un estimulo para no sólo continuar sino intensificar la lucha democrática y pacífica que hemos venido sosteniendo, y que tendrá una nueva dimensión a partir del próximo domingo 16, en lo que va a ser el histórico Proceso Nacional de Decisión Soberana”.

Como quedó dicho más arriba, las especulaciones en torno al caso están a la orden del día. Por ejemplo, la abogada y activista Eva Golinger se expresó por Twitter: “Buena pregunta: ¿La liberación de Leopoldo López es a cambio de qué? ¿Que ofreció la oposición o el gobierno de EEUU?”. Y luego especula: “No me sorprendería que esta decisión de liberar a Leopoldo tenga que ver con las sanciones contra PDVSA que Trump estaba a punto de imponer”. Golinger está sin duda en desacuerdo con la medida, al menos con la forma en la que se produjo: “¿Si Leopoldo López tiene problemas de salud porque no lo llevan a un hospital? Esta decisión amerita más explicación y transparencia”. Observación nuestra: no siempre las negociaciones políticas tienen que ser explicadas o develadas. Recordemos cuando Chávez se reunió con Gustavo Cisneros, por mediación de Jimmy Carter. De esa reunión se supo después de realizarse (y no por boca de Chávez) y nunca conocimos exactamente qué se negoció o se conversó allí. Hasta ahora, ni la oposición ni el Gobierno han dado detalles de ninguna negociación en torno a López, pero es difícil creer que no la hubo.

Por su parte, el diputado fascista Freddy Guevara niega que haya habido acuerdo alguno con el Gobierno para la sustitución de la medida de privación de libertad por la de casa por cárcel, afirmando que es una decisión unilateral del Gobierno “es el régimen que unilateralmente decide a donde mueve a los presos políticos, así como 30 hombres armados llevaron a Leopoldo a Ramo Verde, de la misma manera lo llevaron a su casa”.

Sin embargo, ya desde hace algunas semanas se venía hablando de que había un diálogo con López, el Gobierno lo reconoció así, y se asomó públicamente la posibilidad de que se diera una decisión como la que se conoció el sábado, aunque la oposición fue en ese sentido menos transparente que el Gobierno y negó lo que ahora parece un hecho cierto. Esto se ve reforzado por una declaración del presidente de la opositora Asociación Civil Venezolanos en España (ASOVENESP), Alberto Pérez Levy, quien afirmó que “Conocíamos que Zapatero estaba haciendo gestiones y la propuesta de arresto domiciliario desde hace un año y medio”.

Recordemos también que, en su papel de mediador de la Unasur, el ex presidente José Luis Rodríguez Zapatero visitó varias veces en el último año a López en prisión, la última el pasado 4 de junio. En esa visita estuvo acompañado por la entonces canciller venezolana, Delcy Rodríguez, y el alcalde del municipio Libertador de Caracas, Jorge Rodríguez, ambos representantes del gobierno para el proceso de diálogo con la oposición.

También se pronunció en tal sentido el ex secretario general de Unasur y ex presidente de Colombia, Ernesto Samper, quien aseveró que los ex mandatarios que participaron en la mesa de diálogo entre el Gobierno de Venezuela y la oposición conocían la medida humanitaria otorgada a Leopoldo López por parte de Tribunal Supremo de Justicia (TSJ): “La decisión del Tribunal Supremo de Justicia de Venezuela de aceptar el traslado de Leopoldo López a su domicilio como una forma de prisión domiciliaria, de la cual teníamos ya conocimiento los ex presidentes que hemos venido trabajando en la despolarizaron política de Venezuela, debe interpretarse como un gesto positivo por parte del Gobierno”.

Un vocero mediático de la derecha, Vladimir Gessen, sugirió otra versión del hecho: “Es muy probable que la conspiración militar que denunció Nicolás Maduro, el desastre del ataque perpetrado a la Asamblea Nacional, la consulta popular de la oposición en marcha, la próxima reunión de la OEA, ahora bajo la presidencia del Consejo Permanente del Brasil, y la calle tomada por la oposición, llevaron al gobierno a dar la casa por cárcel a Leopoldo López”.

Es interesante la mención que hace Gessen del incidente de la Asamblea Nacional que fuera achacado a colectivos chavistas y que hizo bastante daño al nivel internacional ¿Actuó el Gobierno para apresurar una decisión tal, a fin de enmendar la plana a quienes cayeron mansamente en las provocaciones de la derecha y nos dejaron tan mal parados internacionalmente, siendo que habíamos ganado recientemente algún terreno en ese ámbito? Fijémonos en algo más que afirma Gessen y que abona a esta posibilidad: “… este cambio de cárcel de Leopoldo abre un espacio que nos puede salvar de una guerra civil… Cambiar la casa de Leopoldo por cárcel en lugar de Ramo Verde, nos indica un camino para evitar que la confrontación existente en el país se convierta en una conflagración”.

En ese mismo sentido, es significativo que el canciller venezolano, Samuel Moncada, visitara la noche del viernes a López en la cárcel y que posteriormente, en la madrugada del sábado, este fuera trasladado a su domicilio en Caracas.

En cuanto al TSJ, este justificó la medida aduciendo “problemas de salud” de López, versión que su padre confirmó, aunque otros familiares afirman que su salud es óptima. Como se ve, hasta ahora seguimos en el terreno de las especulaciones.

Las reacciones de los opositores en el ámbito interno, incluso la de Lilian Tintori, en general reflejan el mismo tono triunfalista y retador del comunicado de la MUD. Tintori, por cierto, ha comenzado a recibir ataques opositores vía Twitter por haber felicitado a Delcy y Jorge Rodríguez por su contribución a la decisión sobre su esposo.

El propio López mantuvo su pose heroica, en una carta suya que leyó su conmilitón Freddy Guevara: “Venezuela, este es un paso hacia la libertad, no tengo resentimiento alguno y tampoco voluntad de claudicar en mi lucha; mantengo firme mi oposición a este régimen, y firme mi convicción de luchar por una verdadera paz, convivencia, cambio y libertad, palabras que aspira hacer realidad el pueblo y que hago mías. Si mantener mi convicción de lucha por la libertad significa correr el riesgo de volver a una celda en Ramo Verde, estoy más que dispuesto a asumirlo. Hoy estoy preso en mi casa, pero también está así el pueblo de Venezuela. Me mantuvo firme en la celda comprender que el sacrificio que yo pasaba era nada, en comparación con el de nuestro pueblo. Por lo tanto, hermanos y hermanas les reitero mi compromiso y convicción de conquistar la libertad”.

María Corina Machado blandió su conocido discurso impertinente: “El régimen se quiebra. Es hora de avanzar con más fuerza en la calle hasta el FINAL”.

El presidente de la AN, Julio Borges, consideró que la decisión a casi 100 días de protestas callejeras, es un “logro enorme” y da “más fuerza al pueblo para seguir luchando en la calle por la libertad”.

En el terreno internacional, las reacciones parecen positivas en cuanto al posicionamiento del tema del diálogo, lo cual es conveniente para nuestro Gobierno.

Luis Almagro se pronunció sin demora vía Twitter: “Saludamos liberación d @leopoldolopez, oportunidad d reconciliación nacional y salida democrática a grave crisis”, aunque por supuesto, la noticia no hizo que disminuyeran sus exigencias desafiantes: “La prisión domiciliaria d @leopoldolopez es solo un primer paso. ¡Exigimos liberación d todos los presos políticos!!”.

Varios mandatarios de Hispanoamérica valoraron el sábado el traslado de López a arresto domiciliario como un paso en favor de la paz y el diálogo en Venezuela. Es decir, hubo ganancia internacional para nuestro Gobierno, pero esa realidad no puede tapar el hecho de que la derecha externa sigue y seguirá atacando a nuestra Revolución, a pesar de su supuesta “alegría” por el beneficio dado a López. El presidente del Gobierno español, Mariano Rajoy, expresó su deseo de que la excarcelación de López suponga “un primer paso” en el proceso de “reconciliación nacional” y para la liberación de todos los presos políticos en Venezuela.

El mandatario de Colombia, Juan Manuel Santos, celebró la medida e insistió “en que Venezuela debe perseverar en el diálogo y solución pacífica”.

El ex presidente colombiano Andrés Pastrana aseguró que la medida le produce “alegría relativa”, pues considera que López sigue siendo “prisionero político de la narcodictadura” y pidió a Maduro liberar “ya a los más de 400 presos políticos”.

El presidente de Perú, Pedro Pablo Kuczynski, expresó su alegría por el traslado del opositor venezolano y deseó que pronto recupere “plenamente su libertad y el ejercicio de sus derechos políticos”.

El jefe de Estado de Panamá, Juan Carlos Varela, abogó por más acciones del Gobierno de Nicolás Maduro para lograr la “paz”, como suspender la convocatoria a una Constituyente.

Y Mauricio Macri: “Nos alegra mucho saber que @leopoldolopez ya está con su familia. Esperamos que pronto los demás presos políticos puedan hacer lo mismo”

La Cancillería mexicana confía en que esa medida “facilite una salida negociada a la difícil situación por la que atraviesa el país” y confirmó que el presidente mexicano, Enrique Peña Nieto, hizo “un llamado en la mesa del G20 (en Alemania) a poner atención a la situación en Venezuela”.

“Guatemala recibe con mucha alegría que Leopoldo López esté de nuevo al lado de sus seres queridos. #SíSePuedeVenezuela #GuatemalaApoyaaVenezuela”, publicó la Cancillería en sus redes digitales.

Human Rights Watch (HRW) consideró que la medida de arresto domiciliario que le fue concedida a López es un “signo” del impacto que tienen las protestas en la calle.

Ahora bien, en algunos sectores del chavismo la decisión parece no haber caído muy bien, a juzgar por comentarios escuchados y por algunos artículos publicados en medios como Aporrea.org. Inclusive Iris Valera manifestó públicamente su inconformidad con la medida, aunque dijo acatarla.

Hay que saber que el presidente Maduro afirmó ayer que aprobó un informe que le fue presentado por la llamada Comisión de la Verdad, la Justicia y la Paz, el cual fue llevado al TSJ, que finalmente tomó la decisión de beneficiar a Leopoldo López con la medida de casa por cárcel. El Presidente afirmó que “Ayer en las horas de la madrugada el Tribunal Supremo de Justicia , en uso de sus facultades, lo decidió por propuesta integral contundente de la Comisión por la Verdad, la Justicia y la Paz presidida por nuestra camarada Delcy Rodríguez, quien elevó un informe a mi persona el cual fue aprobado por mi”.

Por su parte, el ministro Ernesto Villegas, dijo a través de su cuenta en Twitter que la medida de casa por cárcel que le impuso el Tribunal Supremo de Justicia a López debe ser acatada “gústenos o no”. Claro, pues quien no la acate, estará por supuesto en desacato.

Villegas añadió que “Ojalá en sus nuevas condiciones @leopoldolopez llame a la reflexión a sus aliados y seguidores para que abandonen la violencia”. Y además: “Venezolanos debemos tramitar conflictos en paz y rechazar voces apátridas q claman x colapso e invasión extranjera como el Sr Requessens”.

Una opinión muy interesante y digna de tomar en cuenta es la del ministro para la Defensa, general en jefe Vladimir Padrino López, quien afirmó el sábado que “…el país amaneció con una noticia que es producto del diálogo nacional y el esfuerzo sostenido del presidente de la República, Nicolás Maduro, por mantener la paz”.

En todo caso, no debemos caer, como hacemos a menudo, en la tentación de confundir la categoría “pueblo” con la de “chavismo militante”. Son dos cosas distintas.

El chavismo militante de base es la vanguardia social del pueblo, pero no es “todo el pueblo”. Estamos casi seguros de que la mayoría de los venezolanos ve con buenos ojos esta medida del TSJ y la considera positiva para el diálogo y la paz. El debate sigue, veamos hacia donde termina yendo.

Non restiamo in silenzio sugli atti di terrorismo in Venezuela

di Juan Carlos Monedero*

Non facciamo mai tesoro degli errori degli altri. Forse è per questo che i ricchi sono ogni volta più ricchi e i poveri ogni volta più poveri. Già nel Sedicesimo secolo un giovane francese si chiedeva perché i poveri scelgano i propri boia. Dava la colpa alla routine. In Venezuela la routine la rompono un elicottero rubato e pilotato da un golpista che spara contro il Tribunale Supremo di Giustizia [TSJ, per le sue iniziali in castigliano, NdT], alcuni oppositori che bruciano vivo un chavista, gente che odia così tanto Maduro che spara dalle finestre dei quartieri altolocati e uccide i “suoi” stessi uomini.

Quando Ulisse e il suo equipaggio arrivano all’isola della ninfa Calipso, il problema non è la bellezza del paesaggio o la succulenza dei manicaretti, bensì che la ricerca della Patria è stata sconfitta dalla smemoratezza. La maledizione dell’oblio arresta il viaggio. Senza memoria non c’è progetto e senza storia la nave rimane ferma in un luogo senza gloria. In Venezuela da più di dieci anni ripetono un manuale di guerra scritto nelle cancellerie imperiali.

È accaduto in Spagna nel luglio 1936, quando le potenze occidentali decisero di abbandonare la Seconda Repubblica argomentando che aveva deviato a sinistra. È accaduto nel settembre 1973, quando le democrazie occidentali decisero di abbandonare il Cile di Allende e del Fronte Popolare perché la Guerra Fredda dettava le sue leggi. Sta accadendo in Venezuela dal dicembre 1998, da quando Hugo Chávez ruppe la maledizione che condannava alla solitudine il Venezuela e l’America Latina e il “mondo libero” capì che la libertà non si condivide con le maggioranze.

Il modello neoliberista non regge. Per questo è ogni volta più violento. E per questo le vittorie sono ogni volta più luminose.

Così abbiamo Lenín Moreno in Ecuador e Evo Morales in Bolivia. Così abbiamo Jeremy Corbyn in Gran Bretagna, Bernie Sanders negli Stati Uniti, Podemos in Spagna, come segnali che avanzano di fronte alla decadenza di Theresa May, alla pazzia di Donald Trump o alla corruzione di Mariano Rajoy. Allo stesso modo abbiamo i popoli in piedi dell’America Latina che si scontrano col corrotto Temer in Brasile, con Macri in Argentina, col pupazzo Peña Nieto in Messico o col bugiardo Santos in Colombia. E sono anche nelle strade di Santiago difendendo il Frente Amplio o in quelle di Caracas sostenendo il governo di Nicolás Maduro perché sanno che i pirati dell’opposizione arrivano col coltello in bocca e il passaporto nordamericano.

A Caracas c’è uno scontro di legittimità: il Legislativo non riconosce l’Esecutivo, e l’Esecutivo cerca vie d’uscita che ancora deve spiegare meglio. Anche in Spagna c’è uno scontro di legittimità. Il governo catalano non riconosce la Costituzione spagnola né gli ordini emanati dal governo. Il governo di Rajoy si appella alla legge in Spagna. Tuttavia tace quando l’opposizione commette atti di terrorismo in Venezuela.

L’opposizione venezuelana sta cercando un colpo di stato come in Spagna nel 1936, in Cile nel 1973, in Venezuela nel 2002. Perché tace l’OSA [Organizzazione degli Stati Americani, OEA per le iniziali in castigliano, NdT]? Perché tacciono gli Stati Uniti?

Perché tace la Spagna? C’è solo una spiegazione: hanno una comunanza di interessi con i terroristi venezuelani. È impensabile che in Spagna qualcuno contrario al governo rubi un elicottero e lanci granate e spari contro palazzi istituzionali dello Stato. Sarebbe additato come un tentativo di colpo di Stato e come atto di terrorismo.

L’Unione Europea si pronuncerebbe. Le polizie si metterebbero in stato di allarme per arrestare i terroristi. Ma Almagro [segretario dell’OSA, NdT] tace, Rajoy tace, Trump tace. Cosa condividono con i golpisti?

All’inizio vennero a prendere gli ebrei, ma siccome non ero ebreo non dissi niente… Così il sacerdote Martin Niemöller ha spiegato il nazismo. Quando si resero conto, era troppo tardi. Ogni democratico dinanzi a ciò che sta accadendo in Venezuela si sta comportando come quei timorosi tedeschi.

C’è solo una soluzione in Venezuela: pace, dialogo e rispetto della legge. E gli oppositori che stanno affondando una via d’uscita, che non sono tutti coloro che sono contro il governo di Maduro, dovrebbero sapere che in nessun luogo del mondo possono avere appoggio o guadagnare favori. Ogni volta che un governo riceve un golpista, ogni volta che un governo mette a tacere atti di terrorismo, ogni volta che una democrazia guarda dall’altra parte davanti ad azioni contrarie alla democrazia, ogni volta che tolleriamo in Venezuela l’incendio dei palazzi istituzionali, la violenza nelle strade, gli omicidi, gli assalti alle installazioni militari, il ripudio delle leggi, stiamo facendo un enorme danno a noi stessi. È legittima e necessaria l’opposizione a qualsiasi governo. Però costa troppo costruire una democrazia per non rendersi conto che in Venezuela c’è una chiara volontà di abbatterla. E se cade in Venezuela, gli autoritari di sempre in America Latina crederanno giunta l’ora della vendetta.

È successo in molti altri luoghi in molti momenti della storia. C’è gente in Venezuela che vuole venir fuori dal governo di Maduro con un colpo di stato, con una guerra civile come in Libia o in Siria, con un golpe parlamentare come in Brasile. È il momento che ogni sincero democratico del mondo sia chiaro e precisi che tutto ciò non potrà accadere col suo silenzio.

* Juan Carlos Monedero è politologo, membro di Podemos, Spagna

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Giuliano Granato]

Napoli 14lug2017: Con il Venezuela Bolivariano e la ANC!

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

PROGRAMMA

VENERDÌ 14 LUGLIO

ore 18.00 – Conferenza “Sostenere l’assemblea costituente, sostenere il potere popolare in Venezuela”

Quando riusciremo a costruire anche in Italia un governo genuinamente popolare per attuare le parti progressiste della Costituzione italiana del 1948, le oligarchie del nostro paese, al servizio degli imperialisti USA, sionisti e varie cupole mafiose, faranno di tutto e di più, peggio anche di quello che stanno facendo in Venezuela oggi contro il governo bolivariano di Maduro che è quello che hanno fatto, tempo addietro, contro il governo popolare di Salvador Allende. La Conferenza sarà un momento di confronto utile per fare bilancio della esperienza venezuelana, per comprendere quali siano le prospettive della rivoluzione bolivariana e nel nostro paese, in Venezuela con l’Assemblea Costituente, in Italia con la battaglia per l’attuazione delle parti più democratiche della Costituzione italiana.

L’iniziativa è patrocinata dal Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles

Workers World con Maduro y el pueblo bolivariano

por WWP de Estados Unidos

Desde diferentes ciudades de Estados Unidos, la membresía del Centro de Acción Internacional y del Partido Workers World-Mundo Obrero enviamos nuestros más cálidos abrazos solidarios al Presidente Nicolás Maduro y al pueblo bolivariano.

Queremos también por este medio expresar nuestro más absoluto rechazo a la política intervencionista e imperialista del gobierno estadounidense que busca la derrota de la Revolución Bolivariana.

Confiamos plenamente en que ese pueblo que se lanzó a las calles el 13 de abril del 2002 para rescatar a su presidente Hugo Rafael Chávez, volverá con nuevos bríos a rescatar su Revolución Bolivariana de la amenaza representada por las criminales hordas fascistas financiadas desde Washington.

Pero la Revolución no está sola, millares de personas alrededor del mundo estamos dispuestas a defenderla frente a estas agresiones que se han lanzado no solo desde el imperio estadounidense, sino desde los grandes medios corporativos internacionales y los gobiernos entreguistas que a su vez aplican medidas antipopulares de austeridad y represión a sus pueblos. Comenzando con EUA donde la nueva Administración Trump ha intensificado, con sus propuestas de ley y sus medidas en contra del pueblo trabajador, el racismo, la brutalidad policíaca y la represión, sobre todo de personas negras, latinas, indígenas, inmigrantes, musulmanas, y de diversos géneros.

El ejemplo de lucha del pueblo bolivariano y los enormes avances en pro de las masas más explotadas y excluidas logrados por la Revolución son un ejemplo para todas las fuerzas que mundialmente luchamos diariamente por una mejor vida, con dignidad, libertad y justicia social y económica.

¡Fuera la intervención de Estados Unidos y sus aliados pro-imperialistas!
¡Viva el pueblo bolivariano y su presidente Nicolás Maduro!
¡Viva el poder del pueblo bolivariano!

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